Larry Bond e Patrick Larkin.

FENICE ROSSA.

Parte 1.

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Titolo originale: Red Phoenix. 1989.
Traduzione di: Riccardo Valla.
1990 Interno Giallo, Milano.
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Scansionato by il BIlo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Trama.
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Durante una campagna di scavi nella zona smilitarizzata, un gruppo di genieri sudcoreani affiancato da un ufficiale statunitense dell'Ottava Armata scopre un tunnel nordcoreano che si infiltra in profondit nel territorio del sud. Facendo uno scavo e penetrando nel tunnel, i soldati scoprono i mezzi di un intero battaglione corazzato nordcoreano con cisterne, artiglieria e mezzi di appoggio. Scoperti a loro volta devono ritirarsi dopo un intenso scontro a fuoco e fanno saltare il tunnel.
Questo  solo uno dei tentativi di infiltrazione nordcoreana in vista di una offensiva che ha come obbiettivo la riunificazione della Corea sotto il controllo della dittatura comunista del nord. Colui che detiene i reali poteri, Kim Jong Pil, detto Amata Guida e figlio dell'anziano Kim Pil Sung (nomi molto simili a quelli dei reali personaggi Kim Jong-il e Kim Il-sung), coopta un brillante generale nel suo disegno di riunificazione della Corea, mettendolo a capo della costituenda Prima Forza d'Urto formata da divisioni corazzate e meccanizzate scelte e da un nutrito contingente di forze speciali che dovr invadere il Sud dopo che reparti di incursori avranno decapitato la presidenza Sudcoreana, il comando delle forze combinate statunitensi-sudcoreane e l'ambasciata statunitense a Seul, e devastato obbiettivi militari in preparazione di susseguenti attacchi aerei.
Solo alcune di queste incursioni riescono efficacemente, tra cui l'assassinio dell'ambasciatore USA ed attacchi ad alcune basi aeree e navali, ma le forze di invasione dilagano travolgendo la resistenza iniziale sud coreana, facilitate dalla decapitazione del corpo ufficiali in seguito ad un tentativo di colpo di stato teso a riportare l'ordine contro le "dimostrazioni" orchestrate dai servizi segreti nordcoreani. Anche le unit statunitensi coinvolte, le poche presenti in Corea ed in fase di evacuazione per le tensioni gi presenti, reagiscono con difficolt ed arretrano con pesanti perdite.
Nel frattempo l'Unione Sovietica tenta di sfruttare la situazione fornendo aiuti militari come moderni aerei da combattimento MiG-29 e missili aria-aria AA-11 Archer e AA-10 Alamo, un sofisticato sottomarino d'attacco della classe Kilo e carri armati T-72, che incidono sensibilmente sui combattimenti in corso. Gli Stati Uniti spostano in zona un gruppo da battaglia incentrato sulla portaerei USS Constellation e vari reparti aerei, oltre ad un gruppo anfibio costituito dalla terza divisione dei marines. Il ministro della difesa sovietico, all'insaputa del Politburo, arriver anche ad ordinare ad un sottomarino della classe Tango un attacco con siluri convenzionali al gruppo anfibio e alla sua scorta, rischiando di scatenare la terza guerra mondiale per l'escalation che fa seguito ad un attacco messo a segno su un anfibio LST e su una fregata di scorta, con conseguente identificazione ed autoaffondamento del sottomarino dopo una serrata caccia.
Le forze ONU riusciranno ad imporre la pace con un imprevedibile aiuto da parte cinese, ed il romanzo viene attraversato in tutta la sua durata da una storia d'amore tra un pilota USA di F-16 ed una civile statunitense responsabile di un centro logistico.
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Dedicato ai nostri genitori: Margaret e Harris Bond, e Marilyn e Don Larkin, per il loro incoraggiamento, la loro pazienza e soprattutto il loro affetto.
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RINGRAZIAMENTI.
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Desideriamo ringraziare John Austin, Jim Baker, Sam Baker, Russ e Jano Blanchard, Jay Borland, Chris Carlson, Jackie Conlon, Dwinn Craig, Tom Fagedes, John Goetke, Jim De Goey, John Gresham, Jason Hunter, Louis Lambros, Daphne Marselas, Frances Mills, Gary ("Mo") Morgan, Alan Morris, Bill Paley, Penny Peak, Tim Peckinpaugh, Jeff Pluhar, Pat Slocomb, Thomas T. Thomas, Chris Williams, Paula Bessex e Joy Schumack del Solano County Bookmobile Service, la redazione di Fighter Weapons Review, la Digital Illusions e il loro gioco Falcon, e la 68a Squadriglia tattica con base a Moody AFB.
Tutti hanno contribuito a rendere pi precisa quest'opera.
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NOTA DELL'AUTORE.
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Si dice che le collaborazioni per scrivere un romanzo siano le pi difficili. Cercare di mettere d'accordo due persone su tutti i particolari, per l'intero anno occorrente a terminare un manoscritto, parrebbe quasi impossibile. Per fortuna, la cosa non  soltanto possibile, ma  anche divertente.
Io e Patrick Larkin abbiamo scritto insieme questo libro, lavorando fianco a fianco per mezzo del telefono e del computer, nonostante i quattromila chilometri che ci separavano. Lui non solo ha collaborato scrivendo la sua parte della storia, ma ha dato consigli e suggerimenti anche sulla mia.
Insieme, io e Pat abbiamo portato avanti il libro fin dal primo abbozzo di un'idea e di un possibile canovaccio, e mi sarebbe stato impossibile affrontare questo lavoro senza di lui. E un libro altrettanto suo quanto mio, e Pat merita un riconoscimento almeno pari al mio.
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La cosmologia coreana assegna una particolare stagione e una particolare divinit a ciascuno dei punti cardinali:
L'Est  associato alla primavera e al Drago Azzurro
Il Nord all'inverno e ai Guerrieri Divini
L'Ovest all'autunno e alla Tigre Bianca
E il Sud all'estate e alla Fenice Rossa
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DRAMATIS PERSONAE.
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AMERICANI.
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Paul BANNERMAN. Segretario di stato degli Usa.
Deputato Ben BARNES. Democratico del Michigan, presidente della sottocommissione commercio.
Ammiraglio Thomas Aldrige BROWN. Comandante della Task Force 71, ufficiale della marina americana di grado pi elevato presente sullo scacchiere coreano.
Capitano Marc CHADWICK. Ufficiale del servizio informazioni dell'esercito americano distaccato nella Corea del Sud.
Capitano Tony ("Saint") CHRISTOPHER. Pilota degli F-16 assegnato alla 35a Squadriglia, 8 Stormo tattico, con base a Kunsan, Corea del Sud.
Maggiore Colin DONALDSON. Ufficiale vicecomandante del 1 Battaglione del 39 Reggimento, 3a Brigata, 2a Divisione di fanteria, con base al Campo Howze, presso Tongduch'on, Corea del Sud.
Dottor Blake FOWLER. Funzionario del Consiglio per la sicurezza nazionale, Washington, D.C.
Tenente John ("Hooter") GRESHAM. Pilota dell'aviazione americana assegnato alla 35a Squadriglia, 8 Stormo tattico, con base a Kunsan, Corea del Sud.  il compagno di volo del capitano Christopher.
Capitano Doug HANSEN. Aiutante di campo del generale McLaren.
Capitano J.F. HUTCHINS. Assistente amministrativo dell'Ufficio per i rapporti con i civili della 2a Divisione, distaccato al comando di una compagnia provvisoria di fanteria.
Anne LARSON. Civile, impiegata presso l'esercito come esperta di computer e supervisore del settore programmazione logistica presso la base di Yongsan dell'esercito americano, Seul, Corea del Sud.
Capitano Richard LEVI. Ufficiale della marina americana. Comandante dell'O'Brien, cacciatorpediniere di classe Spruance.
Sottotenente Kevin LITTLE. Ufficiale di prima nomina assegnato alla Corea del Sud. Capo del 2 Plotone, Compagnia A, 1 Battaglione, 39 Reggimento di fanteria.
Generale John Duncan McLAREN. Comandante delle forze militari combinate della Corea. Comanda le forze americane e sudcoreane.
Capitano MATUCHEK. Ufficiale comandante della Compagnia A, 1 Battaglione, 39 Reggimento di fanteria.
Jeremy MITCHELL. Assistente amministrativo del deputato Ben Barnes.
Caporale Jaime MONTOYA. Addetto radio assegnato alla compagnia provvisoria comandata dal sottotenente Kevin Little.
Sergente Harry PIERCE. Sottufficiale del 2 Plotone, Compagnia A, 1 Battaglione, 39 Reggimento di fanteria.
George PUTNAM. Consigliere del presidente degli Stati Uniti sui problemi della sicurezza nazionale.
Ammiraglio Philip SIMPSON. Capo degli stati maggiori riuniti.
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SUDCOREANI.
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Generale CHANG Jae-Kyu. Ufficiale dell'esercito sudcoreano comandante la 4 Divisione di fanteria.
Maggiore CHON Sang-Du. Pilota degli A-10 appartenente all'aviazione sudcoreana.
Capitano LEE. Ufficiale del genio militare sudcoreano.
Generale PARK. Capo degli stati maggiori sudcoreani.
Sottotenente RHEE Han-Gil. Ufficiale dell'esercito sudcoreano assegnato come ufficiale di collegamento al 2 Plotone, Compagnia A, 1 Battaglione del 39 Reggimento di fanteria.
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NORDCOREANI.
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Capitano CHAE Ku-Ho. Primaa Compagnia, 2 Battaglione, 91 Reggimento di fanteria.
Tenente generale CHO Hyun-Jae. Inizialmente comandante del 2 Corpo d'armata nordcoreano e in seguito promosso al grado di colonnello generale e assegnato al comando della Prima forza d'urto.
Capitano anziano CHUN Chae-Yun. Comandante del Grande Guida, sottomarino nordcoreano della classe Kilo.
Maggiore generale CHYONG Dal-Joong. Vicecomandante di Cho Hyun-Jae, poi promosso al grado di tenente generale e assegnato al comando del 2 Corpo d'armata.
Tenente SOHN. Comandante di plotone, 2 Gruppo d'assalto, 1 Battaglione, 27 Reggimento di fanteria.
KIM Il-Sung. Segretario generale del Partito dei lavoratori coreani, presidente della Repubblica democratico-popolare coreana, comandante in capo delle forze armate. Soprannominato la "Grande Guida", il vecchio e malato Kim Il-Sung  il capo assoluto della Corea del Nord.
KIM Jong. Il Soprannominato l'"Amata Guida", Kim Jong-Il  il figlio ed erede designato di Kim Il-Sung, la Grande Guida.
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RUSSI
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Colonnello Sergei Ivanovic BORODIN. Pilota di MiG-29 che comanda una squadra di addestramento distaccata nella Corea del Nord.
Capitano Nikolai Mikhailovic MARKOV. Comandante del Konstantin Dribinov, sottomarino sovietico della classe Tango.
Andrei Ivanovic RYCHAGOV. Membro del Politburo sovietico e ministro della Difesa.
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PROLOGO.
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19 agosto. A sud della ZS, nei pressi di Hakkok, Corea del Sud.
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Mancavano pochi minuti all'alba, quando venne scoperto il tunnel nordcoreano.
I due autori della scoperta - un ufficiale del controspionaggio Usa e uno del genio militare sudcoreano - continuarono per qualche tempo a osservare in silenzio il foro verticale di sette centimetri di diametro, come se si fosse trattato di un antico oracolo di buon auspicio.
Poi il capitano Marc Chadwick s'inginocchi a passare le dita sul bordo del foro 5-A per sentire la roccia liscia e umida. - Guarda gli anelli. Quasi circolari. Gli siamo proprio sopra, a quel bastardo.
Il suo aiutante coreano, capitano Lee, annu. - Certamente. Anche il 5-B e il 5-D indicano questa posizione.
Sorrisero entrambi; dopo un lungo inseguimento, avevano avvistato la preda.
Eppure, in apparenza, il foro 5-A non aveva niente di speciale. Era una semplice trivellazione piena d'acqua, che scendeva nella roccia per una decina di metri. Ma quell'elementare sistema permetteva di rilevare le vibrazioni sotterranee: per esempio le mine degli ingegneri nordcoreani che scavavano gallerie sotto la zona smilitarizzata - la ZS - per entrare nel territorio della Corea del Sud. Le esplosioni generavano onde d'urto che si diffondevano lungo la roccia e che facevano schizzare via l'acqua dai fori-sonda pi vicini. Poca acqua: due, massimo cinque centimetri. Ma da quell'acqua un buon ingegnere riusciva a capire molte cose, e il capitano Lee era ottimo nel suo lavoro.
Lee si volt a guardare un'altura, un chilometro pi a nord, che nascondeva gran parte della ZS, e scosse la testa. Il tunnel nordcoreano si era inoltrato per pi di due chilometri a sud delle loro linee prima di essere scoperto. Era passato sotto le fortificazioni alleate costruite sotto la ZS, e i nordcoreani lo avrebbero potuto usare per infiltrare spie e guastatori, o anche per grandi spostamenti di truppe, se fosse scoppiata la guerra. Lee aggrott la fronte. I comunisti erano diventati abili nel gioco dell'infiltrazione: troppo, per i suoi gusti.
Guard a est. Il sole dell'alba tornava a illuminare un paesaggio spoglio e rossiccio, calcinato dall'estate e dalla siccit. Il coreano calcol rapidamente la quantit di lavoro necessaria, storse le labbra e disse: - Cominciando subito, la mia squadra riuscir ad aprirlo verso mezzogiorno.
L'americano annu; entrambi osservarono ancora per qualche istante il foro, prima di ritornare alla jeep che li attendeva.
Come sempre, le valutazioni di Lee furono esatte.
Il primo a notare il silenzio fu Chadwick. Per sei ore, dal sorgere del sole, nella valle si era ininterrottamente levato il sibilo acuto delle trivelle sudcoreane che scavavano i fori da mina per gli esplosivi che dovevano aprire la strada verso il presunto tunnel nordcoreano. Per qualche tempo, l'americano aveva continuato a osservare, incuriosito, il procedere dei lavori; poi, con il salire della temperatura, il suo interesse era svanito: si era rifugiato all'ombra, nella cabina di uno dei camion.
Ma ora le trivelle erano ferme. Chadwick si rizz a sedere e gett via l'ultimo numero di Stars and Stripes, con cui si era coperto la faccia. Senza scendere a terra, guard i genieri che facevano correre il filo del detonatore dal foro - ora allargato - al rifugio allestito dietro gli autocarri. Un attimo pi tardi, Lee sollev i pollici per dargli il segnale del Siamo pronti. L'americano scese dal camion e si avvi verso il geniere e i suoi soldati.
Il coreano gli sorrise e indic il detonatore. - Vuoi farlo tu?
- No. Tu fai saltare le cose. Io le fotografo solo. Prima e dopo la cura.
Lee sorrise, gli fece segno di stendersi a terra e poi schiacci la manetta. Dal foro 5-A si lev una colonna di fumo, fiamme e frammenti di roccia. Una sorda esplosione si allarg nella valle e fece tremare il terreno.
Lee e i suoi correvano gi verso il foro, mentre la polvere si stava ancora posando. L'esplosione aveva scavato un pozzo di forma irregolare, di almeno un metro di diametro. E, cosa importante, non si vedeva il fondo. Anche con la pi forte delle loro lampade portatili, si scorgeva solo un cerchio buio. Avevano raggiunto il tunnel.
Lee si fece dare dal suo sergente un vecchio M3 semiautomatico risalente alla Guerra di Corea (fucile chiamato "pompa per dare il grasso", a causa della sua forma) e se lo mise in spalla. Guard Chadwick. - Rivendico l'onore di scendere per primo. Mi accompagni?
L'americano sent improvvisamente il gelo sotto le ascelle, dove la sua uniforme si era impregnata di sudore, ma replic, con un'alzata di spalle: - Ci calano gi con la corda?
Lee sorrise. - Certo. Solo i marine hanno l'obbligo di scendere a forza di braccia, capitano.
- Grande. - Chadwick controll il caricatore della calibro 9 d'ordinanza. Le operazioni da guastatore non gli piacevano affatto. Forse al fondo del pozzo c'erano i "cattivi" della situazione, in attesa che le mosche finissero nella tela. In teoria, i combattenti da scrivania come lui dovevano analizzare i tunnel nordcoreani, non assaltarli. Ma non c'era alcun modo onorevole di rifiutarsi, e lui non voleva fare la figura del pauroso davanti a Lee. Lui e l'ingegnere facevano coppia da alcuni mesi, e avevano lavorato sempre bene insieme. Chadwick dubitava che la cosa potesse durare, se gli fosse mancato il fegato in quell'occasione.
Rest quindi in attesa, mentre Lee si portava sul bordo del pozzo, si legava una corda alla cintura e faceva segno ai suoi uomini di calarlo. Il sudcoreano dondol per un istante nel vuoto, e poi scomparve nella stretta apertura, lo sguardo puntato verso il basso.
Poco pi tardi, Lee diede ordine agli uomini di fermarsi. La corda venne sollevata e fu la volta di Chadwick di accostarsi all'apertura.
Vide sfilare lentamente davanti ai suoi occhi la parete frastagliata del pozzo, che pareva volergli addentare la tuta da combattimento; poi entr nella zona buia. Inghiott la saliva e cerc di concentrarsi su ci che vedeva: era il sistema pi semplice per vincere i timori.
Per i primi quindici metri, il foro era quasi circolare, ma poi le pareti si allargarono come la parte inferiore di una clessidra: Chadwick si trov sospeso nel vuoto. L'esplosione doveva avere demolito il tetto del tunnel. Guard in basso. Sul pavimento c'era un mucchio di frammenti di roccia: quanto bastava a colmare dieci metri di foro.
Tocc terra e rischi di perdere l'equilibrio. Nel sentirsi afferrare per il braccio, sobbalz involontariamente e gli si acceler il battito del cuore. Ma era solo Lee, che lo aiutava a tenersi in piedi.
- Cristo! - esclam a bassa voce l'americano. - Mi hai fatto paura.
- Scusa.
Lee lo lasci e fece un passo indietro, per poi illuminare il tunnel davanti a loro, con il raggio della sua lampada portatile. Avevano forato il tetto a poca distanza dalla fine della galleria, ma leggermente sul fianco. Il tunnel correva da nord a sud e aveva un diametro di almeno tredici metri, come una strada a tre corsie. A una certa distanza dalla zona ancora in costruzione, il pavimento, le pareti e il soffitto erano levigati. In alto si scorgeva una serie di lampade, ma in quel momento non erano accese e l'unica illuminazione era data dalla torcia di Lee e dal sole che filtrava dall'apertura.
Intanto erano scesi altri uomini, con armi ed esplosivi. Chadwick zufol piano nel vedere le casse di esplosivo al plastico che cominciavano ad accatastarsi contro una parete. - Quanto te ne occorrer, per distruggere quest'autostrada sotterranea?
Lee pieg la testa, studi con difficolt il tunnel avvolto nel buio e ancora offuscato dalla polvere sospesa nell'aria. - Circa mille chili di C4, penso. Ci servir tutto il pomeriggio per collegare le cariche.  una delle pi grandi "autostrade sotterranee" che abbiamo trovato. - Sorrise come una bestia da preda e alz le spalle. - Chiss... forse questa sera, calcolando bene il tempo, potremmo farla crollare sui comunisti, quando riprenderanno il lavoro.
Mentre gli uomini di Lee continuavano a calare il materiale lungo la stretta apertura, i due capitani si dedicavano all'esplorazione del tunnel, accompagnati da sette soldati di leva armati di M16. I genieri volevano essere in grado di svolgere il loro lavoro senza preoccupazioni, e Chadwick intendeva dare una buona occhiata a ogni cosa, prima di distruggere la galleria.
I suoi timori erano scomparsi non appena aveva riscontrato l'assenza di nemici. Ora aveva un lavoro da compiere.
- Cosa c' scritto, sulla parete? - chiese l'americano, quando scorse una riga in caratteri hangul.
Lee si accost. - La scritta dice che questa  la "Galleria della coscienza socialista". - Il sudcoreano pareva allo stesso tempo divertito e indignato.
- Be', lo rimarr ancora per poche ore: poi diventer la "Galleria socialista crollata". - Sollev la macchina fotografica e scatt una foto della scritta.
A quel punto avevano ormai percorso trecento metri senza vedere granch. La roccia levigata delle pareti e del pavimento, di tanto in tanto un pozzetto di ventilazione, e adesso la scritta. Tutto sembrava tranquillo, ma ogni passo li portava sempre pi vicino al territorio nordcoreano.
Pochi metri pi avanti, il raggio delle torce rivel una fila di sagome scure, simili a cassoni, che bloccava il passaggio. Grandi macchine da costruzione? Pareva poco probabile. Per scavare una galleria non si usano bulldozer.
Affrettarono il passo per raggiungere le forme scure. Dopo una ventina di passi, Chadwick si ferm all'improvviso. - Oh, merda. Capitano Lee, dimmi che non  vero.
Con il raggio della torcia, l'americano illumin la forma arrotondata della torretta di un carro armato, poi quella di un secondo carro, e di un terzo. Tre carri armati, con le torrette puntate in avanti, pronti a partire, fermi l'uno accanto all'altro nella galleria.
Lee si gir a dare un ordine a un soldato, che si allontan di corsa. Chadwick capiva il coreano quanto bastava a riconoscere le parole "colonnello" e "altri uomini". Mettersi in contatto con i capi e chiedere rinforzi. Fino a quel momento, nei tunnel dei nordcoreani non erano mai state trovate armi. Con grande eccitazione, gir a sinistra, illumin il passaggio tra il carro e la parete: dietro il primo ce n'era un'intera fila.
Chadwick rizz la schiena e controll ogni dettaglio. Un cannone da 115 mm. Una mitragliatrice 7,62. Un'altra mitragliatrice pesante in cima alla torretta, per uso contro aerei ed elicotteri. Un faro a infrarossi montato vicino al cannone. Non c'era dubbio. Erano carri sovietici T-62A. Fermi in un tunnel nordcoreano, entro i confini della Corea del Sud.
Prov una forte esaltazione. Davanti a lui c'era il sogno di tutti gli ufficiali del controspionaggio. Avrebbe voluto fare cento cose e non sapeva da quale cominciare.
Calma, si disse. Respira profondamente. Esal un lungo sospiro, poi si rivolse a Lee. -  possibile allargare quel buco per farne uscire qualche carro?
- Intendo chiedere il permesso al mio colonnello, quando arriva. Lavorando in fretta, siamo in grado di farcela. Alcuni dei miei uomini hanno fatto il corso per la guida dei cingolati.
Chadwick sal su uno dei carri e cerc il tappo del carburante. Lo apr, lieto come un bambino che ha un giocattolo nuovo. - Vuoto, naturalmente.
- In tre quarti d'ora possiamo farci portare del carburante diesel - disse Lee. - Non preoccuparti, capitano. Per creare una rampa d'uscita occorrer molto di pi.
Chadwick era intento a esaminare uno dei carri, ad aprire i portelli e a controllare l'interno, quando giunsero due colonnelli - uno americano e uno sudcoreano - seguiti da una squadra di fucilieri in equipaggiamento pesante, stanchi e ansanti. L'occasione era troppo bella per rinunciare a una battuta; si mise sull'attenti e disse, sorridendo ai due ufficiali superiori: - Mi sono venuti dietro fino a casa, signore. Posso tenerli?
L'ufficiale di collegamento con il genio militare sudcoreano, colonnello Miller, si limit a scuotere la testa e dire: - A rapporto, capitano. - Ma Chadwick gli scorse sulle labbra l'ombra di un sorriso.
Chadwick scese dal carro e fece di nuovo il saluto. - Signore, c' almeno un battaglione corazzato, qui nella galleria. Tutti T-62, in fila per tre. Salendo sulla torretta, si scorgono altri carri fin dove arriva il raggio della mia lampada. Il serbatoio  vuoto, ma hanno le munizioni per le armi di bordo.
- Bene. Li faccia controllare per cercare documenti e altre informazioni. Non trascuri le scritte esterne. A quanto mi  stato riferito, possiamo recuperarne qualcuno, vero?
- Gli ingegneri pensano di s, colonnello - disse Chadwick, indicando Lee. Il coreano era intento a discutere con il suo superiore, che sorrideva e gli faceva grandi cenni d'assenso.
- Allora, continui. Con il capitano Lee, esplori il tunnel per vedere che cos'altro contiene. Fotografi tutto. Non proceda per pi di mezzo chilometro a partire da questo punto. E soprattutto non faccia scoppiare una guerra, capitano. - Dalla faccia preoccupata del colonnello, Chadwick cap che non era affatto una battuta.
- S, signore. - Chadwick chiam Lee, che si era appena congedato dal suo superiore, il quale si stava allontanando. Non si era mai visto un colonnello sudcoreano muoversi cos in fretta.
Avanzarono lentamente, un ufficiale per lato, seguito da tre soldati di leva in tenuta di combattimento.
Chadwick guard l'orologio. Le 14,30. Alla superficie c'erano 35 gradi, ma la galleria era fresca come la sua cantina, negli Stati Uniti. L'unica illuminazione era data dalle torce. A partire dal punto dove erano entrati, il tunnel aveva gi fatto alcune piccole curve: probabilmente per evitare qualche formazione rocciosa e per confondere chi cercasse di rilevarne la direzione dall'alto. Poich non filtrava alcuna luce, Chadwick cominci a gridare Foto! prima di ogni scatto: cos, i compagni potevano chiudere gli occhi e non erano abbagliati dal flash.
Lee aveva interesse solo per la galleria: misurava rapidamente le distanze e controllava l'orientamento.
Chadwick cont i carri. Trentuno, come da manuale; la classica forza di un battaglione corazzato. E pi avanti c'erano i camion, le jeep e il resto dell'equipaggiamento. Tutto quel materiale doveva essere stato messo laggi da qualcuno che amava l'ordine. Dopo ogni tipo di veicolo, Chadwick sapeva quasi che cosa aspettarsi.
Ma perch nasconderli sottoterra? S'era sempre detto che i nordcoreani vedevano i loro tunnel come qualcosa di pi che semplici vie per infiltrarsi nel Sud. Ma una conferma su cos grande scala era del tutto inattesa. Comunque, dal punto di vista militare, la cosa aveva un certo senso. Accumulare in posizione avanzata quel tipo di materiale bellico avrebbe accorciato i tempi di una massiccia offensiva al di l della ZS e non avrebbe permesso ad americani e sudcoreani di portare in tempo alla frontiera le loro forze. Ma davvero i nordcoreani si aspettavano che quei carri rimanessero laggi indisturbati, anno dopo anno, fino al momento dell'impiego, senza essere scoperti?
Dietro i carri armati, i veicoli erano in fila per due: rimaneva sgombro un passaggio. Secondo Chadwick, ora dovevano esserci gli autocarri-cisterna; e infatti, un attimo pi tardi, scorse i tozzi cilindri contenenti la nafta che i T-62 consumavano a decine di litri. Oltrepassate le cisterne, c'era ancora una fila di pezzi di artiglieria campale trainata da 122 mm; da quel punto in poi, la galleria era sgombra. Chadwick e i suoi compagni si fermarono.
Il primo a riprendere la parola fu Lee. - Penso che dovremmo proseguire, capitano. Bisogna scoprire che cos'altro contiene la galleria.
- Quanta strada abbiamo fatto?
- Cinquecento metri, non di pi. C' un altro mezzo chilometro prima del confine.
Chadwick sent svanire gran parte dell'eccitazione. Torn a sentire il peso della responsabilit. - S, ma siamo nella ZS. Su, capitano. Abbiamo preso un battaglione corazzato senza sparare un colpo. Torniamo indietro finch siamo in vantaggio.
Per un attimo, Lee fu nel dubbio se seguire gli ordini, il buon senso o la curiosit. Poi alz le spalle, rassegnato. - D'accordo. Esaminiamo questo materiale, allora?
- S. Il caporale Rhee dovrebbe far copiare le targhe, le scritte e tutto il resto. Noi due dovremmo cercare il carro del comando. Probabilmente  in prima fi...
Fu interrotto da un forte rumore proveniente dal fondo della galleria, immediatamente seguito dal tonfo di qualcosa che urtava contro uno dei veicoli. Per una frazione di secondo, Chadwick pens che avessero fatto saltare il tunnel, ma l'urto non quadrava con la spiegazione. Poi cap: uno sparo davanti a loro; il rumore del proiettile che rimbalzava contro il metallo.
Ma gi i suoi riflessi erano entrati in azione. Nemici! grid. Al riparo! Si rifugi dietro i massicci pneumatici di uno dei cannoni. Senza pensare, spense la lampada e, con l'altra mano, afferr la pistola. Non si accorse di averla in pugno finch non cerc di mettere il colpo in canna senza lasciare la torcia.
"Calma" si disse Chadwick, e si pieg ancor di pi sulle ginocchia. Tutte le torce erano spente, tranne una, caduta di mano a un soldato e rotolata in centro alla galleria. L'eco del primo sparo echeggiava ancora nel tunnel.
Prima che l'eco svanisse del tutto, una raffica colp il terreno nei pressi della torcia caduta. I proiettili rimbalzarono sul pavimento e finirono contro le pareti e i veicoli. Uno colp un soldato sudcoreano e lo fece cadere a terra supino, in una pozza di sangue. Un altro fece crollare in avanti un secondo soldato, che si port le mani alla faccia ferita. L'ultimo centr la lampada portatile e la spense.
Il tunnel piomb nell'ombra e nel silenzio. E Chadwick sent l'eco di alcune voci. Nordcoreane.
Il buio era interrotto da scoppi di fiamma, che si facevano sempre pi larghi perch i nordcoreani venivano alla carica. Sparavano tenendo il fucile appoggiato al fianco, e innaffiavano di colpi la galleria. Gli uomini di Lee risposero al fuoco, mirando alle fiammate degli spari, e Chadwick scorse sul pavimento la sagoma dei nemici che erano stati colpiti. Ma l'attacco non s'interruppe.
Si gett a terra quando sent rimbalzare i colpi sulla gomma del cannone, dietro di lui. Cristo! I nordcoreani erano sempre pi vicini, ed erano troppi! La paura lo afferr allo stomaco, gli grid di alzarsi e fuggire. Ma lui si oppose alla tentazione. La fuga era il sistema pi sicuro per farsi ammazzare.
Qualcosa di pesante batt contro la gomma, e Chadwick si spost di lato, rotolando su se stesso. Al lampo degli spari, scorse uno stivale di foggia sconosciuta: un soldato nordcoreano, che sollevava l'AK-47 per sparare. Oh, Cristo! Con un movimento convulso, Chadwick premette il grilletto. La pistola rugg pi volte mentre l'americano continuava a far fuoco senza pensare.
Quattro colpi. Cinque. "Basta!" grid qualcosa dentro di lui. Chadwick stacc il dito dal grilletto e guard l'uomo che aveva colpito e che ancora sussultava. Due proiettili erano finiti nella pancia del nordcoreano e l'avevano sventrato. Il terzo e il quarto, a causa del rinculo che aveva fatto sollevare la canna, l'avevano colpito al petto. Il quinto e ultimo gli aveva squarciato la gola.
Chadwick fatic a trattenere un conato di vomito. Non aveva mai ucciso un uomo; ora scopr che la sensazione non gli piaceva. Strisciando in terra, si rifugi dietro un altro pneumatico, allontanandosi dal cadavere.
Quando fu di nuovo al sicuro, guard con apprensione la scena davanti a lui. Il pavimento del tunnel era coperto di corpi insanguinati. Nessuno si muoveva. Chadwick riprese la padronanza di s.
Gli torn anche il senso dell'udito, e la sua prima impressione fu che il fuoco incrociato di fucileria fosse meno intenso. Ascolt con maggiore attenzione, poi azzard una rapida occhiata d'insieme e scorse Lee, sull'altro lato del tunnel, illuminato dai lampi del fucile. Nessuno rispondeva ai suoi colpi.
Per maggiore sicurezza, attese ancora per qualche secondo e poi strisci fino al sudcoreano, tenendosi curvo e augurandosi che i soldati del suo compagno non sparassero alla cieca.
Si afferr alla cintura di Lee e gli indic il fondo del tunnel, gridando: -  finita! Sono morti tutti! - Dovette ripeterlo un paio di volte per farsi sentire in mezzo al rumore degli spari.
Lee infine annu, prese il fischietto che portava al collo ed emise tre secche note. Cessate il fuoco. Gli uomini smisero di sparare e tornarono ad accendere le torce.
Il sudcoreano grid alcuni ordini nella sua lingua e usc all'aperto. Senza abbassare l'M16, gli uomini esaminarono i corpi immobili, cercando i superstiti, ma non ne trovarono. Erano morti quattro sudcoreani e nove del Nord. Alcune scie di sangue rivelavano che gli assalitori si erano portati via i feriti.
Chadwick si avvicin a Lee, pistola in pugno. Provava una strana calma, come se l'uomo che aveva preso parte allo scontro a fuoco fosse stata una persona del tutto diversa. - Capitano, sappiamo tutt'e due che era solo una pattuglia. Ma ritorneranno da un minuto all'altro, e si porteranno dietro tutto l'esercito.
- Lo penso anch'io. Dobbiamo minare e distruggere questo deposito. Mi far portare termite ed esplosivi. Potremo collocare le cariche in cinque minuti, quando le avremo qui.
Chadwick guard i fori dei proiettili, su una delle cisterne. Scosse stancamente la testa e comment: - Se il tempo baster.
Intanto cominciavano ad arrivare altri uomini. Tre soldati portavano una mitragliatrice e alcune casse di munizioni; le posarono a terra davanti ai veicoli e cominciarono a preparare l'arma. Al di sopra della canna, Chadwick scorse un grosso tubo; poi, all'improvviso, cap che era un visore a infrarossi. Bene. Se i nordcoreani fossero tornati all'attacco, almeno quelli del Sud avrebbero sparato il primo colpo.
Osserv il lavoro dei genieri, meravigliandosi nel constatare fino a che punto trascurassero le misure di sicurezza e le normali procedure. Posavano sui veicoli una cassa di C4 e la innescavano, spargevano tutt'intorno le cariche di termite e lasciavano sul pavimento intere casse di esplosivo, senza collegarle ai detonatori.
Lavoravano con calma, nei limiti del possibile, ma dovevano servirsi delle lampade, e Chadwick sapeva che costituivano un facile bersaglio.
Erano ancora al lavoro quando nel tunnel echeggi un suono lacerante: la mitragliatrice aveva aperto il fuoco. Lee grid alcune parole, e gli uomini presero a lavorare ancora pi in fretta: adesso, invece di piazzare nuove cariche, collegavano tra loro i cavi di tutti gli inneschi e correvano verso l'apertura da cui erano scesi. Il nemico rispose al fuoco della mitragliatrice: spari isolati e raffiche di armi automatiche.
Chadwick vide uscire dall'oscurit una forma rotonda, e subito corse a ripararsi dietro un camion-cisterna colpito da una raffica.
Whummp! Il pavimento sobbalz per l'esplosione della granata nordcoreana. I frammenti colpirono la squadra della mitragliatrice. Il puntatore lanci un grido e cadde a terra, morto. I suoi due serventi rimasero gravemente feriti, l'arma si ridusse a un rottame.
Poi la galleria fu invasa da un fumo acre che toglieva il respiro e riduceva la visibilit a pochi metri. Centinaia di proiettili ronzavano nell'aria e rimbalzavano sulle pareti; pareva impossibile muoversi senza essere colpiti. Tutti facevano fuoco alla cieca, interrompendosi soltanto per il tempo necessario a sostituire il caricatore.
Giunsero altri soldati sudcoreani, che allontanarono gli ultimi genieri ancora intenti a piazzare le cariche. Alcuni furono colpiti e caddero a terra. Gli altri corsero a rifugiarsi dietro qualche riparo di fortuna - le gomme dei camion, le scatole vuote, i corpi dei caduti - e aprirono a loro volta il fuoco.
Senza muoversi dal proprio nascondiglio, Chadwick cerc la figura di Lee. Il sudcoreano, un'aria di profonda concentrazione sul viso, era intento a collegare tra loro alcuni fili. Quando ebbe terminato, si volt verso Chadwick, gli rivolse un cenno e torn a collegare altri cavi elettrici.
In mezzo al rumore degli spari si lev uno squillo, e Chadwick si sent girare la testa. Una tromba. "Mio Dio" pens. "I nordcoreani usano ancora le trombe." Gli torn in mente suo padre, che gli aveva descritto le valanghe umane lanciate all'attacco, durante la Guerra di Corea.
Impugn ancor pi saldamente la pistola.
Whummp! Whummp! Whump! Scoppiarono altre granate, in rapida successione, scagliando sui difensori una pioggia di frammenti mortali. La polvere e il fumo trasformarono la scena in un incubo.
Dal fumo usc una squadra di soldati nordcoreani, spinta all'assalto dal suono della tromba. Venne abbattuta dal fuoco concentrato dei fucili, ma dietro la prima fila ne comparve subito una seconda, e la tromba continu a squillare.
Chadwick sent levarsi, dagli uomini accanto a lui, un grido di sfida. Un massiccio sergente sudcoreano usc dal riparo, allarg le gambe per mantenere l'equilibrio, svuot sui nordcoreani il caricatore dell'M16. Quattro nemici caddero a terra, colpiti al corpo, alla testa, alle braccia. Ma anche il sergente cadde, falciato da una raffica di AK.
Il tempo parve fermarsi, mentre il combattimento si faceva sempre pi vicino.
Chadwick vide passare di corsa davanti a lui un nordcoreano, a testa bassa, diretto verso i genieri ancora al lavoro. Prese la mira in fretta, spar due colpi. Il soldato barcoll e cadde a terra.
Nel girarsi, l'americano ne vide arrivare un altro, che brandiva il fucile per spaccargli la testa con il calcio. Chadwick si gett di lato, e il fucile lo colp sul braccio. Serrando i denti per il dolore, spar un colpo allo stomaco dell'uomo. Il nordcoreano si pieg su se stesso e si afflosci a terra.
Chadwick s'inginocchi, cercando di massaggiarsi il braccio. Gli pareva di averlo immerso nella pece bollente.
- Capitano Chadwick!
Sollev la testa, senza capire. L'intero tunnel era coperto di corpi, riversi in posizioni assurde, come bambole di pezza. Lee lo chiam di nuovo. I sudcoreani si stavano ritirando. Alcuni di loro continuavano a sparare in mezzo al fumo, per fermare l'avanzata del nemico, ma gli altri si dirigevano verso il foro d'ingresso: portavano con s i feriti e camminavano curvi.
Chadwick raggiunse il compagno. - Hai finito? - L'aria satura di fumo gli bruciava in gola.
Lee annu. - Tutto collegato. - Con il pollice, indic l'uscita. - Suggerirei di andarcene, finch abbiamo la possibilit di farlo!
Dal fondo del tunnel giunse nuovamente il suono della tromba.
Cristo. Il secco crepitio degli AK-47 divenne pi intenso, nuove sagome uscirono dal fumo. Un altro attacco dei nordcoreani. Uno degli uomini di Lee si volt a gridare una parola di avvertimento e cadde a terra, con un foro in mezzo alla fronte.
Chadwick afferr l'M16 del morto e spar una raffica verso il fondo del tunnel, stringendo i denti perch il rinculo gli aveva fatto male al braccio contuso. Uno dei nordcoreani croll, coperto di sangue. Gli altri corsero al riparo.
- Vieni, capitano! Non  il momento di fare l'eroe! - Lee lo prese per il braccio e lo port via, ma quel che fece rinsavire del tutto Chadwick fu un proiettile che gli pass a poca distanza dalla faccia. Il sudcoreano aveva ragione. Era tempo di andarsene.
Insieme con la retroguardia, indietreggiarono verso l'ingresso del tunnel, muovendosi quanto pi rapidamente possibile, ma cercando di non esporsi al fuoco nemico. Dietro di loro, la tromba continuava a squillare.
Raggiunsero la prima fila di T-62 prima che i nordcoreani capissero che si erano allontanati. Poi alcuni proiettili cominciarono a colpire i veicoli e le rocce attorno a loro. Cristo. Chadwick e i suoi compagni presero a correre. L'americano si sent sfiorare il gomito; girando la testa, vide che l'uomo che gli stava accanto adesso era a terra, sporco di sangue.
Si chin sul sudcoreano e lo afferr per il braccio, cercando di aiutarlo a rialzarsi, ma l'uomo non si mosse.
- Lascialo,  morto! - gli grid Lee, tirandolo verso l'ingresso. Chadwick obbed.
Continuarono a correre, spinti dalla paura.
Dietro di loro, grida secche e scalpiccio di stivali in corsa.
Ansimando, girarono dietro l'ultimo gomito della galleria e scorsero il raggio di luce del giorno che giungeva dal foro... e che illuminava qualcosa di ben pi interessante: due scalette di corda. Chadwick non rallent il passo; balz sulla scala e prese ad arrampicarsi. Tutt'a un tratto, il dolore al braccio non aveva pi importanza. Dall'alto del pozzo, i soldati li esortavano a fare in fretta, il sergente di Lee teneva pronto il detonatore.
Non appena uscirono dal foro, vennero afferrati per le ascelle e sollevati di peso. Quando tutti si furono allontanati, il sergente lanci un grido di avvertimento in coreano e abbass la manetta.
Non ci fu un'esplosione secca, da manuale. Dapprima si ud soltanto un debole rombo in sordina, poi un tremendo ruggito, infine una serie di scosse. La vibrazione dur per alcuni secondi, e poi un'onda d'urto, troppo forte per essere definita suono, li scagli a terra. Dal foro schizzarono fiamme, fumo e pezzi di roccia, mentre il terreno sprofondava lentamente, per formare infine un canalone basso, irregolare, diretto verso nord. Il tunnel era crollato.
Chadwick rest immobile ancora per qualche istante. Osserv i compagni, che avevano un'aria stordita. Anche Lee era steso a terra e ansimava, scuotendo la testa come un pugile che avesse preso troppi pugni.
Dopo qualche minuto, Chadwick si alz e si rec a guardare in silenzio il canalone creato dall'esplosivo, che era divenuto la tomba di un intero battaglione corazzato nordcoreano e dei suoi difensori. Alcuni istanti pi tardi si accorse che il capitano Lee si era unito a lui.
Il sudcoreano era coperto di polvere, ma sorrideva. - Visto? Alla fine, siamo riusciti a farlo crollare in testa a quei comunisti.
Chadwick lo guard per un momento; poi torn a osservare il tunnel distrutto. - Gi, li abbiamo proprio beccati. - Si volt a fissare negli occhi l'ingegnere coreano. - Ma a fare che cosa?
Abbass gli occhi sul terreno, come se le rocce brulle e l'erba bruciata dal sole potessero rivelargli le intenzioni del nemico. Scosse la testa: le risposte erano sepolte troppo profondamente, come i resti dei carri armati nordcoreani.
Che diavolo di intenzioni avevano, quei nordcoreani?
1
 Accensione
20 agosto. Telegiornale del mattino
Con l'aria pi seria del mondo, l'annunciatore alz gli occhi verso la telecamera.
Nella prima risposta ufficiale nordcoreana alla scoperta di un tunnel pieno di armamenti effettuata da ufficiali americani e sudcoreani, radio Pyongyang ha smentito il ritrovamento definendolo "un'assurda falsificazione e una spregevole menzogna fomentata dalla cricca militarista che occupa Seul".
L'annunciatore della stazione di Atlanta e il suo deschetto ipertecnologico svanirono per essere sostituiti da immagini d'archivio: i reticolati di filo spinato e le colline brulle della zona smilitarizzata.
A Panmunjom, all'odierna riunione della Commissione delle Nazioni Unite per l'armistizio, i nordcoreani hanno respinto sia la richiesta di spiegazioni sia quella di risarcimento per le perdite subite dai sudcoreani nello scontro di frontiera. In risposta a questo comportamento, i negoziatori dell'Onu hanno ribadito l'intenzione di continuare nelle loro pressioni sulla Corea del Nord finch non avranno ottenuto soddisfazione.
Sullo schermo comparvero immagini della citt di Seul: le strade attorno all'universit, gremite di studenti che dimostravano e di poliziotti impassibili, tra lanci di molotov e salve di candelotti lacrimogeni.
Altre notizie dalla Corea. Gli studenti estremisti hanno dato inizio a una nuova campagna di proteste contro il governo; la polizia ha risposto con l'uso degli idranti e dei gas lacrimogeni. Negli scontri, della durata di due ore, sono rimaste ferite dieci persone tra dimostranti e forze dell'ordine. I capi del movimento studentesco hanno promesso che non cesseranno di esercitare pressioni sul governo finch l'Assemblea nazionale della Corea del Sud non avr accolto la loro richiesta di nuove elezioni presidenziali e di una mossa significativa verso una pacifica riunificazione con la Corea del Nord.
Con una dissolvenza, dalle immagini della protesta studentesca si pass a un primo piano dell'annunciatore di Atlanta.
Intanto, per quanto riguarda la cronaca dall'interno, la polizia californiana ha affermato di avere nuovi elementi per risolvere il mistero degli omicidi attribuiti al cosiddetto "mostro della spiaggia"...
25 agosto. Pyongyang, Corea del Nord
Centocinquanta chilometri a nord della zona smilitarizzata, la capitale della comunista Repubblica democratico-popolare di Corea boccheggiava sotto la spietata canicola del pomeriggio. Come in tutte le creazioni artificiali, ogni aspetto di Pyongyang rifletteva le convinzioni dei suoi costruttori e la scala delle loro priorit.
La citt era un amalgama di infinite schiere di complessi abitativi brutti e identici, di viali larghi ma vuoti, di statue idealizzate, molto pi grandi del formato naturale, e di pesanti edifici statali. Da ciascuna delle costruzioni grigie pendevano striscioni propagandistici che esortavano i passanti a "Lottare pi strenuamente per la Terra dei Padri", ricordavano loro che "Il lavoro  l'onore e il sacro dovere di ogni cittadino", li invitavano all'"Autosufficienza mediante l'azione collettiva". Ai principali incroci, gli altoparlanti ripetevano l'interminabile litania degli elogi della Grande Guida Kim Il-Sung e di suo figlio Kim Jong-Il, l'Amata Guida. Vista nel suo insieme, Pyongyang sorgeva tra i suoi due fiumi come un monumento di cemento armato all'irrilevanza dell'individuo e allo strapotere dello stato.
I pochi che si avventuravano lungo le strade incuranti dell'afa avevano l'aspetto estremamente serio e indossavano abiti dal taglio severo: l'unica nota di colore era data dall'obbligatorio distintivo con l'immagine di Kim Il-Sung che portavano all'occhiello. Nonostante il solleone, camminavano in fretta, attenti a non rivelare un'illecita curiosit e a non mostrarsi oziosi. La Corea del Nord era una repubblica dei lavoratori e ci si aspettava che i suoi abitanti lavorassero. Per coloro che non l'avessero capito, i campi di rieducazione erano sempre aperti.
Il centro nevralgico di quella citt sterile e senza sorrisi sorgeva in fondo a uno dei suoi viali vuoti: era un alto edificio di pietra grigia e cemento, pi simile a una fortezza che a un palazzo di uffici. A ciascun lato dell'ingresso principale era rigidamente schierata una squadra di poliziotti armati. Parevano formiche, al confronto delle bandiere, lunghe sessanta metri, riproducenti l'immagine di Kim Il-Sung e di Kim Jong-Il.
All'interno, le migliaia di impiegati, di piccoli funzionari di partito e di agenti della polizia di stato che lavoravano nel palazzo svolgevano tranquillamente i loro compiti. Rispondevano al telefono, battevano a macchina documenti, archiviavano rapporti: tutto in un silenzio innaturale. E questo aveva i suoi buoni motivi. Esibire apertamente le proprie emozioni era considerato controproducente e sospetto, e dietro un presunto amico poteva facilmente esserci un rivale, sempre in agguato per cogliere un'indiscrezione, un mormorio di protesta, un indizio di tradimento nei riguardi dello stato e della sua Grande Guida. Il silenzio era l'unico modo per sopravvivere nel labirinto di corridoi del quartier generale del Partito dei lavoratori.
E soltanto un uomo, in mezzo a tutte quelle migliaia, poteva parlare liberamente e senza timori.
25 agosto. Quartier generale del Partito, Pyongyang
Kim Jong-Il fissava con occhi di fuoco il magro ufficiale dai capelli grigi, fermo rigidamente sull'attenti davanti a lui. La luce di una lampada da tavolo si rifletteva sui suoi spessi occhiali dalla montatura nera e sottolineava le goccioline di sudore sulla fronte dell'ufficiale.
- Ti ritengo personalmente responsabile dell'insuccesso - continu Kim. - La tua stupidit ti ha indotto a portare nel tunnel con troppo anticipo preziose forniture militari. La tua incompetenza ha lasciato che gli americani le scoprissero. La tua vigliaccheria ha permesso loro di impadronirsene!
L'uomo fece per replicare, ma Kim lo interruppe. - Silenzio! Hai tradito lo stato e hai messo in pericolo il nostro storico progetto. Non voglio sentire scuse. - Si sporse verso di lui. - Compagno, quando sei entrato in questa stanza eri colonnello. Ora ne uscirai con il grado di tenente. Un tenente al comando di un plotone di disciplina.
Kim sorrise nel vedere lo sgomento dell'ufficiale. In un istante gli aveva cancellato trent'anni di carriera. - Ora non farti pi vedere.
Attese in silenzio che le sue guardie portassero via l'individuo. Davvero, nessuna droga poteva dargli l'esaltazione che provava nell'esercizio del suo potere di figlio ed erede della Grande Guida.
Ma lentamente quel sentimento venne sostituito dalla frustrazione. Il tunnel in cui si erano imbattuti per caso gli americani era soltanto uno dei tanti, ma il nemico era stato messo sull'avviso. Adesso era necessario interrompere il lavoro nelle altre gallerie, almeno finch non fosse riuscito a ridare un falso senso di sicurezza agli americani e ai loro amici di Seul. Kim Jong-Il vedeva scivolare ancora una volta a un imprecisato futuro i propri piani, ma non voleva pensarci. Non aveva mai imparato la pazienza.
La storia gli stava sfuggendo di mano. Di giorno in giorno, il Sud rafforzava la sua economia e il suo esercito. Di giorno in giorno, le due met della Corea si allontanavano. Di giorno in giorno cresceva il rischio che suo padre morisse senza assicurare a Kim la successione.
Serr le mani sui braccioli. Sapeva che molti esponenti del governo nordcoreano intendevano sbarazzarsi di lui alla prima occasione. Alcuni per invidia. Altri, che si autodefinivano "veri comunisti", perch erano contrari alla successione dinastica. Altri ancora gli serbavano rancore per qualche torto immaginario.
Ma finch viveva Kim Il-Sung, i nemici di suo figlio non potevano fare alcuna mossa contro di lui. Quarant'anni di dominio assoluto avevano portato il vecchio Kim a costruire una nazione a propria immagine, governata dal suo volere. Kim Jong-Il sapeva che quel tipo di potere non si poteva ereditare: occorreva guadagnarselo, forgiarselo con il tempo... o con la guerra contro gli odiati americani.
I suoi nemici all'interno del governo avevano gi fatto una prima mossa contro di lui. Kim ricord con un brivido la bomba collocata sul treno personale del padre da alcuni ufficiali devoti al generale Oh Chin-U, a quel tempo ministro della Difesa e capo della fazione nordcoreana favorevole alla Cina. Il tentativo di assassinio era fallito e i cospiratori erano finiti in tombe senza nome o a lavorare nei campi speciali. Le sue conseguenze, per, tenevano ancora in allarme il Partito, l'esercito e il ministero degli Esteri.
Kim Jong-Il sorrise. Non tutte quelle conseguenze erano risultate negative. Lui si era servito dei sospetti di un coinvolgimento cinese per convincere il padre ad avvicinarsi ai sovietici, e si era trattato di una mossa essenziale per il suo piano. Solo i sovietici disponevano delle armi moderne che occorrevano all'esercito del Popolo per far fronte agli americani e ai loro fantocci. Ma Kim non si faceva illusioni sui motivi che gli avevano assicurato l'appoggio russo: i sovietici non credevano alle elemosine. Credevano al potere.
E ogni arma ad alta tecnologia che l'Unione Sovietica cedeva alla Corea del Nord estendeva il dominio russo su Pyongyang. Prima o poi, non sarebbe pi stato possibile tornare indietro. Lui e suo padre avrebbero finito per vendere la loro amata autonomia, in cambio di missili radar, carri armati moderni, sottomarini progrediti.
Kim Jong-Il scosse la testa. Conosceva quel rischio. Ma, dopotutto, che cos'era la vita, se non una lunga serie di rischi? Meglio vederla come una corsa tra il dominio sovietico e la potenza militare. Tra i piani per la guerra che gli avrebbe assicurato la successione e la mano dell'attentatore, o la salute del padre.
E adesso un ufficiale incompetente aveva messo a repentaglio tutti i preparativi per la guerra. Quello sciocco. Avrebbe dovuto farlo fucilare, pens con una smorfia.
Doveva trovare qualcosa con cui distrarre gli americani. Qualcosa che mettesse in cattiva luce i lacch del Sud, che li allontanasse dai loro protettori.
Sollev la cornetta del telefono e diede l'ordine di portargli alcuni dossier. Non intendeva fermarsi finch non avesse trovato quel che cercava.
Quando lo trov, il sole era gi sorto da tempo.
29 agosto. Quartier generale del Partito, Pyongyang
Kang Huyn-chan sedeva rigidamente sulla poltrona di cuoio dall'alto schienale, tenendo eretta la testa calva, lo sguardo fisso. Le dita lunghe, quasi femminili, macchiate dall'et rimanevano immobili sui calzoni grigi di cotone, da contadino. Sotto le mani, Kang aveva la tangibile testimonianza dei suoi settant'anni: con il tempo, le gambe erano divenute sottili come bastoni. Una volta erano salde e muscolose, e lo avevano portato su tutti i monti della Manciuria per combattere contro i giapponesi, con i partigiani. Sorrise con amarezza. Per tutta la vita aveva combattuto per il Partito, prima come soldato, poi come spia e infine come capo di spie. E tutto ci non aveva la minima importanza, in quel momento.
Un'arcigna guardia del corpo lo aveva fatto entrare nell'ufficio immacolato, gli aveva ordinato di sedere e lo aveva lasciato laggi ad aspettare per quasi mezz'ora, mentre, dalla piccola stanza da bagno adiacente, era continuato a giungere il rumore dell'acqua che scorreva.
Kang conosceva perfettamente il gioco: lui stesso lo aveva praticato infinite volte, nei quarant'anni di servizio agli ordini del Dipartimento ricerche del Comitato centrale. Il silenzio, il dubbio, la lunga attesa che ti rodeva dentro. Tutto per portare alla disperazione il subordinato caduto in disgrazia, o prossimo a cadervi.
Il suo predecessore nella carica di direttore della Sezione ricerche Sud doveva avere avuto un incontro come il suo, prima di "ritirarsi" presso un'unit speciale agricola. Per un attimo Kang prov un'intensa collera per l'ingiustizia della situazione. Il suo predecessore aveva commesso gravi errori, che avevano costretto lo stato in una posizione imbarazzante. Ma lui non aveva fatto niente di simile. Era al corrente dell'ira di Kim per la catastrofe del tunnel, ma non si trattava di un incidente che rientrasse tra le sue responsabilit. Perch lo aveva fatto chiamare?
Con difficolt, si impose la calma. L'ira non lo avrebbe aiutato; anzi, avrebbe peggiorato le cose. Kang era sempre stato un fatalista. La posizione da lui raggiunta comportava grandi ricompense, cui corrispondevano rischi altrettanto grandi. Cos stavano le cose, e n strilli n piagnistei sarebbero riusciti a cambiarle.
- Carissimo Kang, come sono lieto di vederti! Ti trovo davvero bene! - Con un largo sorriso, il pingue figlio della Grande Guida usc dal bagno.
Kang rimase senza parole. Non si era aspettato un saluto cos amichevole. Si affrett ad alzarsi e a rivolgere un inchino all'uomo che si faceva chiamare l'Amata Guida.
Kim si accost alla scrivania e fece segno a Kang di sedersi. - Accomodati, accomodati! Caro Kang, non  il momento di badare alle formalit. La nostra  una riunione di lavoro, tra due vecchi amici e compagni che hanno sempre prestato assiduamente la loro opera per salvare la Rivoluzione, non sei d'accordo?
Kang torn a sedere, riflettendo sull'accoglienza imprevista. Quell'uomo intendeva chiedergli qualcosa. A voce alta, disse: - Amata Guida, sono onorato del tuo caloroso benvenuto.
Kim si lasci cadere pesantemente sulla poltroncina. Aveva ereditato dal padre la corporatura massiccia, ma diversamente da lui non era mai stato costretto dalle circostanze avverse a rinunciare ai buoni cibi che fanno ingrassare.
Il contrasto tra i contadini del Nord, magri e denutriti, e l'uomo obeso che intendeva comandarli si prestava a ogni tipo di riflessioni, ma Kang abbandon subito quel filo di pensieri. Nella Repubblica democratico-popolare di Corea, l'ironia non pagava, soprattutto per un uomo nella sua posizione.
- Dimmi, compagno Kang, hai seguito i recenti avvenimenti nel Sud?
- S, Amata Guida. - Che cosa pensava che facesse tutto il giorno, leggesse poesie?
- Eccellente. Allora, dimmi, compagno, come analizzeresti questi avvenimenti, e in particolare le grandi proteste studentesche di Seul? - Kim incroci le dita sullo stomaco e si appoggi alla spalliera della poltroncina.
L'espressione dell'uomo era indecifrabile. Kang si rifugi nelle interpretazioni della propaganda ufficiale e alz le spalle. -  una storia vecchia, Amata Guida. Le Olimpiadi e le elezioni truccate hanno dato al regime un po' di tranquillit, ma gli elementi pi progressisti tornano alla carica per ottenere qualche significativa riforma.
- E le loro possibilit di riuscita?
Kang scosse la testa. - Inesistenti. Le proteste di piazza prive di coordinamento non servono contro un regime fascista ormai consolidato. - Dove voleva andare a parare, quell'uomo?
Kim Jong-Il si sporse verso di lui. - Allora, perch non sosteniamo quei progressisti? Certo avrai visto in quelle dimostrazioni di piazza una buona occasione di intervento. Per formare un fronte unitario.
Oh, oh. Kang si chiese quale dei suoi nemici gli avesse messo in testa quelle sciocchezze. Aveva gi "bruciato" troppi agenti nel tentativo di coordinare le proteste degli studenti sudcoreani. Meglio togliergli subito dalla mente quelle idee. - Certo - disse - simili sviluppi ci sarebbero davvero utili. Purtroppo, per, la stragrande maggioranza di quegli studenti non ha ancora raggiunto il necessario livello di coscienza rivoluzionaria. Desiderano la riunificazione con noi, ma non accettano la disciplina occorrente per ottenerla. Di conseguenza, nell'ultima serie di dimostrazioni, alcune delle nostre migliori reti sono state tradite. Il rischio, laggi,  ancora troppo superiore al guadagno, Amata Guida.
Sul volto di Kim, il sorriso lasci il posto a un'espressione impassibile, indecifrabile, e Kang pens bene di temporeggiare. - Naturalmente, continuiamo a valutare le varie possibilit, ogni volta che si presentano.
Kim torn a sorridere. - Ne sono lieto, compagno. Ti ho sempre giudicato una persona di buon senso. - Sollev una mano. - E, naturalmente, il tuo consiglio su questi argomenti sar per me l'ultima parola. Lasceremo a se stessi quegli studenti del Sud.
Kang gli rivolse un inchino, soddisfatto. Era difficile riuscire a persuadere cos facilmente l'Amata Guida a rinunciare a una proposta, anche quando la formulava con tanta cautela.
- Dimmi, come procede il progetto Scorpio?
Kang fu colto di sorpresa dal passaggio a un altro argomento. Fiss con attenzione Kim. Ecco finalmente il vero oggetto della discussione. La proposta di aiutare gli studenti sudcoreani era solo un falso obiettivo, un sistema per passare a un argomento assai pi importante per Kang e per il Dipartimento ricerche: il progetto Scorpio.
Quel progetto era il vanto di Kang. L'aveva tenuto occupato per gran parte della sua carriera e l'aveva fatto salire ai vertici del dipartimento.
Scorpio era un agente: una "talpa" impiantata fra i sudcoreani nel 1950, durante la confusione causata dall'invasione delle truppe del Nord. Beria, il capo del KGB ai tempi di Stalin, l'aveva suggerita a Kim Il-Sung come misura precauzionale, nel caso di un insuccesso militare. Pensava che fosse relativamente facile creare per l'agente una copertura - o, come si diceva nei servizi di sicurezza, una "leggenda" - a prova di bomba, visto il caos di quel periodo.
E cos era avvenuto. L'uomo noto con il nome in codice "Scorpio" era stato reclutato, addestrato e indottrinato con cura e poi inviato al Sud, dietro le linee nemiche, protetto solo dalla sua falsa identit: quella di un anticomunista morto da tempo in un campo di prigionia nordcoreano. I familiari del vero anticomunista erano stati eliminati per mantenere l'assoluta segretezza. Non era rimasto in vita nessuno che potesse mettere in dubbio l'identit di Scorpio.
Nei quarant'anni passati da allora, l'agente Scorpio aveva fatto carriera nella burocrazia sudcoreana. E Kang era stato il suo controllore fin dagli anni Sessanta.
- Il progetto Scorpio procede bene, Amata Guida. Il nostro uomo occupa un'alta posizione all'interno dei loro servizi di sicurezza.
Kim lo interruppe. - Eccellente, compagno Kang. Anzi, perfetto. Si trova proprio nel posto ideale per eseguire il piano che ho in mente.
6 settembre. Ministero degli Interni, Seul
L'uomo noto nella Corea del Nord con il nome di Scorpio era fermo davanti alla finestra del suo ufficio. Da lass riusciva a scorgere le esili nuvolette bianco-grigie dei gas lacrimogeni che si levavano in lontananza. Un'altra protesta studentesca che si era trasformata in sommossa. Bene, gli avrebbe semplificato il compito, anche se il rischio sarebbe rimasto molto alto, almeno per lui.
Ripens al segnale di emergenza che gli era giunto dal Nord. Che gli era preso, a quei pazzi? Avevano perso il senno? Lui aveva impiegato anni per arrivare alla sua posizione, un passo alla volta, e ora volevano rischiare tutto in un colpo solo. Si allontan dalla finestra.
Doveva rifiutarsi di eseguire l'ordine? Per un attimo, ne fu tentato, ma poi scosse la testa. L'avrebbero visto come un tradimento, e Pyongyang aveva le braccia lunghe. Meglio il rischio di essere scoperto dai suoi colleghi dei servizi di sicurezza sudcoreani che la morte certa per mano dei suoi compagni del Dipartimento ricerche del Nord.
Inoltre, la missione che gli era stata affidata presentava un lato affascinante, richiedeva scaltrezza. Una parola qui, un suggerimento l. E il tutto si accordava perfettamente con la sua personalit fittizia. In anni di servizio e di discorsi roventi si era procurato la fama di intransigente anticomunista. L'inchiesta che avrebbe avuto luogo se il piano fosse andato in porto non avrebbe trovato niente di sospetto.
Si ferm accanto alla propria scrivania. Affare fatto. Era sfuggito al controspionaggio sudcoreano per quarant'anni, e sarebbe riuscito a superarlo in astuzia anche questa volta.
L'uomo chiamato Scorpio sollev il telefono. - Mi passi il ministro.
Avrebbe dato fuoco alla miccia.
2
 Le prime raffiche
8 settembre. Nei pressi dell'ambasciata americana, Seul
Il generale Jack McLaren picchi sul vetro divisorio. - Ferma l'auto, Harmon. Voglio vedere che diavolo sta succedendo.
L'autista sorrise. - Come desidera, generale. Comunque, non si pu andare avanti. Sembra di essere in un parcheggio.
McLaren apr la portiera... e cominci immediatamente a sudare, non appena usc dall'aria condizionata della limousine. Ondate di calore tremolavano e scintillavano lungo la massa di auto immobili sulla Sejong-Ro, l'ampia strada a pi corsie che tagliava Seul da nord a sud.
Tenendosi con la mano il berretto, McLaren si volt verso il suo assistente. - Doug, chiama il loro grande capo e digli che arriveremo in ritardo. Ma diglielo con diplomazia, naturalmente.
L'uomo annu e sollev il telefono inserito nel bracciolo del sedile. McLaren si avvi in mezzo alla folla, aggrottando la fronte. I venditori ambulanti si affrettavano a ritirare la merce e i commessi dei negozi coprivano di rete metallica le vetrine dove era esposta l'ultima moda occidentale. La gente usciva dalle macchine e cercava di scoprire le cause dell'ingorgo.
Ma dopo soli duecento metri le cause divennero evidenti. Varie centinaia di poliziotti sudcoreani avevano bloccato il passaggio. Alcuni mettevano le transenne, altri dirottavano il traffico verso le strade laterali. Dietro i poliziotti si scorgevano massicce autoblindo con idranti e lanciagranate; qualche decina di metri pi avanti, s'innalzava il muro di cinta dell'ambasciata americana.
Come un orologio, pens. Siamo in settembre, e a Seul ci sono le dimostrazioni studentesche. Per qualche mese dobbiamo attenderci gas lacrimogeni, pietre, e un mucchio di ragazzini che si sgolano per la "democrazia" e i "diritti economici", parole di cui non conoscono bene il significato. C'erano gi state tre di quelle manifestazioni, nella settimana trascorsa da quando erano iniziate le scuole. Vaste e ben organizzate, ciascuna pi imponente di quella prima.
Sollev lo sguardo verso il cielo abbagliante. I grattacieli di Seul proiettavano grandi macchie d'ombra sulla Sejong, ma i varchi tra i vari edifici erano arroventati dal sole. Brutta cosa, per una dimostrazione di piazza; "tempo da rivolte", lo chiamavano. Con il sole a picco, l'aria irrespirabile e l'alta temperatura, la gente commetteva facilmente qualche pazzia, perdeva all'improvviso la ragione.
McLaren era ormai vicino ai poliziotti. Uno degli uomini - un tenente, vide dalle spalline - lo salut, sull'attenti. McLaren gli restitu il saluto; naturalmente, quell'uomo lo conosceva di vista.
Il tenente sorrise. - Buon giorno, generale McLaren. Posso esserle d'aiuto? - Parlava un inglese quasi perfetto.
- Be', sarei lieto se mandasse qualcuno dei suoi uomini a prendere la mia macchina, che  rimasta bloccata dall'ingorgo. Tra pochi minuti ho una riunione con il vostro presidente e i capi di stato maggiore.
L'uomo scatt sull'attenti. - Subito, signore. - Si volt a gridare ordini in coreano; due agenti si avviarono al piccolo trotto verso l'auto di McLaren. - Tra poco avr la sua macchina - garant il tenente. - E le suggerirei, signore, di allontanarsi da questo punto. Ci aspettiamo... se mi scusa il termine... un po' di casino, tra poco.
McLaren cerc di osservare cosa succedeva in fondo alla strada. - Gi - disse. - So che si prevedeva una dimostrazione, ma il mio ufficiale di collegamento mi ha detto che era annunciata pi a sudest, alla cattedrale.
-  iniziata laggi, signore, ma i dimostranti hanno superato gli sbarramenti e ora marciano nella nostra direzione. Siamo preoccupati. Vari agenti sono gi stati feriti. Una squadra isolata  stata travolta, percossa, derubata delle armi.
McLaren aggrott la fronte. E quanti studenti avete mandato all'ospedale, oggi? Ma non sarebbe stato diplomatico rivolgere quel genere di domande. Si limit ad assentire. - Una brutta faccenda, davvero.
L'ufficiale sudcoreano continu a sorridere, ma McLaren si accorse che deglutiva nervosamente, forse per la presenza del comandante delle forze integrate a cos poca distanza da una dimostrazione, forse per la dimostrazione stessa.
Guard con attenzione i poliziotti. Cristo, che banda di ragazzini. Tutti con la visiera sollevata, tutti con l'uniforme intrisa di sudore. Non avevano ancora formato i ranghi. Erano fermi a gruppetti, intenti a parlare tra loro, e, anche se non conosceva il coreano, McLaren not immediatamente che avevano i nervi a fior di pelle.
Poi vide la cosa pi sorprendente. Quella che avrebbe dovuto notare per prima. Molti di quegli agenti cos giovani e inesperti non avevano il solito scudo antisommosse, lo sfollagente e le bombe lacrimogene. Imbracciavano l'M16, con la baionetta inastata.
Con una smorfia, McLaren fiss l'ufficiale sudcoreano. A bassa voce, disse: - Cristo, tenente, che diavolo succede? - Indic uno dei poliziotti armati. - Un'arma da guerra contro dei civili che protestano? Chi  il pazzo che ha dato l'ordine?
Il coreano fiss a sua volta McLaren, che, con il suo metro e 83, giganteggiava su di lui. Spalle larghe, occhi grigi e gelidi, naso da pugilatore, capelli a spazzola, pelle cotta dal sole: la faccia di un uomo che aveva fatto il soldato nelle peggiori zone del mondo, di un uomo abituato al comando.
Nervosamente, il coreano si pass la lingua sulle labbra. - I miei superiori, signore. I comunisti marciano verso di noi dalla cattedrale di Myongdong. Hanno dichiarato di voler assalire il palazzo del governo per deporre il nostro presidente.
- Stronzate - disse McLaren. - Lo annunciano tutte le volte.
- Signore, non possiamo pi prendere alla leggera questo genere di minacce. Le sommosse sono sempre pi violente, e quella di oggi  la pi difficile da controllare. I criminali pensano di poter davvero raggiungere il palazzo. Ma le assicuro che non riusciranno a superare questa linea.  tutto calcolato, signore. I miei uomini spareranno una raffica in aria per costringerli a indietreggiare, se i lacrimogeni non dovessero avere effetto. - Il tenente rizz la schiena. - Ho i miei ordini, signore - prosegu - e intendo eseguirli. Non possiamo permettere ai terroristi di giungere cos vicino alla sede del governo... o alla vostra ambasciata. Del resto, generale, si tratta di una questione di politica interna. Non sono al suo comando. - Ora che se n'era ricordato, il tenente della polizia pareva pi sicuro di s. Rivolse un secco saluto a McLaren e si diresse verso i suoi uomini.
McLaren lo fiss con ira, sforzandosi di non esplodere. Purtroppo, quel maledetto tenentino aveva ragione. Come comandante in capo di tutte le forze militari del paese, McLaren poteva controllare i movimenti di pi di seicentomila soldati coreani e americani. Ma non aveva autorit sui corpi paramilitari e sulle forze di polizia interne: non poteva dare ordini a quello sciocco ufficiale. Un ostacolo impossibile da aggirare... in tempo utile, almeno.
Dopo un istante arriv la sua auto di rappresentanza, lunga e scura. Il caporale Harmon sporse la testa dal finestrino. - Generale, siamo pronti.
McLaren sal in auto e sbatt la portiera. - Hai telefonato, Doug?
- Hanno annullato la riunione di oggi, signore. A causa dell'imminente dimostrazione, "che richiede attenzione immediata". - Rise. - Anche se non so bene che cosa significa.
McLaren gli indic i poliziotti armati di M16. - Te lo spiego io: non significa niente di buono. Andiamo all'ambasciata.
Non si scambiarono altre parole, mentre l'auto raggiungeva il cancello dell'ambasciata americana. Ma quando i marine di sentinella scattarono sull'attenti, McLaren si sporse verso l'autista. - Ferma qui, Harmon. Preferisco scendere.
Si volt verso l'aiutante. - Doug, tu va' al quartier generale. Fatti dare i rapporti sulla dimostrazione e chiedi alla CIA perch i sudcoreani sono cos terrorizzati. Intanto, io voglio controllare... ho un brutto presentimento.
McLaren not che i suoi due compagni si scambiavano un'occhiata. Che pensino quello che vogliono, si disse, uscendo dall'abitacolo. Non avevano mai approvato il suo modo di affrontare le situazioni - di petto - ma avevano imparato a proprie spese a non fermarlo. Non era nel suo carattere starsene rintanato con l'ambasciatore mentre a poca distanza da lui succedeva qualcosa di pericoloso.
Anche se la cosa non lo riguardava. Dopotutto, le dimostrazioni studentesche sembravano una sorta di sport nazionale sudcoreano. La stagione si apriva con l'inizio delle scuole a settembre e durava fino all'arrivo dei primi freddi, a novembre; poi si riapriva in primavera e continuava fino al monsone di giugno. A volte i dimostranti e la polizia davano l'impressione di voler soltanto rispettare qualche antico rituale. Poi ci scappava il morto, colpito alla testa da un lacrimogeno, bruciato da una molotov o da un lanciafiamme artigianale ricavato da una bomboletta di vernice spray, o percosso a morte in qualche scontro selvaggio. A quel punto non era pi un gioco, e tutti lo sapevano.
Ma fino a quel momento i poliziotti sudcoreani non avevano mai portato il fucile. Chi aveva dato l'ordine di consegnare loro le armi doveva essere terrorizzato. E lui voleva scoprirne il motivo, prima che scoppiasse il pandemonio.
Ritorn sulla Sejong-Ro e si ferm sul marciapiede a osservare. Tutto il traffico civile era stato allontanato dalla strada, che ora si riempiva di camionette di poliziotti. Non si udiva alcun rumore; l'aria diventava sempre pi calda.
Poi si lev un suono ritmato, che echeggiava sui palazzi ai lati dell'ampio viale e che diventava sempre pi forte. Una sorta di cantilena, una frase ripetuta infinite volte: Tokchae tado! Tokchae tado! Abbasso la dittatura.
Anche i poliziotti della barricata la udirono. McLaren vide che gli ufficiali - compreso il suo irritante tenentino - facevano schierare gli uomini. Le autoblindo accesero il motore. Le torrette con gli idranti e i lanciagranate si girarono verso la strada vuota.
Grazie alla sua statura, McLaren riusciva a vedere in fondo alla strada le lunghe file dei contestatori in marcia. Gli scapp un leggero fischio. Maledizione, ce n'era un mucchio: varie migliaia. E gridavano ancor pi forte, adesso che avevano visto i poliziotti.
Non avevano l'aspetto dei "capelloni" scesi in piazza negli Stati Uniti quando McLaren combatteva in Vietnam. Indossavano abiti puliti e avevano i capelli corti. Ma si coprivano la faccia con fazzoletti e con mascherine simili a quelle dei chirurghi, per proteggersi dai gas. E nella loro avanzata c'era qualcosa di spaventoso.
Nonostante il caldo, McLaren si sent rabbrividire. Sembrava di essere in battaglia, ma era una cosa troppo meccanica, troppo prevedibile. Era come osservare un film d'animazione sulle leggi della fisica: massa dotata di alta velocit urta contro un corpo inamovibile. E McLaren cap anche qual era la cosa che gli dava maggiormente fastidio: non era lui al comando, non poteva far niente per cambiare l'esito.
All'improvviso, sent che qualcuno lo osservava alle spalle. La stessa sensazione provata quando un maledetto cecchino vietcong gli aveva piazzato nella gamba un proiettile di AK. Senza voltarsi, McLaren si ripar dietro lo stipite di marmo di un porta; dalla nuova posizione, si guard attorno con cautela. Poi trasal e per poco non scoppi a ridere. Quello che aveva scambiato per il cannocchiale di un cecchino era solo l'obiettivo di una telecamera.
Ma torn a nascondersi dietro la porta, mentre l'operatore e il suo assistente filmavano la strada e la barricata dei poliziotti. Un ufficiale americano in uniforme non doveva farsi vedere in TV nel bel mezzo di una protesta sudcoreana. Era il tipo di cosa che mandava in bestia gli addetti alle relazioni pubbliche, gi al Pentagono.
Venti metri pi in l, l'operatore sal sul tettuccio di un'auto per riprendere i dimostranti.
Tokchae tado! Tokchae tado! Tokchae tado! Lo slogan era pi forte e gutturale, pi minaccioso. McLaren non riusc a sentire gli ordini gridati dagli ufficiali, ma all'improvviso le prime due file di poliziotti imbracciarono lo scudo e sollevarono il manganello.
I contestatori giunsero a cinquanta metri, quaranta, venti. Sassi e bottiglie cominciarono a volare contro gli scudi levati, e McLaren sbuff per l'impazienza. Che cosa aspettavano a intervenire con i gas?
Ora. Da un lanciagranate part il primo candelotto, presto seguito da altri. In breve la strada fu invasa da una nebbia di gas lacrimogeni che prese a muoversi verso sud, portata dal vento. A questo punto sarebbero dovuti intervenire gli idranti, ma i poliziotti idioti avevano parcheggiato troppo lontano dalla barricata. Le autoblindo si fecero avanti, ma ormai era tardi. I manifestanti erano a ridosso delle forze dell'ordine.
Si scontrarono con la prima fila di poliziotti, travolsero le transenne, strapparono di mano agli agenti lo scudo, senza smettere di gridare Tokchae tado! La polizia si difese allontanando con il manganello gli studenti o colpendoli alla faccia con lo scudo. McLaren vide ragazzi cadere a terra con la faccia sporca di sangue e il naso rotto. Ma non era certo finita.
I dimostranti avevano travolto le barricate, i poliziotti stavano per cedere. Ora, per terra c'erano molti agenti raggomitolati su se stessi; i manifestanti li prendevano selvaggiamente a calci. Altri agenti erano sballottati in mezzo alla folla o ricacciati indietro, contro i compagni. Gli studenti si sentivano in pugno la vittoria, e parecchi di loro stavano gi avanzando verso la retroguardia dei poliziotti. McLaren vide cadere un ufficiale, con la faccia spaccata da un mattone. L'idiota non aveva abbassato la visiera.
McLaren usc dal suo riparo. Era il momento di andarsene. Una volta sopraffatta la polizia, ciascun uomo in uniforme avrebbe dovuto badare a se stesso.
Ma si ferm subito. La retroguardia della polizia aveva imbracciato i fucili e si era fatta avanti... si portava l'arma alla spalla e mirava in alto. E c'era anche il maledetto tenentino, pronto ad abbassare la mano per dare l'ordine di sparare una salva, come se fosse stato in parata.
Ma, prima che potesse abbassarla, successe il peggio. McLaren non riusc a vederne la causa occasionale - un sasso, la gomitata di un compagno, o solo la paura e l'idiozia - ma un M16 cominci a sparare con tiro automatico, scagliando venti proiettili camiciati in acciaio, con velocit di uscita di 990 m/s, nella mischia di contestatori e di agenti di polizia.
Per un attimo, tutto parve svolgersi al rallentatore. Dove colp la sventagliata del fucile da guerra, le persone furono scagliate da ogni parte. La faccia occhialuta di uno studente esplose quando un proiettile la colp all'occhio destro. Un agente cadde in ginocchio e poi a terra: dai fori nella schiena si allarg una macchia rossa. Una bella ragazza si guard inorridita il moncherino della mano. Altri indietreggiarono o si afflosciarono a terra.
Poi l'intera scena ritorn normale. I dimostranti delle prime file gridarono e cercarono di fuggire, di allontanarsi dal massacro. Ma le migliaia di persone che continuavano a dirigersi a nord lungo la Sejong-Ro non erano in grado di vedere quel che era successo, e continuavano ad avanzare, spingendo i compagni urlanti.
Oh, Cristo, pens McLaren. Gli altri giovani poliziotti avevano guardato con orrore i corpi insanguinati. Ma ora, vedendo avvicinarsi la folla, furono colti dal panico. Prima uno, poi tutti, cominciarono a sparare nel mucchio, a bruciapelo.
In pochi secondi caddero decine di dimostranti, falciati dalla grandine mortale delle armi automatiche. E la folla cominci finalmente a sciogliersi: prima centinaia, poi migliaia di persone urlanti si girarono e cercarono di fuggire.
Ma i poliziotti avevano ormai perso la ragione. Presero ad avanzare, senza cessare il fuoco. E McLaren vide che alcuni di loro cercavano a tastoni un nuovo caricatore. Maledizione, qualcuno di quei bastardi voleva addirittura ricaricare il fucile!
Senza pensare a quello che faceva, McLaren corse verso di loro. Forse sarebbe riuscito a ricondurli alla ragione. Ma probabilmente era troppo tardi.
Stavano gi inseguendo la folla che fuggiva lungo la Sejong-Ro. Alcuni agenti continuavano a sparare, l'arma appoggiata all'anca, senza smettere di correre. Altri si accontentavano di colpire con il calcio del fucile gli studenti che capitavano a tiro.
Sotto gli occhi di McLaren, uno dei poliziotti si ferm, prese la mira e indirizz una raffica contro un gruppo che si era rannicchiato, tremante, davanti alla vetrina di un grande magazzino. I ragazzi furono scagliati tra i manichini sforacchiati dai proiettili.
McLaren continu a correre, ma un grido e un gemito lo indussero a fermarsi. Si volt. A meno di dieci metri da lui, un poliziotto dagli occhi fiammeggianti cercava di strappare la telecamera dalle mani dell'operatore della CNN che il generale aveva visto poco prima. Il tecnico audio era appoggiato a un'auto e si portava le mani alla faccia coperta di sangue.
E questo, per Dio, era davvero troppo. McLaren non aveva mai amato eccessivamente i reporter, ma quei due uomini erano suoi connazionali, dopotutto. Si gett verso il gruppo, afferr per la cintura il poliziotto e lo colp sulla faccia con un pugno. L'uomo indietreggi, barcollando, e McLaren ne approfitt per sferrargli un secondo pugno allo stomaco. Il coreano cadde in ginocchio, boccheggiando, e McLaren, nonostante tutto, si accorse di sorridere. Niente male, per un uomo che aveva gi passato la cinquantina.
Si volt verso l'operatore, che si era inginocchiato accanto al compagno. -  in grado di camminare?
L'uomo gli rispose con un cenno d'assenso. - Penso di s. Ma dobbiamo aiutarlo. - S'infil sulla spalla la cinghia della telecamera. Poi, finalmente, diede un'occhiata a McLaren. - Cristo, amico.  la prima volta che siamo salvati dalla vera e autentica Cavalleria degli Stati Uniti. - Gli tese la mano. - Grazie.
McLaren gliela strinse. - Di nulla. - Si port sulle spalle un braccio del tecnico, che era ancora semistordito. - Ora come ora, per, penso che faremmo bene a filarcela.
Con il ferito che incespicava in mezzo a loro, si diressero verso l'ambasciata americana. Alle loro spalle, in tutto il centro di Seul, echeggiavano ancora i colpi delle armi automatiche, come se si fosse scatenato il caos.
Un caos che poteva facilmente estendersi all'intera Corea del Sud, coinvolgendo lui e i suoi uomini.
3
 Giri di valzer
8 settembre. Il Campidoglio, Washington
Negli uffici delle commissioni parlamentari, la televisione non si spegne mai.
Buon giorno. Vi parla Amanda Hayes con un servizio speciale della CNN sul massacro di Seul.
Jeremy Mitchell alz gli occhi sullo schermo TV appoggiato precariamente sulla libreria. Con una mano cerc gli occhiali di tartaruga mentre con l'altra tolse dalla scrivania l'ultimo comunicato stampa sulla settimana degli alimenti surgelati. Senza staccare lo sguardo dallo schermo, chiam l'aiutante volontario: un laureando piccolo e tozzo, dell'Universit del Michigan, che dedicava il semestre a imparare l'arte della politica archiviando per conto di un parlamentare la posta proveniente dalla circoscrizione elettorale. Mitchell non si cur dell'irritazione del giovane. Le ore interminabili di lavoro noioso - schede, fotocopie, trascrivere lettere standard - erano il prezzo che si doveva pagare per avere diritto, in futuro, a lavori pi interessanti.
Lui stesso aveva pagato abbondantemente quel prezzo. Aveva sempre dedicato le vacanze estive a partecipare come volontario alle campagne elettorali. Le ore libere dall'universit le aveva passate a lavorare per una miseria, nella segreteria di un parlamentare. Per due anni dopo la laurea aveva lavorato come suo corrispondente, a rispondere alle lettere degli elettori. Ma a quel punto aveva ormai capito come funzionava la cosa. Occorreva arrampicarsi sul cadavere degli amici e dei compagni di lavoro. E si era servito di questa conoscenza per guadagnarsi le promozioni: prima assistente e poi segretario di una commissione. Molte persone che avevano avuto fiducia dei sorrisi sinceri e della salda stretta di mano di Jeremy Mitchell si erano poi dovute pentire della loro fiducia.
Oggi, dieci anni pi tardi e con alle spalle una lunga serie di amicizie infrante, occupava la massima carica di un ufficio parlamentare: assistente amministrativo. Questo significava che tutto l'ufficio dipendeva da lui, compreso il parlamentare, quando era abbastanza malleabile.
Mitchell sorrise. Ben Barnes era talmente malleabile che faceva pensare alla plastilina per modellare: quella che i bambini schiacciano e allungano a volont. Guard l'imbronciato assistente volontario. - Phil, chiama il deputato. Questo gli interessa.
Il giovane annu e si allontan nel dedalo di scrivanie, armadietti, schedari e pile di giornali caratteristico di ogni ufficio della Camera dei Rappresentanti. I senatori e i loro collaboratori godevano di maggiore spazio, ma i deputati lavoravano in condizioni da campo di concentramento. Di solito, un ufficio di due stanze finiva per ospitare da dieci a quindici impiegati, con i loro telefoni, archivi e personal computer.
Dopo alcuni istanti comparve Ben Barnes, con i vestiti stropicciati e i capelli in disordine. Si era allentata la cravatta e slacciato il colletto, e aveva gli occhi rossi e gonfi. Mitchell si fece un appunto mentale di non lasciarlo pi andare da solo ai pranzi dei fabbricanti d'auto. Grazie a Dio, nessun giornalista dell'opposizione era stato presente. Se non c'era qualcuno a tirarlo via, Barnes non riusciva a resistere a un armadietto dei liquori.
L'onorevole rivolse un sorriso ebete al suo factotum. - Che c', Jer?
Mitchell gli indic lo schermo.
... Come si vede da questa ripresa di uno dei nostri inviati, la polizia ha aperto il fuoco sugli studenti... a quanto risulta, senza preavviso.
Le notizie sono ancora frammentarie e il governo sudcoreano ha imposto il silenzio stampa, ma sembra che i morti siano alcune centinaia, se non di pi. Dati provenienti da un solo ospedale di Seul affermano che sono state ricoverate decine di feriti da colpi di arma da fuoco; alcune fonti asseriscono che le sale di rianimazione di tutti gli ospedali sono piene di feriti gravi. Non hanno avuto ancora conferma le voci del ferimento di alcuni turisti europei e americani.
Per il momento, su Seul  stato imposto il coprifuoco. Le forze di sicurezza sudcoreane hanno avvertito che spareranno a vista su chiunque lo violer, e tutto indica che intendono mantenere la minaccia. Qui Amanda Hayes. Tra mezz'ora, nel nostro prossimo notiziario, altre notizie da Seul.
Mitchell abbass il volume, soffocando la pubblicit di un rimedio contro la febbre da fieno. Si gir verso il deputato.
Barnes non aveva capito. - Interessante, Jer. Ma bastava che mi lasciassi un appunto, non credi? Ho ancora mille cose da fare, prima che si riunisca la commissione, oggi pomeriggio.
- Ma non vedi che... - Mitchell s'interruppe. Al Campidoglio, per andare avanti, non si doveva insultare il proprio capo. Ricominci dall'inizio. - Ben,  il tipo di apertura che aspettavamo. Questo massacro di Seul ci d finalmente la possibilit di mettere su un binario preferenziale il decreto sulle importazioni.
- Ottimo. - Ma Barnes aveva ancora un'espressione leggermente ebete... quella che cercava di non assumere mai davanti alle telecamere e agli elettori.
Mitchell cap di dover dire tutto. - La Corea del Sud fabbrica le automobili Hyundai a basso costo e tutti gli altri prodotti che preoccupano i nostri sindacati. Ci hanno chiesto di mettere dei dazi e dei contingenti per equilibrare la situazione, ma noi non siamo mai riusciti fare niente in questo senso, n alla Camera n al Senato.
Barnes cominciava a capire, e Mitchell gli gett l'esca. - In questo momento, tutta la nazione ha visto i telegiornali, e credo che la Corea perder molti sostenitori, prima di sera. La stampa ne parla male gi da un pezzo, ma il massacro dovrebbe davvero smuovere l'opinione pubblica. Se adesso, a caldo, facessimo subito una proposta di legge contenente vincoli alle importazioni, forse riusciremmo a farla approvare prima che i gruppi del libero commercio se ne accorgano. E, nel tuo stato, la cosa farebbe felici i lavoratori del settore automobilistico.
- E il prossimo anno avr bisogno dei loro voti per candidarmi al Senato - termin per lui Barnes. Sorrise. - E una grande idea politica, Jer. Facciamo come dici. Scrivi una proposta di legge, ben fatta, che mi procuri molte adesioni e mi faccia fare bella figura sui giornali. Ne riparleremo pi tardi. D'accordo?
Mitchell annu, e osserv Barnes che si allontan fischiettando allegramente. Poi si gir verso la tastiera e apr un nuovo file: "Coreabba.sso". Sorrise tra s. Un nome davvero appropriato.
E ora, si disse, vediamo che tipo di confezione riesco a trovare. Alla Camera, la confezione era tutto; se si voleva che una legge fosse approvata, occorreva assicurarsi che contenesse qualcosa per ciascuno dei principali gruppi di pressione.
Mitchell cominci a fare un elenco.
Nel primo articolo ci dovevano essere una ferma condanna della violazione dei diritti civili da parte della Corea del Sud e l'elenco delle riforme democratiche richieste, oltre a una scadenza - alquanto ravvicinata - entro cui dovevano essere effettuate. I gruppi religiosi e le lobby progressiste ci sarebbero andati a nozze.
Poi le sanzioni che gli Stati Uniti avrebbero imposto se i coreani non avessero rispettato la scadenza.
La pi ovvia erano i nuovi dazi sulle merci importate dalla Corea. Questo avrebbe fatto contenti i sindacalisti, che a loro volta avrebbero votato compatti per Barnes alle prossime elezioni.
Mitchell s'interruppe e continu a riflettere, senza staccare le mani dalla tastiera. Certo. Gli Stati Uniti avevano dei soldati in Corea. Be', non vogliamo sostenere un regime corrotto e tirannico, vero? Scrisse: "Ritiro di tutte le forze Usa se non verranno effettuate le riforme". Questo avrebbe fatto incazzare i conservatori, ma nei congressi di partito avrebbe assicurato l'appoggio dei progressisti. Forse si poteva fare in modo che le forze ritirate dalla Corea venissero destinate a basi del Texas: la cosa sarebbe piaciuta allo Speaker della Camera, il cui suo appoggio era essenziale per l'approvazione di qualsiasi proposta di legge.
Ma ora gli occorreva qualcosa per vincere l'opposizione dei conservatori. "Sospensione degli aiuti militari alla Corea del Sud e impiego dei fondi per ridurre il deficit." Mitchell sorrise. Questo articolo gli avrebbe procurato alcuni voti. E avrebbe dato ai democratici conservatori del Sud una foglia di fico dietro cui nascondersi, se avessero votato per il decreto.
Basta cos. Mitchell sapeva che in qualche ora l'avvocato della commissione era in grado di trasformare quelle poche note in un'elegante serie di formule legali. E lui poteva dedicarsi a preparare il materiale di accompagnamento: le lettere "Caro collega" che chiedevano l'aiuto degli altri parlamentari, la documentazione e soprattutto i comunicati stampa. In un paio di giorni e con l'assistenza degli uomini del suo ufficio sarebbe riuscito a riempire la Camera e l'etere di commenti sulle sanzioni proposte dal rappresentante Barnes.
Poi aggrott la fronte. Una proposta di legge come la sua avrebbe raccolto voti a man bassa. L'unico difetto stava nel fatto che andava a toccare tutto e tutti, dal commercio e dalle tasse alla difesa e agli esteri. Di conseguenza non si poteva evitare che ci ficcassero il naso pressoch tutte le commissioni, di Camera e Senato.
Mitchell non sapeva chi avesse definito le commissioni "il dono di Dio alla procrastinazione, all'inattivit e al ritardo", ma a volte la definizione era assai calzante. Con le poche settimane che rimanevano prima della chiusura dei lavori parlamentari, non si poteva dare tempo alle commissioni di tenere udienze, inserire le loro modifiche favorite, compilare uno dei loro soliti rapporti di mille pagine. Barnes doveva accordarsi con gli altri capi commissione per accelerare l'iter della proposta. Inoltre, gli occorreva un senatore che facesse la stessa cosa con le commissioni del Senato.
D'accordo, non sarebbe stato facile, ma era fattibile. E se fosse riuscito a far approvare la legge, Mitchell si sarebbe fatto per sempre la fama di grande stratega della politica. Il gioco valeva la candela. Purch quei coreani continuassero a fare i fessi sparandosi addosso.
Mitchell cominci a sfogliare lo schedario. Era giunto il momento di chiedere alcuni favori. Per anni aveva spinto Barnes a portare acqua al mulino dei progressisti e dei sindacati. Adesso era tempo di incassare. Del resto, si trattava di una proposta pienamente accettabile.
Prese il primo cartellino dello schedario e cominci a comporre il numero.
11 settembre. Telegiornale della sera
Il giornalista era inquadrato sullo sfondo della cupola del Campidoglio.
Qui  Phil Smith che vi riferisce sulla giornata parlamentare. A soli tre giorni di distanza dal massacro di Seul, il parlamento comincia a muoversi contro il governo sudcoreano.
In una conferenza stampa tenutasi questo pomeriggio, l'onorevole Ben Barnes del Michigan, presidente della sottocommissione commercio della Camera, e il senatore James Farell di New York, presidente della commissione senatoriale per i rapporti con l'estero, hanno annunciato una loro proposta di legge che prevede rigide sanzioni contro la Corea del Sud. Pi di cento deputati e di trenta senatori hanno gi annunciato il loro appoggio.
Nella proposta si chiedono al governo sudcoreano alcune importanti riforme. Tra le altre cose, l'abolizione della censura sulla stampa, la liberazione dei prigionieri politici e l'immediata smilitarizzazione di tutte le forze di sicurezza della Corea del Sud.
Inoltre si chiede l'abolizione delle barriere commerciali che ostacolano le esportazioni americane in Corea e una significativa riduzione delle esportazioni di merci coreane negli Stati Uniti.
Se queste richieste non verranno accolte entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge con la firma del presidente, verranno imposti dei dazi su gran parte dei prodotti sudcoreani che entrano nel nostro paese, la Corea perder il suo stato di nazione privilegiata e gli Stati Uniti ritireranno la loro assistenza militare. Inoltre, con una mossa destinata a colpire sfavorevolmente gli ambienti conservatori, si chiede il ritiro delle forze armate ora stazionate nella Corea del Sud.
Sullo schermo comparve l'immagine di Ben Barnes che parlava con foga al microfono.
Non nutriamo alcuna ostilit contro il popolo sudcoreano. E non siano fautori del protezionismo commerciale. Ma sappiamo che l'America non pu schierarsi con l'oppressione, la tirannia, il terrore senza piet. Il governo sudcoreano deve capire che la sua brutalit non pu essere tollerata. L'America non gli perdoner i suoi omicidi a sangue freddo. E il Congresso non pu rimanere a guardare, mentre la Corea del Sud calpesta le riforme democratiche.
L'immagine di Barnes lasci il posto al giornalista che parlava da New York.
Altre notizie parlamentari. Oggi la commissione affari esteri della Camera ha continuato il suo lavoro tendente a migliorare i rapporti sovietico-americani rifiutando un emendamento che chiedeva una condanna dell'intervento russo nell'Afghanistan.
12 settembre. Uffici esecutivi della Casa Bianca, Washington
Blake Fowler lesse il telex da Seul e lo pos sulle altre carte che gli ingombravano la scrivania. Si appoggi alla spalliera della sedia, si tolse gli occhiali e si massaggi gli occhi. Dio, cominciava a essere un po' troppo vecchio, per rimanere sveglio tutta la notte a leggere rapporti stampati in piccolo. Si riusciva a farlo al college, a vent'anni, ma a trentacinque non si riusciva pi.
Fowler abbass la testa e chiuse gli occhi. Forse poteva dormire in ufficio, per una mezz'oretta. Nessuno ti pu condannare per averlo fatto, dopo che non hai chiuso occhio per ventiquattr'ore, vero?
Ma sapeva gi la risposta. I funzionari del Consiglio per la sicurezza nazionale dovevano essere in grado di rimanere svegli per molti giorni di fila, dovevano impedire alle varie agenzie di informazioni di litigare tra loro, e forse anche salire in cima a un grattacielo con un balzo solo, visto le altre pretese. Giusto le cose che insegnano ai laureati in scienze politiche con specializzazione negli affari asiatici. Fowler si spost per cercare una posizione pi comoda, ma non riusc a trovarla. Quella maledetta seggiola doveva essere stata progettata dall'inquisizione spagnola.
- Buon giorno, Bell'Addormentato. Ti devo svegliare con un bacio?
Fowler apr con sospetto un occhio e vide la sua segretaria, con in mano una tazza di caff. La ragazza era stanca come lui: anche lei aveva lavorato per tutta la notte.
Fowler rizz la schiena. - Certo, Principessa Azzurra. Puoi darmi un bacio. Ma poi dovrai salvarmi da mia moglie.
Katie Morgan sorrise. - Ci rinuncio. Preferisco andare a caccia di draghi. Svegliati con il caff. - Pos la tazza sulla scrivania, evitando accuratamente la pila di documenti, e gli mostr un foglio di appunti.
- A proposito di rettili, Putnam ti vuole nel suo ufficio alle nove e un quarto esatte. - Guard l'orologio. - Ossia tra dieci minuti. Desidera sapere cos' successo nel mondo mentre dormiva, o recitava le preghiere dei congressisti o chiss che altro faceva.
- Oh, Cristo. - Fowler sfogli i dossier sulla scrivania. - Katie, mi occorrono le ultimi analisi della CIA e le trascrizioni delle intercettazioni. Putnam probabilmente non ne capir nulla, ma fanno bella figura. - Si alz, soffocando uno sbadiglio. Era proprio il modo peggiore di iniziare la giornata.
Il tragitto fino alla Casa Bianca lo fece sentire meglio. Avrebbe potuto prendere il corridoio sotterraneo, ma la frizzante aria del mattino lo svegli del tutto, pi di qualsiasi caff. Un leggero vento gli agitava i capelli. Segno che stavano diventando lunghi, pens, ma non trovava mai il tempo di tagliarli.
Arriv alla Casa Bianca, mostr il lasciapassare al marine di servizio alla porta laterale ed entr.
Come consigliere del presidente, Putnam aveva l'ufficio nel corridoio che portava allo Studio Ovale (cosa che non mancava mai di dire, ai ricevimenti). E Fowler not che dall'ultima volta era riuscito a farsi dare una targa ancor pi grossa: GEORGE PUTNAM - CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA NAZIONALE.
La segretaria sorrise a Fowler. - Nottata faticosa?
Lui annu, passandosi la mano sul mento. Solo allora si ricord di non essersi rasato.
Con aria di scusa, la donna prosegu: - Il consigliere la prega di attendere qualche minuto. Ha un'importante telefonata con un suo vecchio amico del Senato.
Fowler guard l'orologio: 9,15 in punto. Quel bastardo. Faceva sempre aspettare la gente, per dimostrare quanto fosse potente e occupato.
Si consol pensando che George Putnam, attuale consigliere e stronzo a tempo pieno, era la dimostrazione del fatto che il pendolo, dopo avere oscillato in avanti, torna sempre indietro troppo.
Molti dei suoi predecessori erano militari di carriera, gente estremamente seria e preparata, che per, per un motivo o per l'altro, era riuscita a mettere nei pasticci se stessa e l'amministrazione. La stampa e il parlamento se n'erano lamentati, e tutta una serie di esperti di politica estera s'era messa a dire che il nuovo presidente doveva cercare una persona che rispettasse maggiormente il Congresso e i vincoli della politica interna.
Il nuovo presidente aveva accolto il suggerimento, e certo, pens Fowler, avrebbe finito per pentirsene. Putnam era un alto funzionario parlamentare prima dell'elezione ed era riuscito a farsi notare dal presidente eletto, occupandosi del passaggio delle cariche. Poi aveva stupito tutti trasformando il suo incarico temporaneo in quello permanente di consigliere.
Fowler doveva ammettere che Putnam sapeva muoversi con abilit nell'ambiente della politica. Era uno stronzo, ma oggi era lo stronzo che doveva ragguagliare il presidente sulla sicurezza nazionale.
Questa volta, Putnam lo tenne in salamoia per un quarto d'ora e, quando Fowler entr, non sollev neppure la testa dagli appunti che stava scrivendo. Si limit a indicargli una sedia. - Sono subito da te, Blake. Il giusto non ha mai riposo, vero? - Fowler sedette, cercando virilmente di nascondere l'avversione per il suo superiore nominale. Putnam era ancora giovane, non aveva ancora compiuto cinquant'anni, ma sembrava pi vecchio della sua et. Non pi vecchio e saggio. Solo pi vecchio. Sembrava uno scolaretto invecchiato, il gradasso della classe che non era mai diventato adulto perch non aveva mai preso una buona legnata.
Dopo un istante, Putnam pos la penna e rivolse a Fowler un sorrisino astuto. Si ravvi una ciocca di capelli. - Conviene sempre tenere le orecchie ritte, Blake. Dal Senato mi hanno riferito cose molto interessanti.
Le "cose molto interessanti" di Putnam, pens Fowler, erano probabilmente qualche pettegolezzo sulla vita sessuale di un senatore. Perci si guard bene dal mostrarsi incuriosito.
Irritato dal disinteresse del suo subordinato, Putnam disse: - Oh, be'. A voialtri professionisti non interessa sapere come si muovono veramente i fili della politica, vero?
Scosse la testa. - Un giorno, Blake, capirai che questa citt non si muove in base ai fatti reali... ma in base alle percezioni. Alle voci. Ai sussurri.
Si sporse verso di lui. - E la massima fabbrica di voci e di sussurri  laggi. - Indic vagamente nella direzione del Campidoglio. -  laggi che succede tutto. Senza il Congresso, l'agenda del presidente sarebbe in alto mare. Perci dobbiamo stare anche noi con le orecchie tese. Dobbiamo sapere chi scende e chi sale, chi  nelle grazie degli speaker dei due rami e dei capi della maggioranza, e chi non lo . E dobbiamo dar loro il contentino. L'amministrazione deve essere in una sorta di simbiosi con il Congresso. Io ti gratto la schiena, tu mi gratti la mia. Capisci?
Secondo Fowler, le migliori amministrazioni presidenziali avevano sempre tenuto a freno le idiozie dei due rami del parlamento, ma a quell'ora del mattino non aveva voglia di tuffarsi in un'insulsa discussione politica. Invece apr la cartella e ne trasse un dossier. - Be', George, temo di dover lasciare a te la teoria politica americana. Ho gi fatto troppa fatica per seguire quella sudcoreana.
Putnam aggrott la fronte. - Gi. La Corea del Sud.  l'argomento di cui mi dovevi informare. - Punt un dito sul ripiano della scrivania. - Ascoltami, Blake. Tutto il Congresso si agita per la Corea. E il presidente deve sapere cosa succede esattamente laggi.
Fowler gli pass la pi recente analisi della CIA, la trascrizione di alcune intercettazioni dell'agenzia per la sicurezza nazionale, il telex con il rapporto del comandante delle forze americane in Corea.
- Cristo, Blake, non ho il tempo di leggermi tutte queste stronzate! Sei assunto apposta per farlo. Mi hai preparato mezza pagina di riassunto per la mia firma... o era troppa fatica?
"Cerca di controllarti" si disse Fowler. "Non dargli la soddisfazione di farti incazzare." Gli mostr il riassunto che aveva scritto alle quattro del mattino.
Ma Putnam lo allontan con un gesto. - Per ora, dammi solo un accenno. Lo legger pi tardi.
Fowler cerc di rimanere impassibile. - Sostanzialmente, i nostri ultimi rapporti indicano che la situazione  leggermente migliorata. Di notte, a Seul e nelle principali citt c' ancora il coprifuoco, ma il governo pare intenzionato a toglierlo nei prossimi giorni. C' stata notizia di qualche piccolo incidente fuori Seul: dimostrazioni, lancio di sassi contro la polizia, ma niente di veramente pericoloso. L'universit brulica ancora di poliziotti, naturalmente, ma laggi non ci sono stati scontri. Gli studenti sono sotto choc.
"E finora i nordcoreani non hanno cercato di fare scherzi. Ci sono state le prevedibili sparate propagandistiche, ma niente di pi."
Putnam lo interruppe. - Ma il massacro? Si sa chi  il responsabile? E il genere di cose che ci chiederanno i giornalisti.
- Be', il governo locale accuser probabilmente qualche ufficiale subalterno di polizia... senza dubbio uno di quelli che sono rimasti uccisi. Ma il nostro generale che ha assistito personalmente all'inizio del massacro afferma che il vero colpevole  la persona che ha deciso di dare le armi alla polizia. - Fowler scosse la testa. - E si tratta di qualcuno molto in alto, vicino al ministro.
Putnam scosse la testa. - Stronzo bastardo - disse, e per una volta Fowler si sent d'accordo con il suo capo.
- Certo. Ma non sappiamo ancora chi  stato. Alcuni grossi cartelli industriali sudcoreani, gli chaebol, fanno da tempo pressione sul governo perch tenga il paese sotto controllo, quest'autunno. L'anno scorso, a causa delle proteste, hanno dovuto aumentare i salari, e questo ha ridotto la competitivit delle loro merci sui mercati internazionali. Hanno venduto meno auto e meno parti di computer del previsto, e non sono riusciti a ridurre come volevano il loro debito internazionale. Ma non credo che i cartelli degli industriali volessero il massacro. - Fowler prese il riassunto (abbondantemente sottolineato con l'evidenziatore) e lo pos in cima alla pila di documenti che, secondo lui, Putnam si sarebbe guardato bene dal leggere.
Putnam fiss Fowler. - E allora, qual  la conclusione? Il presidente pu dire alla stampa che si tratta di un caso accidentale e non destinato a ripetersi, o  una cosa che succeder di nuovo?
Fowler alz le spalle. - Non c' modo di dirlo. Dopo il bagno di sangue del 1980 a Kwangju, tutto  rimasto tranquillo per sei o sette anni. Ma ora il massacro si  svolto sotto gli occhi della TV di tutto il mondo, e per di pi a Seul, che  il centro del paese. Le informazioni a nostra disposizione non ci permettono di formulare una previsione attendibile.
- Senti, dottor Fowler, io devo riferire al Nostro qualcosa di pi. Non pu mettersi davanti alle telecamere e dire: "Diavolo, gente, non riusciamo proprio a capire se la Corea  destinata a sfasciarsi da un momento all'altro". - Il tentativo di rifare il verso al presidente fece cilecca, ma il tono incollerito era genuino. Putnam prosegu: - E non c' solo la stampa, ma dobbiamo anche pensare alla Camera e al Senato. Hai saputo della proposta di sanzioni presentata da Barnes?
Fowler annu. - Ho letto il riassunto. Francamente, mi sembra la cosa pi stupida che...
Putnam lo interruppe. - Non mi frega niente delle tue opinioni disinformate sulle proposte di legge, Blake. - Faceva fatica a non esplodere. - Quella proposta non approder mai a nulla, ma l'amministrazione deve prendere una posizione precisa, al riguardo. E, una volta tanto, intendo una posizione definitiva. - Guard l'orologio sulla scrivania. - Perci, ecco cosa devi fare, dottor Fowler. Organizzami un bel gruppo di lavoro inter-agenzie, composto di esperti di altissimo livello provenienti da tutti i servizi interessati, per analizzare i potenziali effetti della proposta Barnes. Dipartimento di Stato, Difesa, Commercio, CIA e via discorrendo. Organizzalo immediatamente e assicurati che tutte le sue raccomandazioni passino attraverso di me. Voglio sulla mia scrivania il rapporto definitivo entro due settimane.
Fowler cancell mentalmente dalla sua agenda due settimane di serate a casa con i familiari, la recita scolastica della figlia e gran parte della tranquillit domestica. - Dipartimento di Stato e Difesa lotteranno come tigri per averne la presidenza - fece presente. - E vorranno che i rapporti passino per i loro direttori.
Putnam gli rivolse un sorriso astuto. - Lo so. Ma fa' cos: metti me come presidente, e poi io ti dar la delega. Chiaro?
Fowler annu. Putnam era un figlio di buona donna, uno scansafatiche e, per quanto riguardava gli affari esteri, un analfabeta totale, ma sapeva come vincere al gioco della burocrazia. La situazione coreana finiva per toccare un po' tutto, dalla politica estera e dalla strategia militare al commercio internazionale e agli affari interni. Perci il consigliere per la sicurezza nazionale era la logica scelta, se si trattava di nominare il presidente di un gruppo di studio sulla Corea. E la cosa avrebbe fatto aumentare il potere di Putnam, perch solo il capo di un simile gruppo aveva il diritto di comunicare al presidente degli Stati Uniti il rapporto definitivo.
- D'accordo, Blake. Sono certo che hai del lavoro da fare, e perci non ti trattengo. - Putnam guard di nuovo l'orologio. - Inoltre, ho proprio adesso un'importante riunione.
Fowler si alz, recuper la cartella e si diresse alla porta. La apr, ma la voce di Putnam lo ferm sulla soglia. - Tra l'altro, Blake, cerca di non presentarti tutte le volte con l'aria di un rifugiato. Mi aspetto che i miei funzionari diano il buon esempio, non ti pare?
Fowler non replic. Soffoc il desiderio di tornare dal suo capo per spaccargli la faccia e usc, senza guardare l'uomo che faceva anticamera nell'altro ufficio. Alle sue spalle, Putnam esclamava intanto, nel suo tono di voce pi confidenziale: - Ehi, Jer! Come sono lieto di vederti! Entra, entra, mio caro!
4
 Manovre nell'ombra
13 settembre. Base aerea a est di Pyongyang
All'orecchio del colonnello Sergei Ivanovic Borodin, questa volta l'Internazionale aveva un timbro strano. Le note erano riflesse dalle pareti di roccia dell'hangar e continuavano a echeggiare a lungo, e Borodin aveva l'impressione di sentirle suonare da almeno tre orchestre sfalsate tra loro.
Il suono, cos bizzarramente distorto, tendeva a fargli perdere la concentrazione, ma lui non poteva distrarsi. Doveva prestare attenzione a troppe cose, doveva ricordare troppi particolari. La sua missione aveva anche un sottofondo diplomatico, oltre a quello militare, ma questo non avrebbe dovuto preoccuparlo: aveva gi svolto analoghe missioni in molti altri paesi. Il posto in cui trovava adesso, per, era cos... dovette cercare la parola... cos circoscritto, cos soffocante. Completamente diverso dai grandi deserti attorno a Tripoli, o dalle collinette erbose dell'Etiopia.
La prima impressione di camminare su un filo teso sopra un abisso l'aveva avuta all'aeroporto moscovita di Domodedovo, prima di partire.
Attento, Sergei, mi raccomando gli aveva bisbigliato il suo comandante, generale Petrov. L'uomo pi anziano aveva sorriso nel vedere l'espressione allarmata di Borodin, ma gli aveva parlato schiettamente, cosa rara per quel vecchio amico di suo padre. I nordcoreani sono degli Occhi a Mandorla, Sergei. Ma sono degli Occhi a Mandorla estremamente furbi. Per decenni si sono appoggiati un po' a noi e un po' ai cinesi, mettendoci gli uni contro gli altri, e solo adesso danno l'impressione di voler entrare nella nostra rete. Ma... il vecchio aveva alzato il dito in segno di ammonimento ... appena appena. Sono ancora in tempo a uscirne, e noi non possiamo correre il rischio, Sergei Ivanovic. Chiaro? Perci, non devi offenderli. Non devi storcere il naso di fronte al loro assurdo culto della personalit... alla sorta di beatificazione a cui hanno sottoposto il vecchio Kim e suo figlio. Petrov aveva abbassato la voce e gli aveva posato la mano sulla spalla. A buon intenditor... Attento a quel che fai in Corea, ci sono occhi altolocati che ti osservano. Occhi del Politburo, Sergei. E c' il rischio di finire a contare gli alberi o a scavare l'oro, se mi sono spiegato. Fa' molta attenzione.
Nel ricordare queste parole, Borodin rabbrivid. Si era nell'epoca della glasnost, ma le miniere assassine e le gelide foreste siberiane erano sempre l... un po' pi nell'ombra, ma niente di diverso.
Ripens al lungo volo ad alta quota in direzione est, su gran parte dell'Unione Sovietica, e poi a bassa quota, verso sud, sui monti e sulla stretta pianura che portava a Pyongyang e all'hangar scavato nella montagna, a est della capitale.
L'"Amata Guida", Kim Jong-Il, figlio del capo assoluto della Corea del Nord, era personalmente venuto ad accoglierlo, ma questo era previsto. N Borodin n il suo commissario politico, maggiore Yepishev, si erano aspettati di veder comparire la Grande Guida in persona, Kim Il-Sung. GRU e KGB concordavano nel riferire che il vecchio era da tempo malato, e quel giorno pioveva e c'era un forte vento.
L dentro, comunque, il brutto tempo non entrava, pens Borodin, osservando l'alto hangar che ospitava comodamente non solo il suo Ilyushin di linea, un 11-18, ma vari altri aerei da trasporto pi piccoli, il palco e la piccola folla di dignitari nordcoreani in divisa. Le dimensioni dell'hangar sovvertivano le leggi della prospettiva e rimpicciolivano gli occupanti: era lungo alcune centinaia di metri, e terminava da un lato con una serie di gallerie dirette verso il cuore della montagna, dall'altro con due immense porte di metallo. In alto, gli impianti di illuminazione, di ventilazione e antincendio trasformavano il soffitto in una selva di tubi, di cavi, di condotte.
Il colonnello sovietico non aveva la pi pallida idea della quantit di lavoro occorrente per scavare nella viva roccia una simile caverna. Le dimensioni di quell'opera superavano di gran lunga i lavori d'ingegneria eseguiti dalle forze armate del suo paese. Lanci un'occhiata alla fila di volti impassibili accanto a lui. Che avevano in mente quei coreani?
Poi, all'improvviso, cadde il silenzio. La banda aveva terminato l'inno, Kim Jong-Il si preparava a parlare.
L'aspetto di quell'uomo era ingannevole. A una prima occhiata, l'"Amata Guida" pareva molle e debosciato... in contrasto allo stesso Borodin, che si vantava di non avere un filo di grasso. Ma gli occhi, dietro le spesse lenti, erano freddi e duri, pericolosi. Erano gli occhi dell'uomo che controllava l'apparato militare della nazione e le sue forze di sicurezza.
Kim parlava a bassa voce, come se non avesse bisogno di far sentire il suo potere. - Fratelli socialisti, vi diamo il benvenuto. Ci auguriamo che dalla vostra cortese visita nasca un utile scambio di informazioni tra i nostri due popoli...
Scambio. Quel termine era tutto da ridere, pens Borodin. Lui e i suoi uomini - alcuni dei pi abili piloti e dei migliori tecnici sovietici - costituivano una squadra di addestramento. La loro stessa presenza smentiva la cosiddetta dottrina dell'autosufficienza di Kim Il-Sung.
Quanto stava succedendo laggi era una sorta di balletto. La sua squadra doveva fingere di essere in Corea per studiare le tattiche aeree nordcoreane, e non solo per insegnare ai coreani come usare i nuovi giocattoli arrivati dall'Unione Sovietica. Le tattiche aeree nordcoreane, che idiozia. Quelli pensavano ancora di poter utilizzare il MiG-21 come aereo da assalto.
Tuttavia, nelle istruzioni che gli erano state date a Mosca dai ministeri della Difesa e degli Affari esteri era stata pi volte ribadita l'importanza che l'Unione Sovietica attribuiva all'amicizia e alla collaborazione di Kim Il-Sung. Il colonnello sapeva che il comunismo dinastico del vecchio Kim era una sorta di bestemmia per i suoi superiori, ma i nordcoreani erano socialisti almeno di nome, e non avevano certo simpatia per l'Occidente. Inoltre, la loro nazione occupava un'importante posizione strategica: faceva da fulcro tra Unione Sovietica, Cina e Giappone.
Un fulcro. Cos il Cremlino giudicava la Corea del Nord. Il Politburo la vedeva come il punto da cui si poteva esercitare pressione sui cinesi e sui giapponesi.
E se i russi non avessero dato una mano a Kim, i cinesi si sarebbero subito fatti avanti: questo rischio, il suo paese non poteva correrlo.
Borodin lo sapeva perfettamente. All'inizio della sua carriera aveva prestato servizio all'Est, e non si pu decollare da Vladivostok senza rendersi conto della minaccia cinese.
Gli aeroplani cinesi erano in maggioranza vecchi pezzi da museo. I loro carri armati e i loro cannoni facevano sorridere, al confronto delle armi moderne. I loro soldati erano male equipaggiati. Ma erano tanti, ed erano vicini alla ferrovia transiberiana, la vitale arteria che univa la Russia europea ai suoi domini orientali.
Tutti sapevano che i cinesi non aspettavano che il momento giusto, per pugnalare alle spalle la Grande Madre Russia. Da anni, quelle facce gialle, quegli pseudocomunisti, non corteggiavano forse l'Occidente, mendicando tecnologie e commerci? E non si ostinavano ad avere una propria politica estera, indipendente e spesso antisovietica?
Certo, pens Borodin, il Politburo faceva bene a coltivarsi l'amicizia dei nordcoreani. Lo stato aveva bisogno di amici e di alleati da quella parte del globo. Era essenziale dare alla Grande Guida dei nordcoreani tutto l'aiuto che gli occorreva, e pretendere in cambio tutto quel che il vecchio Kim era disposto a dare. I coreani avevano gi concesso agli aerei russi l'autorizzazione di sorvolare il loro territorio. Come prossimo passo, dalle semplici visite delle navi sovietiche si sarebbe passati a basi permanenti. E i nuovi aerei su cui la sua squadra doveva addestrare i piloti nordcoreani erano la prima testimonianza delle intenzioni sovietiche di restituire il favore. Altre testimonianze sarebbero giunte in seguito.
E la sua missione avrebbe aperto la strada ai diplomatici e ai trattati, perch avrebbe mostrato a quegli asiatici quanto era preziosa l'assistenza sovietica.
Torn a rivolgere la sua attenzione a Kim Jong-Il, l'Amata Guida, che continuava a parlare di "amicizia storica" e "lotta comune contro l'imperialismo". A quanto si pensava, il giovane Kim sarebbe risultato un alleato, anche se involontario, di quanti aspiravano a estendere sulla Corea del Nord l'influenza sovietica. La sua sete di tecnologie militari progredite era nota, e non era una sete che i cinesi fossero in grado di soddisfare.
Borodin riport la sua attenzione sul discorso di Kim. Doveva avere quasi finito, a dare retta a quello che sembrava un augurio standard: - E siamo certi che il colonnello e i suoi uomini giungeranno a una pi alta coscienza della lotta socialista internazionale e del contributo dinamico fornito a tale lotta dal popolo coreano sotto la direzione della nostra Grande Guida.
Kim si stacc dal podio, fra gli applausi della legione di ufficiali e di soldati schierati nell'hangar. Anche Borodin batt le mani, rivolgendo a Kim un sorriso diplomatico e guardandolo negli occhi. Con un cenno della testa, il nordcoreano gli indic il podio.
Era il segnale che il russo attendeva. Come gli era stato detto nelle sue istruzioni, rivolse un inchino a Kim e agli altri dignitari e prese il foglio del discorso che gli avevano preparato al ministero degli Esteri.
- Il popolo dell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche mi incarica di trasmettere i suoi pi calorosi saluti... - Senza pensare a quel che diceva, Borodin lesse le frasi trite e ritrite. Aveva gi letto lo stesso genere di discorsi privi di significato in dieci diversi paesi. Le cerimonie non avevano importanza. Il vero lavoro veniva pi tardi, a porte chiuse e negli abitacoli degli aerei da combattimento, e lui era impaziente di cominciare. Prima avessero iniziato, prima lui e i suoi uomini avrebbero potuto allontanarsi da quel deprimente stato-prigione asiatico.
Ufficio del Gru, ambasciata sovietica, Pyongyang
"... La complessit e la dimensione delle installazioni sotterranee sono impressionanti, e cos pure il grado di addestramento..."
Borodin pos la penna e si massaggi le palpebre. Le lampade al neon dell'ufficio gli facevano lacrimare gli occhi, a quell'ora di notte. Si guard attorno: qualche scrivania di legno, le pareti con la vernice che si staccava, l'orologio con l'ora di Mosca e quello con l'ora di Pyongyang, alcuni schedari e, come di prammatica, il ritratto del segretario del Pcus. Un ufficio funzionale, ma privo di valori estetici. Borodin assapor il suono di quest'ultimo vocabolo. Solo alle persone kulturny, alle persone di cultura, poteva venire in mente quel genere di parola in situazioni come la sua.
Piccola Madre, che stanchezza. Era assurdo saltare otto fusi orari, lavorare per un'intera giornata, e poi passare la notte a scrivere un rapporto coerente. Ma le sue istruzioni erano chiare. Il capo della missione doveva scrivere tutti i giorni un rapporto completo, metterlo in codice e trasmetterlo. La Corea del Nord era un argomento scottante per gli alti gradi del ministero della Difesa.
Rilesse quanto aveva scritto, e annu tra s. Il rapporto gli sembrava sufficientemente accurato. Le installazioni militari dei nordcoreani erano impressionanti, e cos pure i loro uomini.
Terminati i discorsi ufficiali, il giovane Kim gli aveva mostrato la base di Pyongyang Est. L'immenso hangar era solo l'inizio. Dietro di esso c'erano gallerie, dormitori, uffici, centri di controllo, officine, serbatoi e magazzini. I radar della base erano installati su montacarichi, per poter salire e scendere in caso di attacco nemico. I fianchi della montagna erano coperti di batterie di missili SA-2 e di cannoncini antiaerei comandati dal radar. Anche gli accessi ferroviari erano fortificati.
E, naturalmente, i nordcoreani si erano riservati il meglio per il gran finale.
Un hangar ancor pi grande del primo, pieno di Jian-7s: i MiG-21F di fabbricazione cinese. Borodin aveva potuto esaminarli da vicino, e gli era parso di avere trent'anni di meno. Il MiG-21 era il primo aereo da combattimento da lui pilotato.
Il colonnello cerc di ricordare le parole esatte dell'ultimo discorso di Kim, tenuto dal giovane coreano accanto a uno degli aerei. Siamo certi di poter resistere a un attacco e di poter efficacemente restituire il colpo. Basi come questa sono sparse per l'intero territorio della repubblica popolare e rendono impossibile un'aggressione.
Borodin riflett. Kim Jong-Il aveva aggiunto dell'altro: qualcosa di ancor pi altisonante, e forse di pericoloso. Quattro basi come questa sono state recentemente ultimate presso l'attuale zona smilitarizzata. Da esse partir la nostra spinta finale per la liberazione del Sud. Gli uomini sono ben addestrati e possono usare i nostri armamenti con il massimo di efficacia.
A Borodin quelle parole non erano piaciute affatto. "Spinta finale per la liberazione del Sud." In qualsiasi altro momento avrebbe alzato le spalle e l'avrebbe giudicata una delle solite frasi propagandistiche, ma il tono deciso di Kim gli aveva fatto venire i brividi. Era il caso di riferire quelle parole, richiamando su di esse l'attenzione di Mosca?
Forse no. "Sei stanco, Sergei Ivanovic" si disse. "Lavori troppo di fantasia. Parla solo di quel che conosci, di aerei da combattimento, e lascia le altre interpretazioni ai diplomatici."
Terminato il discorso, Kim aveva rivolto un cenno a un colonnello dell'aviazione nordcoreana, che si era limitato ad alzare il pugno chiuso.
Dall'alto era giunto il suono di una sirena, e Borodin aveva sentito un tuffo al cuore. Aveva faticato a resistere all'impulso di lanciarsi verso un aereo: i vecchi riflessi, risalenti all'epoca in cui faceva parte della difesa aerea, Voyska PVO, erano ancora vivi. Invece, aveva osservato gli uomini che arrivavano di corsa dai corridoi, e ne aveva seguito uno in particolare, che indossava la tuta di volo.
Il pilota nordcoreano era balzato a bordo come una gazzella, mentre alcuni meccanici eseguivano gli ultimi controlli. Poi aveva acceso il motore, e, nello stesso istante, dal soffitto, erano entrati in azione i grandi ventilatori. Comunque, gran parte dei fumi di scarico era finita dentro una manica a vento, posta dietro l'aereo. Un'altra galleria scavata nella roccia, si era detto Borodin. Madre di Dio, quei nordcoreani erano peggio delle talpe.
Mentre il primo aereo si muoveva verso le grandi porte dell'hangar, un colonnello nordcoreano aveva indicato in silenzio il grande orologio posto su una parete. Ovviamente doveva essere scattato quando era suonato l'allarme, e ora indicava due minuti e mezzo. Anche considerando che i sistemi e i controlli del MiG-21 erano molto semplici, si trattava di un ottimo tempo, pienamente entro i margini previsti dalle norme di addestramento sovietiche.
Le porte di uscita, per, erano ancora chiuse. Per un momento, Borodin si era chiesto se l'aereo fosse destinato a schiantarsi contro i battenti di acciaio, ma quando la ruota anteriore del MiG aveva sfiorato una riga gialla tracciata sul pavimento, si era levato di nuovo il suono delle sirene e le porte dell'hangar si erano aperte: tonnellate di metallo che si erano mosse nel giro di pochi secondi. L'aereo era sfrecciato via, seguito immediatamente dai compagni, finch l'intero stormo non si era allontanato. Tempo richiesto: nove minuti e quindici secondi.
Un tempo eccellente, pens Borodin. Anche ammettendo che gli avessero mostrato i migliori piloti e le migliori squadre di meccanici, era chiaro che le esercitazioni settimanali dei nordcoreani davano buoni frutti.
Il colonnello annu tra s. Mettendo insieme i piloti da lui visti, i MiG-23 gi presenti in altre basi nordcoreane, e gli aerei ancor pi moderni che presto sarebbero giunti dall'Unione Sovietica, si veniva ad avere un'aviazione davvero impressionante. Una forza aerea capace di affrontare qualsiasi missione.
Gli torn in mente l'aria di sfida di Kim Jong-Il. Liberazione finale aveva detto, e forse parlava sul serio. Che cosa aveva detto il generale Petrov a proposito del nordcoreani? Che Pyongyang era quasi caduta nella rete dell'Unione Sovietica. Borodin cominciava a chiedersi se non fosse vero il contrario.
5
 Voli notturni
9 settembre. Base aerea di Kunsan, Corea del Sud
Accanto alla porta degli uffici della squadriglia, il capitano Tony Christopher dell'aviazione statunitense fissava il sole al tramonto, dietro le piste di volo. In una mano teneva il casco e la maschera a ossigeno, nell'altra lo spesso fascio di carte - piano di volo, descrizione del bersaglio, cartine, codici - relativo alla missione dell'F-16, e si chiedeva dove diavolo fosse finito il suo compagno di volo.
All'improvviso si sent afferrare per le spalle. Trasal lievemente, ma riusc a dire con calma: - Ciao, Hooter.
- Merda, Saint, mi togli tutto il divertimento. Te l'ho fatto ieri, e sei saltato come un grillo. - Il suo compagno di volo, il tenente John Gresham detto "Hooter", si port al suo fianco.
- Le poche energie che mi restano, mi servono per la missione. Tu hai il 494.
- Lo so - fece Hooter. - Il tuo fidato supervisore dei voli di addestramento ne era gi informato. - Tutti i piloti della 35a avevano un'altra attivit, oltre alle ore di volo. Ciascuno di loro svolgeva parte del lavoro amministrativo necessario per l'efficienza della squadriglia e Hooter doveva controllare che i compagni rispettassero i rigorosi programmi d'addestramento previsti dai regolamenti.
- A proposito - disse, schioccando le dita. - Detto in veste ufficiale, per quando vuoi fissare il tuo prossimo volo in tenuta da guerra chimica?
Tony si lasci sfuggire un gemito. - Sent, Hooter. Dammi un po' di respiro. Ne ho fatto uno due mesi fa!
- Non male, come scusa, ma non attacca. Sai meglio di me che il primo luglio  iniziato il nuovo periodo. E ogni sei mesi dobbiamo mettere una crocetta su quel quadratino.
Non c'era pilota che non odiasse l'addestramento per la guerra chimica. Volare con l'ingombrante tuta protettiva era come lottare con una piovra all'interno di un bagno turco.
- Va bene, va bene. Ma non possiamo attendere che faccia pi fresco? Adesso dobbiamo pensare alla missione di oggi!
- Come vuoi.
Era una missione di attacco notturno, e anche se l'F-16 era perfettamente in grado di volare e di combattere di notte, non aveva i complessi sistemi di rilevamento che sono installati su altri aerei appositamente progettati per il volo notturno. Per avvistare il bersaglio, Tony e Hooter avrebbero dovuto agire di concerto: un aeroplano avrebbe lanciato i razzi illuminanti, mentre l'altro avrebbe colpito il bersaglio. Semplice, in teoria, ma occorreva tener presente che volavano a quattrocento nodi e cos vicino al terreno che bastava un sussulto per trasformare l'F-16 e il suo addestratissimo pilota in una palla di fuoco.
Occorreva essere perfettamente affiatati, per volare e per combattere. Con la coda dell'occhio, Tony studi il suo compagno di volo. Anche se due persone indossano gli stessi vestiti, fanno lo stesso lavoro, parlano delle stesse cose, non perdono certo la loro individualit. Anzi, le differenze risaltano ancor di pi. E c'erano delle enormi differenze tra loro. Pareva che qualcuno, nell'ufficio del personale, avesse deciso di fare un esperimento: combinare tra loro gli opposti.
Tony era il pi posato dei due. Non  mai esistito un pilota da combattimento che fosse un introverso, ma i suoi movimenti controllati e la sua laconicit erano in netto contrasto con l'effervescenza di Hooter. Chiunque li osservasse notava che il compagno di volo di Tony era sempre in movimento, come se la sua energia fosse incontenibile.
Lui aveva molta pi esperienza di Hooter, e questa forse era una delle ragioni della diversit tra i due. Dopo l'accademia, Tony era subito passato a pilotare gli F-16. Poi, dopo un primo periodo, era andato alla Scuola di guerra presso la base di Nellis nel Nevada. Diversamente dal corso di applicazione di Red Flag, dove s'insegna solo il combattimento aereo, la Scuola di guerra insegna a usare nel modo pi efficace tutto l'armamento di bordo: solo i migliori piloti vi sono ammessi.
Coloro che superano il corso insegnano poi ai compagni come impiegare la potenza di fuoco del Falcon contro ogni genere di bersaglio. Inoltre, il corso apre la strada verso i gradi superiori e gli incarichi di maggiore responsabilit.
Dopo il corso, Tony aveva continuato a documentarsi su tutto, sia per essere aggiornato, sia perch era convinto che quel genere di competenza venisse sempre utile, prima o poi. Era il massimo esperto della squadriglia, e forse dell'intero stormo, su come distruggere un bersaglio. Era in Corea dall'inizio dell'anno.
Viceversa, Hooter era alla prima missione, fresco del corso ufficiali, ed era in Corea da pochi mesi. Giorno per giorno stava ancora scoprendo le virt e i difetti del Falcon. Ogni volo era un'avventura, un'esperienza memorabile.
Tony accettava di buon grado le battute e gli scherzi di Hooter, perch sapeva che il compagno dedicava la stessa energia anche al volo e al lavoro che svolgeva a terra.
E al tempo libero. Tra i due c'erano pochi anni di differenza, ma a volte Tony faticava a stare dietro all'amico.
Per quanto riguardava il volo, Tony conosceva i propri limiti, anche se non li avrebbe mai ammessi. Era un ottimo pilota, ma non era certo il miglior pilota esistente. Piuttosto, il suo modo di volare era frutto di studio e di calcolo: analizzare le manovre dell'avversario, prevedere le sue mosse e spingerlo nel punto da lui scelto. Lo aveva detto lo stesso Hooter, parlando di Tony al circolo ufficiali, una volta che lo credeva lontano. Non dico che il Saint sia il miglior pilota del mondo si era lasciato scappare il suo compagno di volo, dopo una monumentale bevuta ma ha un volo maledettamente tattico.
Hooter, invece, pilotava per istinto e aveva un talento naturale per colpire il bersaglio, ma gli mancavano l'esperienza e, a volte, anche il giudizio. Di solito, grazie all'abilit e al suo piglio aggressivo, riusciva a uscire elegantemente dal pericolo, ma per Tony "di solito non era sufficiente, e teneva in allenamento il compagno per fargli capire la differenza tra un "rischio accettabile" e una "dannata idiozia". Comunque, ormai volavano insieme da mesi e Tony doveva ammettere che formavano una coppia maledettamente buona. In aria, la loro personalit cos diversa, il loro modo di volare cos diverso, si combinavano per dare una somma imbattibile.
Erano diversi anche sotto l'aspetto fisico. Hooter era dieci centimetri pi basso, e dieci centimetri, nell'abitacolo di un aereo da caccia, sono tanti. (Era una fortuna, dato che non riusciva a stare fermo.) Tony sorrise: in quello stesso momento, mentre aspettavano la jeep che doveva portarli agli hangar, Hooter continuava a spostare il suo peso da un piede all'altro.
Interruppe le sue riflessioni all'arrivo della jeep. Hooter era gi balzato sulla vettura e gli gridava allegramente: - Ehi, Saint, datti una mossa. Pap questa sera ci lascia uscire!
Tony gli sorrise e si accomod a sua volta.
I loro aerei - 492 e 494 - erano negli hangar G e H: grandi arcate di cemento armato, capaci di resistere anche a una bomba da 250 chilogrammi. Le porte corazzate anteriore e posteriore erano molto spesse, ma perfettamente equilibrate: all'occorrenza, si potevano aprire anche a mano. Inoltre s chiudevano ermeticamente come protezione dai gas velenosi.
All'interno dell'hangar G, il capo meccanico Baines stava gi aspettando Tony. Il sergente Baines si occupava esclusivamente del 492. Il pilota di quell'aereo cambiava di volta in volta, ma Baines era sempre il suo capo meccanico: per lui, il 492 era il suo aereo, e i piloti lo prendevano semplicemente in prestito per farci un giro.
L'hangar sarebbe stato in grado di accogliere comodamente un bimotore F-15 e anche aerei pi grandi: l'F-16, dentro tutto quello spazio, sembrava piccolo e smarrito. A terra, tutt'attorno, c'erano le attrezzature occorrenti perch s levasse in volo: scaletta, carrello d'avviamento, estintore.
Tony cominci a eseguire i controlli di volo. Non che dubitasse dei meccanici, ma anche Baines era un uomo come tutti gli altri. I piloti dei jet possono fare un solo errore, e Tony non intendeva provarci. Alcuni piloti amavano mostrare ai meccanici quanto si fidassero di loro, e l'unica cosa che controllavano era il numero dipinto sul fianco, per essere certi di non avere sbagliato aereo. Una volta, sapeva Tony, Baines e i suoi scagnozzi avevano deciso di fare uno scherzo a un pilota, e avevano parcheggiato nell'hangar un aereo senza motore. Lo sprovveduto se n'era reso conto soltanto dopo avere cercato di avviare la turbina per la terza volta.
Per prima cosa, Tony controll il carico. Il serbatoio ausiliario da 1200 litri. Poi gli immancabili Sidewinder, in fondo alle ali. La missione che lo attendeva era del tipo aria-terra, ma occorreva tenersi sempre pronti per uno scontro aria-aria. E alle guide si poteva agganciare solo quel tipo di missili. Poi, nella fusoliera, il contenitore di sinistra dove si trovavano i razzi illuminanti e quello di destra con le bombe da esercitazione, che pesavano una decina di chili ciascuna e avevano una piccola carica di polvere nera: quanto bastava perch si vedesse l'esplosione. Petardi, al confronto dei mostri da 1000 kg che l'F-16 portava in una vera missione di attacco. Infine il cannoncino, che era carico: proiettili da 20 mm per i passaggi di mitragliamento che concludevano la missione.
Poi controll che dalle bombe e dai razzi fosse stata tolta la sicura. In caso contrario, n le une n gli altri si sarebbero mossi, una volta premuto il pulsante di sgancio. Tony fece il giro dell'aereo, controllando ancora i portelli, i bocchettoni, lo scarico, come aveva gi fatto mille volte. Infine si ferm accanto alla scaletta e firm il documento di volo che Baines gli porgeva. Da quel momento in poi, l'aereo era suo, finch non avesse di nuovo toccato terra.
Sal a bordo e si leg al sedile. Se avesse dovuto azionare le cariche di espulsione, le cinghie avrebbero fatto in modo che non si staccasse dalla poltroncina. Inser il tubo dell'ossigeno, il tubo della tuta a pressione, il cavo del microfono. Poi guard l'ora: 19,55. Non male; cinque minuti all'accensione del motore, e gli rimaneva soltanto da mettere in funzione il SIN, la bussola inerziale.
Fece scattare l'interruttore principale e avvi il sistema inerziale di navigazione. Ai giroscopi occorrevano tre minuti per prendere velocit: pi del tempo necessario per avviare il motore. Intanto esegu gli altri controlli degli strumenti del cruscotto e, una volta terminato, chiam sulla frequenza di terra il suo compagno di volo. - Hooter, sei pronto?
- Ricevuto. Quando vuoi, Saint.
Da quel momento in poi, avrebbero usato soltanto i loro soprannomi: erano pi facili da ricordare che sequenze come "Echo Zulu Tre" ed erano pi sicuri che "John" o "Tony". Su una data frequenza ci poteva essere pi di un pilota chiamato John, ma nel loro stormo non c'erano n due Hooter n due Saint: l'avevano controllato sugli elenchi dei codici di volo.
Tony guard di nuovo l'orologio: le 20,00. - Andiamo - disse, e nello stesso tempo rivolse un cenno a Baines, il quale apr le porte dell'hangar. Tony premette il pulsante dell'avviamento e ascolt il suono emesso dalla turbina. Prima un ronzio simile a quello di un aspirapolvere, poi - quando port il motore a due terzi della potenza - una bassa vibrazione che faceva tremare le ossa. Quanto bastava per muovere l'aereo.
Sulla frequenza di terra, Tony chiam: - Volo Bluejay sull'anello nord, pronto a portarsi sulla pista di decollo.
Dal casco gli giunse la risposta: - Bluejay potete rullare.
Ora poteva togliere il freno. L'aereo usc dall'hangar.
Alla sinistra di Toby, anche Hooter stava uscendo in quel momento. Tony pass alla frequenza della torre. - Volo Bluejay in pista di rullaggio.
- Ricevuto. Bluejay, siete il terzo in ordine di decollo. Vento uno cinque zero ore dieci.
Rullando affiancati, i due F-16 raggiunsero l'anello nord e si diressero a destra. Gli hangar della 35a sorgevano accanto a una pista di rullaggio circolare larga come un'autostrada a doppia corsia, chiamata "anello nord". L'80a aveva un analogo "anello sud".
Nell'avvicinarsi alla pista di decollo, videro levarsi in volo una coppia di aerei da caccia come la loro. Giunti alla pista, scorsero un aereo da trasporto C-141 che attendeva di partire. La torre gli diede via libera e il C-141 cominci a prendere la rincorsa.
Tony si mise di nuovo in contatto con i controllori di volo. - Torre. Volo Bluejay primo in lista di decollo.
- Ricevuto, Bluejay. Attendete, siete i prossimi.
Lo Starlifter si stacc dalla pista e s'innalz faticosamente nel cielo. Dall'auricolare, Tony ud di nuovo la voce del controllore di volo:
- Bluejay avete il permesso di decollare.
Tony disse: - Chiedo permesso di decollo da combattimento. Un breve silenzio. Poi: - Permesso accordato. Hooter era rimasto in ascolto per tutto il tempo; non appena avuto il permesso, entrambi raggiunsero l'estremit della pista.
Tony si volt verso il suo compagno di volo e gli rivolse un cenno:
- Andiamo.
Entrambi spinsero la leva dell'alimentazione: prima al cento per cento della potenza nominale, poi azionarono il postbruciatore. L'accelerazione li fece affondare nel sedile; gli aerei si avviarono lungo la pista.
I due F-16 raggiunsero presto la velocit di decollo, circa cento nodi. Tony rimase sulla pista ancora per qualche secondo, fino a raggiungere i 150. A quel punto disse: - Abbassare i flaps.
S'innalz nel cielo e, guardando dietro di s, vide che Hooter gli veniva dietro. Ritirato il carrello e sollevati gli alettoni, erano gi a una quota di 150 metri e si trovavano alla fine della pista.
- Ora - disse Tony, e riport l'alimentazione al flusso di crociera, spegnendo il postbruciatore. Sent che il ruggito del motore si abbassava nettamente di volume; effettu una brusca virata a sinistra e, cos facendo, schiacci il pulsante che sganciava una fila di piccoli razzi illuminanti. Hooter lo imit.
Virare, spegnere il postbruciatore e lanciare razzi illuminanti era sufficiente a confondere un eventuale missile con guida a infrarossi lanciato dal nemico. I piloti eseguivano spesso il decollo da combattimento perch talvolta il nemico "simulato" era risultato vero: guastatori nordcoreani sbarcati sulla spiaggia con missili SA-7.
Lasciato l'aeroporto senza essere stati colpiti, salirono a 1500 metri e fecero rotta a sudest. Il bersaglio era a soli quindici minuti di volo: non valeva la pena di salire a una quota superiore, che avrebbe permesso di risparmiare carburante. Il sole era tramontato, il terreno si stava raffreddando, non c'erano correnti d'aria ascensionali.
Tony cominci a rilassarsi. Laggi, diversamente da quanto succedeva negli Stati Uniti e in Europa, non c'erano restrizioni sulla quota di volo. Nessuno si lamentava, quando un aereo supersonico volava poco al di sopra della cima degli alberi. Il nemico era troppo vicino.
Quando si avvicinarono al bersaglio, Tony fece oscillare leggermente le ali per segnalare a Hooter e inser sull'HUD - lo "schermo a testa alta" - l'opzione aria-terra. Arm le bombe da esercitazione e scese a una quota di 150 metri: la minima quota permessa in tempo di pace a un volo notturno. In guerra si volava alla quota pi bassa che era concessa dalle condizioni di visibilit e da quelle del terreno: trenta metri, o meno di trenta metri. Da quel momento in poi, avrebbero adottato le regole di guerra.
Il bersaglio era collocato in una piccola radura, cui si giungeva da alcune valli orientate da nord a sud. I due F-16 ne imboccarono una, perch i fianchi della valle li avrebbero nascosti ai radar nemici (che in quel momento non c'erano, ma che ci sarebbero stati certamente se si fosse trattato di una vera missione).
Il primo attacco spettava a Hooter. Tony fece di nuovo oscillare le ali: gli aerei accelerarono e cambiarono formazione. Hooter lasci che il compagno gli passasse davanti. Tony attiv l'indicatore "Razzi illuminanti" sul suo pannello delle armi.
Con un forte urlo, a quattrocento nodi, i due jet si precipitarono verso la pianura. Giunto alla fine della valle, Tony fece impennare l'aereo e premette il pulsante di sgancio. Dietro di lui, un razzo illuminante da un milione di candele inond la spianata di bianca luce al magnesio. Pensando a tutta l'attenzione che si sarebbe concentrata su di lui se il nemico fosse stato presente, Tony diede inizio alle manovre evasive, lanciando una nuvola di pezzi di stagnola e una serie di piccoli razzi illuminanti per distrarre eventuali missili in volo verso di lui. A causa delle brusche manovre era continuamente spinto contro il sedile e poi ne era allontanato. Se non ci fossero state le cinghie, avrebbe battuto la testa contro il tettuccio.
Anche Hooter segu Tony, ma solo finch non avvist il bersaglio: una macchia di vernice sul terreno, larga dieci metri. Allo scopo di perdere quota, scese brevemente in picchiata. Poi, nel raddrizzare l'aereo, schiacci l'interruttore da "battaglia", che agganciava alla posizione del bersaglio il computer delle armi di bordo. L'HUD si trasform in una serie di linee convergenti e di cifre che indicavano la distanza. Assicuratosi che il bersaglio fosse agganciato correttamente, port l'alimentazione a pieno regime. La velocit sal a cinquecento nodi.
La luce del razzo illuminante cominciava a svanire; le ombre tornavano ad avvicinarsi al bersaglio. Ai fianchi dell'aereo, il terreno scorreva troppo velocemente perch si distinguessero i particolari; Hooter dedicava tutta la sua attenzione a mantenere l'esatto allineamento fra l'aereo e le linee di mira dell'HUD. Nell'angolo lampeggi la parola SGANCIARE; Hooter schiacci il pulsante e nello stesso tempo spost bruscamente a destra la cloche. Tese i muscoli ed emise un sordo brontolio, perch il suo peso era all'improvviso aumentato di cinque volte. La bomba da addestramento si stacc dall'aereo, letteralmente scagliata verso il bersaglio, mentre l'aereo stava gi virando.
Entrambi gli F-16 si diressero a sud, verso il punto d'incontro convenuto. Hooter si mise in contatto radio con il compagno. - Ottimo tempo, Saint, con il razzo illuminante. Un istante prima, e non sarei riuscito ad agganciarmi.
Tony cerc di scorgere sullo sfondo della notte l'aereo dell'amico. - Mi pare che tu abbia fatto un buon lancio, Hooter.  il mio turno, adesso. Controlla bene la distanza, durante l'avvicinamento.
Invertiti i ruoli, si prepararono per un'altra incursione sul bersaglio. In tempo di guerra, un secondo passaggio su un nemico ormai in allarme era un ottimo modo per perdere un aeroplano. Ma il loro era un volo di addestramento; gli F-16 portavano bombe sufficienti per tre missioni.
Al suo primo passaggio, Tony colp perfettamente il bersaglio, ma Hooter non effettu nel modo corretto le manovre evasive. Invertirono nuovamente i ruoli e Tony disse a John di osservare la sua manovra, mentre virava. Nel corso del passaggio successivo, il razzo illuminante di Hooter non si accese: dovettero lasciare la zona del bersaglio e riprendere la formazione iniziale. Nel dirigersi a sud per l'ultimo passaggio di Hooter sull'ormai sfruttatissima macchia di vernice, Tony cerc invano una posizione pi comoda sulla poltroncina. Cominciava a sentirsi stanco, ma la missione non era ancora terminata. Aggrott la fronte e si concentr sul bersaglio.
Quando s'impenn e sganci il razzo illuminante, gli giunse un beep-beep-beep dall'auricolare. Abbass l'occhio sullo schermo del cruscotto, poi effettu una virata a sinistra, a sei gravit. Nello stesso tempo chiam il compagno: - Hooter! Sospendi il lancio e raggiungimi. Aerei in avvicinamento.
La maschera gli schiacci il viso; tese i muscoli per resistere all'accelerazione.
Hooter rispose, in tono eccitato: - Ricevuto. Vengo dietro di te, alla tua destra.
Mentre la voce del compagno di volo gli echeggiava ancora nell'elmetto, Tony schiacci un pulsante sulla cloche. Lo schermo radar gli mostr lo spazio aereo e nell'angolo in basso a sinistra comparve la scritta CANNONCINO. Bombe e Sidewinder erano solo versioni da addestramento, ma i proiettili da 20 mm del suo cannoncino M61 erano carichi. Quando si premeva il pulsante del combattimento corpo a corpo, il computer di bordo sceglieva automaticamente l'opzione cannoncino.
Mentre l'aereo virava, il radar intercett due contatti a trentacinque chilometri. L'identificazione IFF era positiva: due aerei amici. Tony sorrise e spense il radar per non rivelare la propria posizione.
Rallentando perch Hooter potesse raggiungerlo, si guard alle spalle. Il suo compagno stava ancora accelerando per portarsi in coda, a un chilometro e mezzo da lui. - Hooter, sono amici. Metti la sicura alle armi; divertiamoci un poco.
- Siluri fotonici armati, capitano.
Tony non gli diede corda. - Provo con un nove-elle. Poi saliamo in verticale. - Cos dicendo, inizi la manovra per far abbassare l'aeroplano, perch a bassa quota era pi difficile rilevarlo. Hooter lo imit.
- Ricevuto. Lo spettacolo ha inizio.
La distanza si era ridotta a quindici chilometri. Nel cielo notturno non si scorgeva nulla. Tony accese nuovamente il radar; sul suo HUD comparve un nuovo cerchietto, che indicava la posizione degli aerei in avvicinamento a cinquecento nodi. Con un piccolo comando, spost l'HUD a sinistra, fuori della linea di volo. Sarebbe stato difficile colpire il bersaglio, ma Tony era l'esperto di armi dell'intera squadriglia, e aveva il compito di insegnare agli altri.
All'improvviso, attorno al cerchio, comparve un piccolo riquadro: il radar aveva agganciato il primo aereo dell'altra squadra. Tony scelse l'AIM-9L Sidewinder in cima all'ala di sinistra ed ebbe la soddisfazione di sentire in cuffia un ronzio. Il sensore a infrarossi del missile era allineato sul bersaglio: ora glielo riferiva con un segnale acustico. Sull'HUD comparve la scritta FUOCO; Tony schiacci il pulsante.
Era un missile da addestramento, senza testata esplosiva e senza motore: non si stacc dall'aereo. Ma se fosse stato un vero missile, il bersaglio sarebbe stato messo fuori combattimento. Tony sorrise. Come prova, al ritorno dalla missione, la registrazione video avrebbe mostrato tutti i dati dell'HUD.
Adesso i due aerei in avvicinamento erano pienamente visibili: correvano verso di lui sullo sfondo delle stelle.
Tony trasmise sulla frequenza dello stormo: - A capo Falcon diretto a sud sulla catena Alpha, qui Bluejay Uno. Ti abbiamo beccato. - Sul circuito era pienamente udibile il ronzio del missile.
Non ci fu risposta, ma i due aerei virarono verso di loro. Tony se ne accorse e trasmise: - Bruciatore. - Diede il massimo di alimentazione e, quando ud il ruggito della turbina, tir indietro la cloche.
L'F-16 Falcon  uno dei pi agili aerei del mondo. Tra le sue virt c' anche un motore che eroga una spinta superiore al peso dell'aereo. Questo significa che pu fare molte cose interessanti, come accelerare mentre sale in verticale.
Tony super rapidamente la quota a cui si trovavano gli avversari, ancora intenti a virare. Esegu mentalmente un breve calcolo e fece ruotare leggermente su se stesso l'aereo, per essere "di fronte" agli avversari, che adesso erano sotto di lui. Hooter gli rimase accanto come se fosse stato incollato alla sua ala.
L'aereo era giunto al culmine del suo "giro della morte": Tony scorse un orizzonte scuro, il terreno, alzarsi alle sue spalle. Cerc rapidamente "sopra" di s e vide due puntini luminosi: anche gli F-16 nemici avevano acceso il bruciatore, ma era troppo tardi. Non avevano ancora finito di virare.
Tuffandosi alla massima accelerazione, inser il comando del cannoncino. Mentre la configurazione del radar passava a quella del corpo a corpo, trasmise: - Hooter, scendo a colpire il primo aereo. - Per dargli il segnale di Ricevuto, il compagno accese e spense due volte il microfono.
Il radar agganci subito il bersaglio; Tony corresse leggermente la rotta per centrarlo con precisione nel reticolo. Cont mentalmente "una patata, due patate" per dare tempo ai giroscopi di stabilizzarsi dopo quelle manovre. Comparve di nuovo la scritta FUOCO, e Tony schiacci il grilletto. - Capo Falcon, qui Bluejay Uno. Sei morto.
In cuffia, gli giunse la voce eccitata di Hooter: - Bellissimo, Saint. Potremmo organizzare una visione pubblica della cassetta.
Senza una parola, i due aerei "nemici" presero quota e si allontanarono per destinazioni sconosciute, mentre i Bluejay ritornavano alla base. L'uso del postbruciatore aveva severamente intaccato la loro scorta di carburante.
- Saint, chi potevano essere? Nella nostra area non erano previsti altri Falcon, questa notte.
- Probabilmente qualche pilota dell'80a che aveva l'incarico di coglierci di sorpresa. Si diceva che il comandante dello stormo avesse intenzione di fare questo genere di controlli.
Hooter rise. - Be', se  sempre cos, possono sorprenderci quando vogliono.
- No. Potevano essere veri nemici. Grazie a Dio, le bombe che abbiamo sganciato sono sufficienti a riempire la casella. Se ci avessero interrotto prima, avremmo dovuto ripetere la missione.
- Gi, e in tal caso avresti tolto la sicura al cannoncino.
Dieci minuti pi tardi erano di nuovo alla base, e bastarono cinque minuti di rullaggio per rientrare nell'hangar. Nell'uscire dall'abitacolo, Tony aveva l'impressione di esserci rimasto per un anno intero. Le accelerazioni da cinque a sette gravit portano via tutte le energie. Erano le 21,30, e lui e Hooter dovevano perdere un'altra ora ad analizzare la loro operazione, prima di poter dormire. Ma c'erano anche due poveri bastardi dell'80a che sarebbero andati a letto tardi, e che non si sarebbero affatto divertiti a studiare il video della missione.
6
 Un benvenuto alquanto dubbio
14 settembre. Aeroporto internazionale di Kimpo, Corea del Sud
Il sottotenente Kevin Little era seriamente preoccupato. Quel giorno, infatti - il suo primo giorno di servizio attivo in Corea - niente, assolutamente niente, era andato per il giusto verso.
A cominciare dal suo volo per l'aeroporto di Kimpo, quella mattina. A Seattle, le cattive condizioni atmosferiche gli avevano impedito di arrivare ad Anchorage per salire sul suo vettore delle linee aeree coreane, e lui aveva dovuto aspettare il volo seguente. Il viaggio di quattordici ore, attentamente programmato, si era trasformato in ventiquattr'ore di incubo. Questo sarebbe gi stato abbastanza brutto. Ma non era riuscito a mettersi in contatto con l'ufficio movimento del battaglione di Campo Howze, per far sapere che sarebbe arrivato in ritardo.
Di conseguenza, adesso che era finalmente arrivato a Kimpo, l'auto che doveva portarlo al battaglione se n'era andata da tempo. E all'aeroporto il capitano dell'Ottava armata che si occupava dei trasporti a terra gli stava facendo capire che in Corea la simpatia era una merce rara.
- Ascolti, sottotenente Vattelapesca, non me ne frega un cazzo, se ha perso l'auto.  appena terminato un allarme di sei giorni, e ho altro da fare che cercare macchina e autista per tutti i cambi di prima nomina, piagnucolosi e disperati, che si aggirano per la Corea. Ad esempio, devo dormire. Chiaro? - Il capitano parlava a bassa voce, ma Kevin era sicuro che tutti gli scritturali e i soldati semplici della stanza non si perdevano una parola.
E allora? Gli torn in mente il suo primo giorno, al corso di addestramento. Alla domanda del capitano era permesso rispondere in un modo solo.
Kevin si mise sull'attenti. - Sissignore. - Not che, per chiss quale motivo, il capitano arrossiva e prosegu, in fretta: - Allora, il signor capitano potrebbe indicarmi dove trovare un taxi o un autobus?
- Oh, Cristo, giovanotto... - L'uomo pi anziano si sforz di non ridere. - Non sa che gli americani, ora come ora, sono visti molto male da queste parti? Potrebbe trovare un taxi, ma finirebbe a Pusan, all'altro capo del paese, anzich a Campo Howze.
Si volt verso un sergente, fermo a un paio di metri di distanza, e rugg: - Fergie! Guarda se possiamo aiutare questo agnellino smarrito! Oggi ci tocca fare le bambinaie.
Torn a guardare Kevin. - Non s aspetti niente di lussuoso. Il generale McLaren, che  il grande capo qui in Corea, non vuole che i suoi ufficiali perdano tempo a farsi scarrozzare in giro come altrettanti potentati stranieri. - Pronunciato dal capitano con una forte inflessione dell'Alabama, il termine "potentati" venne quasi a sembrare una parola oscena.
Il capitano sbadigli. - Lei  fortunato, tenente: mi ha trovato in un momento in cui mi sentivo particolarmente misericordioso. Ora che ho affidato il suo caso alle abili mani del sergente Ferguson, ho fatto tutto quel che potevo. - Sbadigli di nuovo. - Chiedo scusa, ma ho vari importanti documenti da esaminare. - Detto questo, entr nel suo ufficio e chiuse la porta.
Il sergente Ferguson (un ometto magro e sparuto) indic a Kevin una sedia. - Meglio sedersi, tenente. Pu darsi che ci voglia del tempo. Quest'oggi non c' molta roba per la Zona. Ma qualcosa dovrei trovarlo. - Cominci a sfogliare un'alta pila di carte, su una scrivania.
Kevin si accomod sulla seggiola. Cristo, che fregatura. Bloccato in Corea, alla merc dei passacarte dell'esercito. Il suo nuovo comandante di battaglione doveva gi averlo dato per ASP: assente senza permesso. Gi si vedeva a scrivere ai genitori: "Cari pap e mamma, torno questa sera dalla Corea. Indirizzate la corrispondenza a Leavenworth, presso la prigione militare". Appoggi tristemente la testa al divisorio tra i due uffici e drizz di scatto la schiena.
Dall'altra parte, il capitano russava.
Lungo l'Autostrada 3, Corea del Sud
Due ore pi tardi, Ferguson riusc a trovargli un passaggio; Kevin fin nella cabina di un camion dell'esercito che doveva raggiungere la zona smilitarizzata. Il cambiamento di fuso orario cominciava a farsi sentire; era stanco, anchilosato, gli girava la testa, e il guidatore del camion - un caporale dallo sguardo sfuggente - pareva divertirsi a svoltare a tutta velocit, a cambiare improvvisamente corsia e a far stridere gli ingranaggi in modo straziante quando innestava la marcia.
L'uomo non l'aveva neppure salutato, quando lui era salito sul camion all'aeroporto, e Kevin non sapeva come comportarsi: fargli rapporto per insolenza, o lasciar perdere? Forse in Corea non si prestava molta attenzione alla disciplina. Kevin non lo sapeva.
Per nascondere il disagio, guard fuori del finestrino. Si erano diretti a ovest, lungo il fiume Han, e poi avevano attraversato Seul per prendere infine la strada verso nord. E Seul, almeno, sembrava un posto interessante. Alti grattacieli moderni, ampie autostrade che sorgevano a fianco di delicati palazzi dal tetto rosso e di stradicciole strette e tortuose. E la citt era immensa: molto pi grande della stessa Seattle. Pass quasi un'ora, prima che si lasciassero alle spalle l'estesa periferia cittadina.
Anche la campagna era estremamente diversa da quella degli Stati Uniti che Kevin conosceva: verdi risaie coperte d'acqua, che si estendevano senza interruzione dalla carreggiata alle lontane catene di monti che correvano a fianco dell'autostrada. L'autocarro passava accanto a piccoli villaggi che parevano usciti dalle pagine del National Geographic: casette a un solo piano, pitturate di scuro, con il tetto ricurvo di colore arancione, verde, azzurro e turchese. Dall'autostrada si diramavano strette stradine di campagna chiuse tra due filari di alti pioppi o di salici che dondolavano lentamente. Kevin cominci a sentirsi meglio, finch non not l'odore. Fumo di carbonella, benzina a basso numero di ottani, umidit, mescolati a qualche indefinibile sostanza esotica.
Il caporale rise nel vedere che Kevin arricciava il naso.
- Se le pare strano,  per quella specie di condimento al napalm che chiamano kimchee. Lo ficcano dappertutto. Prenda un casino di peperoncini rossi, cavoli, cetrioli, ravanelli e altra roba, li schiacci e li faccia fermentare per dei mesi. Con il vento giusto, l'odore del kimchee  capace di arrivare fino a Honolulu... Ma adesso non  molto forte. Dovrebbe sentire il puzzo in luglio e agosto, quando il caldo davvero ti ammazza. - Fu l'ultima frase completa che Kevin gli sent dire per il resto del viaggio.
Campo Howze, presso Tongduch'on, Corea del Sud
Campo Howze era come tutti i campi dell'esercito. File di baracche bianche, magazzini, uffici, schierati ad angoli retti, con precisione militare. Ma c'era qualcosa di diverso, rispetto ai campi statunitensi che Kevin conosceva. Howze era circondato di filo spinato e sorgeva tra spianate libere di tiro; a fianco dell'ingresso principale c'erano due bunker mimetizzati. Una grande insegna spiegava: CAMPO HOWZE - qUARTIER GENERALE 1 BATTAGLIONE, 39 REGGIMENTO, 3a BRIGATA, 2a DIVISIONE FANTERIA.
L'autista si ferm davanti all'ingresso principale e rimase a guardare Kevin che prendeva il proprio bagaglio in fondo al camion. Poi, senza dire una parola, fece un'ampia curva e ritorn a ovest, verso l'autostrada.
Un sergente lasci la guardiola e si rec da Kevin. - Si presenta a rapporto, signore?
Kevin annu, frugandosi nella tasca della giacca per cercare i suoi documenti di viaggio. - L'aeroplano ha ritardato. Sarei dovuto arrivare la scorsa notte.
Il sergente diede un'occhiata alle sue carte. - S, signore. Ha ordine di presentarsi immediatamente a rapporto dal maggiore Donaldson, il vicecomandante.
Kevin abbass gli occhi sulle borse ai suoi piedi e pens che aveva bisogno di una doccia e di un rasoio per riassumere un aspetto e un odore umani.
Il sergente sorrise. - Credo che quell'ordine non vada preso esattamente alla lettera, tenente. Qui alla porta ci vorr almeno mezz'ora, per registrare il suo arrivo. Nel frattempo, l'accompagneremo al BOQ.
Il sergente grid a due soldati che li guardavano da dietro il cancello: - Malloy, Brunner! Muovete le chiappe fin qua, prendere i bagagli del tenente. - Torn a voltarsi verso Kevin. - Benvenuto a Campo Howze, signore.
Una rapida doccia al BOQ - quartiere ufficiali scapoli - lo fece sentire meglio, ma nel bussare alla porta del maggiore Donaldson sentiva ancora un malessere allo stomaco.
- Avanti.
Apr la porta, entr, raggiunse la scrivania di Donaldson e si mise sull'attenti. - A rapporto come ordinato, signore. - Maledizione, perch gli tremava la voce ogni volta che cercava di darsi un tono marziale?
Il maggiore Colin Donaldson (un uomo di bassa statura, dalla mascella quadrata) osserv attentamente Kevin per qualche momento, con la studiata indifferenza di un uomo che guarda il cavallo che forse, un giorno o l'altro, potrebbe venirgli la voglia di comprare. Kevin ebbe l'impressione di essere esaminato ai raggi X. Si chiese che cosa vedesse l'altro.
Sapeva di non essere molto alto: una statura media, non di pi. E anche se al corso ufficiali l'avevano tenuto in forma con le esercitazioni e le marce, aveva ereditato dal padre la tendenza a ingrassare, oltre ai capelli e agli occhi chiari. Il padre non aumentava di peso soltanto perch lavorava da mattina a sera nel loro ranch dello stato di Washington. I Little non avevano molta scelta, pens Kevin. O sfacchinare o mettere pancia.
Imbarazzato dall'esame di Donaldson, Kevin rimase impietrito sull'attenti, senza cedere alla tentazione di adocchiare le carte geografiche e i souvenir personali di cui era pieno l'ufficio del maggiore. Non era il momento di rivelare la propria curiosit. Anzi, una delle poche cose che aveva imparato al corso ufficiali era che c'era sempre da guadagnare a stare zitti. Glielo aveva insegnato una serie di istruttori sempre pi nervosi, in tre turni estivi di addestramento base e di corsi avanzati.
La curiosit, l'intelligenza e una certa sete di avventura: ecco perch Kevin non era a casa sua, a spingere mucche da una collinetta all'altra. Se fosse stato uguale ai suoi coetanei di Ellensburg, non avrebbe mai avuto il desiderio di andare al college. Senza questo desiderio non si sarebbe arruolato nell'esercito, che l'aveva mandato al college a proprie spese. E adesso i suoi obblighi verso lo zio Sam l'avevano fatto finire in quel campo, pochi chilometri a sud della zona smilitarizzata.
In parte, la cosa gli rodeva ancora. Nell'arruolarsi non aveva certo pensato di finire in Corea; l'ordine di presentarsi laggi era stato uno choc e uno smacco. Ma una parte di lui era eccitata: quel luogo era senza dubbio pi interessante di certi angoli dimenticati da Dio, nel Texas, nel Tennessee e nella Georgia, dove erano finiti molti suoi compagni di corso.
Dopo quella che gli parve un'eternit, il maggiore Donaldson si alz dalla sedia e si avvicin a lui, tendendogli la mano. - Riposo, tenente. Non ho intenzione di morderla.
Gli strinse la mano, gli indic una sedia, si sedette a sua volta sul bordo della scrivania.
Kevin, a quel punto, ritenne di dover spiegare i motivi del ritardo. - Signore, mi spiace di non essere arrivato in tempo, ma, vede, il mio aereo...
Donaldson lo interruppe. - Non se ne preoccupi, tenente. Non pretendiamo che i nostri ufficiali si facciano obbedire dal tempo, o dalle linee aeree. Questa mattina ci hanno telefonato dall'Ottava armata per informarci di quanto le  successo. - S'interruppe per un istante. - Ma non pensi che d'ora in poi siano tollerati altri ritardi. Mi aspetto che il suo plotone si muova quando dico "muoversi" e che salti quando le do l'ordine di saltare. Chiaro?
Kevin annu.
- Bene. - Donaldson prese un dossier e cominci a sfogliarlo. Non c'era molto da leggere.
- Vedo dalle sue note caratteristiche che conosce le lingue. Il coreano, mi auguro.
Kevin disse con amarezza: - No, signore. Ho studiato il tedesco... non mi aspettavo di... - Pens che era meglio non terminare la frase.
Donaldson lo guard, con aria chiaramente divertita. - Non si aspettava di finire in Corea, tenente?
- Be', no, signore. Avevo chiesto di essere assegnato al servizio informazioni, in Germania.
Donaldson scosse la testa. - Chiariamo la cosa. Lei ha studiato per anni il tedesco, e probabilmente si  documentato in modo approfondito sulla politica e sulla cultura della Germania. A quel punto si aspettava che l'esercito la mandasse laggi?
Il maggiore pos sul tavolo le sue note caratteristiche. - Benvenuto nel vero esercito, tenente Little. Le riveler un segreto che tutti conoscono. L'esercito si muove in maniera misteriosa. Non ci manda nel posto dove vogliamo andare, e neppure in quello pi adatto a noi. Ci manda nel primo posto dove occorre una persona.
All'improvviso, Donaldson si alz e si avvicin a una cartina della Corea del Sud. La colp varie volte con il dito. - E qui ne occorre una, tenente. Per caso, qui al campo ci manca un comandante di plotone. Questo sar dunque il suo lavoro per i prossimi dodici mesi. Capito, tenente?
Kevin ricord che il capitano dell'Ottava armata si era messo a ridere, nel vederlo salutare come un cadetto. Si limit ad annuire.
- Sissignore. Far del mio meglio.
Donaldson torn a sorridere. - Ne sono certo. Ora, lasci che le dica due parole sul suo lavoro. - Torn alla scrivania. - Le affido il Secondo plotone della Compagnia A. Sar sotto il capitano Matuchek, che  un ottimo ufficiale: se lei star al suo livello, vedr che far molta strada. E si terr lontano dai guai e dalla mia lista nera... che sono le due cose da evitare. - Porse a Kevin uno spesso dossier.
- Queste sono le note caratteristiche dei suoi uomini. Impari a conoscerli. Deve sapere di quali fidarsi, e quali tenere d'occhio. Ma, ricordi, quelle note sono solo fogli di carta. Non spiegano la situazione reale. Impari a conoscere gli uomini reali, non quelli sulla carta, e si trover a posto.
Kevin non sapeva che cosa rispondere; si limit ad alzare e ad abbassare la testa... come quei cagnolini di plastica, pens, che la gente attacca al cruscotto.
Poi sollev la testa nel sentirsi chiedere da Donaldson: - Ora, mi dica, chi  la persona che pu metterla in carreggiata, darle tutte le informazioni che le occorrono, e in generale assicurarsi che lei si comporti come un bravo tenente?
Sembrava una specie di test, ma abbastanza semplice. - Il capitano Matuchek, signore.
- No, no, tenente. Il capitano ha cose pi importanti da fare che badare a lei. No, l'uomo a cui dovr affidarsi  il suo sergente.  l'uomo che ha tutta l'esperienza, tutto l'interesse occorrenti per impedirle di commettere qualche fesseria. - Donaldson lo fiss. - E qui sta la sua fortuna. Il suo sergente. Pierce,  un ottimo soldato, uno dei migliori.  un uomo con una grande esperienza di combattimento. Due turni nel Vietnam. Perci, lei far meglio ad ascoltare attentamente i "suggerimenti" di Pierce. In uno scontro a fuoco potrebbero salvarle il plotone. E forse anche la pelle. - Il maggiore si alz.
- Bene, tenente, ho gi parlato fin troppo. - Guard l'orologio.
- Sono le undici e venticinque. I suoi uomini non torneranno dal poligono prima delle tre. Mangi qualcosa, studi il dossier, e poi vada a fare conoscenza con loro. Domande?
Kevin ne aveva una, ma non gli pareva il momento di informarsi sui passi necessari per ottenere il trasferimento. Scosse la testa, s'infil sotto il braccio il dossier e salut il suo superiore.
Donaldson gli restitu pigramente il saluto e abbass lo sguardo sui documenti che aveva sulla scrivania. Ma, mentre Kevin stava per raggiungere la porta, torn a parlare: - Ancora una cosa, tenente. Dimentichi le stronzate che le hanno insegnato al corso allievi ufficiali. Non l'aiuteranno un cazzo, nel trattare con i soldati veri.
Alloggi del 2 Plotone. Campo Howze
Oltre all'ufficiale comandante, un plotone della fanteria degli Usa  composto di quarantacinque uomini, e tutti e quarantacinque erano schierati in attesa di lui, quando Kevin Little entr nella costruzione che ospitava il Secondo plotone (Compagnia A, Primo battaglione, Trentanovesimo reggimento di fanteria).
Attenti! Un forte ruggito fece irrigidire i soldati e per poco non procur a Kevin un arresto cardiaco. Si era proposto di entrare con calma e di parlare al sergente prima di assumere il comando. Cancellare perci il piano A. Peccato che non avesse un piano B.
Un omone con i gradi di sergente fece un passo avanti e lo salut. - Benvenuto al Secondo plotone, signore. Sono il sergente Harry Pierce. - Pierce era pi alto di Kevin e probabilmente pesava venti chili pi di lui: tutti di muscoli. Aveva i capelli leggermente grigi, tagliati cos corti da risultare quasi invisibili.
Kevin sapeva di non poter restare fermo a bocca aperta come un idiota. - Grazie, sergente. Ah... - Cristo, cosa si aspettavano da lui, un discorso?
Pierce lo interruppe. - Vuole ispezionare il plotone, signore? - Dal tono di voce era chiaro che si trattava di uno dei "suggerimenti" di cui aveva parlato Donaldson, e Kevin gliene fu grato. Il sergente pareva fare del suo meglio per evitargli la figura dello stupido.
Kevin annu, cercando di comportarsi come se prendere il comando di un plotone fosse per lui cosa di tutti i giorni. - S, sergente, certo, lo desidero. -- Dio, che frase pomposa. Be', bastava seguire Pierce.
Il sergente lo condusse lungo la fila di soldati allineati accanto alle brande. Nomi e facce passarono cos rapidamente davanti a lui, che Kevin riusc a ricordarne a malapena uno su dieci. Soldato scelto Donnelly, il capo della Prima squadra caporale Kostowitz, soldato scelto Simpson, il suo addetto radio caporale Jones, il capo della Squadra armi pesanti caporale Ramos...
L'equipaggiamento pareva in ottime condizioni, anche se Kevin non avrebbe saputo distinguere un fucile perfettamente in ordine da uno che era stato semplicemente lucidato per l'ispezione. Ma il sergente, che certo conosceva il fatto suo, non si era annotato nessun nome: dunque, tutto doveva essere a posto.
Restava da ispezionare ancora una cosa; giunti alla fine della fila, Kevin si volt verso Pierce. - Vorrei dare un'occhiata anche agli APC, sergente. Sono parcheggiati al deposito?
Kevin sent che qualcuno del suo nuovo plotone rideva; o forse era un colpo di tosse. Arross. Che errore aveva fatto?
Pierce lanci un'occhiataccia in direzione dei suoi uomini e disse a bassa voce: - Non abbiamo trasporti truppe corazzati, tenente. I battaglioni della Seconda e della Terza brigata, qui in Corea, sono semplici forze appiedate. Abbiamo dei camion per portarci alla Zona, ma per tutto il resto si cammina, come ai vecchi tempi.
Oh, merda. L'aveva letto nel foglio di istruzioni che gli avevano dato negli Stati Uniti, ma in seguito se l'era dimenticato.
- Vero. Probabilmente,  per il fatto che dovremo combattere dai bunker e dalle altre fortificazioni della ZS... se ci sar da combattere. - Dio, che frase da vero soldato di professione.
Pierce lo fiss con calma. - S, signore.  una delle ragioni. Inoltre, quei veicoli non sono adatti ad attraversare le risaie e ad arrampicarsi su queste montagne cos ripide.
Kevin annu, come se Pierce avesse semplicemente confermato quel che lui gi sapeva. Aveva la sgradevole impressione, per, di non essere riuscito a ingannare nessuno, e meno di tutti il sergente.
Meglio uscire, prima di dare ulteriori prove della sua ignoranza. Si port le mani dietro la schiena. - Bene, sergente, il plotone mi sembra in ottime condizioni. Proseguite con l'ordine del giorno. Venga da me questa sera per fare il programma dei prossimi giorni.
Pierce gli rivolse il saluto. - S, signore. - Si gir verso i soldati, ancora fermi sull'attenti. - Avete sentito il tenente. Sapete cosa dovete fare. Muovetevi. - I soldati tornarono ai loro compiti: l'immagine di ordine e di unit svan in una frazione di secondo; il plotone divenne un gruppo di individui in movimento che per caso erano vestiti allo stesso modo.
Kevin si guard attorno, cercando di nascondere la propria insicurezza. Non era pronto a quel tipo di situazione. Il suo posto era a una scrivania, in qualche base tedesca, a valutare i rapporti del servizio informazioni provenienti da oltre cortina. La Corea non rientrava affatto nei suoi piani.
Maledizione, non era giusto. Si era arruolato per frequentare il college e per vedere il mondo. Non per fare la figura dello scemo davanti a un mucchio di durissimi, addestrati soldati di professione. E aveva il sospetto di non avere fatto altro, fino a quel momento.
Le sue riflessioni vennero interrotte dalla voce profonda di Pierce. - Non si preoccupi, tenente.  meno difficile di quel che sembra. Lei ha un buon gruppo di soldati. Li ho fatti lavorare sodo, e sono pronti a tutto.
Kevin annu. Gli uomini del suo plotone potevano essere pronti. Ma lui non lo era affatto.
7
 Il rapporto
19 settembre. Washington
La piccola stanza di riunione era satura di fumo, e Fowler, con gli occhi che gli lacrimavano, si chiedeva perch tanta gente dei servizi di informazioni si ostinasse ancora a fumare. Per il nervosismo o per darsi l'aria del duro?
Attraverso quella specie di nebbia, si riusciva a malapena a distinguere l'orologio a muro. Erano esattamente le cinque del pomeriggio. All'esterno delle pareti ricoperte di pannelli di legno, al di l dei balconcini vittoriani del vecchio edificio dell'esecutivo, le strade di Washington si riempivano in quel momento di decine di migliaia di impiegati ministeriali che tornavano a casa, lottando con un traffico che di giorno in giorno pareva farsi pi caotico. Fowler sorrise tra s. Almeno, lo straordinario gli evitava di sedere al volante di una macchina ferma in un ingorgo.
Osserv le persone sedute attorno al tavolo. Quasi tutti i membri del gruppo di lavoro sulla situazione coreana erano arrivati. Per primo Mike Dolan della CIA, un irlandese di Boston poco pi alto della media, con i capelli neri come la notte, il naso rincagnato e un sorriso ironico. Aveva l'aria pi del pugile che della spia, ma Fowler aveva il sospetto che la cosa non gli dispiacesse affatto. Viceversa, con il suo colorito roseo e la sua pipa, Alan Voorhees sembrava esattamente quello che era: un accademico passato alla carriera di funzionario del ministero del Commercio, comprese l'elegante cravatta e la ricca cartella di cuoio.
In quel momento, Voorhees parlava con un uomo di pelle nera, alto e diritto come un bastone, che non poteva essere assolutamente scambiato per un burocrate: anche con un doppiopetto a righine, il generale di brigata Dennis Scott sembrava in uniforme. Fowler sapeva che il rappresentante dell'agenzia d'informazioni della Difesa aveva quasi cinquant'anni, ma solo qualche capello grigio tradiva la sua vera et. Sul campo di squash, nei pressi della sua abitazione di Falls Church, Scott batteva regolarmente i giovanotti del suo ministero.
Il piccolo Carleton Pickering dell'Agenzia per la sicurezza nazionale era a malapena visibile dietro Scott. Gli occhi acuti di Pickering, le sue folte sopracciglia, la sua voce bassa e precisa erano da anni un caposaldo dei servizi di controspionaggio. Il minuscolo analista aveva l'arcana abilit di prendere la pi piccola informazione e di trarne una plausibile descrizione delle intenzioni del nemico, delle sue azioni e delle sue potenzialit.
La porta si chiuse con un tonfo alle spalle del rappresentante del Pentagono, un massiccio, cordiale capitano di vascello, chiamato Ted Carlson. L'uomo si diresse all'attaccapanni posto nell'angolo, si tolse l'impermeabile bagnato e il berretto coperto di una fodera di plastica. Alcune gocce di pioggia caddero sul tappeto, e Carlson sorrise ai colleghi che lo guardavano costernati. Poi si sedette accanto a Fowler.
Mancava soltanto una persona. Tolliver, il giovane rappresentante del Dipartimento di Stato, era di nuovo in ritardo, come sempre. Fowler aveva gi chiamato il suo ufficio per chiedere notizie, ma la segretaria di Tolliver gli aveva risposto che era a un'altra riunione e che forse non avrebbe fatto in tempo a raggiungerli. Be', Fowler non intendeva giocare con lui a rimpiattino.
Batt piano le dita sul tavolo, interrompendo le tranquille chiacchiere degli altri. - Questa sera ci sono molti documenti da esaminare, signori. Perci, direi di incominciare. Anch'io preferirei arrivare a casa prima di mezzanotte.
Il generale Scott rise. - Non aspettiamo il nostro giovane amico di Foggy Bottom? - Non pareva certo sconvolto dalla prospettiva.
Pickering sorrise. - Non credo che Tolliver riesca ad arrivare in tempo. Pare che il segretario gli abbia affidato un nuovo incarico: adesso lavora al tavolo americano.
Tutti risero. Era una vecchia battuta, ma sempre vera. Ciascun "tavolo" del Dipartimento di Stato seguiva gli interessi di una particolare nazione. E gli altri ministeri e le altre agenzie che avevano responsabilit di politica estera spesso rimpiangevano che al dipartimento non ci fosse un'analoga organizzazione per proteggere gli interessi americani... interessi che, secondo loro, a volte erano trascurati dai diplomatici in calzoni a righe di Foggy Bottom.
Fowler guard il rappresentante della CIA. - Mike, perch non cominci tu? - Quando aveva organizzato il gruppo, aveva chiesto a Dolan di tenerli aggiornati sui retroscena dei fatti di Seul. Era la persona pi adatta a farlo. Tutti i presenti avevano una buona esperienza delle situazioni politiche e militari asiatiche, ma la CIA disponeva delle informazioni migliori.
Dolan spense la sigaretta. - S. Ho ricevuto un telex da laggi, pochi minuti prima di lasciare il mio ufficio. Nelle strade la situazione  ancora tranquilla. Ma non durer a lungo. Il servizio informazioni coreano dice che gli studenti hanno in programma nuove dimostrazioni. E lo confermano anche i nostri agenti. Il governo ha inviato la polizia all'interno dell'universit, ma i capi del Movimento studentesco si sono dati alla latitanza.
Dolan pass a Fowler alcuni fogli: il telex che gli aveva riassunto.
- E il comunicato ufficiale sul massacro, come ci era stato promesso? - Voorhees pareva davvero convinto che potesse risolvere ogni loro problema.
Dolan sbuff in segno di disprezzo. - Le nostre fonti dicono che sar diramato domani. Ma certo non cambier la situazione.
Guard Fowler. - Tutto come prevedevi, Blake. Pare che intendano dare la colpa a qualche ufficiale subalterno di polizia, che avrebbe dato l'ordine di sparare. E che, molto opportunamente, si  fatto uccidere nella sommossa.
Tutti i membri del gruppo risero, con amarezza.
- E nel caso che non venga accettata la spiegazione, intendono annunciare contemporaneamente le dimissioni del ministro degli Interni. A quanto pare ha accettato di fare da capro espiatorio.
Il generale Scott si schiar la gola. - Maledizione, neppure queste dimissioni serviranno a placare gli animi. Conosco il vice di quell'uomo: ha la testa ancor pi dura del suo ministro. Probabilmente,  lui il bastardo che ha ordinato alla polizia di spegnere la dimostrazione con la forza.
Dolan annu. -  proprio come dici, Denny. E gli studenti e i capi dell'opposizione lo sanno perfettamente. Il guaio  che a questo punto vogliono una resa senza condizioni da parte del governo, che, dal canto suo, non intende affatto alzare la bandiera bianca.
Tutti capivano perfettamente il significato di queste parole. Nuove dimostrazioni e probabilmente nuovo sangue.
Fowler sospir. - D'accordo. Di conseguenza, la nostra analisi della proposta di legge Barnes diventa ancor pi importante. L'ufficio affari legislativi dell'esecutivo  convinto che non arriver mai al voto, ma la proposta ha gi ricevuto dalla stampa pi considerazione del previsto.
Guard i suoi appunti. - Inoltre, oggi pomeriggio ho saputo che la Commissione affari esteri della Camera pensa di siglarla domattina.
Gli altri rizzarono la schiena. La sigla della commissione era la cosa importante. Le udienze non contavano; il vero lavoro si svolgeva durante la visura.
- Cristo, si stanno muovendo maledettamente in fretta, no? - Il capitano Carlson pareva preoccupato.
- Via, Ted. Sai com' la Commissione affari esteri. Se quelli si piegassero ancora un po' a sinistra, cascherebbero in terra. - Il commento di Scott venne accolto con un mormorio di approvazione.
Il generale prosegu: - E sappiamo tutti che Barnes e quel figlio di puttana di Dugan sono cos. - Accost tra loro due dita per far vedere com'erano il presidente della Commissione commercio e quello della Commissione affari esteri.
Fowler e i suoi colleghi annuirono. Barnes e Dugan appartenevano alla stessa ala del loro partito e si tenevano bordone da anni. Come prevedibile, si erano scambiati un favore, e lo stesso ci si poteva aspettare dalle loro controparti del senato. Fortunatamente, per, la proposta doveva ancora passare per le commissioni per le forze armate di entrambi i rami del parlamento, e quelle commissioni - anche se meno conservatrici che in passato - propendevano pi per la destra che per la sinistra.
Cosa buona a sapersi, ma che non li aiutava certo a stendere, a uso del presidente, un rapporto plausibile e concorde sulla proposta di legge.
Fowler guard il suo ordine del giorno. - D'accordo. Il successivo punto. Le sanzioni commerciali chieste dal nostro amico Barnes. Abbiamo gi esaminato le conseguenze per l'import-export del nostro paese. Ma la domanda cruciale  questa: le sanzioni raggiungeranno il loro scopo? - Guard i compagni seduti attorno al tavolo.
Voorhees si tolse di bocca la pipa. - Intendi dire se costringeranno il governo sudcoreano a effettuare le riforme? - Il rappresentante del ministero del Commercio torn ad appoggiarsi alla spalliera della sedia. - No. Non so come la pensiate voialtri, ma a me non pare possibile. I coreani sono troppo orgogliosi. Per loro, cedere a Barnes sarebbe come essere sconfitti in guerra.
Dolan fu d'accordo con lui, forse per la prima volta. - Diavolo, i sudcoreani sono ancor pi ostinati di quei maledetti sudafricani. Non si sogneranno neppure di obbedire alle minacce del Congresso americano.
Mentre gli altri discutevano, Fowler abbass gli occhi sugli appunti. Tutto quel che aveva visto nell'anno di perfezionamento trascorso a Seul confermava le parole di Dolan. E le conseguenze erano estremamente inquietanti. Se la proposta di Barnes fosse stata approvata, i sudcoreani non si sarebbero limitati a cedere prima che le sanzioni entrassero in vigore. Avrebbero cercato di sopportarle a denti stretti... e con un costo catastrofico per la loro economia.
Negli ultimi anni, i sudcoreani avevano accumulato un debito estero superiore ai quaranta miliardi di dollari per modernizzare il paese. Con quel denaro avevano dato origine a un vero miracolo economico: autostrade, fabbriche ultramoderne, universit, tutte le infrastrutture di un potente stato industriale. Ma era un miracolo economico basato su un solo appoggio, non del tutto sicuro: l'esportazione.
Nel 1984, un terzo del prodotto lordo nazionale sudcoreano veniva dalle esportazioni. Per pagare il debito estero, la Corea del Sud avrebbe dovuto vendere ancora per molti anni grandi surplus di manufatti al resto del mondo.
Se le sanzioni commerciali di Barnes fossero entrate in vigore, la Corea del Sud avrebbe perso da un giorno all'altro il suo pi ricco mercato commerciale. E Fowler sapeva che americani e giapponesi avrebbero seguito immediatamente l'esempio statunitense nell'imporre dazi sui prodotti coreani. Anche quei governi dovevano affrontare gruppi di pressione parlamentari analoghi a quelli presenti nel Congresso degli Usa, e tendevano a cedere ancor pi facilmente alle loro richieste.
E, diversamente dai casi del Sudafrica, dell'Iran e della Libia, dove le sanzioni commerciali erano risultate un totale fallimento, la Corea del Sud non produceva alcun prodotto insostituibile. Le sue fabbriche avevano prosperato fabbricando automobili, computer e imbarcazioni a prezzi inferiori a quelli dei concorrenti. Ma non sarebbe mai crollata l'economia di qualche nazione per l'impossibilit di acquistare i televisori Samsung o le automobili Hyundai.
Fowler aggrott la fronte. Il rischio economico per la Corea del Sud era chiaro. Che cosa sarebbe successo a una nazione la cui economia era completamente basata sulle esportazioni, se il resto del mondo avesse improvvisamente cessato di acquistare i suoi manufatti? Niente di buono, certamente.
Pass alla seconda pagina dei suoi appunti, e nello stesso tempo lanci di nascosto un'occhiata all'orologio. Quelle riunioni procedevano rapidamente, se non c'erano da ascoltare le concioni del signor Tolliver del Dipartimento di Stato. Forse avrebbe potuto dire a Kate di "dimenticarsi" di avvertire Tolliver, le prossime volte. L'idea era allettante: Fowler sapeva che avrebbe faticato a resistere alla tentazione.
Osserv gli altri uomini attorno al tavolo. - Abbiamo visto il promemoria in cui Ted analizzava la parte della proposta Barnes in cui si chiede il ritiro delle nostre forze dalla Corea del Sud. Sostiene che sarebbe difficile, se non impossibile, rispettare i tempi previsti per l'imbarco. Qualcuno ha osservazioni da fare?
Tutti scossero la testa, ma Carlson volle aggiungere un'ulteriore precisazione a quanto aveva gi scritto nel rapporto. - Non dimentichiamo che sarebbe anche maledettamente costoso. Si parla di portare dall'una all'altra sponda del Pacifico tre squadriglie di aerei da combattimento, sei battaglioni di artiglieria, batterie SAM, elicotteri e un'intera divisione di fanteria.
Scott zufol. - Cristo. Richieder gran parte delle nostre potenzialit di trasporto aereo e marittimo.
Carlson annu. - Il mio ufficio sta ancora studiando il problema. Tra un paio di giorni dovremmo avere le cifre esatte.
Fowler si prese un appunto. - D'accordo. Perci, probabilmente non riusciremmo a ritirare le nostre forze nei termini previsti e la cosa ci costerebbe un occhio della testa. Inoltre, dovendo spostare in quella zona navi e aeroplani per trasferire le truppe, diminuirebbe la nostra capacit di rispondere rapidamente a eventuali crisi nel resto del mondo. - Sollev la testa. - Siete tutti d'accordo su questo riassunto della situazione?
Mike Dolan rispose per tutti: - Ugh, uomo bianco del Consiglio di sicurezza dice il vero.
Fowler sorrise. Poteva sempre contare su Dolan, per non darsi troppe arie come presidente del gruppo. Pos la penna. - Questo  a posto, allora, ma che cosa mi possono dire i miei fratelli indiani sulle conseguenze militari, dopo il ritiro delle truppe del Grande Padre Bianco dalla Corea?
All'improvviso, tutti ritornarono seri.
Il primo a parlare fu il generale Scott. - Sarebbe un maledettissimo sbaglio... senza "se", e senza "ma".
- Non mi pare, Denny - obiett Voorhees, scuotendo la testa. - Laggi, noi abbiamo circa quarantamila uomini. S,  una bella cifra. Ma i sudcoreani ne hanno seicentomila. Non hanno pi bisogno di noi per mantenere la pace.
- Balle. - Scott non amava i mezzi termini. - I militari coreani sono duri da battere. Maledizione, sono durissimi. Ma i bastardi dietro la ZS sono altrettanto duri, e se stanno tranquilli  per una sola ragione. - Sollev un dito. - Perch l'ultima volta che hanno cercato di invadere il Sud li abbiamo rispediti oltre il trentottesimo parallelo, a calci in culo.
Blake era d'accordo con il generale, anche se sapeva che Scott aveva trascurato alcuni particolari importanti, come per esempio il fatto che erano occorsi tre anni di duri combattimenti e pi di cinquantamila morti americani per raggiungere una tregua (con molte violazioni) lungo la linea del cessate il fuoco. Voorhees, per, non pareva convinto.
Intervenne Dolan. - Senti, Alan, il guaio sta nel fatto che la minaccia militare proveniente dalla Corea del Nord  cresciuta parecchio, negli ultimi anni. A Pyongyang succedono un mucchio di cose di cui ci dovremmo preoccupare.
- Fammi qualche esempio. E non venirmi a raccontare che sono informazioni riservate. Tutti i membri di questo gruppo hanno accesso alle informazioni sotto chiave.
Dolan lo fiss con calma. - Bene. Per esempio, il fatto che i sovietici continuino a fornire ai nordcoreani aerei da combattimento dei tipi pi progrediti. O che i nordcoreani dispongono ora, per la prima volta, di carri armati moderni, di artiglieria radar e di razzi terraterra. O che il capo di tutto il manicomio nordcoreano, Kim Il-Sung, ha dato ai sovietici il permesso di sorvolare il territorio nazionale e gli ha aperto i suoi porti, cosa che per trent'anni si era rifiutato di fare.
- Via, via - rise Voorhees, con un po' di nervosismo. - Non ti rimetterai a gridare la solita stronzata allarmistica: "Arrivano i russi! Arrivano i russi!". Nessuno ti crederebbe. Che razza di conferme hai? Voglio dire, puoi affermare che non si tratta unicamente di voci diffuse dal controspionaggio sudcoreano perch noi si continui ad appoggiare la Corea del Sud?
Fowler pens bene di intervenire. - In parte s, probabilmente. Ma non tutte. I nostri satelliti hanno fotografato il nuovo materiale scaricato nei porti nordcoreani, e attorno alla Corea del Nord  aumentata la presenza di navi e aerei sovietici. - S'interruppe un istante. - Perci sappiamo che la Corea del Nord sta rafforzando notevolmente la sua potenza militare. Per, non abbiamo dati attendibili sullo scopo per cui si  procurata gli armamenti. E questo, in un certo senso, peggiora la situazione. Possiamo valutare la forza del Nord, ma non le sue intenzioni. Questo significa che dobbiamo prepararci all'eventualit pi pericolosa. - Guard Dolan. - La tua agenzia non  riuscita a impiantare alcun agente nella Corea del Nord, vero?
Dolan scosse la testa. - No. Non abbiamo un solo uomo nell'intero territorio nordcoreano. Quel maledetto paese  troppo irreggimentato, troppo paranoico perch si possa piazzarci una spia. Per decenni abbiamo lavorato con la NSP per impiantarvi qualcuno, ma la cosa non ha mai avuto successo. Gli agenti entrano nel territorio nordcoreano... e non ne escono pi.
Scott annu. - Esatto. Le uniche informazioni che riceviamo da Pyongyang ci vengono dalle ditte giapponesi che commerciano con i nordcoreani. E in genere non riusciamo ad averne la conferma.
Era giunto il momento di concludere. Fowler incroci lo sguardo con quello di Voorhees. - Perci, quel che abbiamo di fronte, Alan,  un paese che  gi militarizzato oltre ogni ragione. Un paese che certamente si sta procurando nuove armi. Un paese che ha alle spalle una carriera ormai quarantennale di aggressioni, omicidi, atti di terrorismo. Come dovremmo interpretare questi fatti?
Fowler osserv attentamente la faccia di Voorhees. Pareva che l'ex accademico cominciasse ad avere qualche dubbio. Bene. Dovevano convincerlo che la minaccia militare rischiava di aumentare a seguito di un eventuale ritiro delle forze militari, richiesto da Barnes. Se non fossero riusciti a convincerlo, Voorhees avrebbe suggerito al suo superiore, il segretario per il Commercio, di non approvare il rapporto del gruppo. E questo non sarebbe affatto piaciuto a George Putnam. E, cosa pi importante, avrebbe potuto portare l'amministrazione, ancora una volta, a rispondere in modo non uniforme a una proposta di legge del Congresso.
Fowler guard Dolan. - Forse potresti mostrare ad Alan la vostra pi recente valutazione della potenzialit militare nordcoreana.
Dolan annu, con un leggerissimo sorriso sulle labbra. - Certo. - Si volt verso Voorhees. - Sar lieto di mandarti il dossier quando vorrai esaminarlo.
Voorhees si guard attorno. Si rendeva conto di essere in minoranza, e Fowler gli aveva offerto un'onorevole via d'uscita. Annu. - D'accordo. Gli dar un'occhiata. Se quel che dite sull'aiuto sovietico alle forze armate nordcoreane  vero... - S'interruppe. - Be', penso anch'io che un ritiro delle forze americane potrebbe causare dei problemi.
Fowler fece fatica a non sorridere. Avevano vinto. Forse Voorhees aveva ancora qualche dubbio, ma non si sarebbe opposto all'analisi del gruppo. Torn a guardare l'orologio. Dio, cominciava a farsi tardi. Era tempo di proclamare la vittoria e di ritornare al suo word processor.
Mise in ordine le proprie note. - Qualcuno ha da proporre un nuovo argomento? - Nessuno parl. - Bene. Vedr di preparare una bozza di rapporto sulla proposta Barnes. Penso di riuscire a mandarvela per domani pomeriggio, e poi rester in attesa dei vostri commenti.
Carlson parl per tutti. - Per quando la vuoi indietro? - Non pareva estremamente soddisfatto. Probabilmente temeva di perdersi la partita dei Redskin. Fowler sapeva che aveva fatto l'abbonamento.
- Francamente, al pi presto possibile. Mi dispiace, Terry, ma Putnam mi sta addosso. E, se la proposta va gi alla sigla, non ha tutti i torti. Potresti portarla con te allo stadio. - Carlson rise. Fowler infil gli appunti nella cartella. - Seriamente, ho l'impressione che questa proposta di legge far in fretta il suo iter. E vorrei che il nostro rapporto fosse pronto e approvato prima che il Congresso ci passasse davanti.
Gli altri membri del gruppo di lavoro annuirono, radunarono gli appunti e uscirono dalla stanza. Fowler ritorn nel proprio ufficio.
La riunione si era svolta nel modo migliore. A meno che lui non avesse preso un grosso abbaglio, tutti erano d'accordo: occorreva opporsi vigorosamente alla proposta Barnes. Ci sarebbero state le solite discussioni sulle parole esatte da usare, ma era convinto che il gruppo avrebbe approvato all'unanimit un rapporto chiaro e conciso che raccomandasse al presidente quel corso d'azione.
E Fowler sapeva che quel rapporto poteva essere vitale. Dai giornali e dai commenti che ascoltava in ufficio, la proposta di Barnes riceveva adesioni a destra e sinistra... anche se, a dire il vero, ne riceveva pi a sinistra. Sindacati, chiese, gruppi per i diritti umani, cosiddette organizzazioni per l'interesse pubblico, attivisti di tutte le bandiere battevano la grancassa, spedivano lettere e tenevano conferenze stampa. Perfino una delle associazioni degli agricoltori si era dichiarata a favore della proposta Barnes. Era indignata dal rifiuto della Corea del Sud di aprire i propri mercati ai prodotti agricoli americani. Si aveva l'impressione che la stagione di caccia contro la Corea si fosse aperta.
E Fowler cominciava a pensare che lui e il suo fedele computer fossero tra i pochi che cercavano di porre un argine alla valanga. Si ferm nel corridoio, soffoc uno sbadiglio e rise di se stesso. Quando si parla di delirio di onnipotenza. Doveva essersi preso anche lui la "malattia di Washington", la curiosa idea che tutto il mondo dipendesse dalle sue azioni.
Credeva di esserne immune, ma forse gli era penetrata lentamente nel cervello, salendo dai lunghi corridoi di marmo, dalle bandiere, dalle statue di grandi uomini morti da tempo, dalla sensazione di potere che si prova fin dalla prima volta che si riceve un lasciapassare per la Casa Bianca.
Riprese il cammino, toccandosi sovrappensiero il lasciapassare di plastica, appeso alla catenina che portava al collo. Tutto questo non contava. Lui doveva scrivere un rapporto, indipendentemente dal fatto che la sua importanza fosse vera o immaginaria.
Quando Fowler arriv a casa, era passata da tempo la mezzanotte.
Nell'entrare, cerc di non fare rumore. La casa che avevano affittato in una zona residenziale della Virginia era ben costruita, ma era piccola: di notte si udiva ogni suono.
Procedette a tastoni nel corridoio, senza accendere la luce, e giunse alla camera da letto della figlia. Si ferm per un istante, per sentire se il ritmo del suo respiro cambiava. Una parte di lui sperava quasi che si svegliasse. Kary aveva cinque anni, cresceva in fretta, e aveva avuto poche occasioni di stare con lui, negli ultimi mesi. Ma Fowler si allontan dalla stanza. Adesso la figlia andava a scuola. Doveva dormire.
Mandy non aveva chiuso le persiane della loro camera da letto, e la luce della luna che filtrava nella stanza permise a Fowler di non inciampare nei mobili. Si tolse in fretta i vestiti, posando su una sedia calzoni, camicia e cravatta, e rabbrivid. Il caldo del mese d'agosto se n'era finalmente andato, due settimane prima, e adesso le notti cominciavano a rinfrescarsi.
Pos occhiali, orologio e lasciapassare sul comodino, accanto al letto, e s'infil sotto le coperte. Una mano calda gli accarezz la faccia. Apr gli occhi: sua moglie lo guardava, appoggiata su un gomito. Gli sorrise e si avvicin. - Ehi, laggi. Lieta di rivederti a casa.
Dio, com'era bella. La luna scintillava tra i suoi capelli biondi, fini come seta, e le illuminava il naso impertinente e coperto di lentiggini, il delicato ovale del viso, gli occhi azzurri come quelli di un bimbo appena nato. Sent un tuffo al cuore, prov il senso di meraviglia che provava tutte le volte che la vedeva. Anche dopo sette anni di matrimonio.
Lui e Mandy si erano conosciuti quando entrambi erano all'universit e partecipavano in Giappone a un corso di studi estivo. Lui si era innamorato a prima vista, conquistato dalla bellezza, dall'intelligenza e dalla voce roca e sensuale da stati del Sud. Ancor oggi non capiva che cosa Mandy avesse visto in lui.
Qualsiasi cosa fosse, ringraziava il Cielo di non averla persa del tutto, nonostante la tensione delle settimane lavorative di cento ore che spesso gli erano imposte dalla sua posizione. Una tensione che non colpiva soltanto lui, pens con un senso di colpa. Non riusciva mai a essere in casa quando Kary era malata o quando Mandy aveva bisogno del marito. A volte, in quelle occasioni, si erano scambiati frasi molto fredde. Ma fino a quel momento erano sempre riusciti a uscire dal gelo e a ritrovare l'amore. Comunque, pi di una volta Fowler si era pentito dell'ambizione che l'aveva indotto a lasciare una tranquilla carriera d'insegnamento, all'universit, per il "fascino" di lavorare per il Consiglio di sicurezza.
Fowler l'abbracci, meravigliandosi del suo calore. - Mi dispiace di avere fatto tardi. - La baci sul collo. - Avrei dovuto telefonare.
Lei sospir, e gli si accost ancor di pi. - Sarebbe stato bello. Ma dopo avere visto il telegiornale, ho capito che saresti arrivato tardi. - Sorrise. - Non preoccuparti, dottor Fowler, non ho fatto denuncia all'ufficio persone scomparse.
Fowler aggrott la fronte. Quel pomeriggio non aveva neppure acceso la televisione. - Che cosa  successo? Qualcosa che riguarda la Corea?
Gli parve quasi di sentire lo stupore di Mandy. - Pensavo che lo sapessi. C' stata una nuova sommossa, con altre sparatorie. In un posto chiamato Kwangju, mi pare. L'ha detto il telegiornale delle undici.
Maledizione. I sudcoreani erano davvero i loro peggiori nemici.
Torn a infilarsi gli occhiali e il lasciapassare mentre cominciava a levarsi lo squillo del telefono.
21 settembre. Quartier generale delle forze armate sudcoreane
Jack McLaren bevve con piacere il t e pos la tazzina. Incontr lo sguardo del generale a quattro stelle seduto davanti a lui. - Aju masisumnida. Delizioso.
Il generale Park, capo degli stati maggiori della Corea del Sud, sorrise educatamente. - Il suo coreano  notevolmente migliorato, generale McLaren. Un giorno o l'altro la prender per un mio compatriota. - Park era un uomo minuto ed elegante. L'uniforme gli stava a pennello. Si manteneva ovviamente in perfette condizioni fisiche.
- Grazie, ma lei parla la mia lingua molto meglio di quanto riuscirei mai a parlare la sua.
Il generale Park chin leggermente la testa per ringraziarlo del complimento. - Desidera ancora del t? O forse posso offrirle qualcosa d'altro, pi di suo gradimento?
S, pens McLaren, perch non la piantiamo con questi salamelecchi e non arriviamo al dunque? Ma cerc di non mostrare la sua impazienza. A Roma si deve parlare italiano. A Bonn si deve bere la birra. E a Seul ci si deve sorbire mezz'ora di complimenti insulsi prima che la buona educazione permetta di affrontare le cose serie.
Ma doveva ammettere che certe riunioni di Washington avrebbero dato maggiori risultati, se i partecipanti si fossero presi la briga di conoscersi meglio.
Lui, a ogni buon conto, conosceva fin troppo bene il generale Park. Durante la Guerra del Vietnam, Park aveva combattuto egregiamente al comando di un battaglione. In seguito si era lasciato trascinare nella politica, per, e la cosa si vedeva.
McLaren capiva il disprezzo che i militari come Park provavano per i politici scissionisti e per le interminabili beghe di corrente che parevano proliferare nella Corea del Sud, ma non pensava che gli stessi militari potessero fare di meglio. Maledizione, non si pu governare per sempre una nazione prospera, in sviluppo, come se fosse una caserma, e i pochi militari che avevano le capacit di mediazione occorrenti per guidare una democrazia finivano per diventare uomini politici come tutti gli altri. Park, ormai, era un politico quasi al cento per cento.
McLaren fin la tazza e scosse la testa quando l'aiutante di campo di Park fece per versargli altro t. Poi il generale coreano pos elegantemente la propria tazza sul vassoio e conged l'uomo con un gesto.
Si appoggi alla spalliera. - Ecco, amico mio, ora siamo soli. - Sorrise. - Perci siamo liberi di discutere... candidamente, come direste voi americani.
McLaren annu. - Bene. Andiamo con ordine. Per prima cosa vorrei complimentarmi con le vostre truppe per il modo in cui hanno liquidato l'incursione di guastatori nordcoreani nei pressi di Ulchin, questa mattina. Davvero un ottimo lavoro.
Un gruppo di nordcoreani era sbarcato da un sottomarino, per svolgere qualche imprecisata missione nell'entroterra. Anche se non si trattava certo di scadenze regolari, il Nord tentava quel genere di penetrazione mediamente una volta al mese. Di solito le missioni comprendevano atti di sabotaggio e omicidi. Qualsiasi danno contassero di fare i nordcoreani, questa volta le forti difese che controllavano la costa li avevano fermati sulla battigia.
- Facevano semplicemente il loro dovere. Ma naturalmente sar lieto di inoltrare al comandante della loro divisione i suoi complimenti. Sar onorato, ne sono certo, di ricevere l'elogio del comandante delle nostre forze integrate.
McLaren colse una leggera amarezza nelle parole di Park, ma lasci perdere. Ancor prima di accettare il comando delle forze alleate nella Corea del Sud, sapeva che laggi avrebbe trovato una situazione alquanto delicata. Comprensibilmente, ai sudcoreani non piaceva che un generale americano con quarantamila soldati comandasse il loro esercito, forte di seicentomila uomini.
Prima di continuare, fiss Park negli occhi. - Ma non posso accogliere la sua ultima richiesta. Non ci sono valide ragioni militari per togliere dalla ZS la Terza divisione di fanteria e per spostarla all'interno.
Il volto di Park rimase impassibile. - Devo contestare questa decisione affrettata - disse. - Certo il suo stato maggiore le ha fatto presente l'aumento di tentativi di penetrazione dei comunisti.
- S, i miei ufficiali sudcoreani mi hanno mostrato i loro studi. Ma so anche che le vostre forze schierate lungo le coste non hanno incontrato eccessive difficolt nel fermare le ultime infiltrazioni. Non hanno bisogno di rinforzi. - Si sporse verso Park. - Senta, generale. So benissimo che volete portare quegli uomini nelle citt per fermare le dimostrazioni degli studenti. E lei sa bene quanto me che il mio paese non pu approvare l'impiego di forze militari regolari per soffocare le proteste civili.
- Generale McLaren. - Park cominciava a dare segni d'irritazione. - Quelle sommosse sono dovute alla presenza di agitatori terroristi. Il mio governo non si trova di fronte a semplici gruppi di studenti irrequieti. I manifestanti sono guidati da un gruppo centrale di comunisti.
- Cazzate. - Maledizione, gli era scappato. McLaren si rallegr che non ci fosse nessun tirapiedi del Dipartimento di Stato ad ascoltare espressioni cos poco eleganti. Ma questo era quel che succedeva ad affidare a un soldato una missione che comportava anche sfumature da diplomatico. - Lasci perdere, generale. Sono certo che i bastardi di Pyongyang si stanno leccando i baffi, nel vedere il casino che sta succedendo quaggi. Ma non cerchi di farmi credere che gli studenti sono guidati dai comunisti. Nessuno  disposto a bersela, n qui n a Washington.
Senza che McLaren se lo aspettasse, il generale Park sorrise. - Benissimo. Se lei  capace di parlare cos schietto, ne sono capace anch'io. Ma non ammetter mai di averlo fatto, chiaro?
McLaren annu. Bene, bene. Park non si era veramente aspettato che lui si bevesse la storia degli agitatori comunisti. Interessante.
- La realt  questa. Il mio governo deve riportare l'ordine nelle citt... e deve farlo in fretta. - Park abbass la voce. - Lei sa che noi abbiamo... come direste voi?... una tradizione di interventi militari per riportare l'ordine in tempi di caos.
McLaren annu ancora una volta. I militari sudcoreani erano intervenuti nella politica nel 1961 e nel 1979. - Continui.
- Ci sono degli ufficiali... subalterni, per la precisione, ma sempre ufficiali... che sono insoddisfatti del modo in cui il governo ha affrontato quest'ultima crisi. Ritengono che abbiamo dato prova d'indecisione, perfino di debolezza, nel rispondere alle provocazioni degli studenti.
- E con questo? - chiese McLaren. - Incaricate il vostro Comando sicurezza militare di occuparsi di quegli ufficiali. Maledizione, serve proprio a questo, no? - McLaren non riusciva a capire dove stesse il problema. Il Comando sicurezza militare era una vasta, misteriosa organizzazione avente il solo scopo di proteggere il governo sudcoreano dai tentativi di colpo di stato da parte dei militari. In ogni comando di una certa dimensione c'erano uomini della sicurezza, con l'ordine di tenere d'occhio ogni cosa. E gli ufficiali sudcoreani andavano soggetti a bruschi e inspiegabili trasferimenti, quando godevano di eccessiva ammirazione da parte dei loro soldati. Il sistema riduceva l'efficienza militare, ma per il governo era un valido mezzo per frenare gli ufficiali troppo ambiziosi.
Park scosse la testa. - Il malcontento  troppo diffuso. Se prendessimo qualche misura affrettata contro alcuni di questi uomini, gli altri potrebbero arrivare a qualche decisione sgradevole.
Uh, uh, pens McLaren, una "decisione sgradevole" che metterebbe fine alla carriera di un certo numero di esponenti del governo, come per esempio il generale Park.
Park lo fiss negli occhi. - Perci lei vede, generale McLaren, che  essenziale porre fine alle sommosse. La polizia incontra difficolt a ottenere questo risultato. Lei deve permetterci di servirci dei soldati per ristabilire l'ordine.  necessario.
Astuto. Veramente. McLaren sapeva benissimo che il governo - se avesse voluto semplicemente impiegare soldati per sedare le sommosse - si sarebbe servito dei suoi "berretti neri": corpi speciali che non dipendevano dal Comando delle forze combinate americano-sudcoreane. Ma l'impiego di forze regolari, di unit che nominalmente erano sotto i suoi ordini, equivaleva a far sapere alla Corea e al mondo che gli Stati Uniti davano il pieno appoggio ai sistemi scelti dal governo sudcoreano per spegnere la protesta studentesca. E lui non intendeva prestarsi al gioco.
- No, generale. Se il suo governo vuole porre fine alle dimostrazioni, suggerisco l'impiego delle forze di polizia. E, se fossi in voi, starei molto attento a non fare passi falsi. Se ha seguito quel che sta succedendo proprio in questi giorni negli Stati Uniti, sa che il Congresso contesta all'amministrazione la nostra presenza in Corea.
Park, per un istante, s'irrigid; poi si alz in piedi. McLaren si affrett a imitarlo. - Allora, generale McLaren - disse il coreano - credo che non ci siano altri argomenti da discutere, oggi. Informer della sua decisione i miei colleghi.
McLaren prese berretto e cartella. - Certo, li informi.
- Non saranno soddisfatti. Forse il nostro presidente vorr discutere la questione con il vostro.
Allora, pensavano di scavalcarlo? Non era certo una sorpresa. Tuttavia, McLaren non pensava che riuscissero a ottenere da Washington pi di quel che avevano ottenuto da lui. - Ottimo. Sono certo che troveranno moltissimi argomenti di discussione. Nei frattempo, non pretendo che i suoi colleghi siano soddisfatti delle mie decisioni. Mi basta che le accettino.
Restitu il saluto a Park e si diresse alla propria auto. Quel giorno doveva ancora compiere un'ispezione. E, con l'irritazione che si sentiva addosso, si augurava sinceramente, per il bene del comandante del Quarto battaglione. Settimo cavalleria, che ogni cosa fosse in ordine.
8
 Le intenzioni
23 settembre. Quartier generale del Partito, Pyongyang
In tutta Pyongyang le luci erano spente, e la citt era avvolta in un'oscurit interrotta unicamente dalle stelle che si riflettevano sul fiume Taedong. Tutti i massicci edifici governativi, le statue monolitiche, le grandi case di appartamenti erano trasformate in macchie di buio pi o meno intense, prive di connotati, prive di linee definite, prive di dimensione.
Kim Jong-Il sorrise ironicamente, nell'osservare la citt dal suo ufficio. Sapeva che quei periodici addestramenti in vista di un attacco aereo non assumevano una grande rilevanza militare. Aveva visto le videoregistrazioni agli infrarossi eseguite dai bombardieri americani che avevano colpito la Libia nel 1986. Impedire loro di farsi guidare dalle luci stradali serviva a poco.
Comunque, le esercitazioni erano un importante strumento di controllo politico. Erano una prova di unit e di disciplina. Ricordavano al popolo i sacrifici del passato e i pericoli ancora presenti. Dopotutto, che importanza poteva avere qualche piccolo disagio interno, rispetto alla minaccia della macchina militare degli avversari?
Kim si allontan dalla finestra, tir le pesanti tende e accese la lampada della sua scrivania. Il piccolo cerchio di luce si riflett sotto forma di sagome distorte sulle pareti del suo ufficio, ricoperte di pannelli di legno, ma lui non si cur di quelle ombre. Aveva perso troppo tempo in contemplazioni inutili. Adesso era tempo di agire.
Il lavoro dell'agente Scorpio aveva dato frutti assai superiori alle previsioni. Le sanguinose scene trasmesse dalle strade di Seul avevano scosso la coalizione che governava il Sud, e ora spingevano il Congresso americano a prendere le distanze dai suoi lacch.
Aveva ottenuto la separazione da lui cercata. Adesso era tempo di usarla.
Kim apr il dossier sigillato che gli era stato trasmesso dal ministro della Difesa, con un corriere particolare, quella sera stessa. Conteneva uno spesso fascicolo di fogli battuti a macchina e di carte geografiche annotate. L'intestazione diceva semplicemente: Piano di guerra Fenice Rossa. Segretissimo.
24 settembre. 2 Corpo d'armata, Kaesong, Corea del Nord
Il rombo dei carri armati era assordante. Il tenente generale Cho Hyun-Jae studi nervosamente l'ospite al suo fianco, sul palco d'onore. Poi riprese a guardare la parata e si permise di rilassarsi un poco.
Il suo ospite non pareva affatto annoiato dalla processione di veicoli corazzati in assetto di guerra che Cho aveva preparato per lui. Anzi, Kim Jong-Il pareva lieto, quasi eccitato. Le linee dure, severe, attorno alla sua bocca si erano leggermente addolcite, e a Cho pareva di vederlo sorridere ogni volta che un T-62 passava sferragliando davanti al palco.
Del resto era pi un'esercitazione che una parata. Un intero battaglione di carri armati era passato di corsa davanti a loro, schierato in plotoni di quattro. I quaranta T-62 erano seguiti da varie ondate di BMP cingolati e di trasporti BTR, alcuni dei quali trainavano mortai o batterie contraeree leggere. Con la Seconda squadra sfilavano anche gli ZSU-23-4 Shilkas, con i quattro cannoncini da 23 mm puntati verso l'alto e pronti a sparare contro le nubi nere e minacciose che coprivano il cielo.
Kim osservava avidamente lo spettacolo, e Cho ringraziava gli di inesistenti, che gli avevano suggerito di preparargli quella realistica dimostrazione della capacit di combattimento di un reggimento motorizzato, invece della tradizionale, lenta parata militare. Il suo effetto sull'Amata Guida valeva il prezioso carburante che era stato costretto a sprecare.
Quando l'ultimo veicolo svan dietro una collinetta, Kim si sporse verso di lui e disse, fra il rumore dei veicoli che si allontanavano: - Eccellente, generale. Un'impressionante dimostrazione di potenza. I tuoi uomini esemplificano i cinque principi di guerra formulati da mio padre: tenace spirito rivoluzionario; tattica complessa e miracolosa; saldezza fisica; fuoco a bruciapelo; disciplina ferrea.
Cho chin la testa per ringraziarlo del complimento. - Grazie, Amata Guida. Riferir ai miei soldati il tuo elogio.
Kim annu e torn a guardare il terreno profondamente segnato dalle impronte dei cingoli. Il silenzio parve non voler mai finire. Infine, all'improvviso, senza guardare Cho, il giovane Kim disse: - Facciamo due passi, generale. Abbiamo varie cose da discutere.
Per un terribile istante, l'alto e robusto comandante nordcoreano sent un tuffo al cuore, ma cerc di rimanere impassibile. Ragionevolmente, non aveva niente da temere. Il suo curriculum militare era ottimo, aveva sempre tenuto scrupolosamente lontano dalla propria vita personale ogni vizio borghese, e gi da anni aveva mostrato con chiarezza le sue opinioni politiche, allineandosi con la fazione prosovietica dello stato maggiore e del Politburo: la fazione capitanata dal giovane Kim. Eppure, Cho continuava a temere l'uomo davanti a lui, che era in grado, con una sola parola, di cancellare una carriera o una vita. Kim non si comportava sempre secondo la logica.
Segu Kim sul terreno aperto. I due uomini continuarono a camminare per parecchi minuti senza parlare, seguiti da un gruppetto di aiutanti di campo in uniforme e da una falange di guardie di Kim, armate fino ai denti, che si tenevano a una certa distanza, in modo da non udire le loro parole.
Alla fine Kim si ferm, fiss lo sguardo sui resti di un piccolo rilievo coperto d'erba, che era stato schiacciato dai carri armati di Cho.
- Una simile forza - mormor tra s.
Poi fiss Cho. - Una simile forza, generale. Dimmi, come comandante del Secondo corpo d'armata, tu sei quello che affronta pi direttamente il nemico, vero?
- Certo, Amata Guida.
Kim pos lentamente il piede su una zolla di terreno fangoso.
- Perci sai quanto minaccia la nostra rivoluzione?
- Naturalmente. - Che intendeva fare quell'uomo? A Cho tornavano in mente le lezioni di istruzione politica dei suoi giorni di scuola.
- Tua moglie sta bene? Le piace il nuovo appartamento sulla via Changwang?
Cho fiss con sorpresa l'uomo accanto a lui. Perch aveva cambiato improvvisamente argomento? - S, Amata Guida. Del resto, Pyongyang le  sempre piaciuta. In fondo al cuore, mia moglie  sempre stata una ragazza di citt.
Kim sorrise, mostrando per un attimo i denti. - Bene. Bene.
Si port le mani dietro la schiena. - Dimmi che cosa pensi del piano Fenice Rossa, compagno generale.
Chao alz le spalle. - Ho collaborato alla stesura di quel piano durante il mio ultimo periodo presso lo stato maggiore, Amata Guida. Era un buon piano allora, e lo  anche adesso. Anzi, penso che sia la nostra migliore speranza di giungere alla liberazione del Sud. - Aggrott la fronte nel vedere che uno schizzo di fango, sollevato inavvertitamente dagli stivali del suo accompagnatore, gli aveva colpito i calzoni.
- Capisco - disse Kim, in tono privo di interesse. - Il piano prevede un attacco di sorpresa lungo la cosiddetta linea del cessate il fuoco. Perch?
- La sorpresa  l'ancella della vittoria - cit il generale. - Il Sud possiede riserve superiori alle nostre. Un attacco improvviso, inaspettato, non gli concederebbe il tempo di mobilitare le riserve. Inoltre, impedirebbe agli americani di portare rinforzi da Oltreoceano.
Kim annu. Continuarono a camminare per alcuni minuti sul terreno segnato dai cingoli, prima che chiedesse con studiata indifferenza: - E quanto tempo occorrerebbe per mettere in atto il piano Fenice Rossa? Due settimane? Un mese?
Strana domanda. Talmente strana che Cho rispose onestamente, senza pensare alle possibili conseguenze. - Impossibile - disse, scuotendo la testa. - Occorrerebbero alcuni mesi.
Kim l'assal come una bestia da preda. - Perch? Tu e gli altri generali vi siete sottratti alle vostre responsabilit? Dov' tutta la prontezza a entrare all'istante in azione che ci avete sempre promesso?
Nello scorgere lo sguardo di Kim, a Cho parve di vedere una baionetta puntata contro le sue viscere.
Era il momento di procedere con cautela. - Siamo pronti ad affrontare la maggior parte delle contingenze, Amata Guida. Hai la mia parola. Ma il piano Fenice Rossa non fa parte della nostra strategia ufficiale. Per lanciarlo con successo occorrerebbe trasferire al fronte le nostre forze di seconda linea, senza destare sospetti. Questo richiede tempo. Le linee ferroviarie sono quelle che sono, e solo per poche ore al giorno non siamo sorvegliati dai satelliti spia americani. - Indic il terreno fangoso su cui stavano camminando. - Inoltre, abbiamo davanti a noi il secondo motivo, Amata Guida. Un assalto con mezzi corazzati si bloccherebbe presto nelle risaie. Non avremmo la mobilit occorrente per eseguirlo. Il piano Fenice Rossa prevede una guerra invernale: una guerra nel periodo in cui i campi sono gelati e i nostri carri possono passare. - S'interruppe, e si accorse di avere le mani sudate.
Kim affond nel terreno il tacco dello stivale, sollevando erba e terra. Poi annu. - Bene, generale. Accetto la tua spiegazione.
Cho gli rivolse un inchino.
Kim lo fiss attentamente per alcuni istanti; infine parve giungere a una sorta di decisione. - Quanto sto per dirti, generale,  una questione che tocca la pi alta sicurezza dello stato. Non dovrai farne parola con nessuno, senza prima chiedere il mio permesso. Chiaro?
Cho annu senza parlare.
- Se tu dovessi disobbedire a questo ordine, soffriresti. E con te soffrirebbero coloro che portano il tuo nome. Chiaro?
Cho rabbrivid. Ora capiva il riferimento a sua moglie. - S, Amata Guida.
- Eccellente. - Kim distolse gli occhi da lui. - Generale Cho, ti autorizzo a iniziare i preparativi per il piano Fenice Rossa.
Per un attimo il generale riusc solamente a fissare l'uomo vicino a lui. Era trafitto da varie emozioni contraddittorie: stupore per le parole semplici, calme, sicure di Kim; soddisfazione alla prospettiva di lanciare l'esercito del popolo contro il nemico, dopo quarant'anni di attesa apparentemente interminabile; sgomento al pensiero di una possibile sconfitta. Studi attentamente l'uomo accanto a lui, che attendeva la sua risposta, deglut e infine ritrov la voce: - Obbedir con grande piacere ai tuoi ordini, Amata Guida. Ma ci sono... difficolt pratiche. Io non...
Kim lo interruppe. - Certo, certo, Cho. Le conosco pi di quanto tu non immagini. Come comandante di un corpo d'armata, non puoi ordinare alle forze di seconda linea di passare al fronte senza l'approvazione dello stato maggiore. E non puoi effettuare gli altri preparativi. - Infil la mano nella giubba dell'uniforme e ne trasse un foglio. Lo porse a Cho. - Entro due giorni, lo stato maggiore approver all'unanimit l'ordine scritto su questo foglio. In esso si dichiara che le recenti sommosse nel Sud costituiscono una minaccia per la nostra sicurezza nazionale e si autorizzano tutti i trasferimenti di truppe necessari per far fronte al pericolo. Ne ho uno analogo per il tuo collega del Quinto corpo d'armata. - Sorrise ironicamente. - E tu, com' ovvio, farai in modo che i movimenti "difensivi" di queste forze rispecchino fedelmente le disposizioni del piano Fenice Rossa.
Cho non riusciva a trovare parole. Il piano Fenice Rossa? Prepararsi per la guerra contro il Sud e contro gli Stati Uniti senza l'approvazione ufficiale della Grande Guida, del consiglio e del comitato centrale? Era inconcepibile. Incredibile. E, senza volere, gli si affacci alla mente un'altra parola: temerario.
Kim Jong-Il parve leggergli nel pensiero. - I miei ordini ti paiono sorprendenti? Pericolosi, forse?
- No, Amata Guida. Solo, mi sembrano cos...
- Avventuristici? - termin per lui Kim. - Ma perch deve essere una cosa negativa, mio caro Cho? Solo i vecchi temono l'avventura. Noi non siamo vecchi, vero?
Cho scosse la testa.
Kim sorrise. - Certamente no. - Si sporse verso il generale, guardandolo negli occhi. - Credimi, Cho. C' una possibilit, nel Sud, che diventa sempre pi forte... la possibilit della riunificazione della nostra sacra terra. - Kim strinse il pugno. - Non dobbiamo sprecarla. E non la sprecheremo. - Cho gli sent nella voce una ferrea determinazione.
Poi Kim prosegu, in tono calmo e sincero: - Generale, ci sono all'opera alcune forze... fattori militari, politici, economici... che ci invitano a colpire non appena possibile. Gli americani si ritirano, e finch quelli del Sud non risolveranno le loro questioni interne, saranno vulnerabili. - S'interruppe. - Inoltre, compagno, ti devo dire, in tutta segretezza, che non ci si pu fidare neppure dei nostri alleati socialisti. L'oro del Sud si  scavato una strada fino in Russia e in Cina, e queste, pi si avvicinano al Sud, pi perdono lo spirito rivoluzionario. Dobbiamo muoverci subito, finch sono disposte a sostenere la nostra causa.
Kim tacque, per lasciare che le sue parole facessero breccia. Poi guard di nuovo il suo accompagnatore e disse: - Segui me, Cho, e tra sei mesi sarai colonnello generale e comanderai la Prima forza d'urto. Il tuo futuro sar assicurato. Sarai un eroe. - Poi, nello sguardo gli comparve un lampo. - Respingi la mia offerta e cadrai nel fango, senza che nessuno se ne accorga.
Cho lo fiss negli occhi. Gli occhi del figlio della Grande Guida. Dell'erede di colui che per i nordcoreani aveva preso il posto di Dio. Non aveva scelta. N la voleva. Il tenente generale Cho Hyun-Jae si mise sull'attenti e gli rivolse il saluto.
Lentamente, sulla faccia di Kim Jong-Il si disegn un sorriso. Aveva il suo generale. Il piano Fenice Rossa era iniziato.
9
 La zona morta
24 settembre. Campo Howze
Chiaramente, al capitano Matuchek saltava con facilit la mosca al naso.
- Perdio, Little. La prossima volta che le rivolger una domanda durante un esercizio sulla mappa, non voglio una dannatissima lezione di storia militare.
Kevin annu. E fece una smorfia. Dio, come gli faceva male la testa.
Matuchek non aveva ancora finito. - Le ho chiesto dove avrebbe piazzato le mitragliatrici per difendere la collina 572. Non mi frega niente di Lord Wellington e della sua difesa brevettata, modello Waterloo, del versante posteriore. Mi ha sentito?
Kevin annu di nuovo, ed ebbe l'impressione che gli scoppiasse la testa. - S, signore. Forte e chiaro.
- D'accordo. Che la cosa non si ripeta. - Matuchek spost di qualche centimetro la sedia e apr il cassetto della scrivania. Prese un sottile dossier e lo porse a Kevin. - Comunque, lei non parteciper al prossimo esercizio. Il suo plotone sar di rimpiazzo a Malibu West per una settimana, con partenza domattina alle quattro.
Kevin raccolse il dossier. Malibu? Che diavolo...?
Matuchek sorrise. - Non si rallegri troppo, tenente. Non trover nessuna bella ragazza in bikini su una tavola da surf, a Malibu West.  il nome che diamo alla collina 640. - Il suo sorriso si allarg. - Sar ospitato in un pittoresco bunker della ZS, un paio di chilometri a nord dell'incantevole villaggio di Korangp'o.
- Solo noi, signore? Voglio dire, e il resto della compagnia? - Nel parlare, Kevin cerc di non muovere la testa.
- Oh, saremo giusto dietro di lei. In posizione sulla MLR, la linea principale di resistenza. Lei  di servizio in prima linea, tenente. Come si dice, i primi a combattere, i primi a cadere. - Matuchek incroci le braccia e assunse un'espressione da furetto. - Voglio che il suo plotone sia sui camion alle due di domani. Il sergente Pierce conosce gi l'equipaggiamento e le scorte che dovrete portare con voi.
Alle due del mattino? Perfetto. Una marcia notturna. Ma due settimane presso la Seconda divisione gli avevano insegnato a non lamentarsi. Matuchek era un ottimo comandante, ma perdeva facilmente la calma; non era il momento adatto perch Kevin rivelasse la sua inesperienza.
In due settimane, Kevin non era ancora riuscito a trovare il giusto verso da cui prendere il capitano. Riusciva solo a irritarlo. Matuchek, chiaramente, non amava assumersi il ruolo dell'insegnante. Uno degli altri capi plotone aveva detto a Kevin di non farci caso. In giro correva voce che il capitano e la moglie, negli Stati Uniti, avessero "difficolt coniugali" e che fosse questo il motivo del nervosismo di Matuchek.
Era facile credere che la cosa fosse vera. La Corea era considerata una zona pericolosa: mogli e famiglie non potevano raggiungere gli ufficiali. E due persone, in dodici mesi di lontananza, potevano diventare quasi due estranei. Ma anche se ne capiva la ragione, Kevin non riusciva a evitare che l'ira di Matuchek si concentrasse su di lui.
- Va bene, Little. Per oggi basta. Studi quel dossier. Vi trover lo schieramento di un plotone, tracciato dall'ufficiale che c'era prima di lei. Non si prenda la briga di cambiarlo. Quell'uomo sapeva il fatto suo. Vada. - Con il pollice teso, gli indic la porta dell'ufficio.
Kevin si affrett a obbedire e si avvi alla ricerca del suo sergente.
Camminare lungo il campo per cercare Pierce fu una faticaccia. Il terreno gli ballava davanti agli occhi, e l'ombra non gli permetteva di vedere dove metteva i piedi. In qualche modo, pensava Kevin, aggrottando la fronte, doveva togliersi dal libro nero di Matuchek; purtroppo, per, non sapeva come fare.
Per esempio, l'esercizio sulla mappa che aveva fatto incazzare quel bastardo brontolone. Kevin e gli altri capi plotone della Compagnia A simulavano un attacco per riconquistare una posizione difensiva americana lungo la zona smilitarizzata, durante un'ipotetica guerra. Spostavano avanti e indietro su una mappa modellini di cartone, per mostrare gli schieramenti e le formazioni d'assalto. Kevin stava facendo vedere come avrebbe schierato le squadre del suo plotone e le varie armi che dovevano appoggiare l'attacco, quando Matuchek era improvvisamente montato su tutte le furie. Tutto perch Kevin aveva commentato che l'appoggio delle mitragliatrici non sarebbe servito a molto, dato che, logicamente, gran parte della forza difensiva degli aggressori si sarebbe trincerata dietro la collina, per proteggersi dal tiro diretto. Nel farla, l'osservazione gli era parsa ragionevole. E gli pareva ragionevole anche ora. Forse non avrebbe dovuto dire che lo schieramento sul versante posteriore era una tattica che risaliva a Wellington e alla battaglia di Waterloo. Ma in quel momento gli era sembrato di doverlo precisare.
Kevin scosse la testa, sovrappensiero, e il dolore gli torn. Meglio lasciar perdere la storia militare, in presenza del suo ufficiale comandante. Matuchek non doveva avere la tempra dello studioso.
E meglio andarci piano, la prossima volta, nell'accettare l'invito dei colleghi ad andare in citt. Sirroci, Owens e O'Farrell l'avevano definita la sua "iniziazione" alla Corea del Sud, e dovevano averlo portato in tutti i bar di Tongduch'on prima di ritornare barcollanti al campo. Avevano cenato in un microscopico ristorante, ma non ricordava che cosa avesse mangiato. A giudicare dal bruciore che sentiva in gola e allo stomaco, doveva contenere una spaventosa quantit di aglio e peperoncino piccantissimo. Per, da quel che aveva visto fino a quel momento, sospettava che la descrizione valesse per ogni piatto della cucina coreana.
Con uno sforzo, smise di pensare al mal di testa e si chiese dove potesse essere il sergente del suo plotone, a quell'ora del mattino.
Trov Pierce nell'armeria, intento a controllare la pulizia delle armi. Dieci uomini in divisa di fatica lustravano ogni parte mobile del loro fucile. Era uno dei lavori noiosi, regolari, e assolutamente necessari che occupano le giornate dei soldati odierni. Per tenere in efficienza un M16 occorre una generosa quantit di olio per macchina da cucire e una pulizia quotidiana.
Al corso allievi ufficiali, gli istruttori di Kevin gli avevano inculcato nella mente che avere un M16 inceppato era pericoloso come avere un carro armato che non si vuole muovere. Evidentemente, Pierce doveva condividere questa idea: infatti passava molto tempo a controllare che le armi del Secondo plotone fossero lucide e pronte per l'uso.
Kevin infil la testa nella piccola stanza affollata e fece segno al sergente di uscire, per informarlo dei nuovi ordini.
- Malibu West, signore? - Pierce, per riguardo verso di lui, evit di parlare con la sua solita voce stentorea.
- Esatto, sergente. E il capitano vuole vederci partire alle due di domani. - Kevin sapeva che lui e il sergente, per le prossime ore, sarebbero stati indaffaratissimi. La logistica del trasferimento alla ZS di 45 uomini, del loro equipaggiamento personale, di due mitragliatrici leggere M60, di tre lanciamissili anticarro Dragon e di una settimana di scorte era estremamente complessa. Tra le altre cose, lui doveva occuparsi dei mezzi di trasporto, cercare il piano per il sostegno da parte dell'artiglieria, predisporre le comunicazioni: tutto, in effetti, compreso il sistema per far arrivare regolarmente la posta agli uomini del plotone. Solo a pensarci, il mal di testa gli aument.
Pierce lo guard con attenzione. - Senta, tenente, comincer a preparare gli uomini per la partenza. Comunque,  tutto SOP.
Gi, viva le SOP... le procedure operative standard. Quando l'esercito doveva fare una cosa per pi di due volte, la metteva nero su bianco sotto forma di SOP. Tutte le informazioni che servivano a Kevin si trovavano dunque nel vangelo dell'esercito sui movimenti di truppe: l'Army Manual FM 55-30, dall'accattivante titolo Operazioni di trasporto motorizzato. Gli ufficiali esperti conoscevano sempre qualche trucco che non era riportato nel manuale, ma Kevin aveva ancora molta strada da fare, prima di diventare esperto.
- Non si preoccupi, signore. I ragazzi sono gi stati molte volte a Malibu West: riuscirebbero a partire a occhi chiusi.
- Bene, sergente. - Kevin si schiar la gola. - Allora, lei cominci a preparare il plotone. Informer il tenente Rhee dei nuovi ordini; pi tardi ci incontreremo per stabilire l'ordine delle operazioni.
Pierce salut e s'incammin fischiettando. Kevin lo guard mentre si allontanava, e prov una forte invidia per la sua capacit di affrontare ogni cosa a passo di marcia.
Poi si diresse all'edificio bianco, a due piani, del BOQ, dove avrebbe trovato la sua controparte, tenente Rhee.
Nella struttura delle forze combinate stabilita nel 1978, ogni ufficiale americano dei reggimenti e dei comandi aveva la propria controparte coreana, incaricata di tenere i collegamenti con l'esercito della Corea del Sud. In parte, la decisione era stata suggerita da motivi politici, per calmare i sudcoreani, che mal digerivano che il comandante delle forze alleate fosse sempre un generale americano. Ma presentava anche dei vantaggi pratici. In una situazione che vedeva la presenza di quindici soldati coreani per ogni americano, il sistema delle controparti serviva a limitare i danni causati all'efficienza militare dalle barriere linguistiche e culturali.
All'arrivo di Kevin a Campo Howze, Rhee era assente perch frequentava un corso di aggiornamento; di conseguenza, l'americano l'aveva visto solo un paio di volte. Ma avevano fatto amicizia, e Rhee parlava bene l'inglese. Cos bene, anzi, che Kevin provava un certo imbarazzo di fronte a lui: in quindici giorni, era riuscito a imparare solo qualche frase elementare in coreano.
Il sottotenente Rhee Han-Gil, con indosso un'uniforme impeccabilmente stirata, apr la porta e invit Kevin a entrare. A parte la sigaretta nel posacenere, la stanza pareva pronta per l'ispezione da parte dell'intero stato maggiore. Libri perfettamente allineati, abiti appesi secondo il regolamento, coperta della brandina talmente tesa che ci sarebbe rimbalzato non solo il proverbiale dollaro, ma perfino un won (la moneta coreana) di carta. Anche il tenente sudcoreano pareva pronto per un'ispezione. Era pi basso di Kevin, di corporatura robusta e aveva il volto sottile e affilato.
- Che cosa posso fare per lei, tenente Little? - Come tutti i suoi compatrioti, Rhee teneva esageratamente ai titoli. Il modo familiare, disinvolto, con cui gli americani tendevano a parlare tra loro, era totalmente estraneo a persone cresciute in una cultura fondata sul rispetto dell'autorit. Rhee sarebbe rimasto sconvolto, se Kevin gli avesse dato del "tu".
- Ordine di trasferimento... con brevissimo preavviso. - Cerc di non far trapelare la sua antipatia per il capitano Matuchek. - Ci mandano per una settimana in un posto chiamato Malibu West.
- Ah, Malibu West. Ci sono gi stato. Temo che sia assai meno affascinante di come lo deve essere la vera Malibu della California. - Rhee sorrise lievemente.
Kevin non fece commenti. Neanche lui era mai stato a Malibu.
- Gi. Comunque, partiamo domattina presto, e ho voluto farglielo sapere in tempo. Dovr essere pronto a partire per le due.
Il coreano gli indic una sacca da viaggio, posata nell'angolo.
- Grazie, ma non occorreva che si preoccupasse. Sono pronto. Comunque, posso impiegare questo tempo per informarmi sulle unit che difendono gli avamposti a fianco del nostro.
- Come diavolo... Matuchek l'aveva gi informata che eravamo destinati alla ZS? - chiese Kevin, irritato perch il capitano era riuscito di nuovo a fargli fare la figura dell'idiota.
Con aria contrita, Rhee rispose: - Oh, no. Il capitano non mi ha detto niente. Solo, gi una volta i comunisti hanno colto di sorpresa il mio paese, mentre era addormentato. Oggi impariamo a essere sempre pronti per ogni eventualit.
- Be', in questo lei  molto pi avanti di me - ammise Kevin. S'interruppe, pensando che era il momento di rinunciare a un po' del suo orgoglio. - Senta, visto che lei c' gi stato, forse mi pu suggerire che cosa portare lass. Voglio dire, oltre alle solite cose, tuta da combattimento, fucile eccetera.
Rhee annu. - Naturalmente, sar onorato di aiutarla. - Riflett per alcuni istanti. - Per prima cosa, porterei qualche coperta in pi. Le notti cominciano a diventare fredde, e nella postazione non c' riscaldamento.
Kevin rimase a bocca aperta. - Come? Maledizione, perch non portiamo qualche stufa da campo? - Cristo, qualche brillante ufficiale dell'esercito avrebbe gi dovuto pensarci, da tempo.
Rhee non parve affatto colpito dall'osservazione. - Sfortunatamente - disse - le stufe producono fumo. E i comunisti hanno la sgradevole abitudine di servirsi del fumo come bersaglio per qualche occasionale tiro di mortaio.
Mortaio? Oh, fratelli, era sempre peggio. In Germania non avrebbe avuto quei problemi. Per ostili che fossero, i russi e i tedeschi dell'Est non sparavano per capriccio colpi di mortaio oltrecortina.
Kevin scosse la testa. - D'accordo. Niente stufette. Coperte. Che altro devo portare di strano?
Rhee pieg le dita. - Be', potrebbe portare un mazzo di carte. - Mosse avanti e indietro il suo anello dell'accademia militare coreana. - Una partita al vostro poker  sempre un buon aiuto per passare il tempo.
Dunque Mister Perfezione amava il poker, eh? Kevin nascose accuratamente la sorpresa. In quei pochi giorni si era reso conto di quanto fossero orgogliosi i coreani. Meglio non rischiare di offendere Rhee scherzando sul suo debole per il gioco. In fin dei conti, Kevin non aveva certo un'eccedenza di amici di cui disfarsi. Sorrise. - D'accordo, consiglio accettato. Ci vediamo sulla piazza d'armi all'una e mezzo.
Rhee gli restitu il sorriso. - Come dite voi americani,  un appuntamento... - E, tenente - aggiunse, mentre Kevin raggiungeva la porta - mi  parso che la sua osservazione sulle mitragliatrici, durante l'esercizio di oggi, fosse molto interessante.
- Gi, grazie. Peccato che il capitano la pensasse diversamente.
Rhee non gli rivolse un vero e proprio sorriso, ma Kevin ebbe l'impressione di vedergli sollevare leggermente un sopracciglio. - Il capitano, naturalmente,  un ottimo ufficiale. Ma c' qualcosa di tanto perfetto da non poter essere migliorato?
Kevin gli rivolse un saluto e si allontan. Nel lasciare la stanza di Rhee si sentiva gi meglio: forse cominciava a vedere una schiarita nella sua situazione, e anche il mal di testa gli stava passando.
Allora, la sua controparte coreana amava il gioco delle carte. Be', se doveva rimanere inchiodato per una settimana in qualche buco coreano dimenticato da Dio, tanto valeva che lui ne approfittasse. Colonnelli, capitani e maggiori parevano leggergli sul viso ogni minimo dubbio che riguardasse la vita militare, ma il gioco delle carte era un altro paio di maniche. In quello era imbattibile. Rhee non poteva certo sapere che con i guadagni del poker si era pagato le piccole spese, al college.
Torn alle baracche del suo plotone. Il sergente Pierce pareva in grado di prendere tutti gli accordi relativi alla partenza, ma era meglio che lui fosse presente, per imparare. Sempre meglio che rimanere nella sua stanza ad aspettare che passasse il tempo. Poi, allarmato, s'immobilizz per un istante. Mio Dio, forse cominciava ad abituarsi a quel posto.
L'indomani mattina, mentre osservava il plotone radunarsi sulla piazza d'armi illuminata, Kevin ripens con irritazione al suo ottimismo del pomeriggio. Mancavano ancora molte ore all'alba, e il vento gelido faceva sembrare ancora pi fitta l'oscurit che regnava attorno a Campo Howze. Si strinse nella giacca di fatica, per riscaldarsi, e cerc di non sembrare assonnato mentre il sergente Pierce procedeva all'appello.
Il plotone aveva gi caricato l'equipaggiamento sui camion dell'esercito parcheggiati dietro di loro. Adesso gli uomini erano in fila, a rabbrividire nella posizione di riposo, e Pierce eseguiva un ultimo controllo per assicurarsi che nessuno fosse rimasto nelle baracche, a godersi il tepore delle coperte.
- Walton? - Senza bisogno che gridasse, la voce di Pierce arrivava fino all'altra estremit del campo.
- Presente.
- Wright? - Silenzio.
Pierce attese un paio di secondi, prima di riprovare: - Wright? Senti, bastardo muto, ti ho visto mettere la roba su un camion, due minuti fa. Rispondi, maledizione.
- Sono qui, sergente. Mi devo essere addormentato. C' un cos bel calduccio, qui in Corea. - Gli altri risero. Con la sua pronuncia nasale dell'Arkansas e le sue battute, il soldato scelto Wright era il pagliaccio del plotone.
Kevin si aspettava che il sergente gli facesse una lavata di capo, ma Pierce rise a sua volta e disse: - Benissimo, signor buffone. Pensi che fa cos caldo? Allora sarai contento di sapere che questa notte ti metto di sentinella.
Tutto il plotone rise. - Va' pure, Johnny - disse qualcuno della fila, rivolto a Wright. - Grazie per esserti presentato volontario. Penseremo a te, chiusi al freddo nel sacco a pelo.
- Sergente - prov a dire Wright. - Lei sa che sono delicato di petto. Con quella ronda notturna, la mia anima filer dritta in cielo.
Ma Pierce si aspettava qualcosa di simile. - Be', soldato scelto - disse - salutami san Pietro. Lo avvertiremo del tuo prossimo arrivo. - Lo stesso Wright scoppi a ridere. Kevin, nell'oscurit, si accorse che stava sorridendo, e cerc di smettere. Non doveva conservare la propria dignit? Ma Rhee, fermo accanto a lui, rideva come tutti gli altri.
- Va bene, soldati, piantiamola - disse Pierce. - Prima finiremo l'appello, prima potremo toglierci da questo maledetto vento. - Le parole del sergente li fecero tacere subito.
- Yates?
- Presente.
- Zelinsky?
- Sono qui.
Pierce s'infil sotto il braccio la cartellina. - Attenti!
Tutti s'irrigidirono.
Il sergente si rivolse a Kevin. - Plotone presente, signore! - Gli fece il saluto.
Kevin usc dall'ombra e gli restitu il saluto. Ripet una frase che aveva sentito in un film. - Ottimo, sergente. Li faccia salire sui camion.
Pierce si volt nuovamente verso il plotone. - Avete sentito il tenente? Tutti sugli autocarri! - Gli uomini ruppero le righe e cominciarono a montare sui cassoni dei camion coperti di tela. Una squadra di undici uomini per veicolo.
Kevin sal accanto al guidatore del primo camion. Rhee mont sul secondo e Pierce sull'ultimo.
I cinque autocarri si avviarono verso la porta principale del campo. Giunti sull'autostrada, si diressero a nord, verso la ZS.
Campo Howze era a soli quindici chilometri dalla zona smilitarizzata, ma il viaggio fino al punto di riunione richiese quasi due ore. Ogni mille metri o poco pi dovevano fermarsi a un punto di controllo, con barricate, filo spinato e mitragliatrici. E ogni volta i loro documenti erano esaminati da soldati dei servizi di sicurezza sudcoreani, armati di fucile mitragliatore. Kevin non avrebbe saputo dire che cosa lo preoccupasse di pi: se le misure di sicurezza o la possibilit che fossero necessarie.
Alla fine lasciarono la strada carrozzabile e s'inoltrarono lungo una stradina sterrata, chiusa tra filari di alberi, che si arrampicava sul fianco di una stretta valle. Il caporale che guidava il primo camion rallent ancor di pi l'andatura; la vibrazione del motore si ridusse a un cupo brontolio. I fari illuminarono un soldato con l'elmetto, che faceva grandi segni con una lampada portatile dalla luce rossa. Il guidatore disse: - La nostra guida.
Allung la mano per spegnere i fari e per accendere le deboli luci rosse di posizione.
Sorpreso, Kevin gli chiese che cosa gli fosse venuto in mente.
L'uomo fece ripartire il camion e rispose, senza staccare gli occhi dalla loro guida: - Regolamento, signore. Qui siamo a meno di cinque chilometri dalla ZS, e i nordcoreani non devono venire a sapere quel che stiamo facendo.
Kevin dovette ammettere che la cosa era ragionevole. Si appoggi allo schienale e cerc di mantenersi rilassato mentre salivano lentamente lungo la valle.
Il punto di riunione era una piccola radura, a poca distanza dalle trincee e dai bunker della prima linea di resistenza, la MLR. Erano in ritardo di dieci minuti. Kevin usc faticosamente dalla cabina e si diresse verso la figura solitaria che li aveva guidati fino a quel punto. Incitati a bassa voce dal sergente Pierce, gli uomini uscirono a loro volta dai camion e si misero in fila per due. Era ancora buio pesto. La luna era tramontata e il cielo era coperto di nubi.
Il rosso raggio della lampada si sollev per poi fermarsi sulla faccia di Kevin.
- Secondo plotone di Alpha?
Kevin annu, ma poi comprese che forse l'uomo non era in grado di vederlo chiaramente. - S. Lei  la guida per Malibu West?
- Sergente Hourigan, signore. Terzo plotone, compagnia Bravo. Il tenente Miller vi aspetta nell'avamposto. Se siete pronti, signore, dobbiamo andare. Meno di un'ora e mezzo all'alba, e c' da fare molto cammino.
- Certo. - Kevin si volt verso la colonna che lo seguiva. - Sergente Pierce?
- Tutti presenti, signore. Plotone pronto a mettersi in marcia. Kevin torn a rivolgersi alla loro guida. - Bene, Hourigan. Andiamo.
Il sergente li condusse verso un'apertura tra i rotoli di filo spinato stesi lungo la MLR. Il terreno era accidentato, ma anche al buio Kevin era in grado di vedere che tutti gli alberi e i grossi cespugli erano stati tagliati per sgombrare la linea di tiro ai soldati posti dietro di loro.
Hourigan si ferm all'improvviso, poi fece qualche passo a sinistra. Kevin lo imit. Il sergente si avvicin a lui e lo tocc sulla spalla. - Vede quei paletti bianchi, tenente?
Kevin annu.
- Be', ce n' una coppia ogni pochi metri. Stia in mezzo ai paletti, se non vuole saltare in aria. Attraversiamo il campo minato principale.
La colonna prosegu, camminando pi lentamente, ora che si trovava nel campo minato. Kevin faticava a non farsi distanziare da Hourigan. Si asciug il sudore che minacciava di colargli sugli occhi. Cristo, da anni non aveva pi dovuto portare uno zaino da 25 chili. Il cuore gli batteva a martello. Nel silenzio della notte, gli pareva che ogni passo, ogni rametto spezzato facessero un rumore che si poteva sentire a chilometri di distanza.
Alla fine uscirono dal campo minato e presero ad arrampicarsi su un sentiero che diventava sempre pi ripido. Passarono in mezzo a grandi file di massi. Lo zaino gli segava le spalle. Cristo, com'era alta quella collina. Sulla mappa gli era sembrata pi bassa.
Nel buio, all'improvviso, si ud una voce: - Alt! - Era accompagnata dallo scatto dell'otturatore di un'arma automatica. Cristo.
La sentinella disse: - Venite avanti e fatevi riconoscere. - Il gruppo fece qualche passo, nell'oscurit pi profonda. Dopo dieci metri, la voce disse: - Basta cos. Marbles-Galore.
Il sergente si ferm. - Sono Hourigan, stronzo.
- Non me ne frega un cazzo. Dammi la controparola, o sei morto.
- Zebra-Cardinal.
- Va bene, venite avanti. - Si sent lo scatto della sicura. Kevin si pass una mano sulla faccia. Maledizione, che banda di stronzi paranoici.
Il plotone oltrepass la cima della collina 640 e si trov a Malibu West. C'era un'altra colonna, in attesa di scendere.
Un uomo con le mostrine di plastica scura usc dal gruppo. - Little? Sono Miller. Lieto di vederla. Venga nel posto di comando e le passer le consegne. Hourigan e il suo sergente possono schierare gli uomini.
Anche se Kevin non riusciva ancora a distinguere la faccia dell'uomo, ormai cominciava a farsi pi chiaro.
Scese alcuni scalini e si trov in un basso bunker, illuminato da una lampadina. Il PC - posto di comando - era alto poco pi di un metro e mezzo e aveva le pareti di sacchi di sabbia, con grosse travi di legno per tetto. All'interno c'era a malapena spazio per due brandine, un tavolo, i telefoni e la radio. E puzzava di sporco, di muffa e di cibo rancido. Kevin cerc di non respirare dal naso.
Miller rise. - Lo so.  piuttosto forte, eh? Ma la tintoria e i servizi igienici sono un po' difettosi, quaggi. Non si preoccupi; si abituer. - Aveva le borse sotto gli occhi.
Indic a Kevin il basso tavolo con la mappa e i telefoni. - Ecco, queste sono le concentrazioni di fuoco. - Gli mostr svariati fogli trasparenti, con alcuni cerchi a matita colorata che indicavano i bersagli preregistrati dell'artiglieria e i loro numeri in codice.
Miller prosegu: - Radio, telefono da campo, collegamenti con le squadre e con gli avamposti vicini, collegamento con il PC della compagnia sulla MLR, linea diretta con l'artiglieria. - Kevin fece un cenno d'assenso.
- Qualche domanda?
Kevin stava gi per scuotere la testa, ma ci ripens. - Una sola. C' stato molto movimento, negli ultimi tempi?
- No. Tutto tranquillo... una volta tanto. Solo un all'erta: il solito "stringi le chiappe e prega, finch non arriva il cessato allarme". - Miller si alz, chinando la testa per non battere contro il soffitto. - Tutto qui. Buona fortuna e arrivederci al campo. - Gli tese la mano.
Kevin gliela strinse, e solo in quel momento comprese che Miller non vedeva l'ora di andarsene da Malibu West. Be', non aveva tutti i torti.
Con un ultimo cenno di saluto, Miller ritorn all'aria pura.
Kevin si lasci cadere pesantemente su una delle brandine. Che bellezza, doveva trascorrere un'intera settimana in quell'incrocio tra un cesso e una tana di sorci. Pos a terra lo zaino. Almeno, adesso aveva finito di segargli le spalle. Poi si ricord che doveva fare rapporto al capitano Matuchek, sulla MLR, per avvertirlo dell'arrivo del plotone. Allung la mano verso il telefono che lo metteva in comunicazione con il posto di comando della compagnia.
E adesso, dove era finito l'elenco dei nomi in codice? Dopo essersi frugato nelle tasche, trov finalmente il foglio dei codici radio.
Sollev la cornetta. - Alpha Echo Cinque Sei. Alpha Echo Cinque Sei. Qui Alpha Echo Cinque Due.
- Parlate, Alpha Echo Cinque Due. Qui Alpha Echo Cinque Sei. - Sulla banda non c'erano interferenze. Ottimo, avrebbe potuto chiedere aiuto senza molte difficolt, in caso di bisogno. La cosa era rassicurante.
- Echo Cinque Sei, Echo Cinque Due  in posizione. Ripeto, Echo Cinque Due  in posizione.
- Ricevuto, Due. Siete in posizione. Chiudo.
Kevin pos il radiotelefono e si massaggi le palpebre. Quella notte non aveva dormito, e sapeva di dover rimanere sveglio almeno fino all'alba, per ispezionare la posizione alla luce del giorno.
Guard l'orologio: le 5,35. Il sole sarebbe sorto entro una ventina di minuti. Il cielo stava gi diventando pi grigio.
Pierce si affacci qualche minuto pi tardi. - Credo che sia abbastanza chiaro per fare una rapida ispezione, tenente.
Kevin si rizz bruscamente a sedere. Il cielo era arancione. Oh, merda, si era addormentato, e proprio il primo giorno, non appena giunto alla ZS. Batt gli occhi e si alz barcollando, ricordandosi all'ultimo istante di non alzare troppo la testa per non batterla contro il soffitto.
Segu Pierce lungo una trincea di collegamento, che dal posto di comando portava al bordo della collina. L si congiungeva alla trincea principale che faceva il completo giro dell'avamposto. Furono raggiunti da Rhee, intenzionato come loro a ispezionare quella che per un'intera settimana sarebbe stata la loro residenza.
Malibu West aveva forma approssimativamente ovale, ed era costituita da una trincea di un metro e ottanta di profondit che collegava tra loro sei bunker di tronchi, rinforzati, che potevano ospitare quattro uomini durante un'incursione aerea nemica o un bombardamento dell'artiglieria. Tra un bunker e l'altro c'erano almeno quindici metri di trincea. Alcuni gradini di tiro sulla parete della trincea permettevano ai soldati di proteggersi da un attacco da terra. Due cinture di filo spinato e un campo di mine completavano le difese della collina.
Trattandosi di un avamposto, Malibu West e i suoi difensori dovevano combattere da soli, anche se con un generoso sostegno da parte dell'artiglieria. Malibu e gli altri fortini analoghi distribuiti lungo l'intera ZS dovevano costringere una forza d'urto nemica a fermarsi per attaccarli prima di raggiungere il fronte principale alleato. Si sperava che in quel modo l'attacco nemico venisse ritardato per il tempo sufficiente a permettere l'intervento dell'aeronautica e dell'artiglieria, e a trasferire le riserve nei punti dove si concentrava l'assalto. Detto in altre parole, gli uomini dell'avamposto dovevano guadagnare tempo ai compagni a prezzo della loro vita.
- Ho messo le mitragliatrici nei bunker ai due lati della discesa. Dovrebbero coprire tutto il fronte. E con la posizione abbiamo ereditato un'altra mitragliatrice. Il tenente Miller l'aveva piazzata dietro di noi, e mi  sembrata una buona idea: l'ho lasciata l. - Pierce s'interruppe.
- Mi pare ottimo - rispose Kevin, sbadigliando. Maledizione, doveva svegliarsi. - Qualche osservazione, tenente Rhee?
Il sudcoreano sembrava perfettamente sveglio. Naturalmente. - No. Mi sembra il logico schieramento. Ma le squadre con i Dragon? - Giusta domanda. I razzi Dragon erano la loro migliore difesa contro i carri armati nemici e i trasporti truppe corazzati.
- Li ho schierati lungo il pendio nord. Se tutto crolla e i carri armati nordcoreani ci assalgono alle spalle, forse i lanciarazzi dovranno spostarsi. Ma dove si trovano adesso hanno un buon angolo di fuoco.
Kevin annu. - Bene, sergente. Ottimo lavoro. - Si pass la lingua sui denti, per eliminare il sapore amaro che si era formato durante il breve, involontario sonno. Guard Rhee. - A quanto mi risulta, ci dev'essere un plotone sudcoreano nell'avamposto accanto al nostro. Potrebbe salire al posto di comando per informarli che siamo arrivati. D'accordo?
Rhee sorrise e gli rivolse un saluto. - Nessun problema, tenente.
- Bene, e poi vada a dormire. Penso che occorreranno tre turni di guardia, prima che ci siamo sistemati correttamente. Io far il primo. Il sergente Pierce pu fare il secondo e lei il terzo. Va bene?
Rhee gli rivolse un sorriso ancor pi largo. - Certo, tenente. Sono sempre lieto di poter dormire alcune ore senza interruzione. - Gli rivolse nuovamente il saluto e si avvi verso il posto di comando.
Kevin sbadigli di nuovo. Doveva dire a Zelinsky di preparare il caff. Nel frattempo avrebbe potuto osservare il territorio attorno a Malibu. L'aveva studiato sulla carta, ma non sempre ci si pu fidare delle mappe. Una volta si era perso in una marcia di addestramento notturna presso Fort Lewis... e fortuna che aveva trovato una stazione di servizio dove chiedere informazioni.
Kevin scosse la testa, ripensando a quell'episodio. A Fort Lewis aveva imparato la lezione. Mai fidarsi delle mappe. Mont sugli scalini di tiro e sollev il cannocchiale. Vediamo. C'era una scarpata rocciosa che scendeva dalla cima della collina 640, Malibu West, fino a una stretta valle, coperta di cespugli. Alcuni canaloni salivano fino a una cresta montuosa, a nord, dove si scorgevano quelli che dovevano essere dei bunker mimetizzati.
Una mano lo afferr bruscamente per la tuta e lo tir indietro, facendolo scendere dallo scalino di tiro.
- Che cazzo succede? - Kevin si gir come una furia; Pierce lo lasci.
- Spiacente, signore. - Dal tono, non gli dispiaceva affatto. - Ma mi pagano anche perch non sparino ai miei tenenti, il giorno del loro arrivo alla ZS.
- E c'era bisogno di afferrarmi alle spalle? - Kevin aveva il batticuore. Si era spaventato. Cristo, non aveva neppure sentito arrivare Pierce. Quell'uomo si muoveva come uno spettro.
- I cecchini, tenente. I nordcoreani sono particolarmente orgogliosi di colpire chi li osserva con un bel binocolo lucido. Se vuole guardare la ZS, usi i periscopi. - Ne indic uno, che si poteva sollevare sul bordo della trincea.
- Oh, quante balle. So che i nordcoreani sono tutti pazzi, ma non possono mettersi a sparare alla gente. C' l'armistizio, lo sa.
- Io e lei lo sappiamo, tenente. Ma i comunisti forse no. O, anche se lo sanno, se ne fregano. - Pierce parlava a bassa voce. - Senta, signore. Quass non siamo in tempo di pace. Quello che c' quass assomiglia maledettamente a una guerra. Quando ero un giovane soldato scelto, prima del Vietnam, mi avevano assegnato a un posto come a questo. - S'interruppe.
- Perci, la situazione non  molto cambiata, in venti e pi anni. Ma non vedo cosa c'entra. - Kevin era irritato. Cominciava a fare caldo, aveva il sole negli occhi, avrebbe voluto bere un po' di caff.
- Be', signore, un giorno arriva un generale delle retrovie, per un'ispezione. Ora, il tenente gli fa fare un bel giro dei bunker, delle trincee e di tutto il resto, ma il generale voleva vedere di persona i comunisti. E non era disposto a usare un periscopio come il nostro. Salta sul gradino di tiro senza dare retta al tenente che lo prega di non farlo. Continua a non dargli retta, mentre l'altro gli chiede di scendere, finch un cecchino comunista non lo becca in testa con una pallottola. - Pierce si pos il dito indice sulla radice del naso, in mezzo agli occhi. - Proprio qui, tenente. Il colpo sbatte gi dal gradino di tiro quello stronzo di generale e gli fa saltare il poco cervello che ha in zucca.
- Cristo! - Kevin era sconvolto. - Eppure, non ho mai saputo niente di simile.
- Be', devono avere messo la cosa a tacere.  un modo maledettamente imbarazzante di perdere un generale, no?
- E il vostro tenente?
- Non sono rimasti molto soddisfatti di lui. Non era colpa sua, e perci non hanno potuto mandarlo a Leavenworth, ma si sono affrettati a cacciarlo via dall'esercito.
Kevin riflett per qualche istante sulle parole di Pierce e infine gli rivolse un sorrise triste. - D'accordo, sergente. Mi ha convinto. Non corre pi il rischio di perdere allo stesso modo questo stronzo di tenente.
Pierce sorrise a sua volta. -  cos che bisogna prenderla, signore.  solo questione di esperienza. E di una cosa si pu essere sicuri: nella ZS si diventa esperti presto.
1 ottobre. Malibu West, lungo la ZS
Dopo sei giorni, Kevin ne aveva fin sopra i capelli di Malibu West. Sei giorni di noia ininterrotta. Non potersi muovere liberamente durante il giorno. Pasti schifosi, poco sonno. Giornate troppo calde e notti troppo fredde.
Gli unici momenti di vivacit erano le quotidiane partite a poker con Rhee, Pierce e un paio di altri sottufficiali. Giocare a carte con i graduati di truppa era forse contro il regolamento, ma aiutava a passare il tempo. Le puntate erano basse perch non era bello che gli ufficiali vincessero troppi soldi ai loro subordinati, ma Kevin, alla fine del gioco, era sempre in attivo. Ed era piacevole vedere finalmente un'espressione di genuino rispetto sulla faccia del sergente Pierce.
Non c'era stato altro. A parte una serie di insignificanti rapporti quotidiani e una singola, fulminea ispezione del capitano Matuchek, che era parso piacevolmente sorpreso di vedere che l'avamposto era ancora tutto intero, il periodo trascorso a Malibu West era stato emozionante come guardare un convento del Midwest dal buco della serratura del cancello.
Questo rese ancor pi sconvolgente l'allarme, quando infine arriv.
- Signore. - Qualcuno lo scuoteva. Ancora pi forte. - Signore!
Kevin gemette e cerc di girarsi dall'altra parte. Non era ancora l'alba, e lui era rimasto alzato fino a mezzanotte per compilare scartoffie assurde.
- Signore! - Era Jones, il suo addetto radio. - C' il capitano al telefono, signore. Dice che  urgente.
Oh, merda. E adesso che diavolo voleva? Probabilmente rompergli le scatole per qualche maledetto modulo che lui non aveva scritto nella maniera giusta. Kevin usc dalle coperte e brancol fino al telefono.
- Alpha Echo Cinque Sei. Qui Alpha Echo Cinque Due. Passo.
- Cinque Due, qui Cinque Sei. Attendete. - Grande. Prima l'avevano svegliato, e adesso lo facevano aspettare. Ma, pochi secondi pi tardi, si ud la voce di Matuchek, e il suo tono riusc a svegliare del tutto Kevin. - Cinque Due, qui Cinque Sei. Stato di all'erta. Ripeto. Stato di all'erta. Allarme generale lungo la ZS.
Oh, Cristo. Kevin sentiva che il cuore gli batteva a martello; faticava a respirare. - Sei, qui Due.  un'esercitazione? Passo.
Dal radiotelefono si pot sentire tutta la collera di Matuchek, forte e chiara. - Come cazzo posso saperlo? E cosa vuole che me ne freghi, in questo momento? Schieri i suoi uomini sulla linea di tiro e mi lasci libero il telefono, dannazione. Chiudo.
Kevin consegn a Jones il radiotelefono e si guard attorno, cercando l'M16, la giubba antischegge e l'elmetto. Erano nell'angolo del posto di comando, dove li aveva lasciati. Rhee era gi in piedi e si abbottonava.
Kevin si volt verso Jones. - Chiama Pierce. Di corsa. - Trasse un profondo sospiro, ma gli pareva di non riuscire a respirare quanto avrebbe voluto. Merda, calmati. Afferr la giubba e cominci a mettersela, ma poi si accorse che era al rovescio. Gir dal giusto verso l'ingombrante indumento e se l'infil. Rhee gli porse l'elmetto.
- Che c', tenente? - Pierce si affacci alla porta del posto di comando, il fucile in pugno e l'aria sveglia come se fosse gi in piedi da ore.
- C' un allarme. Lungo l'intera ZS. Non so se sia vero o no, ma faccia alzare gli uomini e li metta in posizione. - Kevin afferr il fucile e le mappe.
Pierce usc dal posto di comando e svan lungo la trincea buia, diretto verso il bunker pi vicino. Rhee si diresse verso l'altra porta e Kevin lo accompagn fino alla trincea principale, seguito da Jones che portava il radiotelefono.
La luna era alta, e mancava poco al plenilunio: l'intera vallata pareva composta di grandi macchie grigie e di ombre nere come la pece. Il vento di tramontana agitava i cespugli e sibilava fra le matasse di filo spinato che proteggevano gli accessi a Malibu West.
Kevin cerc di mettere a fuoco il periscopio. Maledizione. Con quella scarsa visibilit, la valle sotto di lui poteva essere piena di mille nemici. O poteva essere completamente vuota.
Gli undici soldati della Seconda squadra sfilarono dietro di lui, accompagnati dal tintinnio del loro equipaggiamento, e si disposero lungo la trincea, sui gradini di tiro.
- Signore! - Nel sentire il roco mormorio di Jones, Kevin si gir verso la trincea. - Dal sergente Pierce: tutti in piedi e in posizione. Niente da riferire.
- Di' a Pierce di ritornare qui in fretta. E chiedi alla compagnia se ci sono altre notizie.
Pierce arriv immediatamente. - Tutti schierati, tenente. Uno dei lanciarazzi aveva delle grane, ma Ramos lo sta riparando. Dovrebbe essere pronto tra un paio di minuti.
- Be',  meglio che si sbrighi. Cristo, e se in quel paio di minuti arrivassero i carri armati? - Kevin cerc di calmarsi. Scese dal gradino e si accovacci vicino a Pierce. - Abbiamo avvistato qualcosa con i sensori di movimento e con i periscopi a infrarossi?
- Negativo. Niente in movimento, laggi, e niente di caldo.
- Allora, potrebbe essere un falso allarme.
Pierce alz le spalle. - Forse s. E forse no. In qualsiasi caso, potrebbe essere una notte molto lunga.
Un grido li fece balzare in piedi. - Razzi! Razzi illuminanti a est!
Kevin gir il periscopio verso destra. A circa ottocento metri di distanza, due razzi al magnesio si muovevano lentamente verso sud, appesi al paracadute. Si accorse di pregare sottovoce. "Dio, Dio, fa' che non sia vero. Fa' che non sia la guerra. Per favore."
- Potrebbero avere attaccato da quella parte - disse Pierce, calmo come sempre. - Oppure potrebbe essere un semplice tentativo di infiltrazione. - Si port una mano all'orecchio. - Non sento sparare.
Si ud la voce di Rhee, acuta ed eccitata. - Quei razzi vengono dal Drago Azzurro!  la postazione sudcoreana alla nostra destra.
Kevin gli grid a sua volta: - Be', prenda il telefono, gli chieda che diavolo  successo.
- Tenente... - Pierce tossicchi, per richiamare la sua attenzione. - La prossima volta che lei e il tenente Rhee volete fare conversazione, farete meglio a non gridare a tutto l'universo. Se laggi ci sono dei comunisti, adesso sanno che siamo svegli e che li stiamo aspettando.
Kevin si sent bruciare le orecchie. Pierce aveva indiscutibilmente ragione. Lui aveva fatto un errore stupidissimo. Il tipo di errore che, come lo aveva avvertito il maggiore Donaldson, poteva condurre alla morte i suoi uomini. Si gir verso il caporale Jones. - Uhm, riferisci al tenente Rhee di venire qui a rapporto dopo avere parlato con l'avamposto coreano.
Attesero per vari minuti, ma nessun altro razzo illumin il cielo notturno; tutto rimase tranquillo. Rhee arriv di corsa e si gett a terra accanto a Kevin e Pierce.
- Ho parlato con l'addetto alle comunicazioni del Drago Azzurro. Pare che uno dei loro ultimi coscritti si sia emozionato e abbia sparato un paio di razzi. Sar sottoposto a misure disciplinari, naturalmente.
Ossia, che quel povero sciocco si sarebbe preso una solenne bastonatura: Kevin lo sapeva. E, in quel momento, non gliene importava un accidente.
Poi Jones lo prese di nuovo per il gomito. - Signore!  il capitano! Kevin impallid, nel prendere il telefono. Era la guerra? Era saltato tutto? - Alpha Echo Cinque Sei, qui Alpha Echo Cinque Due.
- Alpha Echo Cinque Due, qui Alpha Echo Cinque Sei. Cessato allarme. Ripeto, cessato allarme. Riprendete il normale programma. Era un'esercitazione, tenente, una vera McLaren Special.
- Ricevuto, Cinque Sei. - Cerc di rispondere in tono freddo e compassato, ma sapeva che Matuchek avrebbe colto l'immenso tono di sollievo della sua voce. Pierce e Rhee si stavano gi visibilmente rilassando, pur avendo udito solo una parte della conversazione.
- Allora, tenente? Ha le braghe piene di una roba organica marrone? - Matuchek pareva meno irritato del solito, nonostante le parole.
- Negativo, Cinque Sei. C' mancato poco, ma negativo. - E fortunatamente Matuchek non aveva modo di sapere che era la verit.
- Bene, tenente. Se la McLaren Special non  riuscita a riempirgliele, forse riusciremo ancora a fare di lei un soldato. Arrivederci domattina al campo. Chiudo.
Kevin riagganci. Era esausto e tremava. Ma era anche pi sollevato. Si era fatto la sua cazzata, ma si trattava solo di un'esercitazione. E aveva il tempo di imparare.
10
 Rivelazioni
Bunker Grande Guida, Corea del Nord
- Compagno generale. Compagno generale!
Il tenente generale Cho Hyun-Jae spalanc gli occhi. La luce era accesa, e il colonnello Chung, suo aiutante di campo, era chino su di lui. Si dest del tutto.
- Che cosa  successo, Chung?
Automaticamente, cominci a vestirsi. Qualunque cosa fosse, se era abbastanza importante per svegliarlo, lo era anche perch lui si vestisse.
- Signore, il nemico  appena entrato in stato di allarme. Abbiamo visto dei movimenti sulle fortificazioni...
Cho usc di corsa, seguito dal colonnello, e si abbotton la giacca dell'uniforme durante il tragitto. Il bunker era costruito in modo che la sua stanza fosse poco lontano dal Centro operativo del Secondo corpo d'armata.
La porta era aperta. Cho rallent il passo, trasse un profondo respiro, ed entr in una sorta di pandemonio ben organizzato. Ufficiali e soldati continuavano a entrare nella sala, prendevano posizione attorno ai tavoli delle mappe, alle telescriventi e alle centraline telefoniche. Un intero lato della sala era occupato da una singola mappa che mostrava nei particolari la zona del fronte vicino a Kaesong, affidata alla sua responsabilit. Il generale Chyong Dal-Joong, suo vicecomandante, era accanto alla mappa e discuteva con alcuni ufficiali. Nel vedere Cho che entrava nella sala, gli rivolse il saluto. Gli altri ufficiali corsero al loro posto.
- A rapporto, generale. Una nuova esercitazione? - Cho termin di abbottonarsi il colletto della divisa mentre esaminava lo schieramento dei blocchetti di legno usati per mostrare sulla grande mappa le unit nemiche.
- Probabilmente, signore. Non abbiamo visto movimenti dietro la linea del fronte, ma tutte le truppe si sono schierate sulle loro posizioni di combattimento. Non sarebbe certo il momento adatto per dare inizio alla liberazione... - Chyong fece un sorrisino ironico.
Cho pens che l'eccessivo senso dell'umorismo del suo vicecomandante l'avrebbe fatto finire prima o poi in un campo di detenzione del Dipartimento per la sicurezza politica.
Sbadigli. - Ho l'impressione che vengano in qualche modo a sapere quando vado a dormire tardi, e che facciano queste esercitazioni al solo scopo di rovinarmi il sonno. Maggiore Ko! - Rivolto all'ufficiale del servizio informazioni, gli fece segno di avvicinarsi. - Maggiore, le tue osservazioni, per favore.
- Sissignore. Credo che sia un'esercitazione. Le truppe nemiche che presidiano il perimetro sono fatte ruotare secondo un ciclo regolare di una settimana. L'allarme viene sempre dato il mattino presto, verso la fine della settimana. Il gioved  il giorno scelto con maggiore frequenza. L'ordine di stare di guardia viene dato solo alle forze presenti sulle postazioni. Nessun'altra unit viene portata avanti. E cos  stato anche questa volta.
- Per quanto possiamo saperne - lo corresse Cho.
Ko abbass la testa. - S, signore. Per quanto possiamo saperne. Cho cit: - "La rivoluzione nel pensiero militare si basa sulla conoscenza, non sulle ipotesi."
- S, signore. - Ko gli rivolse un inchino, per mostrargli che accettava la correzione.
Chyong guard il proprio superiore. - Forse i nostri nemici dovrebbero leggere i pensieri della Grande Guida. Gli imperialisti sono troppo prevedibili.
- O cercano di addormentarci. La nostra preparazione?
- Eccellente. Tutti gli uomini si sono piazzati ai loro posti di combattimento nel giro di cinque minuti.
- Tienili l fino all'alba. Ogni sottounit si addestri al proprio ruolo in caso di attacco nemico. Inoltre, sposta la riunione dei comandanti dalle sette alle cinque. Visto che siamo gi svegli, tanto vale iniziare presto.
Mentre Chyong si allontanava per comunicare gli ordini, Cho guardava la mappa e rifletteva. Le prime unit di rinforzo per il piano Fenice Rossa erano giunte da poco ai loro nuovi campi, presso la ZS. Che quelli dell'altra parte avessero avuto sentore del trasferimento? No, era un timore irrazionale. Erano stati molto attenti a far viaggiare i treni militari soltanto quando i satelliti spia americani erano lontano dalla Corea. Gli americani non potevano sapere tutto.
Ma la preoccupazione gli ritorn quando cominci a prepararsi per la speciale riunione con i suoi comandanti di campo e con i nuovi ufficiali superiori. Ma si sforz di vincerla, per evitare ogni dubbio che rischiasse di rovinare il suo discorso. Kim Jong-Il insisteva per tenere segreto il piano Fenice Rossa, ma aveva finalmente accettato il suo suggerimento e l'aveva autorizzato a "forgiare" il giusto spirito aggressivo negli ufficiali e negli uomini. L'incontro doveva essere il primo passo in quella direzione.
Sala riunioni. Quartier generale, Kaesong
Piccola e spartana, la sala era situata al terzo piano sotterraneo, nel grande complesso che ospitava il quartier generale del Secondo corpo d'armata. Sei comandanti di divisione, i loro vicecomandanti, il generale a capo dell'artiglieria del corpo, e il comandante della 62a brigata delle forze speciali sedevano rigidamente sulle sedie di legno, di fronte al podio affiancato dai due ritratti, alti pi di un metro, di Kim Il-Sung e di Kim Jong-Il.
Attenti! echeggi nella sala all'ingresso di Cho, che sal sul podio e rivolse un cenno di saluto al gruppo.
- Sono appena ritornato da un incontro dello stato maggiore, dove l'Amata Guida si  personalmente rivolta a noi. Quella che devo comunicarvi  una notizia che attendevamo da tempo.
Cho sceglieva attentamente le parole, sapendo che sarebbero state registrate, trascritte e spedite a Pyongyang nel giro di poche ore. Laggi Kim le avrebbe esaminate accuratamente, alla ricerca della sia pur minima traccia di disobbedienza o di sfiducia.
- Sapete tutti dei disordini al Sud, che ci hanno spinto ad adottare talune misure difensive. - Con un cenno della testa, indic i tre comandanti di divisione delle forze di seconda linea. - Ora sono sopraggiunti ulteriori sviluppi che ci consigliano di essere pronti a un nuovo tipo di azione.
Cho s'interruppe perch si potesse spegnere il lieve brusio che aveva fatto seguito alle sue parole.
- Secondo la nostra rete di informatori, le forze che occupano la parte meridionale della Corea si preparano a ritirarsi. Hanno riconosciuto il regime corrotto del Sud per quello che , e adesso, come ladri che non si fidano pi dei propri compagni, lasciano il paese. Oggi che la sua economia crolla, prosciugata dall'avventurismo, l'America non  pi disposta a pagare il prezzo della sua occupazione.
"Queste informazioni non sono note alla generalit della nostra nazione, e non devono esserlo. Se il popolo ne venisse a conoscenza, potrebbe divenire troppo impaziente di liberare i propri fratelli."
Cho fece un'altra pausa, esaminando l'espressione dei suoi ufficiali. Erano gi attenti in partenza, e ora tendevano ancor di pi l'orecchio in attesa dei possibili ordini.
- Il regime del Sud ha rafforzato in modo massiccio le sue forze militari, aiutato in questo dagli americani. Loro acquistano i prodotti del Sud, gli forniscono assistenza militare, e aiutano il regime a reprimere le legittime proteste contro i suoi eccessi.
"Il rafforzamento militare si  ora fermato, e per i prossimi cinque mesi  annunciato un completo ritiro delle forze americane. Pu darsi che a quel punto, privo dei suoi burattinai, il regime crolli sotto il proprio peso.
"Durante il periodo del ritiro degli americani, inoltre, la situazione politica sar instabile. Da un momento all'altro il popolo oppresso del Sud potr sollevarsi spontaneamente per rovesciare i propri governanti. Dobbiamo essere pronti a correre in loro aiuto. E ad assisterli, se fossero troppo deboli per sollevarsi."
Cho s'interruppe per dare modo alle proprie parole di penetrare meglio. Vedeva gi scintillare gli occhi dei suoi ufficiali. Sentivano avvicinarsi il completamento dell'opera iniziata quarant'anni prima con la Grande guerra di liberazione. Pronunci lentamente le parole successive: - La necessit di una simile azione potr sopraggiungere all'improvviso come il vento del nord. Pertanto lo stato maggiore ha voluto nuovamente ricordare che il dovere di ogni soldato  di essere pronto a un'azione rapida e decisiva.
"Nei prossimi mesi, di conseguenza, il nostro corpo d'armata sar impegnato in una serie di addestramenti al combattimento d'attacco. Uomini e materiale devono essere nello stato della massima all'erta, pronti a qualsiasi ordine della nostra Grande Guida."
Cho fece un passo indietro per osservare i suoi ascoltatori. - Domande?
Non ce ne furono, e Cho studi attentamente le reazioni comparse sul volto dei suoi comandanti: ansia, decisione, curiosit. Benissimo. Aveva mostrato per un istante la Fenice Rossa, e i suoi generali l'avevano approvata.
Al momento giusto, era sicuro di trovarli pronti.
11
 Segnali nell'etere
3 ottobre. Quartier generale delle forze combinate, Seul
- Maledizione! - McLaren accartocci con irritazione il foglio e lo gett nel cestino della carta straccia, dall'altra parte della stanza. Non centr il bersaglio. Scosse la testa; dovevano essere gli anni.
Il suo aiutante indic con la testa il foglio. - Brutte notizie, generale?
- S, Doug. - Prov la tentazione di alzarsi e di mettersi a camminare, ma si impose di rimanere fermo. - Al Congresso c' ancora in ballo quella maledetta legge sulle sanzioni.
McLaren aveva continuato a seguire la proposta Barnes sul bollettino quotidiano di informazioni inviato dal Pentagono. Non pretendeva di capire tutte le sfumature dell'iter parlamentare di una proposta di legge, ma ogni buon soldato era in grado di riconoscere la costante avanzata del nemico, quando la vedeva.
Che gli era preso, ai parlamentari? Non sapevano che c'era un intero mondo, grosso e pericoloso, oltre i confini dei loro distretti elettorali? La situazione interna sudcoreana non piaceva neppure a McLaren, ma non si rinuncia a una posizione strategica vitale senza avere qualcosa con cui sostituirla. E il Congresso minacciava di fare proprio quello.
Aveva visto gli studi. Le sanzioni previste dalla stupida proposta di Barnes rischiavano di distruggere l'economia sudcoreana... e in quel momento la crescita economica della Corea del Sud era il solo sostegno della sua stabilit politica. Senza di essa, il paese sarebbe crollato, e, al confronto di quel che sarebbe successo in seguito, il massacro di Seul sarebbe parso un'allegra scampagnata. Kim Il-Sung si sarebbe leccato i baffi, pronto a sfruttare ogni debolezza del Sud.
Quei tizi non avevano mai guardato una cartina geografica? La penisola coreana era come una freccia puntata contro il cuore del Giappone. Almeno, cos la vedevano i giapponesi, e i giapponesi erano gente pragmatica. Se i sovietici e i cinesi avessero cominciato a mettere piede in Corea, i colossi industriali giapponesi si sarebbero affrettati a vendergli le loro tecnologie pi sofisticate, infischiandosene dei vincoli sull'esportazione dei materiali strategici. L'idea era agghiacciante. Si prenda la massiccia superiorit sovietica in fatto di aeroplani, carri armati, cannoni, navi e sommergibili. La si mescoli con una dose generosa di armi e di sensori ad alta tecnologia di fabbricazione giapponese, e che cosa si ottiene? Un maledetto incubo, ecco.
McLaren fece una smorfia. Che a Washington non rimanesse nessuno con un po' di cervello?
- Generale, ci sono i rapporti sull'allarme di questa settimana.
McLaren trasal. Cominciava a rimbambirsi? Preoccuparsi di Washington quando aveva del lavoro da svolgere laggi. - S, maledizione, Doug. Certo.
Cominci a sfogliare il fascio di rapporti che, nel loro complesso, gli avrebbero fatto capire che cos'era successo nella ZS durante l'ultima esercitazione. Come le chiamavano... McLaren Special? Sorrise. Sapeva che i suoi ufficiali le odiavano cordialmente, ma per loro costituivano un ottimo addestramento. Non si poteva mai sapere che cosa avessero in mente quei pazzi di Pyongyang. Nella Corea del Sud si doveva essere pronti a tutte le eventualit.
Squill il telefono. Era la sala comunicazioni. - Signore, c' una chiamata su una linea di sicurezza, massima priorit, per lei.  l'ammiraglio Simpson. - McLaren sollev le sopracciglia. Doveva essere passata da poco la mezzanotte, ora di Washington. Il capo degli stati maggiori americani lavorava fino a tardi.
- Passamelo. - Sent alcuni scatti e poi una serie di scariche.
- McLaren.
- Pronto, Jack, come va?
- Phil! Vecchia canaglia. Cos' successo? - Nella comunicazione c'era un ritardo appena percettibile, perch il segnale doveva raggiungere un satellite geostazionario, a quarantamila chilometri di quota, e poi venire trasmesso a Washington.
- La proposta di legge Barnes. La Casa Bianca continua ad affermare che per quest'anno non passer, ma ho nel cuore la sensazione che potrebbe essere approvata. Camera e Senato hanno la fregola elettorale; sappiamo bene le sciocchezze che sono capaci di fare, quando cercano un "risultato" in politica estera da spiattellare davanti agli elettori.
- Ehi, Phil, come fai a saperla tanto lunga sui politici?
Simpson rise. - Lo respiri con l'ambiente. Quest'anno ho preso parte a cos tante commissioni parlamentari che ho imparato perfino a parlare come loro.
- Dio ce ne scampi.
- Be', mia moglie dice che la cosa non le dispiace. Secondo lei, comincio finalmente a parlare come una persona civile.
McLaren serr per un attimo le dita sulla cornetta. Anche sua moglie, Elly, avrebbe probabilmente dato ragione a Caroline Simpson. Si schiar la gola. Non era il momento di pensare alle cose tristi.
- Dimmi, Phil.
- Devo dare al presidente qualcosa che ammazzi la proposta Barnes finch  ancora piccola. Tu, Jack, dovresti mandarmi un'aggiornata analisi della situazione al Nord. Mi occorrono le tue ipotesi su quel che potrebbe succedere oltre frontiera.
- Accidenti, le ipotesi sono il massimo che posso darti. - McLaren prese una matita. - Ma voialtri, laggi al Pentagono, non avete le copie dei rapporti dei miei servizi d'informazioni?
- Voglio un rapporto recente. So che non sar molto diverso dall'ultimo, ma mi occorre qualcosa di fresco da portare al presidente.
- Bene. Lo avrai. Dir al mio vice di mandare subito un aggiornamento. - McLaren si prese un appunto. Il colonnello Logan, il suo capo dei servizi di informazione, quel giorno non sarebbe rimasto ozioso.
- Grazie, Jack. Ti sono riconoscente. Scusa, ma devo correre. Qui  l'una di notte, e Caroline mi ammazza e poi mi mangia per colazione, se non torno presto a casa.
McLaren sorrise. Nonostante fosse una donna decisa, neppure la moglie era in grado di incutere a Phil Simpson un salutare timor di Dio. Quell'uomo piccolo e massiccio, con il mento sporgente e il sorriso da diavoletto, non aveva mai avuto paura di niente. McLaren e l'ammiraglio avevano fatto amicizia in Vietnam. Il suo battaglione era stazionato nel delta del Mekong, a poca distanza dai barconi fluviali e dalle navi di sorveglianza costiera di Simpson. Combattevano insieme contro i vietcong e i soldati nordvietnamiti, e poi andavano a fare bisboccia a Saigon o a Hong Kong. L'amicizia era poi continuata nei successivi anni di pace, di promozioni e di spostamenti dall'una all'altra parte del mondo. Ciascuno apprezzava il coraggio, la decisione e l'intraprendenza dell'altro.
- Non preoccuparti, Phil. Ti chiamer pi tardi. E domattina, al tuo arrivo, troverai il rapporto sulla scrivania.
Ci fu una pausa, dall'altro capo della linea, e infine Simpson chiese con cautela: - Ascolta, pensavi di venire a Washington, in questo periodo?
- No, perch? - Quell'anno, sua figlia pensava di recarsi a Seul per il Natale. E suo figlio voleva passare le vacanze al mare.
- Be', non  il momento giusto per farsi vedere negli Stati Uniti. Se tu fossi in citt, qualche funzionario congressuale, per farsi bello, ti chiamerebbe a testimoniare sulla Corea del Sud in qualche udienza pubblica. E, Jack, non prendertela, ma tu vieni male in televisione. Non so se mi sono spiegato.
McLaren rise. - S, ti sei spiegato. A West Point mi hanno bocciato in Diplomazia 1, e da allora non ho pi fatto corsi di aggiornamento.
- Non scherzare. Non ci credo - disse Simpson. - A pi tardi, Jack.
- Salutami Caroline. - McLaren riagganci e schiacci il pulsante dell'intercom. - Doug, di' a Charlie Logan di venire subito. Ho del lavoro per lui.
Logan era un buon ufficiale, ma tendeva a prendersela comoda, se nessuno lo sorvegliava. McLaren aveva notato la sua propensione a riciclare i vecchi rapporti, se la situazione non era granch cambiata. La pigrizia non metteva certo a repentaglio la sua carriera, ma probabilmente gli avrebbe impedito di arrivare alle stellette di generale. Be', Charlie non avrebbe certo avuto il tempo di baloccarsi, quel giorno. Se il capo degli stati maggiori voleva prima di colazione un nuovo rapporto sulla Corea, McLaren glielo avrebbe fatto avere.
3 ottobre. Il Pentagono, Washington
Rapporto informativo delle Forze Combinate Coreane
AGGIORNAMENTO
Segretissimo
AVVISO: contiene notizie riservate
RIASSUNTO: Recenti sviluppi politici e diplomatici nella Corea del Nord potrebbero avere significativamente accresciuto la minaccia militare posta dal regime comunista di Pyongyang alla sicurezza della regione e degli Usa...
L'ammiraglio Philip Simpson annu, pensando che l'addetto ai servizi di informazione di McLaren sapeva come scrivere un rapporto. L'avrebbe dato a Carlson, perch lo passasse all'uomo del Consiglio di sicurezza, Fowler, per includerlo nel rapporto del gruppo di studio sul problema coreano. Sfogli il documento, per controllare se c'era qualche nuovo punto da evidenziare. Lo trov a pagina 4.
FORZA DI COMBATTIMENTO DELL'AVIAZIONE NORDCOREANA (segue)
Nuove testimonianze indicano che oggi  pienamente operativa una nuova squadriglia di aerei da combattimento nordcoreani MiG-23. L'analisi delle pi recenti foto da satellite (vedi tav. v-1) mostra che hanno base all'aeroporto di Wonsan. Tuttavia, dati recenti indicano che il MiG-23 pu non essere il solo tipo di aereo sovietico progredito ricevuto dall'aviazione nordcoreana. Le foto dei ricognitori (tavv. da v-9 a v-11) mostrano la nave da carico sovietica Valentin Zolotarev all'ancora nella zona di massima sicurezza del porto di Wonsan. Tre casse (segnate sulle foto come A, B e C) appartengono al tipo abitualmente usato per trasportare fusoliere e parti di aerei. Pur non potendosi riconoscere il tipo esatto di aereo trasportato, la dimensione delle casse  sufficiente a contenere uno dei pi recenti aerei sovietici da combattimento o da attacco.
Inoltre, le stazioni di ascolto dell'Agenzia sudcoreana per la pianificazione della sicurezza nazionale (NSP), nei loro campionamenti casuali delle bande radio hanno raccolto frammenti di comunicazioni tra aerei, in russo, che indicano la presenza nella Corea del Nord di un nuovo gruppo di istruttori di volo sovietici. Essendo tuttavia gi operative le squadriglie di MiG-23 nordcoreani, la nostra interpretazione  che nuovi istruttori sovietici stiano addestrando i piloti nordcoreani a volare con un nuovo tipo di aereo. (Vedi trascrizione allegata.)
Simpson sfogli le ultime pagine del rapporto, per leggere la trascrizione delle intercettazioni radio.
ALLEGATO C STAZ. DI ASC 3, RAPP/SI/ALL/4537. ORE 1235, 25 SETTEMBRE
Trasmittente su aereo, non identificata (Pilota): - Di' a quell'idiota pasticcione di tenere le ali alla stessa altezza! E di regolare l'alimentazione. Sta ciondolando per tutto il cielo come una mucca ubriaca.
Trasmittente da terra, non identificata (Controllo): - (Scariche)... Alpha Due riferisce... (non comprensibile) ... motore di destra... (scariche)
Pilota: - Sciocchezze. Parla senza sapere. Digli di sollevare il muso prima di finire... (scariche)
Controllo: - (Non comprensibile) ... l'alimentazione... (scariche)
Pilota: - Va meglio. Il muso  orizzontale. Digli di virare a sinistra di 25 gradi e di portare il motore al massimo... (scariche)... Che velocit ha, adesso... (non comprensibile)
Controllo: - Adesso passo...
Cambio della frequenza di trasmissione. Fine dell'intercettazione.
nota: L'E-3 Sentry Delta 595 di pattuglia sul Mar del Giappone conferma la presenza di aerei in volo a una quota di 6000-9000 metri in corrispondenza delle coordinate del punto di trasmissione.
Simpson evidenzi tutta questa parte a beneficio del capitano Carlson e appoggi la schiena alla spalliera. Nordcoreani e sovietici cominciavano a diventare un po' troppo amici per i suoi gusti. Non che lui potesse farci qualcosa.
Sent il ronzio dell'intercom. - Ammiraglio,  arrivata l'auto per portarla al Campidoglio.
Simpson pos il rapporto nel cestino della posta in uscita e si alz, prendendo la cartella. Doveva recarsi alla Commissione forze armate del Senato, per litigare sul turnover dei militari andati in pensione. Diede un'occhiata all'agenda. Era la quarta volta che si presentava davanti a una commissione, quella settimana. Spesso pensava che era strano che riuscisse a fare anche il suo lavoro.
4 ottobre. Telegiornale della CNN
La giornalista della CNN, una graziosa giovane dai capelli scuri, parlava da un corridoio marmoreo, davanti a una sala d'udienza del palazzo Rayburn dove avevano sede gli uffici della Camera.
Qui  Connie Marlowe per le ultime notizie della CNN. Oggi, con uno sviluppo a sorpresa, Stephen Nicholson, presidente della Commissione forze armate della Camera, ha annunciato che la sua commissione non si opporr alla proposta di sanzioni contro la Corea del Sud. Il nuovo sviluppo, che ha colto di sorpresa gran parte degli osservatori parlamentari, apre alla proposta Barnes la strada per la Commissione legislativa della Camera. Da essa potr poi passare alla votazione.
Il principale sostenitore della proposta, il deputato Ben Barnes del Michigan, era visibilmente soddisfatto, quando l'ho intervistato poco fa.
Sullo schermo comparve la ripresa registrata: un sorridente Ben Barnes, intervistato nello stesso corridoio.
Naturalmente, sono lieto che il mio onorevole collega Nicholson abbia compreso l'importanza di un'azione rapida e decisa da parte della Camera. Strade e negozi d'America non possono continuare a essere pieni di brutti prodotti importati dalla Corea mentre a Seul si continuano ad assassinare gli studenti. Dobbiamo inviare al governo della Corea del Sud un messaggio inequivocabile. Basta con la violenza. Basta con la repressione. Basta con l'impunit.
Sullo schermo ritorn Connie Marlowe.
Altre notizie odierne dal Campidoglio. Al Senato, un'identica proposta di legge ha fatto un altro passo verso il voto ottenendo l'approvazione dalla Commissione esteri. I conservatori hanno minacciato l'ostruzionismo, se la proposta dovesse arrivare al voto. Ma il leader della maggioranza, senatore Dickinson dell'Arkansas,  sicuro di avere sufficienti adesioni per chiedere il procedimento d'urgenza, mossa che dovrebbe impedire un dibattito prolungato e ridurre l'approvazione a un semplice voto entro una scadenza fissata.
Lo schermo si divise in due riquadri: in uno la corrispondente di Washington, nell'altro il giornalista dello studio di Atlanta.
Connie, non occorre una maggioranza di due terzi, al Senato, per aggirare l'ostruzionismo? La proposta di sanzioni contro la Corea ha gi un appoggio cos grande?
S, John. Normalmente, una simile sicurezza da parte del leader della maggioranza indicherebbe una forte adesione. Ma questo  un caso particolare. Con le elezioni cos vicine, molti aspiranti candidati hanno accusato gli attuali senatori di non fare mai niente. Perci, anche i senatori che intendono opporsi alla proposta Barnes preferiscono evitare un lungo ostruzionismo. E, al momento attuale, non  ancora chiaro l'eventuale esito di una votazione sulla proposta Barnes. Qui Connie Marlowe per le ultime notizie della CNN.
6 ottobre. Commissione legislativa della Camera, Washington
- Signor presidente, questa proposta di legge  un'offesa alla ragione, e lei lo sa! - Henry Fielding del Missouri, il pi importante membro di minoranza della Commissione legislativa, era irritato, ma non sorpreso. Rivolse un'occhiataccia al gruppo di piccoli funzionari congressuali intenti a prendere appunti sui bloc-notes protocollo.
La Commissione legislativa si riuniva sempre in una saletta piccola e affollata per ridurre al minimo assoluto gli spettatori. In un certo senso, questa era la vera misura del suo potere. La commissione poteva far vivere o morire una proposta di legge nel giro di un'ora. Era lei a fissare il giorno in cui una data proposta doveva essere sottoposta al voto della Camera. Alle proposte a cui lo Speaker era favorevole veniva assegnata una data che limitava nettamente le possibilit di dibattito e rendeva impossibili gli emendamenti. Invece, le proposte a cui lo Speaker non era favorevole non andavano mai al voto, punto e basta.
Per assicurarsi che le cose continuassero cos, il partito di maggioranza della Camera faceva sempre in modo di avere in commissione la maggioranza dei due terzi pi uno, indipendentemente dalla proporzione tra deputati repubblicani e democratici.
E allo Speaker piaceva la proposta Barnes.
Fielding sapeva di non poter vincere, ma aveva promesso di tentare almeno una difesa pro forma. - Signor presidente, la data fissata da lei e dai suoi amici impedir ai membri della Camera di proporre il sia pur minimo emendamento a questa proposta di legge. Non  questa la procedura da seguire, in una materia cos importante. E non c' alcuna concepibile scusante alle assurde limitazioni di tempo che lei ha posto al dibattito.
Il presidente, deputato Kerwin Bouchard della Louisiana, lo interruppe. - Signor Fielding, i temi della proposta sono stato oggetto di approfondita considerazione da parte delle commissioni. - Senza accorgersene, si pass la mano sui radi capelli. La sua cadenza strascicata, del Sud, divenne ancor pi forte. - Non c' ragione di attendere, e non c' bisogno di un lungo dibattito.
Fielding rintuzz il colpo: - Con tutto il dovuto rispetto, signor presidente, questa  un'assurdit. Non siamo eletti per fare i passacarte delle commissioni. Il nostro dovrebbe essere un organismo deliberativo, e la data da lei stabilita impedir un esame completo e ragionato della proposta di legge in oggetto. I temi toccati dalle sanzioni contro la Corea sono troppo complessi e importanti per essere liquidati in questo modo astuto e parziale.
Il presidente ascoltava con interesse. Quando ci si metteva d'impegno, Fielding era davvero bravo. E il presidente non dubitava che le stesse frasi e le stesse obiezioni si sarebbero nuovamente affacciate durante il dibattito in aula. Ma le istruzioni dategli dallo Speaker erano molto precise, e lui non aveva raggiunto la sua posizione disobbedendo allo Speaker. Si appoggi allo schienale e si godette lo spettacolo, sicuro dell'esito.
Occorse quasi un'ora di discussioni pro forma, ma alla fine il comitato approv la data con una maggioranza di nove contro quattro. Nessuno dei presenti se ne stup.
7 ottobre. La Casa Bianca, Washington
Putnam lasci cadere sulla scrivania lo spesso rapporto. - Maledizione, Blake. Non ti avevo chiesto una cosa simile.
Blake Fowler pos lo sguardo sul documento e poi torn a fissare la faccia arrossata del consigliere per la sicurezza nazionale. Si accomod su una delle sedie di Putnam senza essere invitato.
- Volevi i suggerimenti del gruppo di lavoro. E quelli... - indic il fascicolo - ti ho portato. - Il rapporto era in ritardo di quasi due settimane, ma aveva richiesto ugualmente una sorta di piccolo miracolo e innumerevoli ore di straordinario.
Per la stesura vera e propria dell'analisi della proposta Barnes erano bastati due giorni di duro lavoro. Ma far approvare le parole esatte da cinque diversi uffici, tra ministeri e agenzie di sicurezza, era stata una specie di incubo. Ciascuno aveva voluto lasciare sul rapporto la propria impronta, e di conseguenza aveva apportato numerosi cambiamenti. Che avevano richiesto l'approvazione degli altri e che spesso avevano portato a riscritture. Blake ne aveva spedito tante di quelle copie che ormai conosceva tutti i corrieri autorizzati a portare documenti segreti tra la Casa Bianca e le varie agenzie.
Il piccolo miracolo era l'aver potuto salvare qualche frase comprensibile. I membri del gruppo erano dei seri professionisti, ma non erano scrittori, e tutti erano abituati a esprimersi in burocratese. In questa lingua non si dice che ne paga le conseguenze la gente comune, ma che "sottogruppi di popolazione sono impattati". I rischi di guerra planetaria non si limitano ad aumentare, ma "la probabilit di significative interazioni geopolitiche e militari" subisce una "modificazione ascendente". Dovunque possibile, Blake si era opposto risolutamente all'impiego di questo genere di frasi, e spesso l'aveva spuntata.
Ma sapeva che questo non aveva alcuna importanza per Putnam. Il consigliere era scosso perch il Dipartimento di Stato si era rifiutato di firmare il rapporto. Il rappresentante del dipartimento, Tolliver, non si era preoccupato di presenziare a tutte le riunioni del gruppo, e le poche volte che era intervenuto aveva piantato un mucchio di grane.
Dopo qualche tempo, si era capito che al segretario di stato, un ex parlamentare, interessavano pi i sondaggi dell'opinione pubblica - la quale invocava a gran voce provvedimenti contro la Corea del Sud - che non le conseguenze internazionali delle richieste di Barnes. E che non avrebbe sottoscritto un documento che raccomandasse una forte opposizione e il veto presidenziale.
Per avere la firma del Dipartimento di Stato, Blake aveva fatto tutto il possibile... tranne che edulcorare le raccomandazioni del gruppo di lavoro. Aveva perfino chiesto varie volte un appuntamento con il segretario di stato, ma non era mai riuscito ad averlo. I suoi tirapiedi avevano fatto ricorso a tutte le scuse possibili e immaginabili. Il segretario era sempre assente per "questioni di importanza nazionale" o aveva una "riunione urgente del gruppo politico" e una volta avevano perfino tirato fuori la scusa pi trita: "era occupato con la delegazione di un'importante potenza straniera". Blake non era neppure riuscito a parlare con il suo assistente per gli affari dell'Asia orientale e del Pacifico.
Presto aveva capito l'antifona. Il Dipartimento di Stato, o almeno la sua guida politica, non voleva incorrere nelle ire del Congresso a causa della Corea del Sud. Il motivo glielo aveva spiegato un suo amico dell'agenzia per il controllo degli armamenti, mentre mangiavano in fretta un boccone alla buvette della Casa Bianca.
Non credere di riuscirci, Blake gli aveva detto "Tubby" Barlow. Ora come ora, quelli di Foggy Bottom non intendono litigare con lo Speaker e con i leader della maggioranza. Sono quasi arrivati a sottoscrivere con i sovietici un accordo sui missili. E non vogliono che qualche parlamentare gli infili i bastoni tra le ruote perch il presidente ha messo il veto sulla sua proposta di legge preferita. Secondo gli alti papaveri del Dipartimento di Stato, infatti, un trattato fra le superpotenze era pi importante della Corea del Sud.
Di conseguenza, il gruppo di lavoro sulla Corea aveva deciso di fare a meno della firma del Dipartimento di Stato. Del resto, non c'erano alternative: o rinunciare a quella firma, o rinunciare al rapporto. E dalla reazione di Putnam, era chiaro che avrebbe preferito rinunciare al rapporto.
- Maledizione. Questa roba non mi serve a niente, cos com'. - Una ciocca di capelli rosso-grigi si era allontanata dal punto dove l'aveva bloccata il fissatore, e gli era caduta sul sopracciglio. Il consigliere per la sicurezza nazionale se la ravvi, con irritazione.
Blake scosse la testa. - Non capisco. E va bene, il dipartimento non  d'accordo con le nostre raccomandazioni. Ma cinque altre agenzie lo sono.  il blocco pi compatto che si possa trovare in qualsiasi amministrazione.
Putnam lo guard con occhi di fuoco. - E i giornalisti non ci andranno a nozze, dottor Fowler? Sappiamo tutti e due che qualcuno del dipartimento informer il Post o il Times che il segretario non ha approvato il rapporto, e a quel punto verranno fuori i casini. Al presidente non piace leggere in prima pagina "La politica dell'amministrazione  agitata da gravi dissensi".
Blake dovette ammettere che Putnam non aveva tutti i torti, anche se sulla cosa si poteva discutere.
Il Dipartimento di Stato non intendeva cambiare rotta e approvare il rapporto. E la situazione sudcoreana era troppo critica perch la Casa Bianca rimanesse indifferente mentre la proposta Barnes si avvicinava alla votazione. Perdio, Blake sperava che agli Affari legislativi dell'esecutivo avessero avuto almeno l'onest di arrossire. Avevano detto e ripetuto che la proposta Barnes era la classica "sparata" parlamentare degli anni di rinnovo della Camera. Una proposta presentata per calmare l'irritazione degli elettori, ma destinata a insabbiarsi tranquillamente dopo le elezioni. Be', ormai quella previsione pareva destinata a entrare nei classici della gaffe, a far compagnia al famoso titolo del Chicago Tribune in occasione delle elezioni presidenziali del 1948: "Dewey vincitore!"
Blake guard Putnam, dall'altra parte della scrivania. - Perci, non presenterai al presidente il nostro rapporto?
- Non ho detto questo. - Putnam allung la mano verso un rotolo di nastro adesivo e ne stacc un pezzo. - Il presidente vuole che lo informi su questa faccenda della Corea nei prossimi giorni. La mia agenda  un po' piena, ma cercher di infilarci anche il rapporto... dopo averlo esaminato meglio. - Putnam cominci a far rotolare tra due dita il nastro adesivo, fino a formare una pallina appiccicaticcia.
Blake prov la tentazione di chiedere a Putnam perch non incaricava lui di presentare il riassunto al presidente. Ma sapeva gi la risposta. Dell'Asia e del Pacifico, Putnam poteva conoscere solo quel che leggeva sul giornale, ma conosceva a menadito la meccanica del potere. E a Washington, D.C., l'accesso  potere.
Putnam difendeva gelosamente, vigorosamente, il diritto di presentare di persona i rapporti. In diciannove mesi non aveva mai permesso a un subordinato di guidare il presidente in mezzo al caos di dichiarazioni, documenti, cartine e fotografie dal satellite che costituivano i tipici rapporti del Consiglio di sicurezza. Aveva una regola chiara e inflessibile. L'esperto preparava il rapporto, Putnam lo consegnava. Se aveva dei dubbi sul materiale, Putnam portava con s un funzionario. Ma con il tacito accordo che avrebbe risposto solo a domande dirette del presidente o dello stesso Putnam.
Secondo Blake era un modo schifoso di fare quel lavoro. Ma lo scopo di Putnam era chiaro. Il porco finiva per sembrare davvero il prodigioso super-esperto che proclamava sempre di essere... almeno agli occhi del presidente. E quegli occhi erano gli unici che contassero.
Quando sollev lo sguardo, vide che Putnam gettava nel cestino la pallina di scotch.
- Comunque, Blake, dovr fare qualche correzione al rapporto - disse Putnam, con un sorriso. - Mi pare che tu abbia fatto un ottimo lavoro, nel raccogliere tutti questi dati. Ma  meglio renderlo un po' pi leggibile. Non voglio che il Nostro si addormenti mentre glielo leggo, non ti pare?
Oh, merda. Al confronto di quella che per Putnam era una prosa chiara, il burocratese federale pareva scritto da Ernest Hemingway. Non c'era frase semplice, breve, chiara, che quell'uomo non sostituisse con un periodo assurdamente lungo e arzigogolato.
Ma Blake sapeva che era inutile piangere. Lui e Putnam avevano gi litigato per le questioni di stile almeno quanto per quelle di politica. Inoltre, si disse, probabilmente Putnam non gli avrebbe mostrato lo scempio da lui fatto al rapporto fino a pochi attimi prima di portarlo al presidente.
I fatti gli diedero quasi ragione.
9 ottobre. Aula della Camera, Washington
Jeremy Mitchell guardava con un occhio i risultati della votazione e con l'altro il suo capo, Ben Barnes, intento a lisciarsi i colleghi davanti al banco dello Speaker. Sorrise nel vedere che il totale era di nuovo cambiato, grazie a un altro rappresentante che si era lasciato convincere da Barnes o dallo Speaker medesimo.
Guadagnarsi l'adesione dello Speaker era stata la sua mossa pi brillante, pens Mitchell. Quell'uomo era un gran figlio di puttana, sfuggente e mellifluo, ma conosceva per filo e per segno il regolamento della Camera. E riusciva sempre a volgerlo a proprio favore. Mitchell guard sul tabellone il riquadro che indicava il tempo rimanente per la votazione. C'era scritto "0,00". Da almeno venti minuti. Sorrise di nuovo. Alla Camera dei rappresentanti, di solito le votazioni duravano quindici minuti, se non meno. Se entro quel termine un parlamentare non era riuscito a votare o non aveva ancora deciso il proprio voto, peggio per lui. In pratica, per, era lo Speaker a controllare i tempi all'interno dell'aula, e la durata dei teorici quindici minuti dipendeva da lui, non dall'orologio.
Il secco colpo del martelletto del presidente richiam la sua attenzione. Il voto era terminato. Il deputato che fungeva da presidente della seduta plenaria della Camera riunita in commissione prese il foglio che gli porgeva uno dei commessi. - I voti. Per il s, 238. Per il no, 181. La proposta  approvata.
Mitchell si diresse verso la porta, con un sorriso che gli andava da un orecchio all'altro. Ce l'avevano fatta! E ora, il Senato. Il primo assistente del leader della maggioranza gli aveva gi assicurato che la proposta sarebbe stata messa in votazione immediatamente dopo essere stata approvata dalla Camera. Jeremy Mitchell sentiva gi odore di vittoria. Vittoria per la legge e vittoria per Ben Barnes, quando si fosse messo in lista per il Senato, due anni pi tardi.
I fatti gli diedero ragione solo per met.
12
 Tenersi basso
11 ottobre. Insa-dong, Seul
Il capitano Tony Christopher non era molto soddisfatto di essersi recato a Seul, quel giorno. Era partito con l'intenzione di fare qualche acquisto. Ma non con quella di rimanere per tutto il periodo nello stesso negozio.
Alla base, la mattina, era stato avvertito della solita "possibilit di disordini". Ma Seul era immensa: una citt di pi di dieci milioni di abitanti. In un quartiere poteva esserci una sommossa, e un altro poteva essere sufficientemente tranquillo perch un pilota riuscisse a comprare un regalo. Del resto, lui aveva un solo giorno di licenza, durante la settimana.
Comunque, l'avviso riguardava il distretto di Myong-dong, nei pressi della cattedrale cattolica, dove c'erano state dimostrazioni per tutta la settimana. Una sfortuna, perch i migliori negozi erano in quella zona. E lui era stufo della paccottiglia per turisti che cercavano di rifilargli nei negozi di Itaewon, vicino alla pi importante base dell'esercito americano, nella periferia sud di Seul.
Fortunatamente, un buon suggerimento gli era stato venuto dall'addetto alle informazioni della squadriglia: dare un'occhiata da Mary Alley, nell'Insa-dong. Michaels non aveva molto da offrire per ci che riguardava il suo lavoro - l'individuare le postazioni della contraerea del nemico, gli schieramenti dei suoi aerei e le sue tattiche di combattimento - ma era imbattibile nell'acquistare a prezzo stracciato ventagli ricamati, gioielli e ceramiche. Proprio il tipo di roba che piaceva alle donne. E che avrebbe permesso a Toby di fare la pace con Maria, la sua attuale ragazza.
Quella donna era uno spettacolo: non alta, ma con capelli neri come la notte che le arrivavano fino alla vita. Erano usciti tre volte, e l'ultima era stata la sera precedente. Maria era simpatica, aveva un buon senso dell'umorismo, le piacevano le storie di aerei e di volo che Tony le raccontava. E inoltre aveva un certo caratterino: il giovane lo aveva scoperto quando era andata su tutte le furie perch lui, sovrappensiero, l'aveva chiamata Carol.
Cos, accogliendo il suggerimento di Michael, Tony aveva preso il primo treno da Kunsan a Seul e poi il metr, fino alla stazione di Chongno dietro Pagoda Park. Fin l era stato facile. Da quel momento in poi, per, aveva perso tutta la mattinata nell'Insa-dong, cercando qualcosa dagli antiquari, nelle gallerie d'arte, nei negozi di mobili e dai gioiellieri di quella strada stretta e serpeggiante.
Il guaio era che lui non sarebbe stato in grado di riconoscere un buon pezzo d'antiquariato coreano da una qualsiasi cianfrusaglia fabbricata mezz'ora prima. E anche le "occasioni" che si trovavano in quei negozi si sarebbero portate via una rispettabile fetta dello stipendio che gli passava lo zio Sam.
Maledizione. Tony odiava quel genere di perdite di tempo. Il suo progetto iniziale era di fare una rapida scappata a Seul per il regalo e di passare poi al Casin dello Sheraton Walker Hill. Sentiva che era una delle sue giornate fortunate, e se non si  in una di quelle giornate  meglio tenersi lontano dal tavolo del blackjack. Ma a quel punto aveva cominciato a pensare che tutta la fortuna di cui disponeva gli sarebbe occorsa per prendere il treno della sera per Kunsan.
Si era chiusa la lampo della giubba. Avrebbe voluto ripararsi dal vento gelido, ma se solo avesse messo piede in un negozio sarebbe stato immediatamente assalito da una legione di commessi. Erano cos cortesi e servizievoli che ci si sentiva quasi in dovere di comprare. E quello era il modo pi sicuro per farsi appioppare un oggetto che non si voleva, che non ci si poteva permettere, e di cui non ci si sarebbe mai pi sbarazzati.
Nello scendere dal marciapiede per attraversare la strada, aveva scorto la scritta su una vetrina: LIBRERIA ANGLO-COREANA. Proprio il genere di posto che cercava. Si era diretto da quella parte.
All'interno del negozio faceva caldo, c'era silenzio, e le tende veneziane non lasciavano entrare la luce del sole. Tony si era chiuso la porta alle spalle, mentre passava per la strada una fila di camion carichi di poliziotti.
Un coreano di mezza et, da dietro il registratore di cassa, gli aveva sorriso e gli aveva rivolto un inchino. Tony gli aveva restituito l'inchino e aveva cominciato a guardare i libri negli scaffali. Non c'erano altri clienti. E non c'erano molti libri di autori americani. In genere parevano romanzi di scrittori coreani moderni.
Titoli come Lo spietato e Il tetto d'erba non avevano molto interesse per Tony: i suoi gusti erano pi per i gialli d'azione e i romanzi di spionaggio. Era passato a un altro scaffale e aveva cominciato a sfogliare una pubblicazione edita in lingua inglese dal governo sudcoreano: Una banda di terroristi internazionali: la Corea del Nord. Gli era parsa un po' troppo polemica, ma poi aveva pensato che il suo autore viveva in un paese sulle cui spiagge sbarcavano regolarmente le squadre di guastatori nemici.
A quel punto, i rumori provenienti dalla strada aumentarono bruscamente, e richiamarono l'attenzione di Toby. Alz gli occhi e vide che il piccolo libraio coreano guardava con preoccupazione da dietro le tende.
Poi ud gli slogan e le esplosioni in sordina dei lacrimogeni, simili a colpi di tosse. Si avvicin a sua volta alla vetrina e osserv l'Insa-dong. Vide una grande folla che riempiva la via da un capo all'altro.
Era difficile distinguere i singoli individui. La sua prima impressione fu di braccia che si agitavano, di maschere bianche, di scie di vapore. La folla era ancora in fondo alla strada, ma Tony ebbe l'impressione che fosse fin troppo vicina, per i suoi gusti. A parte il rischio che correva personalmente, l'ufficiale di giornata gli avrebbe fatto una scenataccia, se si fosse lasciato coinvolgere nei tafferugli.
Rivolse un cenno di saluto al libraio e fece per avviarsi alla porta, ma il coreano lo prese per il braccio. - Prego, dovrebbe aspettare qui. Meglio non uscire, credo. Lei mi aiuta a mettere le imposte, e poi aspettiamo dentro. Non piacciono miei libri?
Tony sorrise e cerc di prendere una decisione, diviso tra il desiderio di allontanarsi prima dell'arrivo dei dimostranti e l'idea di tenersi basso e di aspettare che la bufera finisse. Guard ancora lungo la strada. Poteva aspettare.
- Va bene, amico. Ma facciamo in fretta. Dove diavolo sono quelle imposte?
Il coreano gli indic un gruppo di pesanti pannelli di metallo nascosti dietro il banco. Lavorando in fretta, le fissarono a una serie di ganci situati sopra le vetrine. Il libraio ne lasci aperte due per poter guardare in strada.
Tony gli tocc la spalla. - Non basta? Voglio dire, perch non chiude bottega e non ce ne andiamo tutt'e due? - Lungo la via, altri negozianti si erano affrettati a mettere gli scuri e ora si stavano allontanando nella direzione opposta a quella da cui giungeva la folla.
- No. Gi visto questo, altre volte. C' altra folla, altra gente in altri posti. Noi andiamo lungo la strada, troviamo forse un altro gruppo. Qui tutto finito in due ore, massimo tre.
Tony dovette ammettere che il coreano aveva ragione. Rimase accanto all'uomo e guard da dietro le imposte i dimostranti che si avvicinavano. Essendo un pilota, Tony era completamente al di fuori del suo elemento. Sentiva accelerarsi i battiti del cuore. Per quel tipo di situazione ci volevano i pestafango - la fanteria - non lui.
Adesso riusciva a scorgere i singoli manifestanti, e dietro di loro (e in mezzo a loro) le uniformi verdi dei poliziotti. Avevano incanalato lungo la strada i dimostranti, e manganellavano chiunque si fermasse a lottare. Facevano un lavoro accurato, nel suo genere. Chi cercava di nascondersi negli angoli o dentro i portoni veniva bloccato e colpito fino a perdere i sensi.
Ed era chiaro che alcuni dei "manifestanti" erano semplicemente persone rimaste coinvolte nella dimostrazione senza volere, che non erano riuscite ad allontanarsi dalla strada quando era sopraggiunta la polizia.
Cristo, laggi cominciavano davvero a inferocirsi. I manifestanti raccoglievano i candelotti lacrimogeni e li lanciavano contro la polizia; e i candelotti non erano le sole cose che volavano nell'aria: c'erano anche pietre, mattoni e bottiglie piene di benzina, con per tappo uno stoppaccio incendiato.
Alcuni dimostranti dal viso coperto si gettarono su un poliziotto che si era allontanato dai compagni. Gli strapparono la maschera antigas, e qualcuno lo colp alla gola con un pugno. Tony gli vide spalancare per un attimo la bocca: poi l'uomo cadde a terra fra una confusione di gambe che lo prendevano a calci.
Tony not una macchia di colore, e vide una donna che correva lungo la strada, per allontanarsi dalla mischia. I tacchi alti la rallentavano. A Tony parve di scorgere dei capelli rossi e un vestito estivo verde.
Ma la donna tossiva gi, e se non si fosse tolta le scarpe non sarebbe riuscita a salvarsi.
Tony non stette a riflettere. Allung la mano e apr la porta. - Lei difenda il fortino, amico. Arrivo subito.
Il libraio fece per fermarlo, ma Tony gli pass davanti e in un istante fu sulla strada.
Fu subito colpito dal rumore e dall'odore... e si tenne a poca distanza dal muro per non essere colpito anche da qualcosa d'altro. Cristo, che puzza. Sent che gli occhi gli si riempivano di lacrime, che la gola gli si asciugava. Era gi stato in mezzo ai gas lacrimogeni in Germania Occidentale, durante una protesta antinucleare davanti alla sua base. Quella volta era stato molto peggio, ma il "peggio"  sempre relativo.
I primi manifestanti erano gi passati davanti a lui, di corsa; in tutte le direzioni volavano pietre e bottiglie. A quanto Tony poteva vedere, nessuna volava nella sua direzione, ma questo perch non si erano ancora accorti della sua presenza. Fece di corsa, a testa china, le poche decine di metri che lo separavano dalla donna. Lei si era fermata sul marciapiede, per riprendere fiato.
Tony si arrest davanti a lei, strisciando con le suole sul marciapiede, e con un occhio guard la donna, con l'altro la mischia che si avvicinava. - Signora, venga con me! Laggi ho un posto per rintanarci. - Con una mano, le indic la libreria.
Lei lo guard senza capire. - Rintanarci? - Ansimava e si massaggiava un piede.
- Voglio dire, per toglierci da questa confusione. - Cristo, non era il momento di dargli una lezione d'inglese. Si guard attorno con inquietudine, mentre la folla continuava ad avvicinarsi. - Signora, se fossi in lei mi toglierei quelle scarpe.
Lei lo guard, poi lanci un'occhiata alla confusione dietro di loro. Brontolando: - Ecco che se ne va un altro paio di calze - si sfil le scarpe, si chin a raccoglierle e si avvi di corsa, con le scarpe in una mano e un pacchetto nell'altra.
Tony le corse dietro, gridando: - A sinistra, nella libreria!
Cristo, come correva quella donna! Bench spronato dal rumore degli scontri, Tony riusc a raggiungerla solo quando lei rallent per cercare il negozio.
Tony batt sulle imposte, e la porta si apr per un attimo: il tempo di farli entrare. Poi il coreano la richiuse immediatamente, come se ci fosse stata una molla. Guard Tony: - Bene. Lei trovato sua amichetta. Tutti e due salvi, adesso.
La donna arross.
Tony la guard, imbarazzato, e poi fiss il negoziante. - Non conosco la signora. Ho solo pensato che non dovevamo lasciarla per strada.
- Sono lieta che l'abbia pensato. Grazie a tutti e due. - La donna accenn a infilarsi le scarpe, e Tony le porse cavallerescamente il braccio, perch si appoggiasse. Ma lei, senza alcuna difficolt, rimase in equilibrio su una gamba per infilarsi una scarpa, poi ripet l'operazione con l'altro piede. Tony si affrett a togliere il braccio prima che lei se ne accorgesse.
Accidenti, non era solo graziosa: era bella. Aveva una figura che attirava l'occhio, ma quello che veramente colp Tony furono i capelli: ricci e color del rame. Li portava lunghi fino alle spalle e, con la carnagione chiara e cosparsa di minuscole efelidi delle rosse naturali, c'era da rimanere a bocca aperta. Slanciata: solo mezza testa pi bassa di Tony, e altrettanto pi alta del negoziante.
E parlava con un accento americano quant'altri mai. Tony raddrizz le spalle. - Signora,  stato un piacere aiutarla. - Tese la mano, sfoderando il suo sorriso di livello 3: - Tony Christopher.
Lei gli strinse la mano. - Piacere di conoscerla, signor Christopher. Non pensavo di finire in mezzo a una simile baraonda. - Sorrise. - Oh, mi scusi, devo ancora presentarmi. Anne Larson.
Tony aggrott un sopracciglio. Il livello 3 non era gran cosa, ma quel "signor Christopher"! Brr. Pass al livello 5. - Tony, per gli amici.
Prima che lei facesse in tempo a rispondere, qualcosa (o qualcuno) fin con un forte rumore contro le imposte del negozio; tutti trasalirono. Anne impallid. - L fuori devono essere impazziti. Che cosa sar successo, cos all'improvviso?
Tony alz le spalle, senza saper cosa dire. - Non so. Non  il mio campo. Posso parlarle del volo e dei MiG sovietici, ma non di queste sommosse.
Dall'altra parte della strada giunse il rumore di una vetrina infranta. Tony si volt verso il negoziante sudcoreano. - Senta, ha gi visto scontri violenti come questo?
- No, mai. Ma tutti dimostranti cattivi. Criminali e comunisti e figli senza rispetto. Fanno troppo disturbo, e tutti soffrono. Adesso, in mio negozio rimane puzza di gas per settimane.
Anne disse: - Ma la polizia... bastonava quei ragazzi.
Il coreano fece una smorfia. - Colpa loro. Protestare contro il governo! Dovrebbero vedere come vivevo io, trenta, quarant'anni fa. Vanno a scuola, ma invece di lezioni marciano per strada e tirano pietre! Dovrebbero obbedire a genitori, essere contenti di andare a scuola. Io sarei stato felice di andare universit. Potrebbero avere futuro migliore, costruire paese. - Scosse lentamente la testa, indicando l'esterno. - Invece, rovinano tutto.
Tony si accost a una fessura tra le imposte. Vide gruppi di studenti e di poliziotti che lottavano: per un po' attaccavano e per un po' fuggivano. Gli pareva di vedere la scena alla televisione, ma il rumore era troppo reale e alla televisione non si sente l'odore stomachevole dei gas lacrimogeni.
Varie centinaia di persone - in gran parte studenti con la faccia coperta, ma anche adulti - cercavano di opporre resistenza, bloccando la strada. Ma una fila compatta di poliziotti dall'uniforme verde guadagnava progressivamente terreno, a forza di manganellate.
Squadre in formazione di falange si lanciavano contro capannelli di dimostranti che cercavano di fare resistenza e li colpivano da lontano con i proiettili di gomma, da vicino con i bastoni. Dietro la prima schiera di poliziotti, altri agenti ammanettavano uno alla volta i manifestanti, senza troppi complimenti, e li trascinavano ai cellulari in attesa. Nello stesso tempo, le autoblindo con gli idranti e i lanciagranate si occupavano dei gruppi pi grandi, costringendoli a risalire la strada. Era un'operazione ben studiata, che polverizzava una massa organizzata di dimostranti e la trasformava in un'infinit di singoli individui semistorditi, facili da controllare.
Tony e Anne continuarono a guardare la fila di poliziotti che si avvicinava alla libreria. Quando la lotta giunse a poca distanza da loro, si cominciarono a scorgere i particolari. Due poliziotti ammanettarono uno studente dallo sguardo vitreo, lo gettarono a terra e lo presero selvaggiamente a calci. A pochi metri di distanza, un altro dimostrante raccolse dal selciato un candelotto di gas lacrimogeno e lo scagli contro la polizia. Poi cadde a terra con la fronte sporca di sangue, messo fuori combattimento da un proiettile di gomma sparato quasi a bruciapelo.
Uno studente aveva una bomboletta di vernice. Quando un poliziotto si avvent su di lui, il giovane schiacci con una mano il pulsante, e con l'altra fece scattare un accendisigari davanti allo spruzzo. Tony scorse un lampo, vide che lo studente cercava di dirigere contro il poliziotto quel lanciafiamme improvvisato. Ma, con un colpo del suo lungo bastone, l'agente coperto dall'elmetto gli cacci via di mano la bombola e cominci a manganellarlo sulla testa, priva di protezione: lo gett a terra con pochi colpi, serrati e violenti. Poi il poliziotto corse via, mentre il ragazzo si contorceva sul selciato.
Tony si gir per dare un'occhiata al negoziante coreano. Sedeva al banco, intento tranquillamente al proprio lavoro. Tuttavia, non doveva combinare gran che, dato che ogni pochi secondi alzava gli occhi. Quando si accorse che Tony lo osservava, fiss i fogli che stava leggendo e non sollev pi la testa.
Anne non parlava. Si limitava a rabbrividire di tanto in tanto.
Tony non riusciva a pensare a qualcosa da dire: tutte le frasi che gli venivano in mente gli parevano fuori luogo. Cos, si limitarono a guardare in silenzio, da dietro gli scuri, la polizia sudcoreana che attaccava il gruppo dei manifestanti, dividendolo in vari tronconi.
Qualche minuto pi tardi, tutto era finito. Muovendosi con precisione implacabile, la fila di agenti e di veicoli si allontan dal loro isolato. Come acqua uscita dall'innaffiatoio, la folla si disperse nelle vie laterali; anche il rumore si spense, lasciando un silenzio che pareva quasi innaturale.
Attesero ancora per alcuni istanti, incapaci di credere che la brutale battaglia a cui avevano assistito fosse terminata tanto in fretta. Ma era proprio cos, e infine Tony rivolse ad Anne un'occhiata interrogativa. Lei si limit a un cenno di assenso con la testa, come se per qualche motivo temesse di infrangere il silenzio.
Tony diede un ultimo sguardo alla strada, cercando di controllare le vie lungo le quali si era dispersa la manifestazione. La carreggiata pareva sgombra.
- Scusi un attimo - disse, e and a ringraziare il libraio di averli ospitati. Inoltre voleva pagargli l'opuscolo che teneva in mano, accartocciato, ormai da quasi un'ora. L'uomo gli sorrise, lo segu fino alla porta e gli apr la serratura.
Accompagn fin sul marciapiede Tony e Anne, inchinandosi lievemente in risposta ai loro saluti. - Prego, non date importanza a questo incidente. - Indic il selciato cosparso di pietre e di frammenti. - Non giudicate la Corea da questi hooligan. Sono sciocchi giovani. Non sanno quello che fanno.
Avviandosi lungo la strada, Tony aveva quasi l'impressione di attraversare un campo di battaglia abbandonato. Ma il vento aveva portato via i gas lacrimogeni, e pareva di trovarsi per strada di primo mattino, nelle ore silenziose e deserte in cui la gente dorme e i negozi sono chiusi.
Presto, comunque, i negozi dell'Insa-dong avrebbero riaperto. C'erano stati dei tafferugli, ma le forze di polizia avevano ristabilito l'ordine. Almeno, questo avrebbe detto il telegiornale.
Certo. Secondo Tony, era come definire la caduta di un aereo un'"indesiderabile congruenza terra/vettore".
Guard l'orologio. Aveva ancora molto tempo, prima del suo treno per Kunsan. Ma al diavolo gli acquisti.
Non intendeva rimanere laggi, a farsi beccare di nuovo dai gas. Guard Anne. Gli parve incerta, esitante.
- Senta, posso farle venire un taxi, o accompagnarla nel luogo dove voleva recarsi? Non conosco molto bene Seul, ma ho un'ottima cartina.
Anne parve ancor pi titubante di prima, ammesso che la cosa fosse possibile. - Oh, no. No, non si disturbi. - S'interruppe. - Sono venuta con la metropolitana.
Tony sorrise. - Nessun problema. Vado anch'io al metr. Sar lieto di accompagnarla alla stazione. - Era quasi certo di saperla ritrovare.
Anne continuava a fissare un punto imprecisato, pi o meno all'altezza delle sue suole. Tony prov un senso di frustrazione. Diavolo, lui non mordeva mica... tranne qualche volta. E non poteva starsene piantato per sempre su quel marciapiede, nell'attesa che la donna decidesse se continuare lo shopping nel quartiere delle sommosse.
Alla fine, lei sollev gli occhi, ma solo per una frazione di secondo.
- Be'... - E poi, in un fiato solo: - Grazie, signor Christopher. Ne sar lieta. - Si guard attorno, lungo la strada. - Mi sentir meglio, con qualcuno che mi accompagna... Alla stazione, intendo.
Lui sorrise. - Per piacere. Mi chiamo Tony. Le uniche volte che mi danno del "signor Christopher"  quando mi devono fare una ramanzina. Mi mette a disagio.
Queste parole, finalmente, ruppero il ghiaccio. Anne sorrise. - D'accordo, Tony, mi mostri la strada. - Decisamente, pens lui, il modo in cui Anne pronunciava il suo nome gli piaceva. Gli dava un suono quasi musicale, o forse era solo il leggerissimo accento del Sud.
Nell'avviarsi con lui, Anne pens all'uomo che aveva al fianco. Non le dava particolarmente fastidio che tentasse degli approcci. Dopotutto era un pilota. Quel che le dava fastidio era la sua certezza di riuscire automaticamente ad affascinarla con il suo aspetto e con la sua professione.
Eppure, l'aveva aiutata in un momento critico, e si comportava con educazione, perfino con cavalleria. Parlando con lui, la prima impressione di Anne fin pian piano per dileguarsi. Era talmente franco e onesto che lei, sinceramente, non poteva accusarlo di nulla.
Si diressero a sud, lungo l'Insa-dong, e passarono rapidamente davanti ai negozi dalle vetrine chiuse. Tony voleva allontanarsi da quella zona il pi presto possibile.
Anne non incontrava difficolt a tenere quel passo, e Tony si scopr ad ammirare dalla coda dell'occhio la sua falcata elegante.
Le strade erano ancora silenziose, ma ad alcuni isolati di distanza si cominciarono a scorgere i primi passanti che tornavano cautamente alle loro occupazioni. Alla fine Tony e Anne giunsero a un isolato dove i negozi erano aperti, e il giovane ebbe i'impressione che gli avessero tolto dalle spalle un grave peso. Senza accorgersene, rallent il passo. Indic le vetrine piene di mobili eleganti e di meravigliosi paraventi istoriati. - Non sembra neppure di essere nello stesso paese, vero?
Anche Anne segu la direzione del suo sguardo. - Gi. Non so come fanno. Come riescono a fingere che non sia successo niente?
Tony alz le spalle. I coreani che aveva conosciuto fino a quel momento gli erano sempre piaciuti. Gente robusta, cortese, lavoratrice. Ma non c'era niente da fare: appartenevano a una cultura del tutto diversa dalla loro. Ai coreani parevano del tutto normali certe cose che agli americani sembravano decisamente fuori quadro, e viceversa. Per esempio, quella volta che un pilota coreano voleva fargli mangiare il cane marinato. A quel pensiero, lo stomaco di Tony, gi scosso dai gas lacrimogeni, si rivolt.
"Amico, cerca di non sganciare quello che hai dentro" pens Tony. Anne non si sarebbe fatta una bella impressione di lui, se si fosse messo a vomitare per strada.
E comprese all'improvviso che voleva fare una buona impressione. Be', che c'era di strano? Dopotutto, lui era a quindicimila chilometri da casa, e camminava al fianco di una bella ragazza americana. Maledizione, il suo compagno di volo, Hooter, a quel punto avrebbe gi avuto in tasca l'indirizzo della donna, il numero di telefono e la chiave di casa.
Ma Hooter era sempre stato un azzardoso figlio di buona donna... a terra come in volo. Tony, invece, si era sempre vantato della propria tattica.
Si fermarono a un incrocio, in attesa che si aprisse un varco nell'intenso traffico. La presenza del traffico era rassicurante. Dove c'erano le auto, era poco probabile che ci fossero i dimostranti. Gli autisti coreani non volevano farsi spaccare i finestrini, e parevano dotati di un sesto senso per evitare le zone a rischio.
Nel sentire che Anne emetteva un respiro di sollievo, le sorrise. - Gi. Penso che siamo ormai usciti dalla zona pericolosa. - Tacque per un istante, cercando di dare il giusto risalto alle parole chiave. - Sa, non mi aspettavo che un giro per Seul fosse pi esasperante di un duello a bassa quota.
Era la seconda volta che accennava al volo. Anne decise di abboccare. - Duello? Lei  pilota?
Scesero dal marciapiede. Con la massima indifferenza possibile, Tony disse: - S, certo. Porto gli F-16 dell'Air Force. - Poi attese la reazione.
- Oh. Un lavoro interessante. - Anne si guard prima da un lato e poi dall'altro, per osservare il traffico.
"Un lavoro interessante." Tony non riusciva a credere alle sue orecchie. Come se le avesse detto che faceva l'idraulico o l'imbianchino. Ma gli venne da ridere, soprattutto di se stesso. Che cosa si era aspettato, che cadesse a terra svenuta per l'emozione di trovarsi accanto a un pilota degli aerei da combattimento in carne e ossa? Amico, fatti furbo.
Guard Anne, ma la ragazza continuava a fissare il punto dove metteva i piedi. Maledizione. E forse sorrideva, ma Tony non aveva modo di accertarlo. Maledizione, maledizione e stramaledizione.
A un isolato di distanza si scorgeva gi l'ingresso della metropolitana, quando Anne alz d'improvviso la testa, con gli occhi pi allarmati che mai. Lo afferr per il braccio. - Ha sentito? Quello scoppio, un momento fa.
Scoppio? Che diavolo diceva? Poi lo ud anche Tony. Una lunga serie di esplosioni soffocate... come il popcorn, o come una fila di castagnole. Il rumore veniva da est, dal centro della citt, ma diventava sempre pi forte. Il fronte della lotta era tornato indietro, pi cattivo che mai.
Prese per mano Anne, senza pensarci. - Andiamo. - Corsero verso la stazione della metropolitana, s'infilarono fra un mucchio di pendolari coreani e scesero la scala mobile a due scalini la volta. La stazione era rumorosa, per la folla di coreani che tornava a casa dal lavoro o dagli acquisti, ma dalla strada giungeva chiaramente il suono delle sirene della polizia.
Tony tenne per mano Anne finch non furono entrati in un'affollata carrozza del metr. Quando il convoglio part, diretto verso l'oscurit della galleria, Anne sfil la mano dalla sua... gentilmente, ma con decisione.
Gli altri passeggeri erano nervosi e preoccupati quanto gli stessi Tony e Anne. Avevano udito le sirene, e molti di loro anche gli spari prima di scendere nella stazione. Nel sentirli parlare tra loro con inquietudine, Tony rimpianse di non conoscere meglio il coreano.
Merda, anche lui sapeva il motivo della loro preoccupazione. Il loro treno andava a ovest: proprio nella direzione dei tafferugli. Tony si sarebbe preso a schiaffi. Era la linea che portava alla stazione di Seul, ma avrebbe potuto prendere una carrozza che andava nella direzione opposta e fare il giro. Ora, lui e Anne erano di nuovo in pericolo perch lui era saltato sul primo treno che aveva visto.
Imprec a bassa voce.
Anne lo sent e si accost a lui. - Non si preoccupi. Non  venuto in mente neppure a me. - Era pallida, ma pareva tornata padrona di se stessa.
Tony si sent leggermente meglio. Si augur che il manovratore sapesse che cosa stava succedendo sopra di loro.
Ma doveva evidentemente saperlo, perch attravers a razzo la stazione successiva, Chongak, senza rallentare. Tony vide la folla straripante, in attesa sul binario, fare grandi gesti perch il treno si fermasse. Ma in pochi secondi la oltrepassarono e si trovarono nel tunnel successivo. Quando furono di nuovo al sicuro, il convoglio rallent fino a riprendere la normale velocit. Qualunque cosa stesse succedendo, ormai dovevano essersi lasciata alle spalle la fonte dei disordini.
Tony prese di tasca la piantina della citt. La stazione di Chongak si trovava sulla via Sejong, o quel che diavolo era. E c'era solo una fermata prima della stazione ferroviaria.
Si rivolse ad Anne. - Dovrei scendere alla stazione, ma prima mi permetta di accompagnarla al suo albergo.
Lei fece un viso strano. - Albergo? - Scosse la testa. - Non sono una turista. Lavoro nella sezione logistica di Yongsan.
Yongsan. La principale base militare dell'esercito americano a Seul. Ma chi era esattamente Anne, la moglie di un ufficiale? Le diede una rapida occhiata alla mano sinistra. Nessun anello. Perch allora stava a Yongsan?
Anne parve leggerglielo nella mente. - Lavoro laggi. Per l'esercito. - Tony, suo malgrado, fu colto di sorpresa, e parte di quella sorpresa dovette comparirgli sul viso. Anne aggrott la fronte. - Le avranno gi detto che alcune donne sono abbastanza intelligenti da farsi strada da sole, penso - disse. Ma pareva leggermente irritata per esserselo lasciato scappare.
Oops. Dov'era il pulsante d'espulsione, quando ne occorreva davvero uno? Come salvarsi la faccia?
Il treno si ferm al municipio, ma nessuno scese; molti salirono, a fatica.
- Scusi. - Non prosegu. Scusarsi di non averla giudicata abbastanza intelligente per lavorare era come chiedere a un uomo se la moglie gli metteva le corna. Basta una frase cos per rovinare una persona.
Riprese dall'inizio. - Mi piacerebbe rivederla. - Il treno cominciava a frenare. Doveva essere quasi arrivato alla sua stazione. Maledizione, non aveva il tempo di condurre quegli approcci con un minimo di eleganza.
- Non potremmo vederci qualche volta, magari per andare a cena? Non sono poi tanto cattivo, quando sono lontano dalle sommosse. - Cerc di sorridere. Cristo, gli sembrava di essere tornato al primo anno delle superiori. Da anni non aveva pi incontrato difficolt a parlare con le donne; perch gli succedeva adesso?
Anne rispose immediatamente. E in modo inequivocabile. - Grazie, ma temo di no. - Distolse lo sguardo. - La ringrazio di avermi aiutato oggi pomeriggio... - Tra scossoni e stridore di freni, il treno si ferm alla stazione ferroviaria, soffocando le ultime parole della ragazza.
Tony dovette uscire. Le porte della carrozza si aprirono; venne trascinato via dall'ondata di pendolari coreani che tornavano a casa. Ricorse al piano B. - E vederci per colazione? Oppure per fare un giro della citt?
Venne allontanato dalla carrozza prima che lei potesse rispondere. Le porte si chiusero di scatto. Tony cerc di guardare dentro la vettura, oltre il finestrino, ma non cap se lei scuoteva la testa per dirgli di "no" o di "s".
Rimase fermo a fissare le luci del convoglio che svanivano nell'oscurit della galleria. Merda. Non si era neppure fatto dare il numero di telefono.
Sul treno che lo riportava a Kunsan, non ci furono fastidi. E la cosa lo deluse leggermente. Attendeva solo una buona scusa per infuriarsi. Invece dovette rimanersene tranquillamente seduto in uno scompartimento affollato di coreani che tornavano a casa dal lavoro o dallo shopping.
E nel tragitto ebbe tutto il tempo di ripetersi ogni frase dell'ultima, disastrosa conversazione con Anne Larson.
Tony rientr al BOQ prima delle sette, e and a farsi una doccia. Dovette cambiarsi da capo a piedi, perch i vestiti puzzavano di gas lacrimogeno. Non era un odore forte, ma si sentiva.
Attravers il corridoio e buss alla porta di Hooter. Sent un basso: - Per l'amor di Dio, entra, invece di buttarmi gi la porta.
Il suo compagno di volo sollev lo sguardo dall'ultimo periodico per soli uomini arrivato con la posta. Sorrise. - Ehi, Saint! Cos presto di ritorno da Seul? Dovresti leggere questo articolo. - Indic la pagina della rivista.
Tony guard a sua volta. L'articolo era una bionda naturale.
- Com' andata la visita alla grande citt? Racconta tutto allo zio Hooter. Nei minimi particolari.
Tony si chiese se dire la verit o qualche menzogna molto pi onorevole, e scelse un compromesso. - Tutto a posto. C' stata una dimostrazione e sono rimasto bloccato con una bella ragazza. Niente di importante.
La menzogna era il "niente di importante". Era importante per Tony. Era qualcosa di pi che convincere una bella ragazza a uscire con lui. Anne era bella, elegante e aveva classe. Avrebbe davvero voluto rivederla, ma con la sua balordaggine aveva rovinato tutto.
13
 Doppio gioco
15 ottobre. Uffici esecutivi della Casa Bianca, Washington
Il mormorio del commesso che faceva l'appello si spense, ma occorse il secco colpo di martelletto del presidente del Senato perch Blake Fowler tornasse a guardare le immagini via cavo mostrate dal televisore.
Socchiudendo le palpebre, guard lo schermo: 54-45. La versione definitiva della legge per le sanzioni contro la Corea era stata approvata per soli nove voti di scarto. Lo stesso margine con cui era stata approvata la prima volta dal Senato, due giorni prima. Maledizione. Sapeva per certo che almeno sei di quei "s" sarebbero stati dei "no" se il presidente avesse dichiarato la sua opposizione. Invece l'ala est della Casa Bianca continuava a tacere.
Blake conosceva il tipo di pressione che si stava esercitando sul presidente perch approvasse le sanzioni contro la Corea. Telefonate al centralino della Casa Bianca. Telegrammi. Settimanali visite dello Speaker della Camera e del capo della maggioranza del Senato. Barnes e i suoi alleati non trascuravano alcun mezzo. Il parlamentare del Michigan brigava da tempo per diventare il prossimo senatore del proprio stato, e ora sperava che l'ondata protezionistica anticoreana gli desse quel seggio.
Tuttavia, Blake non capiva perch Putnam se la prendesse cos comoda nell'orchestrare l'opposizione presidenziale alla legge Barnes. Ormai aveva in mano il rapporto da pi di una settimana. Perch non aveva riferito al presidente? Mancavano tre settimane alle elezioni della Camera dei rappresentanti, e non c'era molto tempo per richiamare l'attenzione del capo dello stato dalla politica interna a quella estera.
Sollev la cornetta del telefono e chiam l'ufficio di Putnam.
La segretaria si scus, ma non fu in grado di aiutarlo. - Mi spiace, dottor Fowler, ma in questo momento  in riunione. Dovr chiamarla lui. Vuole lasciare un altro messaggio?
Blake sapeva che sulla scrivania della donna c'erano gi almeno dieci foglietti rosa con il suo nome e il suo numero. - No, fa lo stesso, Liz. Volevo solo sapere quando s'incontrer con il presidente per questa faccenda della Corea.
La segretaria di Putnam abbass la voce. - Corea? Pensavo che lo sapesse. Riferir domattina al presidente e al gabinetto. Non l'ha avvertita?
Blake cerc di tenere ferma la voce. - No. Gli sar sfuggito di mente.
- Resti in linea qualche istante. Guardo se riesco a staccarlo dal parlamentare suo ospite per il tempo sufficiente a chiedergli di lei.
La linea divenne muta. Che figlio di puttana. A che gioco giocava, adesso?
La segretaria di Putnam torn in linea meno di un minuto pi tardi. Pareva leggermente imbarazzata. - Mi spiace. Ha detto che il presidente vuole una riunione strettamente riservata. Presenter lui la relazione.
Blake riabbass lentamente la cornetta. Gi altre volte Putnam l'aveva tagliato fuori. Ma non per questioni cos importanti. Che diavolo succedeva nell'ala est?
16 ottobre. La Casa Bianca, Washington
Il presidente si guard attorno, nella sala di riunione semivuota, mentre Putnam continuava a parlare. Sarebbe stato bello avere con s, almeno una volta, tutti i suoi consiglieri, in occasione di riunioni cos importanti. Ma il mondo non pareva disposto a collaborare. Qualche crisi, interna o estera, li costringeva sempre ad allontanarsi da Washington nei momenti meno opportuni.
Cos, adesso che doveva prendere una decisione sulla legge coreana, met dei suo collaboratori chiave erano sparsi per il globo. Il segretario del Commercio era in Giappone per negoziati ad alto livello. Il segretario della Difesa e il direttore della CIA erano in volo per l'Europa a informare degli ultimi colloqui sulla limitazione delle armi convenzionali i governi della Nato. Lo stesso vicepresidente era fuori, per un giro in alcune nazioni dell'Africa a sud del Sahara.
Restava un minuscolo gruppo di esperti di politica estera e di problemi della difesa: sostanzialmente, solo Putnam e il segretario di stato. Aveva avuto la tentazione di spostare la riunione, ma Putnam gli aveva assicurato che i giudizi della Difesa e della CIA erano gi nel rapporto del suo gruppo di studio. Quell'uomo era anche riuscito abilmente a ricordargli che i sondaggi rivelavano una crescente insofferenza dell'opinione pubblica verso la riluttanza dell'amministrazione a prendere posizione in modo rapido, deciso, sugli argomenti importanti.
Il presidente sospir. Aveva impostato la sua campagna elettorale sulla promessa di una guida basata sulla realt dei fatti. La gente non capiva che occorreva del tempo per raccogliere tutte le informazioni necessarie? Cominciava a invidiare al suo predecessore la capacit di prendere su due piedi le decisioni, che poi, gran parte delle volte, risultavano giuste.
- Signor presidente? Ha qualche domanda, signore? - Putnam si era interrotto, mentre mostrava alcuni punti su una carta geografica del Pacifico settentrionale.
- No, George. Nessuna domanda, per ora. Continua nella tua esposizione.
Putnam pos sul tavolo il righello e guard gli appunti per un istante, prima di continuare. - Signori, vi riassumer in fretta i suggerimenti del gruppo di lavoro. Per prima cosa, le sanzioni previste dalla legge Barnes avranno un forte impatto sull'economia sudcoreana. Dato questo, mi sembra chiaro che nessun governo ragionevole rischier che vengano messe in atto.
"E - continu Putnam - non avranno alcun sostanziale impatto sulla nostra economia, nel caso, peraltro improbabile, che si sia costretti a ricorrere a esse. I prodotti coreani sono per noi una comodit, non una necessit. - Gir la testa verso la sedia vuota del segretario della Difesa. - Infine, anche se il dipartimento della Difesa e le agenzie di controspionaggio non sono eccessivamente soddisfatte del previsto ritiro delle nostre forze militari,  chiaro che le forze armate sudcoreane non hanno pi bisogno della nostra protezione come deterrente contro un'aggressione da parte del Nord.
"Inoltre, il trasferimento dei nostri soldati dalla Corea al Texas comporter alcuni benefici strategici. Ponendoli a disposizione del Comando centrale, rafforzeremo le nostre forze di rapido schieramento e saremo maggiormente in grado di rispondere a crisi militari in ogni scacchiere del mondo."
Putnam torn a fissare il presidente, che era un uomo alto e magro, capelli radi, volto aperto, occhi grigioazzurri.
- Tutto considerato, signore, l'opinione concorde  che la legge meriti di essere firmata. Alcune agenzie hanno manifestato limitate preoccupazioni... - indic lo spesso documento che aveva con s - ... ma non mi paiono tanto importanti da giustificare un veto presidenziale... e tutto il clamore politico che ne seguirebbe. - Torn al tavolo e si sedette.
Il presidente riflett per alcuni secondi e poi guard il segretario di stato. - E tu, che cosa ne pensi, Paul? Devo firmare questa legge o no?
Al pari del presidente, anche il segretario era un uomo molto alto. Diversamente da lui, tendeva alla pinguedine, ma in compenso aveva una folta chioma di capelli ricci e grigi. Incroci le mani tozze e rivolse una rapida occhiata a Putnam prima di rispondere. - Be', signor presidente, quel che mi hanno riferito i miei esperti non  affatto in contraddizione con questa versione del rapporto del gruppo di lavoro. - S'interruppe. - Io firmerei quella legge, signor presidente - riprese poi. - I nostri contatti dietro le quinte con il governo sudcoreano non sono approdati a molto e, francamente, non mi pare il momento di irritare i leader dei due rami del Congresso ponendo il veto su una legge a cui hanno dato un cos forte appoggio.
- Maledizione, Paul. Non sono stato eletto per farmi spaventare dai nostri amici del Campidoglio.
- Non intendevo dire questo, signor presidente. Volevo semplicemente dire che la situazione sudcoreana  intollerabile e che sta progressivamente peggiorando. Non credo che questa amministrazione debba continuare a portare con s, legata al collo, questa specie di albatro, ora che si avvicinano le elezioni. Togliamo il nostro appoggio a Seul e vediamo come si comporta.
Il segretario alz un dito. - Scommetto che si affretter a effettuare tutte le riforme politiche chieste dalla legge Barnes. E in meno di un mese.
Il presidente guard la cartina del Pacifico settentrionale. - Non sapevo che tu fossi un cos forte sostenitore di questa legge, Paul.
- E non lo sono, signor presidente. Non piace n a lei n a me che il Congresso venga a ficcare il naso nella politica estera. Ma so che c' un momento e un modo per opporsi a quel tipo di interferenze. - Il segretario spost leggermente i suoi occhiali da presbite. - E questo non  n il modo n il momento. - Elenc sulle dita. - La Corea del Sud  nei guai. Il suo governo  sempre pi disperato e brutale. Gli studenti paiono decisi a continuare a scendere in piazza. Non si pu dire che lo scambio commerciale tra noi e i sudcoreani si svolga su basi di uguaglianza. E due terzi della nostra popolazione vorrebbero che ci disimpegnassimo dalla Corea del Sud. Forse  il momento di adottare misure pi severe. Certo non abbiamo fatto molta strada con la diplomazia tradizionale.
- Diavolo, non posso darti torto, Paul. Ma non mi piace questa idea di ritirare le nostre truppe dalla Corea del Sud. La mossa potrebbe essere male interpretata dai nostri alleati. Per non dire di Mosca.
- Signor presidente - intervenne Putnam -  assai improbabile che si giunga a questo. Occorre tempo per organizzare un movimento di truppe su vasta scala. Il governo sudcoreano effettuer certamente le riforme che gli chiediamo, molto prima che i nostri soldati salgano sull'aereo che li riporter negli Stati Uniti.
Il presidente sollev un sopracciglio e pass lo sguardo sugli altri membri del gabinetto. - Signori. Qualcuno ha altro da aggiungere?
Tutti scossero la testa. Era quanto gi si aspettava. I segretari di dipartimenti come Energia, Abitazioni e sviluppo urbano, Lavoro e Istruzione non avevano alcun desiderio di entrare nell'area degli affari esteri, che era un territorio gelosamente custodito dal Dipartimento di Stato, dalla Difesa e dalla CIA.
Il presidente si scost dal tavolo e port nuovamente lo sguardo sulla carta geografica. Era il momento di decidere. Le risposte che aveva avuto non l'avevano soddisfatto, ma almeno, una volta tanto, i suoi collaboratori erano tutti d'accordo. Il presidente ripens ancora una volta alle conseguenze della sua firma. Effetto della legge sugli Stati Uniti: trascurabile. Conseguenze militari: piccole e controllabili, almeno a dar retta al gruppo di lavoro di Putnam e al Dipartimento di Stato. Effetti politici: positivi. Lo dimostravano i sondaggi. E, diavolo, forse la cosa avrebbe convinto i sudcoreani a mettere un po' di sale in zucca. Allora, d'accordo.
Volt la schiena alla carta geografica e torn a guardare i membri del gabinetto, che attendevano la sua decisione. - Va bene, signori. Firmer quella maledetta legge.
Putnam sorrideva. - S, signore. Possiamo organizzare una firma nel giardino delle rose, per oggi o per domani, alla presenza dei leader del Congresso, signor presidente.
Il presidente si accigli. - Non farai niente di simile, George. Pu darsi che sia disposto ad accettare questa legge, ma che mi prenda un accidente se ho intenzione di dare a Barnes e allo Speaker pubblicit gratuita per avermela cacciata in gola con la forza. Chiaro?
Putnam, rosso in faccia, si affrett ad assentire.
- Bene. La firmer domani. Nello Studio Ovale. Jack pu diramare domattina un comunicato stampa.
Il presidente guard la propria agenda. - D'accordo. Passiamo alla legge sull'edilizia che va in votazione al Senato.
Soffoc il desiderio di ritornare sulla sua decisione. Cosa fatta capo ha.
O no?
17 ottobre. Uffici esecutivi della Casa Bianca, Washington
- E dov' andato? - Blake non riusc a nascondere l'incredulit.
- Al Greenbrier per il weekend, dottor Fowler. - Anche la segretaria di Putnam sembrava sorpresa. Il Greenbrier era un lussuoso residence della Virginia occidentale, molto in voga tra i parlamentari per congressi, periodi di relax e scappatelle varie.
- E quando ritorna, Liz? - Blake spost la sedia per non avere il sole negli occhi.
- Non prima di una settimana. Dal Greenbrier parte per una serie di comizi in tutto il paese. Raduni elettorali e cose del genere.
- Oh, merda. - Blake non riusciva a crederci. Il presidente firmava quella maledetta legge Barnes e Putnam partiva per una sorta di sfilata trionfale. - Senta Liz. Le ha fatto cambiare molte cose nel rapporto che gli ho portato?
La segretaria di Putnam rimase in silenzio per alcuni istanti, e poi disse: - S. Ha riscritto intere pagine.
Che bastardo. Chiss cosa aveva fatto. - Posso avere una copia della stesura definitiva?
Di nuovo silenzio. - Uh, dottor Fowler, lui... ecco, ha detto che non dovevo darla a nessuno, tranne che al presidente e a quanti hanno partecipato ieri alla riunione di gabinetto.
Tombola. - Immagino di far parte anch'io degli esclusi. - Blake storse le labbra. Doveva scoprire che cosa Putnam aveva fatto delle raccomandazioni del gruppo di lavoro.
La segretaria di Putnam rispose: - Mi dispiace, dottor Fowler, ma temo proprio di s. - S'interruppe e poi aggiunse: - Ma ho qui sulla scrivania una copia in pi. Non ho avuto il tempo di segnarla nell'elenco. E adesso devo uscire per qualche minuto.
Nel riappendere, Blake si concesse un sorriso, ringraziando Dio per l'esistenza di Liz Klein. La donna era alla Casa Bianca da tre amministrazioni, e sapeva esattamente come giocare la partita. Si alz e si affacci alla porta. - Katie, puoi venire un secondo? Vorrei che andassi a prendermi una cosa alla Casa Bianca.
Incaricata la segretaria di quella missione da romanzo di cappa e spada, torn a sedere per riflettere sulle sue prossime mosse. Qualunque cosa decidesse di fare, avrebbe avuto bisogno di alleati. Alleati potenti. Persone che il presidente non potesse ignorare. E se Putnam aveva edulcorato il rapporto come lui supponeva, Blake Fowler sapeva che i prossimi giorni sarebbero stati critici. Sapeva anche che le probabilit di continuare a lavorare per l'amministrazione erano pressoch nulle.
Nell'attesa del ritorno di Katie, continu a fissare la foto della moglie e della figlia.
19 ottobre. Telegiornale della sera della NBC
La ripresa mostrava quelle che erano ormai le scene consuete provenienti dalla capitale della Corea. Studenti con il volto nascosto dietro il fazzoletto, intenti a scandire slogan, che scagliavano pietre e molotov contro la polizia, la quale rispondeva con lacrimogeni, idranti e manganelli. Le panoramiche da un elicottero appositamente noleggiato mostravano la fine nebbiolina di gas che copriva il centro cittadino di Seul.
La voce calma e priva di emozione del lettore del telegiornale era in netto contrasto con le scene di violenza e di caos.
Migliaia di studenti sudcoreani si sono oggi riversati lungo le strade di Seul: settimo giorno consecutivo delle proteste contro il governo che hanno virtualmente paralizzato questa citt di dieci milioni di abitanti.
Ancora una volta i dimostranti si sono scontrati con le forze dell'ordine, in varie ore di combattimenti stradali che hanno avuto un bilancio di una sessantina di feriti, molti dei quali in condizioni critiche. E non c' segno che le proteste siano destinate presto a finire.
Sullo schermo ritorn l'immagine del lettore.
Altre notizie odierne dalla Corea. Un portavoce del governo si  espresso con durezza sulle sanzioni commerciali Usa che entreranno in vigore entro un mese. Nelle parole del portavoce, "la Corea del Sud rifiuta assolutamente questo tentativo senza precedenti degli Stati Uniti di interferire negli affari interni di un altro governo liberamente eletto". Il portavoce ha proseguito dicendo che la coalizione al governo della Corea del Sud non vede il motivo di cedere alle impossibili richieste degli studenti in rivolta.
Tuttavia, fonti bene informate riferiscono che il governo sudcoreano annuncer presto una serie di riforme di pura facciata, nella speranza di riportare l'ordine fra gli studenti e di tranquillizzare il Congresso americano.
Nel frattempo la Cee ha annunciato la sua intenzione di allinearsi all'esempio degli Usa nell'imporre sanzioni sui prodotti dell'industria manifatturiera sudcoreana. Questa misura europea  considerata estremamente significativa dagli analisti politici ed economici perch la Cee  uno dei tre principali acquirenti delle merci sudcoreane, dopo gli Usa e il Giappone.
Sullo schermo comparvero le immagini di un comizio tenutosi nell'Illinois: tripudio di gente che si sbracciava e sventolio di bandiere.
E questa mattina a Chicago il consigliere del presidente per la sicurezza nazionale George Putnam ha affermato di fronte a una folla di uomini dei sindacati che con queste sanzioni gli Stati Uniti ribadiscono il loro impegno per il libero commercio e la causa delle riforme politiche nella Corea del Sud.
20 ottobre. Seul
Dopo essersi guardato attorno, il generale Chang Jae-Kyu, comandante della Quarta divisione di fanteria, entr nella casa di kisaeng dell'Han Chung Kak. Sorrise alla giovane donna che gli prese berretto e soprabito. Gentile. E affascinante. Si prese mentalmente nota di farsi dire il suo nome e di chiamarla, la prossima volta che si fosse recato laggi. Ma non ora. Quella sera aveva altre cose da fare: cose che, con la loro importanza, facevano impallidire perfino i sofisticati piaceri della migliore casa di kisaeng di Seul.
Chang segu la donna lungo un corridoio silenzioso, decorato di preziosi dipinti e di paraventi di seta. Scosse la testa, al pensiero che tanto lusso e tanta bellezza fossero diventati talmente comuni, per lui, da perdere ogni attrattiva.
Chang era figlio di contadini, era un uomo della terra. Da innumerevoli generazioni la sua famiglia coltivava i prodotti che finivano sulle mense dell'lite cittadina della Corea. L'esercito aveva cambiato tutto questo. L'aveva allevato e l'aveva protetto. Gli aveva dato un futuro: a lui come a tutta la Corea del Sud. Aggrott la fronte. E ora gli imbelli snob della citt, i politici corrotti e gli studenti rivoluzionari, volevano distruggere tutto.
Chang raddrizz le spalle. Non sarebbero riusciti a farlo. Almeno, non senza Opposizione.
La kisaeng si ferm accanto a una porta chiusa e gli rivolse un inchino. Lui glielo restitu e, mentre la ragazza tornava indietro lungo il corridoio, la segu a lungo con lo sguardo. Una grazia e un'eleganza davvero degne di nota. Be', forse la vita in citt presentava anche dei vantaggi, in fin dei conti.
Si volt, buss una sola volta alla porta ed entr nella piccola stanza satura di fumo. Conosceva intimamente gli ufficiali seduti attorno al tavolo: li conosceva cos bene da mettere nelle loro mani la propria vita. Erano suoi compagni di corso, tutti usciti dall'accademia militare coreana.
Chang li salut con un cenno della testa. - Signori. Sono lieto di vedervi tutti qui.
Gli altri sorrisero nell'udire un tono cos ufficiale. Prima di continuare, Chang li fiss per un attimo. Il generale Bae, comandante della Nona divisione di fanteria, facente parte dei Corpi della Capitale, che difendevano Seul. Molto alto per un coreano, faccia tonda come la luna. Il colonnello Kim della Sesta squadriglia d'intercettazione: minuto, dai movimenti scattanti. Il colonnello Min, vicecomandante del Terzo corpo d'armata, che appariva leggermente a disagio. Era grasso, ma solo entro i ristretti limiti concessi a un ufficiale dell'esercito sudcoreano.
E il pi importante di tutti, il generale Hahn, capo del distretto di Seul del Comando per la sicurezza militare. Era un uomo dal viso ossuto, e in quel momento sorrideva con soddisfazione.
Chang e il suo gruppetto dovevano dire grazie a lui, se potevano riunirsi laggi in tutta tranquillit. I politici si aspettavano che il Comando per la sicurezza militare facesse da cane da guardia per le forze armate. Chang fiss Hahn e sorrise. Ma se il cane da guardia si ribella al padrone?
- Qui dentro - chiese - siamo al sicuro?
- S. I miei uomini sono venuti oggi a controllare. Non c'erano microfoni.
- Bene. Allora possiamo cominciare. - Chang fiss gli amici che aveva convocato in quella saletta. - Mi scuso d'avervi dato un preavviso cos breve, ma il tempo non  nostro alleato. Nessuno di noi pu permettersi di far notare la sua assenza o di destare sospetti in questo periodo preparatorio.
- Allora, sei convinto di doverti muovere contro il governo? - chiese Min. Ma non pareva affatto sorpreso.
- Non vedo alternative. - Chang parl a bassa voce, ma tutti colsero nelle sue parole la decisione che negli anni di accademia gli aveva procurato il soprannome di "Uomo d'Acciaio". Prosegu: - Come ufficiali, abbiamo giurato di difendere la nazione dai suoi nemici, stranieri e intestini. E non si pu negare che il nostro paese sia sotto attacco.
Ripensando ai due mesi di rivolte e di disordini appena trascorsi, tutti annuirono.
- Certo.  innegabile. E che cosa hanno fatto i nostri politici, i mercanti di voti? Niente. - Chang fece una pausa d'effetto, prima di ripetere la parola. - Niente.
"Oh, quanto a parlare, parlano - riprese. - Ma invece di compiere azioni decise, rapide, per schiacciare l'insurrezione comunista, i burocrati passano il tempo a correre da una parte all'altra, pisciando sul fuoco solo se la fiamma gli brucia i piedi."
Tutti risero nell'udire questa immagine volgare.
- E ora, che cosa pensano di fare? - chiese Chang, con sdegno.
- Ve lo dico io. Si preparano alla resa. Una resa a quei giovani delinquenti e alle loro richieste di socialismo. E una resa all'America e alle sue intollerabili pretese.
Gli ufficiali mormorarono; Chang sent crescere la loro collera.
- Perci, vi chiedo, che altro possiamo fare, avendo giurato di difendere la nazione anche a costo della vita?
Fu Bae a rispondere per tutti, dopo avere guardato i colleghi.
- Hai ragione. Dobbiamo riformare il governo. E presto.
Tutti sapevano che cosa si intendeva con "riformare". Un colpo di stato militare. La cosa, del resto, non era certo nuova. Gi due volte, nella quarantennale storia della Repubblica di Corea, gruppi di giovani ufficiali erano intervenuti per salvare il paese dai politicanti corrotti e settari. Gli uomini riuniti in quella stanza non avrebbero fatto altro che seguire la tradizione.
Chang sollev la mano. - Hai ragione. C' poco tempo. Ma non dobbiamo agire con eccessiva fretta. Noi sei non siamo sufficienti per abbattere il regime.
Sorrise a Hahn e gli rivolse un inchino. - Nelle forze armate ci sono molti che condividono il nostro desiderio di salvare il paese. Con l'aiuto del nostro amico Hahn, nelle prossime settimane li far entrare nel nostro piano. - S'interruppe per un istante. - E, quando saremo pronti, ci muoveremo con velocit fulminea per cacciare i mercanti da Seul e per riportare l'ordine.
Tutti annuirono e sorrisero. Solo Min pareva ancora preoccupato.
- E gli americani? Non interverranno?
Chang non si preoccup di nascondere il proprio disprezzo. - Gli americani? Si sono lavati le mani di noi. Ora non gli dobbiamo pi niente. Non sono in grado di fare nulla. E, una volta eliminati i disordini, le aziende americane torneranno a implorarci di riprendere il commercio con loro.
Guard Min. - Allora. Sei con noi o contro di noi?
Nel breve silenzio che fece seguito alle sue parole, tutti poterono udire il suono delle sirene: la polizia correva a sedare un'ennesima sommossa.
Min tese l'orecchio ancora per un istante; poi fiss negli occhi Chang. - S. S, sono con voi.
Chang sorrise. Ora si poteva cominciare.
...
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...
14. Contromosse.
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23 ottobre. La Casa Bianca.
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Blake Fowler sedeva in silenzio nell'anticamera dello Studio Ovale, ma avrebbe voluto mettersi a camminare avanti e indietro. Alz gli occhi per guardare l'ammiraglio Philip Simpson, capo degli stati maggiori riuniti, seduto dall'altra parte della stanza, e lo vide intento a parlare con uno dei suoi ufficiali subalterni. Controll di nuovo la cartella per assicurarsi di avere tutti i documenti occorrenti per le spiegazioni - o doveva chiamarle "rivelazioni"? - della mattinata.
- Dottor Fowler? - La segretaria, una donna bruna, sollev la testa dal suo lavoro.
- S.
- Il presidente la ricever tra pochi istanti. Adesso ha una telefonata, ma non dovrebbe richiedergli molto tempo.
Blake la ringrazi con un cenno della testa e torn a sedere. Quell'attesa era la parte peggiore. Almeno, si augurava che lo fosse. Era dolorosamente consapevole del fatto che i prossimi quindici minuti sarebbero stati i pi cruciali della sua carriera. Anzi, potevano diventare facilmente gli ultimi della sua carriera di dipendente dell'amministrazione.
Aveva passato gran parte della settimana a prepararsi per quell'incontro. Per prima cosa aveva dovuto convincere Mike Simpson, il vice di Putnam, ad affidargli il compito di leggere al presidente il quotidiano rapporto informativo del Consiglio per la sicurezza nazionale. Putnam era ancora in giro per gli Stati Uniti in campagna preelettorale, ma entro un paio di giorni sarebbe tornato, e Blake non avrebbe avuto altre possibilit di vedere il presidente. Sinclair - che odiava Putnam come lo odiava ogni altro funzionario del Consiglio per la sicurezza - aveva infine acconsentito, convinto che Blake, giudicato come uno dei pi promettenti giovani del consiglio, volesse solo portarsi all'attenzione del presidente mentre il consigliere era via. Blake aveva fatto di tutto per non disingannarlo. Ma sapeva che Sinclair avrebbe fatto fuoco e fiamme, una volta scoperta la verit.
Poi aveva cercato l'alleato che gli serviva per convincere il presidente che non si trattava di una banale divergenza su qualche parola o sulla procedura. E la logica scelta era stato l'ammiraglio Simpson. Quell'uomo aveva appoggiato con convinzione le originarie raccomandazioni del gruppo di lavoro. Era il militare pi alto in grado presente negli Stati Uniti. E inoltre godeva fama di guardare pi alla verit che agli interessi politici.
Ma Blake aveva incontrato l'ammiraglio solo due volte, prima di allora: a un party a Georgetown e a una conferenza sulla strategia complessiva per le regioni del Pacifico. Era rimasto sorpreso, quando Simpson aveva acconsentito a vederlo immediatamente. E ancor pi sorpreso quando l'ammiraglio dal collo taurino aveva accettato con piacere di recarsi con lui nello Studio Ovale.
Simpson, dall'altra parte della scrivania, gli aveva sorriso. Che c', dottor Fowler? Mai trovato nessuno disposto a giocarsi trent'anni di carriera militare?
Francamente, ammiraglio, no, mai. Almeno, non in questa citt.
Be', le dir, amico mio, che sono disposto a farlo per due ottime ragioni. Per prima cosa, il presidente ha commesso un maledettissimo errore strategico, nel firmare la legge sulle sanzioni. Qualcuno deve prendere dei provvedimenti e ho l'impressione che sia compito mio. Il contribuente si aspetta qualcosa, in cambio del 75 mila dollari l'anno del mio stipendio. E, per seconda cosa, George Putnam  uno sporco figlio di puttana e sar lieto di piantargli un paletto nel cuore.
Blake sorrise, nel ricordare le parole di Simpson. Si augur che l'ottimismo dell'ammiraglio fosse giustificato.
Il debole trillo del telefono, proveniente dalla scrivania della segretaria, lo dest dalle sue fantasticherie. La donna sollev la cornetta, ascolt per qualche istante, riappese. Blake rizz la schiena e pos la mano sulla cartella.
- Dottor Fowler? Ammiraglio Simpson? Il presidente  pronto a ricevervi. - Si alz e apr loro la porta. Blake vide il tappeto azzurro con intessuto lo stemma presidenziale, le sedie dallo schienale alto, in stile coloniale americano, il caminetto di marmo, le bandiere e i quadri che aveva visto mille volte in TV. Ma l'effetto era molto diverso, a vederli di persona. L'intera stanza pareva irradiare potere.
Quando misero piede nello Studio Ovale, il presidente si alz e venne ad accoglierli.
- Phil, sono lieto di vederla. - Strinse la mano a Simpson e poi si volt verso Blake. - Lei deve essere Blake Fowler. Mike Sinclair mi ha parlato bene di lei.
Blake mormor qualcosa sul fatto che si augurava di non deludere la fiducia di Sinclair. Poi il presidente li invit ad accomodarsi e torn a sedere alla scrivania. Si sporse verso di loro.
- Ora, signori, non credo di sbagliarmi nel pensare che questo sia qualcosa di pi di un semplice rapporto di routine. Sono qui soltanto da un paio di anni, ma non  mai capitato che venisse personalmente il capo degli stati maggiori riuniti a darmi le ultime notizie.
Blake guard l'ammiraglio, che gli rivolse un cenno affermativo. Erano gi d'accordo: Blake doveva essere il primo a tentare di spiegare la situazione.
- Signor presidente,  proprio come dice lei. Siamo qui per il rapporto del gruppo di lavoro che le  stato mostrato prima di firmare la legge sulle sanzioni contro la Corea.
Il presidente aggrott la fronte. La Corea era ancora un argomento doloroso. Blake aveva visto le comunicazioni segrete che si erano scambiati la Casa Bianca e il governo sudcoreano, e non poteva dar torto al presidente.
Blake trasse un profondo respiro e prosegu. - La verit, signore,  che il documento da lei letto  stato alterato.
- Alt cos. - Il presidente sollev la mano e guard con irritazione Blake. Diede un'occhiata all'orologio. - Ho altro da fare che perdere tempo per una delle solite beghe tra funzionari. Pago i capi servizio per occuparsi di queste cose. Se non le vanno le correzioni del suo rapporto, lo racconti a Putnam o al capo del personale. Ora mi legga le notizie del giorno. Tra mezz'ora ho un appuntamento importante.
Blake arross. Andarsene senza almeno denunciare l'inganno di Putnam? Fu tentato di rimettere gli appunti nella cartella. Ma, in un modo o nell'altro, a quel punto avrebbe dovuto dare l'addio al suo impiego presso l'amministrazione. Meglio farsi cacciare per un'azione commessa, anzich per qualcosa che non aveva fatto. L'ammiraglio, per, l'avrebbe appoggiato?
L'ammiraglio l'appoggi. - Con tutto il rispetto, signor presidente. Io e il dottor Fowler non siamo qui per lamentarci di qualche parola cambiata qui e l.
Simpson si sporse verso il presidente. - Siamo qui perch il suo consigliere per la sicurezza nazionale si  preso la responsabilit di alterare drasticamente le conclusioni raggiunte dal gruppo di lavoro. Lo dir senza mezzi termini. Tra le raccomandazioni da lei lette e quelle approvate da me e dagli altri capi di stato maggiore c' la stessa differenza che c' tra lo sterco di cavallo e l'arrosto di manzo. E la cosa comporta rischi diretti per la sicurezza della nazione.
Il presidente sollev la testa e Blake gli lesse negli occhi la curiosit. La curiosit e altro. - Continui.
Blake gli chiese: - Il rapporto da lei letto raccomandava di firmare la legge Barnes?
Il presidente annu.
- Allora lei dovrebbe dare un'occhiata alle raccomandazioni originarie presentate concordemente dai dipartimenti della Difesa e del Commercio, dalla CIA e dal Consiglio per la sicurezza nazionale. - Blake trasse dalla cartella alcune pagine evidenziate in giallo.
- Queste vengono dalla bozza che abbiamo passato a Putnam.
Il presidente prese i fogli che Blake gli porgeva. Li pos sulla scrivania e cominci a leggerli, aggrottando sempre pi la fronte. Gli occorse un paio di minuti per arrivare alla fine.
Le riconsegn a Blake senza dire una parola, e ruot la sedia in modo da fissare la finestra bagnata di pioggia che dava sul Rose Garden della Casa Bianca. Blake e l'ammiraglio si scambiarono un'occhiata. E adesso?
Il presidente torn a girare la sedia verso di loro. - Va bene, signori. Il bastardo mi ha mentito. E ho firmato un foglio che non avrei dovuto firmare. Certo non avrei messo la firma, se avessi visto la vostra analisi. Ma adesso cosa possiamo fare?
Blake lo guard. - La miglior cosa, signore, sarebbe quella di indurre il Congresso ad abrogare le sanzioni. Il pi presto possibile.
Il presidente scosse la testa. - Impossibile. Camera e Senato hanno sospeso le sedute per le elezioni e il nuovo Congresso non si riunir fino ai primi di gennaio.
Simpson annu. - Ma lei potrebbe convocare una sessione particolare... dopo le elezioni.
- Se lo scordi, ammiraglio. - Il presidente fiss per alcuni istanti un punto sulla parete, dietro i due uomini, prima di aggiungere:
- Che figura farei, se andassi a implorare il Congresso di togliere delle sanzioni su cui, fin dall'inizio, avrei potuto mettere il veto?
N Blake n l'ammiraglio parlarono, ma il presidente dovette leggere la risposta nel loro sguardo.
- Appunto. Farei la figura del pagliaccio. Uno degli ospiti regolari dello show di Jerry Lewis. - Il presidente sbuff. - D'accordo, forse l'idea mi d fastidio perch  molto vicina al vero. Comunque, non posso farlo, perch perderei ogni possibilit di realizzare qualcosa di valido per tutto il resto del mio mandato. Chiaro?
Entrambi annuirono.
- Bene. Escluso quel che mi porterebbe a fare la figura del somaro a due zampe, quali possibilit ho?
Blake e Simpson si erano gi preparati la risposta. Il guaio stava nel fatto che non avevano molto da offrire.
Blake si alz, senza accorgersene. Da quando aveva fatto l'insegnante preferiva stare in piedi, quando dava delle spiegazioni.
- Be', signore, Barnes e i suoi consulenti legali hanno scritto un testo molto compatto. Non lascia quasi niente alla sua discrezione.
- Ho visto le analisi della legge, dottor Fowler. Mi dica qualcosa che non so ancora.
- S, signore - disse Blake, paziente. Forse il presidente conosceva gi una parte di quel che intendeva dirgli, ma era importante ricordargli che aveva poca scelta. - In sostanza, le sanzioni sulle esportazioni coreane viaggiano su un binario automatico. Entreranno quasi certamente in vigore, perch la legge non ci lascia alcuna scappatoia di cui approfittare.
Il presidente lo interruppe con una domanda: - C' la possibilit, per quanto remota, che Seul effettui le riforme politiche ed economiche richieste, prima che le sanzioni entrino in vigore?
- Tutto  possibile, signor presidente. Ma nella nostra analisi lo ritenevamo l'evento meno probabile. - Blake cominci a camminare avanti e indietro. - Essenzialmente, il governo sudcoreano deve muoversi sul filo del rasoio, tra due fazioni piccole, ma potenti. Da una parte c' la fazione dura delle loro forze armate. L'attuale governo di Seul trae origine da un colpo di stato militare, e perci sa che cosa rischia se le forze armate non approvano le sue azioni. - Arrivato al fondo della scrivania, si gir e prese a camminare nella direzione opposta. - Dall'altra parte dell'equazione - riprese - abbiamo invece un piccolo gruppo di studenti estremisti. Nella stragrande maggioranza non sono comunisti, ma sono socialisti e chiedono riforme che i militari e i cartelli industriali sudcoreani troverebbero intollerabili: disarmo unilaterale e riunificazione con il Nord.
Il presidente annu. - Perci non hanno alcun margine di manovra. Le riforme di pura facciata che i militari sarebbero disposti ad accettare non verrebbero giudicate sufficienti n dai loro studenti n dal nostro Congresso. Mentre le riforme chieste dal Congresso non sarebbero accettate dai militari.
- S, signore, precisamente. E, quel che  peggio, non riuscirebbero a far cessare le dimostrazioni degli studenti.
- Cristo.
- In poche parole, signor presidente... - Blake inizi un altro giro della stanza - ...  probabile che il boom economico della Corea del Sud crolli improvvisamente nei prossimi due mesi, a causa della riduzione delle esportazioni. Questo finir per far prendere posizione alla maggioranza della popolazione sudcoreana, che finora  sempre stata lontana dai movimenti politici. In parte si schierer con i militari di destra, in parte con gli studenti di sinistra. - Alz le spalle. - A questo punto  impossibile prevedere dove si assester l'ago della bilancia politica nella Corea del Sud.
- E non possiamo fare niente per fermare questo processo? - La voce del presidente era quasi un lamento.
Entro il presente anno, no, a meno di ricorrere alla sessione speciale del Congresso che  stata gi esclusa. - Blake smise di passeggiare. - La nostra unica speranza  che la Corea del Sud riesca in qualche modo a superare i primi mesi del prossimo anno. Allora lei potrebbe chiedere di togliere le sanzioni per motivi umanitari. Prima di allora, la gente avr gi visto alla TV le file di disoccupati di Seul e comincer a rimpiangere le auto Hyundai e i televisori Samsung.
Il presidente annu, lentamente. - Al Congresso dovrei combattere per far approvare questa legge, ma mi troverei a lottare da una posizione moralmente vantaggiosa.
Blake guard Simpson.
L'ammiraglio colse il segnale per intervenire. - In tutte queste previsioni, signor presidente, c' un solo punto discutibile.
Il presidente si gir verso di lui. - Che cosa, Phil?
- Si presuppone che la prossima primavera esista ancora un Corea del Sud di cui occuparsi.
Simpson s'interruppe, e il presidente inarc un sopracciglio.
- Avanti, ammiraglio. L'ascolto.
- S, signore. Vede, mentre al Sud succedono tutte queste cose, noi dobbiamo pensare a quel che avverr nella Corea del Nord. Kim Il-Sung e i suoi generali si fregheranno le mani, al pensiero di una Corea del Sud fortemente indebolita. E da tempo accumulano le armi per un intervento. - L'ammiraglio pass al presidente l'ultimo rapporto di McLaren. Poi attese, mentre lo leggeva.
- Cristo - esclam il presidente, quando lo ebbe letto. - Quella gente non scherza, vero?
- No, signore, non scherza affatto. Senza le nostre forze come deterrente nella zona del cessate il fuoco, potrebbe venirgli la tentazione di usare i loro nuovi carri armati, aerei e pezzi d'artiglieria.
Il presidente continu a sfogliare le valutazioni della potenza militare nordcoreana. - Non vedo come opporci. La legge Barnes  maledettamente precisa anche su questo punto. Niente riforme, niente forze americane. Dovremo ritirarle.
Blake s'irrigid. Era il momento cruciale. Parl a bassa voce.
- Non  detto, signor presidente. Almeno, non prima che il nuovo Congresso possa togliere le sanzioni.
Il presidente rizz la testa di scatto. Fiss Blake negli occhi. - Che cosa intende esattamente proporre, dottor Fowler?
Blake scelse con attenzione le parole. - Semplicemente questo, signore. Diversamente dal caso delle sanzioni economiche, il testo dell'articolo in cui si chiede di ritirare dalla Corea le nostre forze militari ci offre una piccola scappatoia. Lei potrebbe sfruttarla per proteggere la Corea finch il Congresso non trover qualche alternativa.
S'interruppe per un istante. Il presidente non staccava gli occhi dalla sua faccia. - La legge non fissa un termine per il ritiro delle truppe, signor presidente - spieg. - Il testo precisa semplicemente che il ritiro deve avvenire, alla lettera, "con la massima rapidit possibile".
L'aveva detto. Il presidente si sporse verso di lui. - E perch questa espressione mi offrirebbe la scappatoia che cerco, dottor Fowler?
- Le suggerirei di interpretare la richiesta nel senso pi vasto, signore. Dopotutto, trasferire pi di quarantamila soldati, il personale ausiliario e l'intero equipaggiamento  una sorta di incubo logistico. Occorre del tempo... vari mesi, come minimo. E basterebbe un discreto suggerimento da parte vostra al comandante responsabile del trasferimento, generale McLaren, perch questi mesi diventassero almeno un anno. In un anno possono succedere molte cose, signor presidente. Come minimo, daremo tempo ai sudcoreani di adeguarsi a un'equazione strategica alquanto diversa dall'attuale.
Terminato di parlare, Blake torn a sedere e not con sorpresa che gli tremavano le mani. Quando sollev lo sguardo, vide che il presidente lo osservava con attenzione.
- Si rende conto, dottor Fowler, che mi propone di distorcere la lettera di una legge fino al punto di renderla irriconoscibile? Di dire a un alto ufficiale delle nostre forze armate di ignorarne il chiaro significato? - chiese il presidente, con voce bassa e priva di emozione.
- Sissignore, me ne rendo conto.
Il presidente si rivolse all'ammiraglio Simpson. - Phil, cosa pensa del piano del nostro giovanotto? Sa anche lei che al Congresso c' gente che sarebbe lieta di strapparmi la pelle, se mai dovesse sospettare qualcosa di simile.
Blake vide che l'ammiraglio rifletteva per qualche istante, prima di rispondere. - Signor presidente, tutt'e due abbiamo giurato di obbedire alla Costituzione. E tutt'e due abbiamo giurato di difendere gli Stati Uniti contro ogni nemico, straniero o interno. La proposta del dottor Fowler mi sembra cadere nell'area indefinita tra queste due responsabilit... Non posso prendere la decisione per lei, signore. Ma credo che valga il rischio di prenderla.
Il presidente rimase a sedere in silenzio per molto tempo, dopo che l'ammiraglio ebbe finito di parlare. Poi, all'improvviso, guard Blake.
- Lei ha votato per me, le scorse elezioni, dottor Fowler?
Blake, sorpreso dalla domanda, non ebbe neppure la tentazione di mentire. - No, signore.
Il presidente sorrise. - Diavolo. Se riesce a essere onesto fino a questo punto, penso di potermi fidare di lei. - Picchi la mano sul tavolo. - Bene, signori. Accolgo il vostro suggerimento. Qualcuno mi ha consigliato male, anzi, peggio che male, e ho commesso un errore. Ritarderemo il pi possibile il nostro ritiro dalla Corea del Sud, e ci serviremo del tempo cos guadagnato per cercare di correggere l'errore. - Li fiss corrugando la fronte. - Ma di questo non deve essere messa su carta neppure una parola. Chiaro? N appunti n dischetti di computer. Mi sono spiegato?
Entrambi annuirono.
Simpson guard il presidente. Aveva un'espressione divertita. - E Putnam? Se prender qualche provvedimento contro quel bastardo mentitore, ai suoi amici del Congresso potrebbero venire dei sospetti, e comincerebbero a curiosare dappertutto.
Il presidente gli rivolse un sorriso triste. - Non si preoccupi del signor Putnam. Lo terremo al suo vecchio incarico... almeno, per quanto riguarda lei e la stampa, ma le garantisco che non creder pi alle sue parole, neppure a una. Presenzier a tutte le riunioni del Consiglio per la sicurezza nazionale, ma non gli dar retta. Se vorr sapere qualcosa della situazione coreana, organizzer un rapido incontro fra noi tre. Chiaro?
Annuirono tutti e due.
Il presidente si rivolse a Blake. - Lei capisce, dottor Fowler, che finch continuer questa farsa del ritiro delle truppe, lei dovr trattare Putnam come se fosse sempre il suo fidato, onnipotente e sapientissimo superiore. Pensa di incontrare difficolt a farlo?
Blake scosse la testa.
- Allora, anche questo  a posto. - Il presidente sollev il telefono. - June, prepara un viaggio per un mio collaboratore: Blake Fowler. S, deve essere a Seul entro domani, se possibile. - Abbass la cornetta e torn a sorridere a Blake. - Non faccia quell'espressione stupita, dottor Fowler. Lei  adesso l'intermediario tra me e il generale McLaren per questa faccenda. Lei ci dovr essere dentro fino al collo.
Blake non riusc a dire altro che: - Gi, signore. Ne ho proprio l'impressione.
25 ottobre. 8a Armata, Corea del Sud
Nonostante il casco, il ruggito assordante delle pale del Cobra colp l'orecchio di McLaren come una serie di martellate, quando si sporse dal finestrino.
L'elicottero volava a bassa quota sulle risaie, diretto a una lunga collinetta a fianco della Grande strada dei rifornimenti: un'autostrada a pi corsie. Poi s'innalz e curv a sinistra, cinquanta metri al di sopra di un frutteto. Sulla sua scia si sollev una piccola nube di foglie cadute, trascinate dallo spostamento d'aria del rotore.
McLaren non stacc gli occhi dalla piccola valle verso cui si dirigevano a 120 nodi. Senza muovere la testa, sollev la mano destra, con il palmo in avanti. Il pilota vide il gesto e tir indietro la barra, rallentando la velocit con cui l'elicottero da combattimento entrava nella valle, passando tra due filari di alberi.
McLaren studi attentamente il terreno, prima a vista e poi con il binocolo, mentre passavano sulla valle. Niente. Non si vedeva neppure un'antenna radi. Ottimo: non c'era alcun segno che tradisse a un eventuale aereo nemico la presenza del suo quartier generale mimetizzato.
Ritir la testa e parl al laringofono. - Bene, Jim. Adesso puoi scendere. Comincio ad avere il mal d'aria.
Il pilota sorrise e finse di salutarlo, prima di spingere la barra per dirigere l'elicottero verso una stretta radura. Toccarono terra fra una piccola pioggia di polvere, ciottoli ed erba secca sollevata dalle pale.
McLaren scese, si chin e, tenendosi con una mano il casco, si allontan dal rotore che rallentava progressivamente. Poi rizz la schiena e pass davanti al gruppo di soldati che, con le reti mimetiche, avrebbero nascosto a occhi curiosi la presenza del suo elicottero personale.
Restitu il saluto e si avvi verso il gruppo di tende e di trasporti M577 che costituivano il quartier generale sul campo - "ridotto all'osso" - della sua armata. Che fosse davvero ridotto all'osso era una grande balla, pens, contando il numero dei veicoli. Comunque, era sempre pi piccolo di quella specie di circo equestre che avevano i suoi predecessori. Secondo le regole militari, il quartier generale da campo di un'armata doveva essere costituito di decine di camion, roulotte di comando e trasporti truppe per poter funzionare bene. Ma McLaren sapeva che queste regole non valevano niente, se il quartier generale diventava il grosso, ovvio bersaglio di un'incursione aerea o di un fuoco di sbarramento dell'artiglieria. Lui preferiva viaggiare leggero.
I suoi collaboratori alzarono la testa quando lo videro entrare nella tenda del comando, ma poi ritornarono al loro lavoro. Aveva detto a tutti fin dall'inizio di non voler perdere tempo in inutili salamelecchi, soprattutto laggi.
Il suo aiutante di campo venne a farsi dare il casco di volo. McLaren se lo tolse e s'infil il suo vecchio elmetto d'acciaio. Non gli piacevano i nuovi elmetti di plastica voluti dal regolamento. Conosceva gli studi che dimostravano la loro pi elevata capacit di fermare le schegge, ma lui si sentiva a disagio. Una volta aveva detto a Doug che un uomo doveva avere la testa coperta d'acciaio, per sentirsi al sicuro sotto un allarme aereo. Maledizione aveva esclamato la plastica va bene per gli aeroplanini dei ragazzi e le borse della spesa. Il suo aiutante gli aveva rivolto un sorriso storto e aveva messo via il nuovo elmetto di McLaren. L'aveva fatto per non litigare, naturalmente. Ma che diavolo, lui era un generale, e il grado doveva pur comportare qualche privilegio.
McLaren si infil l'elmetto d'acciaio e guard l'aiutante di campo. Il tizio di Washington  gi arrivato?
- S, signore, mezz'ora fa. Gli ho detto di aspettare nella sua roulotte. Vuole che lo faccia chiamare?
- No. Questa volta sar Maometto ad andare alla montagna. Tu, tieni d'occhio la situazione qui. Va bene?
McLaren sal sugli scalini della roulotte del comando e sbirci all'interno. Il rappresentante altamente ufficioso del presidente era in piedi all'interno. McLaren lo trov simpatico. Alto e robusto, e con il viso aperto, onesto. E abbastanza intelligente per vestirsi in modo da non dare nell'occhio.
Con la testa, indic le collinette che sorgevano attorno al campo. - Facciamo due passi.
McLaren e Fowler s'inoltrarono nell'erba alta finch non furono lontano da orecchie indiscrete. McLaren si tolse l'elmetto e si volt verso Blake. - D'accordo, dottor Fowler, che succede?
Blake gli rifer tutto, dapprima parlando in fretta, e poi pi lentamente quando giunse al "suggerimento" del presidente di ritardare quanto pi possibile il ritiro dalla Corea del Sud voluto dal Congresso.
Quando il giovane ebbe finito, McLaren rimase per qualche tempo in silenzio, con gli occhi fissi verso il nord... verso la zona smilitarizzata. Poi scosse la testa, incredulo. - Cristo, dottor Fowler. Non ho mai sentito niente di simile, in tutta la mia dannata carriera presso questo esercito. - Poi sorrise. - Ma sono felice di sentirlo, finalmente.
Fowler sorrise a sua volta. McLaren aveva reagito esattamente come previsto dall'ammiraglio Simpson.
- Una sola domanda. Dobbiamo far sapere al governo sudcoreano il nostro piccolo segreto?
- No. Il presidente non vuole correre il rischio che la notizia si sparga. E non vuole rinunciare alla possibilit che il governo effettui le riforme chieste dal Congresso.
- D'accordo. - McLaren torn a infilarsi l'elmetto. - Torni pure a Washington e dica al presidente di aspettarsi il peggior ritiro di truppe che si sia visto al mondo.
Si strinsero la mano e ritornarono al quartier generale dell'Ottava armata.
15
 Chi cerca trova
2 novembre. Base di Yongsan, Seul
Tony continuava a dirsi che era un idiota. Naturalmente, era un pensiero un po' sciocco. Ma dopo avere viaggiato fino a Seul per dare ad Anne Larson una nuova possibilit di rifiutarlo, perch non doveva dirselo?
Sapeva che la ragazza lavorava nel settore logistico come programmatrice. Il sistema pi semplice era quello di recarsi al comando della base e di chiedere dove fosse il reparto computer. Stranamente, la cosa aveva funzionato. Il caporale aveva guardato con aria incuriosita la sua uniforme dell'aeronautica, del tutto fuor di posto in quella base dell'esercito, poi gli aveva spiegato come raggiungere l'edificio A34.
Era uscito dal comando con un'ansia e un'emozione che non aveva pi provato dal giorno del suo ultimo appuntamento "alla cieca", alle scuole superiori. Naturalmente, alle superiori aveva sempre fatto la figura dell'idiota.
Gli edifici della base erano di mattoni, vecchio stile, e chiaramente disegnati da un occidentale. Avevano un'aria un po' strana, dopo tutta l'architettura coreana da lui vista, ma in quella piccola isola d'America erano abbastanza normali. Il posto era affollato, con persone e veicoli che riempivano le strade e i marciapiedi.
La sezione logistica computer, edificio A34, era il pi moderno di tutti. Era quasi privo di finestre, e pareva una fortezza. Dovette arrivare quasi dall'alta parte dell'edificio per trovare l'ingresso. Dopo un attento esame del suo tesserino delle forze armate, i piantoni gli diedero un lasciapassare e gli spiegarono dov'era l'"ufficio della signorina Larson". Non gli chiesero cosa fosse venuto a fare, e lui gliene fu riconoscente.
Dopo avere lasciato l'ingresso, trov una porta con la scritta: ARIA CONDIZIONATA - CHIUDERE. Al di l di essa, la temperatura scendeva bruscamente di cinque gradi e si sentiva un basso ronzio. I corridoi erano pieni di gente con l'uniforme dell'esercito e di altra gente in borghese. Cominci subito a cercare Anne, ripetendo le frasi che intendeva dirle. "Va bene Tony. Tutto quello che hai fatto su quella carrozza del metr... be', non farlo ora."
Al primo piano, il rumore non era tanto forte, e sul pavimento c'era la moquette invece delle piastrelle. Nell'imboccare il corridoio C, si asciug le mani sui calzoni.
La prima cosa che vide fu la scrivania della telefonista, con il cartello del nome, ma non quello di Anne: GLORIA BURNS. La signorina Gloria, che stava leggendo un tabulato di computer, sollev la testa. - Posso esserle d'aiuto?
- Uh, cerco Anne Larson - rispose Tony. - Dovrebbe essere nella stanza 110.
La telefonista guard la centralina. - In questo momento la signorina Larson  al telefono. Se vuole aspettare, le dir che lei  qui. Per che cosa desiderava vederla?
All'improvviso, Toby si sent arrossire. - Ah, motivi personali. Le dica solo che c' il capitano Christopher, grazie.
Vide che Gloria lo squadrava da capo a piedi; poi la ragazza disse:
- Bene. Si sieda.
C'era un divanetto; Tony si accomod. Osserv la figura di Gloria, non priva di pregi, dirigersi verso una porta. La targhetta sulla parete diceva: A. LARSON - SUPERVISORE.
L'aeronautica non paga i piloti da combattimento perch diventino stupidi. Anne era il capufficio? Si affrett a cambiare il giudizio che si era fatto di lei, basandosi sulle poche informazioni a disposizione. Con una certa vergogna, si accorse di doverlo aumentare. "Ti sta bene, Saint" si disse. "Questo ti insegner a non dare mai niente per scontato, quando si tratta di donne."
Gloria era ancora ferma sulla porta, e parlava a bassa voce; senza dubbio parlava di lui. Non sent la risposta di Anne, ma la sua segretaria (Tony si sforz di pensare a Gloria come alla sua segretaria) torn alla scrivania. - Ancora qualche momento. - Poi riprese a leggere il tabulato.
Tony guard l'orologio: 11,45. Se non altro, il momento d'arrivo era quello giusto. Contava di invitarla a colazione. Non sapeva come farle accettare l'invito, ma ci avrebbe pensato al momento giusto.
Trascorse gran parte del tempo a osservare la centralina telefonica, e dopo alcuni minuti la luce si spense. La signorina Gloria alz la testa e disse: - Ora pu andare.
Ci siamo, ragazzi, Sydney o morte. Si asciug di nuovo il palmo delle mani, mentre la segretaria continuava a fissarlo dalla coda dell'occhio. Giunse alla porta e si ferm davanti a essa, per poi bussare due volte. - Avanti. - Era la voce di Anne.
Sedeva a una scrivania di legno a forma di L, coperta di fogli e di tabulati. Lo riconobbe immediatamente. - L'avrei scommesso. - Non pareva molto soddisfatta.
Tony sorrise come un bambino sorpreso a fare una marachella.
- Sono venuto a vedere se possiamo...
Il telefono squill e Anne sollev la cornetta. - Larson. S, lo so, due dei miei migliori programmatori stanno cercando di capire cos' successo. - Guard Tony, che faceva del suo meglio per sorridere.
- Senta, per oggi pomeriggio dovrei avere una risposta. Le basta? Adesso sono un po' occupata... S, lo so. La richiamo io. - Pos il telefono e guard Tony. - Scusi. Ma  un brutto momento, soprattutto per le "visite personali".
- Mi spiace. Volevo solo vedere se accettava di venire...
Venne interrotto da qualcuno che bussava alla porta. Un tizio in maniche di camicia mostr il foglio che aveva in mano. Disse: - Oh, salve - a Tony e guard Anne. - Hai visto questo comunicato?
- Fa' vedere. - Si alz e prese il foglio, gli diede un'occhiata.
- S, Harry. Mi  arrivato ieri con la posta. L'hanno spedito a tutti.
- S, ma ho preferito controllare. Ciao - disse Harry, andandosene.
Anne torn a sedere, con un'aria disgustata. - Che cosa diceva?
- Solo che volevo scambiare due parole con lei, e che pensavo...
- Oddio! - disse piano Anne, guardando verso la porta. Sorrise per salutare qualcuno che passava per il corridoio. Tony si gir a sua volta. Una donna di mezza et, con il carrello del caff, si allontanava lungo il corridoio e agitava la mano per salutare.
- Anne, so che non vuole uscire la sera, ma pensavo che forse si poteva andare a fare colazione. Sarei lieto...
- Mi pare una buona idea. Andiamo. - Si alz e prese la grossa borsa posata su un angolo della scrivania. Tony si affrett a farsi da parte mentre lei usciva rapidamente dall'ufficio, poi la segu.
- Gloria, vado a mangiare qualcosa. Torno tra un'ora. - Il tono era abbastanza normale, ma Tony rimase leggermente perplesso. Non era il tono di chi si accinge a fare qualcosa di piacevole.
- Bene, signorina Larson. Si diverta - rispose Gloria, con uno strano sorrisino. Che diavolo succedeva, l dentro?
Attraversarono il corridoio e scesero le scale in fretta, con Anne che camminava di buon passo. Tony ripens a come correva durante la sommossa. Lei lo precedeva, e il giovane si sentiva un idiota perch doveva quasi correre per tenersi al suo fianco.
Arrivati all'ingresso, Tony scatt in avanti per aprirle la porta. Dovette fare una certa fatica, e, mentre posava la mano sulla maniglia, disse: - Primo ad arrivare!
Lei per un attimo lo guard senza capire, ma Tony prosegu: - Oh, non ci badi. Mi piace fare un po' di corsa prima di pranzo.
Giunti all'esterno dell'edificio, Anne parve pi tranquilla. - Mi spiace, devo essere scappata via in fretta. Ma volevo allontanarmi da tutti quegli occhi.
Tony la guard senza capire. Lei gli prese il gomito. - Per piacere, andiamo via. - Scesero gli scalini. - Conosco un posto dove si mangia bene, a dieci minuti da qui.
- Anne, che cosa intende dire, con "occhi"?  qualcosa che ho detto io?
- S, Tony, ma non  colpa sua. Gloria  la capo pettegola dell'ufficio. Mi ha detto che lei era venuto a trovarmi per "motivi personali". Due secondi dopo il suo ingresso nella mia stanza, met del piano sapeva che un uomo aveva cercato di me. La cosa tanto importante che Harry mi doveva mostrare era un comunicato sulla macchinetta per il caff.
- Oh, per questo si  comportata in modo tanto strano, dopo? Lei annu. - E poi c' stata la donna del carrello.
- Che aveva quella donna? - chiese Tony. - Aveva preso il carrello come paravento o qualcosa di simile?
- Oh, no, il carrello  suo, ma lavora al pianterreno, non al primo piano.
- Mi spiace di averla messa in una situazione imbarazzante. Desideravo solo chiederle se...
- S, continua a ripetermelo, ma le avevo gi detto sul metr che non ho voglia di andare in giro. L'unico motivo che mi ha spinto a uscire con lei  che, tra i due mali, ho scelto il minore. - Aggiunse, sorridendo: - E poi, lei  stato abbastanza carino.
Tony sgran gli occhi per la sorpresa, ma disse: - Volevo dire che le sommosse non sono la migliore occasione per fare conoscenza, ma che mi piaceva il suo stile. Comunque, perch fare una tragedia per un semplice invito a colazione?
- Be', non esco quasi mai, e quei ficcanaso passeranno tutto l'intervallo a parlare di noi. - Batt il piede in terra.
Tony ebbe un lampo di intuizione. -  un cos brutto momento, in ufficio?
- Stanno diventando tutti pazzi. Il mio ufficio si occupa dell'aggiornamento dei programmi che tengono conto dei movimenti logistici da e per la Corea. Ma ora fanno cose che in quei programmi non sono mai state previste. Per esempio, mettono in carico della merce e nello stesso tempo la tolgono dai magazzini...
Con qualche "s" e molti cenni d'assenso, Tony accompagn Anne fino a un piccolo ristorante. Era pieno, ma riuscirono a trovare un tavolo. Gran parte della clientela era coreana, e Tony lo ritenne un buon segno.
- ... e fissano delle tabelle assurde. So che riescono a fare di meglio, se lo vogliono. Ma aspetti un attimo. Ho sempre parlato io.
- S, si sente meglio? Lei  una donna che ama il suo lavoro.
- E mi ha lasciato chiacchierare per tutto questo tempo? Mi sento sciocca.
- Ordiniamo? Vedo che hanno il kalbichim.  molto buono.
- Perch mi ha lasciato parlare cos tanto?
- Senta, Anne, lei ha avuto una brutta giornata...
- Dica piuttosto un brutto mese.
- Allora, un brutto mese. Volevo capire che cosa la preoccupava. A tutti piace parlare del lavoro. Il mio, lei lo conosce gi. Adesso ordiniamo.
- Bene. - Anne pareva pi tranquilla. Cominci a studiare il menu. Era la solita cucina coreana, con molta carne di manzo, molto pesce, molto condimento piccante. Scosse la testa, rassegnata. - Io prendo solo pulgogi.
Tony aggrott la fronte. - Non mi sembra eccessivamente entusiasta del menu. Pulgogi  una semplice cotoletta marinata. Ha scelto lei questo posto. Non le piace la cucina coreana?
- Ho assaggiato solo il pulgogi e qualche altra cosa. Non credo di essere molto portata per le avventure gastronomiche. In realt ho scelto questo posto soltanto perch non ci viene nessuno del mio ufficio.
- La prossima volta, mi metter in testa un sacchetto con due buchi per gli occhi.
Lei rise. - Non mi prenda in giro. So che non dovrei irritarmi tanto, ma...
-  una giornataccia. Me ne ricordo. - Tony era lieto che Anne avesse finalmente riso. - Posso suggerirle qualcosa io? Ho gi assaggiato almeno una volta quasi tutti i piatti del menu. Promesso, niente di troppo esotico.
- Va bene. - Questa volta pareva un po' pi soddisfatta, perfino incuriosita. - Lei cosa prende?
- Pibim-bap. C' riso, uova, carne, fagioli, un mucchio di roba.  buono, ma  un po' piccante.
- Provo a prenderlo anch'io. - Osserv con maggiore interesse il menu. Era stampato in caratteri hangul, ma accanto c'era la traslitterazione del nome in caratteri romani. - Che cos' il myolchi?
- Acciughe in salsa dolce.
- Bah!
- No,  il vecchio contrasto tra dolce e salato. Non sono male.
- Per questa volta, passo. Che cosa si pu prendere con il pibimbap?
- Yonppuri. Radice di loto in salsa dolce. Aiuta a spegnere il fuoco.
Mentre aspettavano di essere serviti, Tony venne a sapere che Anne era da tre mesi in Corea, con l'incarico di supervisore dei programmatori. - Mi hanno dato la promozione quando ero ancora negli Stati Uniti, e poi mi hanno portato qui a lavorare.  la prima volta che ho delle persone sotto di me. - Aggrott la fronte.
- E la cosa non le piace? - sugger Tony.
- Non so come comportarmi. Mi trovo molto meglio quando lavoro con i computer. Si vede che non sono fatta per il lavoro di gruppo... soprattutto per dirigerlo.
- Non  il momento migliore per imparare la direzione aziendale - convenne lui.
Arrivato il cibo, mangiarono, chiacchierarono e fecero qualche risata. Entrambi sapevano usare i bastoncini. Tony soffoc il desiderio di parlare di aerei, e invece parlarono della Corea, e di quel che avevano visto (o non visto, nel caso di Anne).
- Questo lavoro mi ha completamente assorbita - disse Anne. - Si ricorda la sommossa? Quella era la mia seconda scappata in citt. La prima volta sono andata al Palazzo Kyongbok. Poi basta, dopo l'inizio d'ottobre.
- Anne, quando gli Usa si ritireranno, torner a casa anche lei, e questo  un paese molto bello. Io ho fatto un po' il turista, fin dal giorno del mio arrivo, e non ho visto neppure met delle cose che vorrei vedere. La cucina, l'arte, l'archi...
- Strano. Pensavo che i piloti degli aerei da combattimento amassero solo il volo e il liquore.
Tony parve leggermente seccato. - Piacciono anche a me, ma non volo tutti i giorni e non mi sbronzo tutte le sere. Lo zio Sam mi ha pagato il viaggio fin qui, e non ho molto da fare, quando non volo. Ne approfitto per capire il paese e la sua cultura, almeno un poco.
- Ha ragione - disse lei. - Mi scusi. Ma credo che avrei molti dubbi, a mettermi a esplorare il paese.
- Ho l'impressione che le manchi soltanto l'esercizio. Il prossimo fine settimana ho un giorno di licenza. Vado a visitare un vecchio forte, a sud della citt. Perch non viene anche lei? Ha migliaia di anni.
- Ho tanto da fare, in questo periodo. Di solito passo il fine settimana in ufficio.
- Allora, quand' il termine di consegna di questo lavoro tanto importante? Possiamo andare dopo che avr finito.
- Oh, non c' un termine da rispettare. Faccio lavori di routine.
- Be', allora si prenda un giorno di riposo e venga con me al forte. Non  lontano, e qualcuno della squadriglia mi diceva che c' un buon ristorante.
- Ha ragione. Dovrei davvero vedere un po' il paese, prima di partire. Pu darsi che la cosa finisca perfino per piacermi.
- Le piacer certamente - le assicur Tony.
...
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16. Tremori.
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10 novembre. Nei pressi della ZS, Corea del Sud.
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Dall'alto di una collina da cui si scorgeva l'intero modello, scala 1:1, di una citt coreana, quel pomeriggio il generale Chang assisteva all'esercitazione di assalto urbano, che ora si stava avvicinando al punto cruciale.
Alle orecchie del generale, che, steso a terra, osservava la squadra farsi strada nel villaggio, giungevano il secco crepitio delle armi automatiche e il sordo rimbombo delle granate. Punt il cannocchiale sul Primo plotone, che avanzava lungo una stretta stradicciola.
S, era il modo migliore. Una squadra di copertura alle spalle, che sparava contro le possibili posizioni di tiro del nemico, mentre un altro gruppo correva avanti, per raggiungere la casa seguente. I soldati si appiattirono contro il muro mentre due uomini lanciarono granate attraverso le porte e le finestre. Chang sorrise nel vedere che i soldati correvano all'interno, sparando raffiche di fucile, mentre ancora il fumo delle granate usciva dall'edificio. Giusto. Entrare alla carica, prima che il nemico abbia il tempo di riprendere i sensi.
Senza abbassare il cannocchiale, disse: - Prenda appunti. Un encomio per il Primo plotone. Dia a tutti due giorni di licenza.
Il suo aiutante di campo, accoccolato vicino a lui con fogli e penna, si affrett ad annotare l'ordine, aggiungendo una nuova riga alla decima pagina di appunti relativi a quella sola esercitazione. Il generale doveva essere in vena di generosit, pens. Per i soldati di leva della Corea del Sud, due giorni di licenza erano un lusso pressoch inaudito. In caserma si sarebbe fatta festa, quella sera, e la popolarit del generale Chang, soldato tra i soldati, sarebbe ulteriormente aumentata.
Chang osserv l'altra squadra d'assalto. Anch'essa faceva buoni progressi nell'aprirsi la strada a forza di granate. Continu a guardare e ad ascoltare, mentre il fuoco saliva d'intensit e poi si riduceva a qualche singolo colpo di fucile. Infine gli spari cessarono.
- Tango Uno Cinque, qui Tango Uno Uno - giunse la voce crepitante della radio.
Chang prese il microfono che gli porgeva il suo addetto alle comunicazioni. - Parlate, Tango Uno Uno. Qui Tango Uno Cinque.
- L'obiettivo  stato conquistato. Ripeto, l'obiettivo  stato conquistato.
Chang fece scattare la leva del microfono. - Ricevuto. Riunite gli uomini nella piazza centrale. Scendo a raggiungervi. Chiudo.
Il generale lanci il microfono all'addetto, si alz, si spazzol la polvere dall'uniforme e si diresse verso la jeep. Era soddisfatto. L'esercitazione aveva rispettato perfettamente i tempi: il villaggio era stato ripulito di ipotetici nordcoreani o di sovversivi in meno di tre quarti d'ora.
Chang sal sulla jeep, che subito si avvi lungo la stradina tortuosa, non asfaltata, che portava al piccolo gruppo di case dell'area di addestramento 5. Sollev la testa e sent sulla faccia l'aria fredda. L'inverno si avvicinava; presto sarebbe caduta la neve. Sorrise. In citt, molti si lamentavano dell'inverno, della gelida tramontana, delle giornate brevi. Ma per i contadini l'inverno era una stagione da attendere con gioia, era la possibilit di riposare dopo i giorni interminabili passati nei campi e nelle risaie. Chang aveva sempre amato l'inverno.
La sua jeep, con l'antenna radio che sferzava l'aria, rallent per girare attorno a una casa e fren di fronte alla compagnia radunata nella piazza del villaggio.
Attenti! La Compagnia D del suo Primo battaglione scatt come un sol uomo.
Chang si alz e restitu il saluto prima di balzare a terra. Raggiunse il capitano che comandava la Compagnia D. - Ottimo lavoro, capitano. I suoi uomini mi sembrano ben addestrati.
- Grazie, signore. In queste ultime settimane li abbiamo fatti lavorare molto.
Chang sapeva che era la verit. Tutte le unit della sua divisione avevano fatto un corso di addestramento accelerato. Cosa comprensibile, dato il caos che regnava nel paese. E se qualcuno aveva notato che gran parte di quell'addestramento verteva sul combattimento all'interno delle citt, be', s'era tenuto per s le proprie considerazioni.
Osserv attentamente la compagnia. Le armi erano in ordine e pronte per l'uso. Gli uomini parevano determinati a tutto e ne avevano dato prova nel combattimento. In quell'istante, Chang prese una decisione. La Compagnia D avrebbe guidato la colonna che sarebbe entrata in Seul.
Osserv anche il capitano. Quell'uomo aveva delle ottime note caratteristiche. I suoi uomini chiaramente lo amavano e avevano fiducia in lui. E nella mensa ufficiali del Primo battaglione era noto come un fanatico sostenitore del pugno di ferro, in politica. Proprio l'uomo che occorreva a Chang.
- Benissimo, capitano. Adesso pu ordinare il riposo. - Poi Chang sollev la mano. - Ma, prima, informi i suoi uomini che si sono guadagnati due giorni di licenza.
Vedeva le prime file sorridere orgogliosamente, e cap di avere trovato un altro gruppo di uomini pronti a combattere per lui, al momento giusto.
- Compagnia! Incolonnarsi per due e ritornare in caserma!
La voce del capitano interruppe le riflessioni di Chang. Il generale si volt di nuovo verso l'uomo. - Ah, capitano.
- Signore?
- Venga a bere qualcosa da me, questa sera. Abbiamo varie cose da discutere, io e lei. La attendo alle diciannove in punto.
L'uomo era raggiante. - S, signore! Ne sono onorato, generale.
Chang gli restitu il saluto e si avvi verso la jeep. Gli rimanevano ancora numerose unit da visitare, prima che la giornata fosse finita.
14 novembre. Base di Yongsan, Seul
McLaren, fermo alla finestra, osservava la nube di gas lacrimogeni che stagnava sulla citt, a nord della loro posizione. Se i politici di Seul avevano sperato che il freddo ponesse la parola fine alle sommosse, erano stati troppo ottimisti, pens con amarezza. Invece di spegnersi, le dimostrazioni si estendevano a tutta la Corea del Sud. Dai rapporti che gli erano giunti, gran parte delle principali citt industriali - Pusan, Taegu e Taejon - era nelle stesse condizioni.
Naturalmente, gran parte della situazione era da imputare alle sanzioni commerciali americane ed europee. Gli acquirenti esteri avevano cominciato a rompere i contratti ancor prima che le sanzioni entrassero in vigore, perch non volevano vedersi arrivare mucchi di merce super-tassata e invendibile, una volta che le sanzioni fossero scattate. A quanto ne sapeva McLaren, gli unici che avevano qualcosa da guadagnare da quel pasticcio erano gli avvocati esperti di commercio internazionale, che erano chiamati da tutte le parti in causa.
Certo le sanzioni non venivano incontro ai lavorati sudcoreani. La forte disoccupazione era stata per la Corea solo un ricordo del passato, ma ora pi del dieci per cento delle sue forze lavorative era finita in strada. E la percentuale continuava a salire. Secondo le previsioni del governo, per l'inizio di dicembre la cifra sarebbe arrivata al venti per cento.
Il risultato era prevedibile, ma a McLaren non dava alcun piacere l'averlo previsto. I lavoratori che, grazie all'interessamento del Congresso Usa, avevano perso l'impiego, adesso si erano uniti agli studenti estremisti. E le proteste acquistavano progressivamente un tono antiamericano. Nelle due settimane precedenti, sedici uomini di McLaren erano finiti all'ospedale per essere incappati in qualche gruppo di manifestanti, e lui era stato costretto ad abolire tutte le licenze. Di conseguenza, il morale dei suoi uomini era sempre pi basso. La Corea era gi in partenza un paese incomprensibile, per gran parte dei soldati americani inviati laggi, e dover rimanere chiusi in caserma peggiorava la situazione.
McLaren imprec tra s. L'unica cosa che filasse per il giusto verso era il suo tentativo di sabotare il ritiro delle forze armate. Per prima cosa aveva lasciato accumulare sulla scrivania le scartoffie di normale amministrazione, per poi rinviarle al mittente con la richiesta di minuscoli, trascurabili cambiamenti. E i suoi collaboratori, che all'inizio erano rimasti maledettamente sorpresi dalla cosa, avevano presto mangiato la foglia. Non aveva dovuto dire niente, ma ora stavano facendo del loro meglio per complicare le cose, insieme con lui. C'era davvero da ridere, pens. Per mesi aveva lavorato duramente, per organizzare un gruppo capace di lavorare in fretta e bene, e ora i suoi subalterni davano prova di altrettanta abilit nel rendere impossibile quello che era gi in partenza un difficile compito amministrativo. Inoltre, dal canto suo, ci si era anche messo l'ammiraglio Simpson. I documenti che riuscivano a uscire dal labirinto l in Corea, di solito ritornavano da Washington con la stampigliatura NON SODDISFACENTE.
Cristo. Probabilmente, le ossa di George Patton si stavano rivoltando nella tomba. Al pensiero, McLaren sorrise. Se Patton avesse trovato lo stesso tipo di situazione, sarebbe sceso negli archivi con un lanciafiamme e avrebbe cominciato a bruciare scartoffie con tutta la rapidit possibile.
Lasci la finestra e fece ritorno alla scrivania. Di solito era vuota, ma adesso era coperta di cartelline e di fogli. Per un istante fu tentato di gettare tutto nel cestino, ma poi prese un documento a caso: l'ultima proposta di ordini di trasferimento per il battaglione di carri armati della Seconda divisione. Cominci a leggere, prendendo di tanto in tanto qualche appunto mentale. Era un buon piano. Il comandante del battaglione aveva trovato il modo di risparmiare due settimane, rispetto al tempo normalmente richiesto per spedire negli Stati Uniti quei carri. McLaren si ripromise di fare un encomio all'ufficiale per la sua ingegnosit, e poi scrisse: "Disapprovato. Cambiare" sul primo foglio. Lo rimise in cima alla pila.
Aveva gi da tempo preso alcune decisioni per ci che riguardava quella battaglia cartacea. Gli ufficiali che gli avessero presentato dei buoni piani sarebbero stati trattati normalmente. Avrebbe dato loro un buon punteggio sotto l'aspetto dell'efficienza, ma non avrebbe accettato il loro lavoro. Naturalmente, questo lasciava una scia di documenti che puntavano esattamente nella sua direzione, nel caso che il Congresso cominciasse ad avere sospetti su quel ritiro eccessivamente lento e mandasse i segugi del GAO a fare un'ispezione. Ma McLaren non voleva rovinare la carriera di una decina di giovani e promettenti ufficiali al solo scopo di proteggersi le spalle.
Se ci fosse stata qualche ripercussione, McLaren avrebbe pagato di persona. Dopotutto, non era la prima volta che finiva in quarantena per avere disobbedito all'esercito o ai burocrati del Congresso. McLaren sorrise, ricordando quei casi.
Prima c'era stata la commissione per valutare le tattiche, in cui l'avevano infilato mentre era ancora convalescente, dopo l'offensiva del Tet, nel '68. Nel rapporto di minoranza, McLaren aveva criticato al tendenza ad affidarsi al bombardamento per compensare le insufficienze delle pattuglie e delle piccole unit. Inoltre aveva accusato Washington di interferenze nelle operazioni sul campo. Questo l'aveva fatto finire nelle retrovie, in un'unit di addestramento, per quattro anni. Poi c'erano state le sue critiche al tentativo dell'amministrazione Carter di formare una Forza di rapido dislocamento: un guazzabuglio di unit che non era stato n molto rapido, n molto dislocabile e che non aveva mai avuto molta forza. McLaren era finito in gabbia per un anno, al Pentagono, all'ufficio Personale e Reclutamento, prima che una nuova amministrazione tornasse ad affidargli un comando operativo.
McLaren sorrise. Questa volta aveva gi fatto il bravo bambino per troppo tempo. Era giunto il momento di piantare un po' di casino. Del resto, la sua carriera era arrivata al culmine. Nessuno l'avrebbe nominato Saceur, supremo comandante alleato per l'Europa. Non aveva le finezze diplomatiche richieste per quel posto. E nessun alto papavero di Washington sano di mente lo avrebbe messo a capo degli stati maggiori. La Corea era il massimo, e la Corea gli bastava. Nei suoi vari ruoli di comandante dell'Ottava armata, di comandante delle forze armate americane in Corea, di capo delle forze combinate e via dicendo, McLaren comandava circa 700 mila uomini: quasi come l'intero esercito americano. Ora il Congresso voleva togliergli tutto questo, ritirarlo dalla penisola coreana? Be', il Congresso avrebbe dovuto aspettare pi del previsto.
Sorridendo, McLaren torn al suo lavoro di gettare sassi negli ingranaggi.
17 novembre. Periferia sudest di Seul
Quando Tony Christopher buss alla porta di Anne, scoccava il minuto esatto dell'appuntamento. Cosa non molto difficile, dato che era rimasto ad attendere ansiosamente nell'auto per almeno un quarto d'ora.
Anne Larson apr la porta e fece un passo avanti. Indossava un elegante soprabito foderato di pelliccia, con un alto colletto che faceva risaltare i capelli rossi e la pelle chiara.
- Salve - fece lui, sorridendo. - Pronta?
La ragazza gir rapidamente su se stessa, come un'indossatrice, e restitu a Tony il sorriso. - Certo.  lontano, quel posto?
- No, solo venti chilometri. - Tony si spost per lasciarla passare, e poi la segu lungo le scale, fino al portone. Quando Anne sollev la mano per aprire, lui la precedette e le spalanc la porta, un po' goffamente perch lo spazio era limitato.
Anne fece una faccia un po' sorpresa; disse Grazie, comunque.
Dopo la pioggia caduta nel corso della notte, i gradini che davano sull'esterno erano leggermente scivolosi, e Tony porse il braccio alla ragazza. Anne non parve accorgersi del gesto e si tenne invece al corrimano. "Dovevi pensarci" si disse lui. "Non rivelare la tua natura di maschio sciovinista, idiota."
Le indic la sua auto, parcheggiata a met dell'isolato. Una Hyundai quattro porte, vecchia e scassata, che era passata da un pilota all'altro, a mano a mano che venivano sostituiti e arrivavano i rimpiazzi. Nonostante gli sforzi di Tony del giorno prima, era tutt'altro che lucida.
Arrivarono accanto alla portiera di destra e Tony fece per aprire la maniglia. Questa volta, Anne protest: - Ehi, sono maggiorenne. Riesco gi ad aprire le porte delle auto. - Sorrise, nel dirlo, ma afferr la maniglia prima di lui.
Tony si diede mentalmente dell'idiota e fece la faccia mogia. Scusa, Anne. Non intendevo dire che non...
Ora si pent anche lei e cerc di metterla sul ridere. - Oh, niente, Tony. Solo che non mi aspettavo queste cose da un pilota da combattimento. - Si pieg per entrare nella Hyundai.
Tony chiuse lo sportello e fece il giro dell'auto, aggrottando al fronte. Poi alz le spalle. Non impressionarti, si disse. Le rosse sono permalose, no?
Anne si sporse sul sedile del guidatore e gli apr la portiera dall'interno.
Mentre attendeva di immettersi nel traffico, Tony riflett per alcuni istanti sulle sue prossime mosse. Il piccolo rimprovero di Anne gli aveva fatto capire che si comportava come un ragazzino al primo appuntamento. Male.
Il guaio era questo: voleva dare una buona impressione. Nel caso di Anne, non poteva comportarsi con il suo stile normale. Le immagini del suo stile "normale" e di Maria gli si affacciarono alla mente, e lui si affrett a cancellarle.
"D'accordo, Tony" si disse. "Non stare cos sulle spine." Guard Anne, che sedeva tranquillamente. Nello scorgere la sua occhiata, lei gli sorrise per un istante, ma non parl. Tony decise di riprovarci.
- Spero che il posto ti piaccia. C' un bel panorama, e anche la sua storia  interessante.
- Mi piacer certamente - rispose lei, con maggior calore nella voce. Pareva un po' sforzato, ma c'era.
Tony continu a parlare, lieto di avere trovato un argomento poco compromettente. - Ho letto la storia del Monte Namhan, ieri. Da pi di due secoli  disabitato, ma i coreani hanno cominciato a fortificarlo duemila anni fa.
Lei fischi. - Duemila anni! Scommetto che a quell'epoca i nostri antenati si vestivano ancora di pelli e scappavano davanti ai soldati romani. Ed  ancora in piedi?
Da quel momento in poi, fu tutto pi facile; trascorsero i quaranta minuti del viaggio parlando in generale della storia della Corea e in particolare di quella del luogo che intendevano visitare. Tony era soddisfatto di avere trovare un argomento di cui parlare con Anne, un interesse comune. O meglio, si corresse, un possibile interesse comune.
Comunque, il viaggio gli parve fin troppo breve. Era una bella giornata invernale, e la strada li portava a sudest, in leggera salita. Occorse pi di met del tragitto per uscire dagli sterminati sobborghi di Seul. La citt era arrivata quasi a ridosso della loro destinazione.
Usciti dalla citt, cominciarono a scorgere il Monte Namhan, alla loro sinistra. In cima si potevano vedere alcune costruzioni di forma regolare, e questo, data la distanza a cui si trovava la loro auto, indicava che dovevano essere enormi.
Fortunatamente, la carreggiabile non terminava ai piedi del monte, ma saliva con stretti tornanti fino alla cima. Durante la salita, Anne si gir a guardare il panorama di Seul dietro di loro. Lo descrisse a Tony, che teneva doverosamente gli occhi sulla strada.
Si fermarono in un parcheggio e uscirono dall'auto. Anche se la giornata era fredda, avevano avuto la fortuna di non incontrare un forte vento. Il poco che c'era li fece correre a ripararsi dietro le pareti di pietra dell'antica costruzione.
L'insegna diceva CASTELLO DI NAMHAN, ovvero, in coreano, "Namhansan-song". Non era un castello nel senso di quelli europei, con bastioni merlati, torri e ponti levatoi. Al loro posto c'erano solo grandi muraglie di pietra che correvano pi o meno in linea retta. In certi punti erano alte pi di sei metri.
Forse la si poteva definire una "fortezza", a causa dello spessore e della dimensione. A Tony, Namhansan-song fece pensare alla grande muraglia cinese, avvolta attorno alla cima di un singolo monte.
In un centro turistico accogliente e gradevolmente riscaldato trovarono dei dpliant, e si misero a leggere a voce alta, dandosi il cambio, la descrizione della parti pi interessanti, per decidere quale visitare per prima.
Tony era allarmato dalla dimensione del forte. L'opuscolo diceva che la lunghezza delle mura superava gli otto chilometri, e Anne pareva intenzionata a vederle tutte. Poi l'entusiasmo della ragazza fin per contagiare anche lui. E, nell'avviarsi verso le rovine, le prese la mano. Nessuno dei due bad alla cosa, in quel momento. Tenendosi per mano, raggiunsero l'ingresso.
Le antiche porte erano aperte. Quando le raggiunsero, Anne lasci la mano di Tony per osservare attentamente le mura. Erano fatte di pietre di forma regolare, consumate dagli elementi, ma Tony e Anne non avrebbero saputo dire se avessero duecento anni o duemila.
Sulla superficie c'erano per dei fori assai pi moderni. Anne rivolse a Tony un'occhiata interrogativa, e il giovane aggrott la fronte, cercando di capire il mistero. Poi, all'improvviso, ebbe la risposta.
- Devono risalire alla Guerra di Corea, Anne. Probabilmente, il forte  stato occupato durante la battaglia di Seul.
- Che vergogna - disse lei, con un sospiro. - Questo posto, vecchio di migliaia di anni, rovinato dai proiettili.
- Non credo che fortezza si sia offesa, Anne. - Le sorrise. - Ricorda, non  mai stata costruita per diventare un monumento.  stata costruita per la guerra. - Batt una manata sulle pietre. - Trent'anni  un semplice battito di ciglia per questo posto.
Le prese di nuovo la mano ed entrarono.
Per prima cosa salirono sul tratto di muraglia da cui si vedeva Seul. La guida parlava di quel panorama come di una delle bellezze di Namhansan-song, e non esagerava certo. Da lass si scorgeva l'intera valle del fiume Han.
A nordovest del monte s'innalzavano i grattacieli, i ponti, l'enorme periferia di Seul. Il fiume Han arrivava da destra - da nordest - e poi entrava serpeggiando nella citt, per sparire infine oltre l'orizzonte, a ovest. La citt era velata da una leggera caligine: il fumo di carbonella proveniente da centinaia di migliaia di abitazioni. Alcuni degli edifici pi alti parevano volerne uscire fuori con la forza.
Per molto tempo, guardarono il panorama. Nessuno dei due avrebbe voluto allontanarsi: cos, continuarono a indicarsi i vari punti della citt. Quando cominciarono a sentire freddo perch si era alzato un leggero vento, Tony si accost ad Anne e le mise un braccio attorno alla vita. Lei sorrise e si appoggi a lui.
Poi si avviarono lungo le mura, camminando in fretta per riscaldarsi. Meravigliandosi ogni volta, lessero i cartelli che descrivevano la storia della fortezza e le sue caratteristiche architettoniche. Tony cerc disastrosamente di leggere la parte coreana dei cartelli, e il suo insuccesso li port ogni volta a ridere dei suoi nuovi tentativi.
All'improvviso si ritrovarono al punto di partenza, e Tony si accorse di essere stanco. Mano nella mano, ritornarono all'auto.
Mentre faceva manovra per uscire dal parcheggio, Tony si gir verso Anne. - Sono contento di avere visitato il castello insieme a te. Abbiamo passato una bella mattinata.
- Grazie per avermi invitato, Tony. - Gli rivolse un sorriso civettuolo. - Dove andiamo, la prossima volta?
Ne discussero per tutto il viaggio di ritorno.
20 novembre. Seul
Il generale Chang spense la sigaretta in un portacenere e si guard lentamente attorno, nella stanza affollata, per fissare negli occhi gli ufficiali presenti. Nessuno abbass lo sguardo. Con un cenno d'assenso tra s e s, Chang si disse: "Ormai non si tireranno pi indietro; posso fidarmi di loro".
I cospiratori si erano riuniti nella saletta posteriore della casa di kisaeng dell'Han Chung Kak. Era una buona copertura. Nessuno avrebbe mai avuto dei sospetti su un ufficiale che decideva di avvalersi della compagnia delle pi affascinanti ragazze di Seul. E se gli uomini della sicurezza interna avevano notato le frequenti visite di Chang, le avevano certo considerate nient'altro che i capricci di un libertino di mezz'et. Presto, si disse, avrebbero cambiato idea.
Ma il generale Hahn gli aveva assicurato che il governo non aveva alcun sospetto. Oh, i burocrati erano nervosi, trasalivano davanti a ogni ombra, da destra o da sinistra che venisse. Ma non possedevano le dettagliate informazioni necessarie per spegnere il suo tentativo di putsch. E non le avrebbero mai possedute, visto che Hahn eliminava tutti i rapporti compromettenti che giungevano dalla sicurezza militare.
Chang torn a pensare all'ordine del giorno. Le ultime istruzioni per il Piano di purificazione, il nome in codice da lui assegnato al putsch. Quasi tutti i particolari erano a posto. I dieci ufficiali presenti nella stanza erano solo una parte del suo gruppo. Dovevano trasmettere le istruzioni agli altri partecipanti al colpo di stato, una volta ritornati ai loro comandi. Chang era orgoglioso del risultato. In poco pi di un mese era riuscito a reclutare ufficiali di grado intermedio in tutti i principali comandi delle forze armate sudcoreane. Questo aveva richiesto una grande mole di lavoro e aveva comportato molti rischi, ma ora poteva essere certo del risultato. Entro poche settimane, la Repubblica di Corea si sarebbe svegliata con un nuovo gruppo di capi politici e militari: persone che avrebbero salvato la nazione dal caos.
- Il momento di agire  ormai alle porte, signori. - L'affermazione li sorprese. Vide sulla loro faccia lo stupore.
Il primo a parlare fu il colonnello Min. - Generale, sei certo che siamo pronti? Dopotutto,  passato solo un mese dal nostro primo incontro. Non rischieremo il fallimento per avere lanciato troppo precipitosamente i dadi?
Alcuni dei presenti assentirono. Chang li aveva colti con la guardia abbassata. Si aspettavano una rivoluzione molto pi tranquilla.
Chang sbuff. - Signori, con l'attesa, i rischi non possono che aumentare.
Indic il generale Hahn. - Finora, il nostro amico Hahn  riuscito a tenere lontano dalle nostre tracce i cagnolini del governo, ma, ogni giorno che passa, aumenta il rischio che fiutino il nostro odore.
Hahn annu.
Chang continu: - Inoltre, signori, la nostra nazione si sta avvicinando rapidamente alla fine. Se aspettassimo ancora, potremmo non avere pi una nazione da salvare.
Era un'affermazione un po' esagerata, ma coglieva certamente nel segno. Tutti gli ufficiali presenti nella stanza si erano profondamente stupiti, nel vedere la rapidit con cui crollava la stabilit economico-politica della Corea del Sud. Gran parte dei cartelli industriali - chaebol - del paese erano gi stati messi in ginocchio da una combinazione di scioperi e di sanzioni commerciali. Lavoratori di ogni tipo, specializzati e non, erano stati licenziati dalle fabbriche costrette a fermarsi, ed erano pronti a diventare la massa di manovra degli studenti estremisti. Le sommosse si rincorrevano lungo tutta la penisola, e la polizia pareva incapace di fermare i disordini sempre pi diffusi. C'erano state centinaia di morti, migliaia di feriti, e altre migliaia di persone erano in "detenzione protettiva". Inoltre, si diceva che molti dei giovani di leva che costituivano le squadre antisommosse della polizia avessero disertato e avessero messo a disposizione dei dimostranti le loro armi e il loro addestramento.
E ora la coalizione che governava la Corea del Sud pareva sull'orlo del collasso. I leader dell'opposizione volevano un maggiore potere: un potere che non si erano conquistati nelle urne elettorali e che la maggioranza non era intenzionata a cedere. Da settimane l'Assemblea nazionale era immobilizzata in meschine manovre politiche, mentre nelle piazze la crisi era sempre pi grave.
Chang ricord loro la situazione e chiese: - Qualcuno non  ancora convinto della necessit di agire in fretta?
Si volt verso Min. - Che cos' preferibile, lanciare troppo presto i dadi, o farsi cogliere con i dadi in mano?
Min aveva ancora dei dubbi, ma guard prima i compagni, poi i propri pugni chiusi, e infine rispose: - Hai ragione, Chang. Non abbiamo scelta.
Gli altri assentirono.
Chang disse lentamente: - Grazie, signori. So che  un rischio tremendo, ma conoscete la mia reputazione di giocatore d'azzardo. - Tutti sorrisero. All'accademia Chang aveva avuto la fama di rischiare forte, ma anche quella di vincere sempre.
Chang prese dalla borsa una cartina geografica; gli altri tesero il collo per guardare.
- La chiave  una sola, amici. La velocit. Pi presto agiremo, meno tempo avranno i politici per reagire. Vero?
Tutti annuirono.
- Perci dobbiamo muoverci con velocit fulminea per decapitare l'attuale regime. Non c' altro modo. Basta prendere le redini del governo qui a Seul, e il resto del paese ci obbedir. - Nel descrivere il proprio piano, Chang punt il dito sulla capitale.
Una colonna costituita di unit scelte, appartenenti alla sua stessa divisione - la quarta - doveva lasciare la ZS per raggiungere Seul lungo la Grande strada dei rifornimenti. Il generale Hahn avrebbe fornito i documenti necessari per superare i punti di blocco delle retrovie. Una volta penetrati nella capitale, speciali squadre d'assalto avrebbero catturato il presidente e il Consiglio dei ministri, avrebbero occupato il palazzo dell'Assemblea nazionale e il quartier generale delle forze armate. Hahn e i suoi compagni di putsch all'interno del Comando sicurezza militare avrebbero impedito ai "berretti neri" - le forze speciali del governo - di intervenire prima della caduta di questi obiettivi.
Una volta installatosi nella Casa Azzurra, Chang avrebbe trasmesso alla nazione un proclama in cui avrebbe annunciato la caduta del governo e promesso un rapido ritorno all'ordine e alla prosperit. Questo doveva essere il segnale per il resto dei cospiratori, i quali avrebbero messo agli arresti i loro ufficiali superiori e avrebbero assunto il comando delle loro unit di appartenenza. Con un po' di fortuna e con un'accurata scelta dei tempi, l'lite governativa si sarebbe accorta dell'accaduto solo a cose fatte.
Chang fin di parlare e si sedette. Gli altri continuarono a osservare la carta geografica, seguendo con il dito i complessi movimenti necessari per portare a compimento il colpo di stato. Dopo qualche momento, anche loro tornarono a sedere.
Per tutti parl Hahn. - Si pu fare.
Chang sorrise. I suoi erano pronti.
24 novembre. Base di Yongsan, Seul
McLaren stava esaminando una pila di documenti. Alz gli occhi e disse: - Avanti! Il suo aiutante entr nella stanza e lo salut.
- Prendi una sedia, Doug. E lascia stare i convenevoli.
Il capitano Hansen sorrise e si accomod. - Che cosa posso fare per lei, generale?
McLaren guard fuori della finestra; poi chiese: - Come vanno le cose, Doug, l fuori?
- Male. - Il suo aiutante aggrott la fronte. - Attorno all'universit hanno eretto barricate e la polizia non osa neppure avvicinarsi a esse. Invece, si limita ad assicurare nel centro di Seul un'apparenza di normalit.
- Merda.
- Gi, generale. Se le cose dovessero peggiorare, forse saremo costretti a trasferirci nel quartier generale su campo. Almeno finch la situazione non si tranquillizza.
McLaren fece una smorfia. - Non prendo neppure in considerazione l'ipotesi. I sudcoreani la interpreterebbero come la prova conclusiva che stiamo per andarcene. Dobbiamo stare qui a Seul finch non avremo completato questo maledetto ritiro delle truppe.
Il suo aiutante fece fatica a non sorridere. I diretti collaboratori del generale sapevano che McLaren usava tutte le astuzie per disobbedire all'ordine di ritiro venuto dal Congresso. Ma nessuno avrebbe mai ammesso di saperlo.
- D'accordo, Doug. Ti ho fatto venire perch c' una cosuccia che dovresti fare per me. E deve essere fatta presto, e nel massimo silenzio.
Hansen si chiese con preoccupazione che cosa fosse la "cosuccia" del generale, questa volta. L'ultima aveva richiesto vari turni di ventiquattr'ore di lavoro su ventiquattro, un mucchio di tempo al computer e litri di caff, per venirne a capo. Ma era lo scotto che si doveva pagare per lavorare con coloro che portano le stelle sulle spalline. Nell'esercito si diceva che se si presentano Dio a ordinare una cosa e il generale a ordinarne un'altra, conviene augurarsi che Dio sia misericordioso come si dice, perch il generale non perdoner certamente.
- Devi passare dai nostri principali comandi della ZS. Parla a nome mio con i comandanti, e di' loro che voglio sapere immediatamente... e intendo immediatamente... se qualche unit sudcoreana compie dei movimenti di truppe non autorizzati preventivamente da me.
- S, signore. - Hansen era perplesso, e non si preoccupava di nascondere di esserlo.
- E nessuno degli ufficiali di collegamento coreani deve essere a conoscenza di questa direttiva, chiaro?  una cosa tra me, te, e i comandanti a cui porterai l'ordine. Chiaro?
- Chiaro, signore. - Ma dal tono di voce si capiva che non lo era affatto.
McLaren decise di dargli maggiori informazioni. Nell'esercito non era mai stata di moda l'obbedienza cieca. - Tranquillo, Doug. Anche nella mia pazzia c' del metodo.
Si alz e si avvicin alla finestra. - La cosa che mi preoccupa  questa. Con tutto il casino che  scoppiato a Seul e nelle altre citt, sono convinto che il governo cercher prima o poi di utilizzare i soldati delle forze regolari per sedare le sommosse. - Si volt di nuovo verso Hansen. - Ora, noi non possiamo permetterlo. Per tante ragioni non voglio svegliarmi, una mattina, e leggere di un altro massacro di Seul, soprattutto se compiuto da soldati che sono almeno nominalmente sotto il mio comando. Perci voglio essere informato delle mosse del governo, prima che succeda qualcosa di simile.
Hansen annu.
- Bene. Per non voglio che i nostri ufficiali sudcoreani sappiano che ho chiesto questi controlli, perch i miei rapporti con il governo e con lo stato maggiore sono un po' tesi, a dir poco. Se venissero a sapere che li "spio", si incazzerebbero ancor di pi. E in questo momento non mi farebbe per niente comodo.
"Bene, capitano - termin McLaren - hai i tuoi ordini. Domande?"
- No, signore.
- Allora, puoi andare. Buona fortuna.
Hansen salut, gir sui tacchi e si avvi a compiere il suo lavoro. Avrebbe dovuto percorrere un bel numero di chilometri, nei prossimi giorni.
Quando il suo aiutante di campo usc e chiuse la porta dietro di s, McLaren torn alla finestra. Aveva l'impressione che in citt ci fosse qualcosa di molto brutto, in attesa soltanto del momento di scatenarsi. Qualcosa di certo peggiore delle interminabili sommosse a cui assisteva da mesi. Ma che diavolo poteva essere?
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17. Piano di purificazione.
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8 dicembre. Statale 37, Corea del Sud.
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Mentre il suo trasporto corazzato compiva sferragliando un'ampia curva, il generale Chang si affacci dal portello superiore per guardare la strada. Le centinaia di trasporti, di camion e di carri armati che portavano tre battaglioni della sua divisione formavano dietro di lui una rombante colonna di quattro chilometri di lunghezza; le loro luci di posizione proiettavano ombre danzanti sulle risaie coperte di ghiaccio che si stendevano a fianco della corsia di marcia.
Guard l'orologio, e poi diede un'occhiata a destra, verso la fascia scura e stretta del fiume Imjin. Erano in perfetto orario, a pochi minuti di marcia dalla cittadina di Sonu. Da l un altro breve tratto li avrebbe condotti alla Grande strada dei rifornimenti, l'Autostrada 1. Raggiunta questa, in quaranta chilometri sarebbero arrivati all'estrema periferia di Seul: una distanza che si proponeva di superare in meno di tre ore.
Chang rientr nell'abitacolo del trasporto, illuminato dalle luci rosse da battaglia. S'insinu tra l'addetto alle comunicazioni e le guardie del corpo vestite dell'ingombrante giubba antischegge, e raggiunse un piccolo tavolo incernierato alla parete, coperto di mappe che mostravano le vie d'accesso alla citt. Pochi istanti prima, il suo aiutante di campo aveva tracciato a lapis un cerchietto indicante la posizione del reggimento. Erano a poca distanza dal punto di controllo della sicurezza militare.
Senza sollevare lo sguardo dalla mappa, Chang prese le carte che gli passava l'aiutante. Le sfogli, con un leggero sorriso. Fino a quel momento, i finti ordini di movimento procurati da Hahn avevano superato meravigliosamente i controlli. Poi il suo sorriso si dilegu. Le carte erano umidicce. Chang guard il suo aiutante e aggrott la fronte nel vedere che sudava come un maiale: l'uomo aveva grandi macchie scure sul colletto e sotto le ascelle. Nel trasporto affollato faceva caldo, ma non fino a quel punto. Che avesse paura? Chang fece una smorfia di disgusto e si volt verso la parte anteriore del veicolo. Non aveva tempo per i codardi.
Il generale torn ad affacciarsi dal portello per assaporare la fresca aria notturna. Entro quattro ore le sue truppe si sarebbero sparse per Seul. E, un'ora pi tardi, lui, Chang Jae-Kyu, figlio di un umile coltivatore di riso, sarebbe divenuto il nuovo presidente della Repubblica di Corea.
Al pensiero, Chang sorrise. S, sarebbe stato presidente. E avrebbe fatto tutto quel che aveva promesso per riportare l'ordine nelle martoriate citt della sua nazione. Molti studenti e molti lavoratori ribelli sarebbero morti, ma quelle morti avrebbero riportato alla ragione gli altri. Poi, una volta ritornata la calma, lui e i suoi ufficiali avrebbero riformato la societ, ridandole il senso di disciplina, di autocontrollo e di rispetto dell'autorit che per innumerevoli generazioni aveva caratterizzato la Corea.
Non aveva dubbi che, una volta ottenuto questo, i mercanti stranieri sarebbero tornati ad affluire. Ma avrebbero commerciato con lui alle sue condizioni, senza arroganti pretese che la Corea rinunciasse alla prerogativa sovrana di governarsi come meglio le pareva. Chang scosse la testa, interrompendo quel filo di pensieri. Erano belle prospettive, ma, prima, lui e i suoi tremila uomini avevano del lavoro da fare: lavoro che avrebbe richiesto certamente rapidit e decisione, e forse spari, granate, baionette e spargimento di sangue.
Chang rizz la schiena quando il trasporto super un dosso, a poche centinaia di metri da Sonu. La strada era chiusa da barricate e da postazioni di mitragliatrici protette da sacchi di sabbia. Erano giunti al posto di blocco delle forze di sicurezza.
Abbass la testa e ordin al guidatore di fermarsi. Il suo addetto alle comunicazioni stava gi ordinando l'alt alla colonna. Chang scese agilmente dal trasporto. Si tolse di tasca i falsi ordini di viaggio e si avvi con decisione a parlare con il tenente delle forze speciali che comandava il blocco stradale.
8 dicembre. Base di Yongsan, Seul
Lo squillo del telefono dest all'improvviso McLaren, che, soffocando un'imprecazione, si rizz immediatamente a sedere sul letto. Era andato a dormire tardi perch aveva voluto controllare i piani della prossima esercitazione. Cerc a tastoni il telefono.
- McLaren.
- Mi spiace di svegliarla, generale. - Era Doug Hansen. - Ma temo che si stia sviluppando una situazione.
McLaren guard il quadrante fosforescente dell'orologio. Erano passate da poco le due. - Va' avanti.
Sent che Hansen soffocava uno sbadiglio. - Ho appena ricevuto la chiamata di uno dei nostri comandanti di battaglione, nei pressi della ZS. Uno dei suoi posti di controllo riferisce di avere visto truppe sudcoreane lasciare la loro base per dirigersi a sud. Il Dodicesimo reggimento meccanizzato. Fa parte della Quarta divisione di fanteria comandata da un certo generale Chang. E non si tratta di un trasferimento autorizzato, generale.
McLaren scost le coperte e scese dal letto, cercando poi d'infilarsi i calzoni. - Quando sono partiti, Doug?
- Circa due ore fa. C' voluto qualche tempo, perch il rapporto mi venisse inoltrato... - Hansen pareva volersi scusare.
- Oh, Cristo. - Cerc di tenere ferma la cornetta tra la spalla e l'orecchio, mentre s'infilava le scarpe. - Maledizione, a quest'ora potrebbero gi essere a met strada per Seul.
- S, signore.
McLaren cominci ad abbottonarsi la camicia. - Va bene, Doug. Arrivo tra due minuti in sala operazioni, e mi servono tutte le informazioni che puoi trovare sul reggimento e su Chang. Prima di attaccarmi al telefono per coprire d'insulti quel bastardo di Park, voglio sapere di che cosa parlo. - Riappese.
Maledizione. Aveva avvertito il governo sudcoreano di non farsi venire in testa l'idea di usare le forze militari contro i dimostranti. Ma pareva che avessero deciso di fregarsene. A quel punto, poteva solo sperare che una telefonata nel cuore della notte al capo degli stati maggiori sudcoreani fosse sufficiente a fargli ritirare le truppe prima che cominciasse la sparatoria.
McLaren accese la lampada del comodino e si guard allo specchio. Si pass una mano sulla faccia, sent la barba lunga. Be', non aveva tempo di farsela. S'infil la giacca dell'uniforme e usc.
La sala operativa dell'Ottava armata era gi piena di ufficiali assonnati che si intralciavano tra loro. McLaren si ferm sulla soglia e cerc Hansen. Cristo, che giardino zoologico.
Eccolo. Il suo aiutante di campo parlava al telefono, dall'altra parte della stanza. Si diresse verso di lui, rispondendo con qualche cenno della testa ai saluti degli ufficiali.
Nel vedere McLaren, Hansen abbass il telefono. - Buon giorno, generale. - Gli pass un fascicolo. - Queste sono le informazioni di cui disponiamo sul generale Chang, e al centralino attendono di mettersi in comunicazione con il generale Park, a casa sua. Non  al suo quartier generale.
Non era al quartier generale? Strano. Se il governo sudcoreano stava per eseguire un'importante azione militare, ci si aspettava che il capo degli stati maggiori fosse nel suo ufficio, anche nel bel mezzo della notte. McLaren si ripromise di chiarirsi pi tardi questo particolare. Adesso aveva delle preoccupazioni pi immediate.
Diede un'occhiata al fascicolo di Chang. - Parlami rapidamente di questo tizio. Com'?
-  un buon soldato, signore. Un fegataccio, anche per i coreani. Ha combattuto in Vietnam come capitano.
McLaren annu. Aveva visto personalmente i sudcoreani combattere in Vietnam. Si erano comportati bene. Maledettamente bene.
- E le sue idee politiche, Doug?
- Un vero falco, generale. Proprio il tipo di persona che sceglierebbero per sparare ai dimostranti.
Di bene in meglio. - Allora, cerca Park. Passamelo dopo che ti avr risposto. Non intendo certo aspettare che si decida a scendere dal letto.
McLaren si diresse verso il suo ufficio. Non voleva che tutti ascoltassero gli insulti che avrebbe rivolto a un generale sudcoreano a quattro stelle.
Passarono tre minuti prima che Park venisse a rispondere.
- Buon giorno, generale McLaren. Suppongo che mi abbia telefonato per una ragione importante. - Park pareva stanco, e anche irritato.
- Importantissima, generale. - McLaren strinse i denti per non esplodere. - Le ho telefonato per sapere che cazzo credete di fare, lei e il suo governo.
Park non comprese. - Come? A che cosa si riferisce, generale McLaren?
- Mi riferisco al reggimento meccanizzato che avete richiamato a Seul proprio ora, generale Park. Il reggimento che si  mosso senza la mia autorizzazione. Ecco a cosa mi riferisco.
Per vari secondi, il telefono rimase muto. Infine Park riacquist la parola. - Generale McLaren, la prego di credermi. Non so assolutamente nulla di questo movimento di truppe.
Maledizione. Pareva sincero, e questo spiegava perch era a casa invece che al suo quartier generale. - Quel reggimento non potrebbe avere ricevuto l'ordine da un altro membro del governo?
Park rispose senza esitazioni. - Nessun altro ha l'autorit di spostare truppe dalla ZS. E prima di farlo ne avrei parlato con lei, generale.
- Allora, che cosa diavolo combinano, il generale Chang e i suoi uomini?
- Chang? - disse lentamente Park. - Il generale Chang? Lo conosco. Lo chiamano l'Uomo d'Acciaio.  uno degli ufficiali che destano maggiormente le nostre preoccupazioni. Se punta verso Seul, lo fa senza l'autorizzazione del governo, e a sua insaputa.
All'improvviso, McLaren cap. - Oh, Cristo. Vuole fare un golpe.
- S. Penso che lei abbia ragione. - McLaren sent dei fruscii: all'altro capo della linea, Park si vestiva in fretta. - Mi scusi, generale McLaren, ma devo occuparmi della sicurezza del mio paese. Devo avvertire il presidente e i comandanti delle forze speciali. La richiamer quando sar tutto terminato.
Park riagganci; il telefono di McLaren rimase muto. Lui lo abbass e corse verso la porta che dava sulla sala operativa. - Doug! Ordina a tutti i comandi americani di entrare in allarme, a partire da questo momento!
Hansen stava studiando una cartina della zona attorno a Seul. - E i sudcoreani, generale? Diamo l'allarme anche a loro?
- No. Solo ai nostri uomini. Almeno per il momento. - Impossibile rendersi conto di quante altre unit fossero coinvolte nel colpo di stato. E McLaren non voleva far sapere a Chang e ai suoi compagni che erano gi stati scoperti.
Guard l'orologio a muro. Park aveva forse un'ora e mezzo per fermare il reggimento di Chang prima che arrivasse a Seul. Si augur che fosse sufficiente.
8 dicembre. Caserma delle forze speciali, Seul
Quando la nera auto di rappresentanza si ferm al semaforo, il generale Hahn si tolse la pistola da sotto l'ascella, controll il caricatore e lo infil nuovamente nell'arma. Guard il suo vice, maggiore Yi. - Ha i documenti?
Yi gli indic la cartella posata sul sedile, in mezzo a loro. - Sono qui, signore. Gli ordini di arresto, le autorizzazioni, tutto.
Hahn fece un cenno d'assenso. Quando l'auto ripart, gir la testa per guardarsi dietro. Il camion che portava i suoi uomini del Comando sicurezza era dietro di loro, e le strade di Seul erano quasi vuote. Erano a pochi minuti di strada dalla grande caserma delle forze speciali, i Corpi della capitale.
Una volta nella caserma, lui e i suoi uomini avrebbero arrestato gli ufficiali pi alti in grado, con la falsa accusa di organizzare un complotto contro il governo. E, mettendo al centralino telefonico della caserma alcuni soldati del Comando sicurezza "fedeli", le richieste di aiuto del governo sarebbero cadute nel vuoto.
Hahn sorrise. Il piano di Chang era semplice e brillante. Mentre Hahn, con l'accusa di tentare un colpo di stato, eliminava gli ufficiali fedeli al governo, i veri ribelli sarebbero entrati in Seul senza difficolt. Sotto la copertura di un putsch falso, Chang ne avrebbe fatto uno vero.
Ma quando svoltarono dietro l'ultimo angolo, Hahn non sorrise pi. La caserma delle forze speciali era tutta illuminata. Camion carichi di berretti neri con le armi in pugno continuavano a uscire dalla porta principale e si dirigevano a nord, verso la periferia della citt. Lui era arrivato troppo tardi. Qualcosa o qualcuno aveva messo sull'avviso il governo.
Per qualche istante, Hahn fu tentato di rinunciare alla missione, ma sapeva di essere troppo compromesso per potersi salvare. Meglio continuare, nella speranza di eliminare quanti pi ufficiali possibile, per facilitare l'ingresso in citt di Chang.
Due sentinelle in piena tenuta di combattimento fecero segno all'auto di fermarsi. Uno punt l'M16 contro l'autista, mentre l'altro - un sergente - si avvicin al finestrino di Hahn e salut.
- Documenti, signore. - La sentinella fu quasi costretta a gridare per farsi sentire in mezzo al ruggito di un altro camion che usciva dal portone.
Hahn s'infil la mano nella giacca dell'uniforme e mostr la sua carta d'identit. Il sergente la studi alla luce di una lampada portatile. Poi gliela restitu e, infilata la testa nell'abitacolo, controll anche l'interno della vettura. Yi scosse la testa quando il raggio lo abbagli per un attimo. Hahn rimase impassibile, con gli occhi chiusi.
Il sergente fece un passo indietro e salut. - Bene, signore. Pu procedere.
Hahn cerc di darsi un'aria disinvolta. - Che diavolo succede, sergente? C' un'esercitazione?
- Non saprei, signore. Ordini. Pu darsi che ci sia una sommossa. - L'uomo port nervosamente la mano al fucile e guard il camion, che adesso si era fermato dietro l'auto di Hahn.
Hahn segu la direzione del suo sguardo. - Pu farli entrare, sergente. Sono con me.
Il sergente delle forze speciali si lecc le labbra. - Temo di non poterlo fare, signore. Questa notte, nella caserma, possono entrare solo i nostri uomini. I suoi dovranno restare fuori finch non avr ricevuto un ordine diverso.
- Sergente, sono un generale del Comando sicurezza difesa e cambio i suoi ordini. In questo stesso momento.
- Con tutto il rispetto, signore, non  sufficiente. Deve parlarne con il quartier generale. - Il sergente indic una costruzione nel cortile.
Hahn lo fiss per un attimo. Doveva farsi strada con la forza? Guard in fretta l'altra sentinella. Durante tutta la conversazione, quell'uomo non si era mosso di un centimetro e continuava a puntare il fucile contro il suo autista. Non c'era da ricavarne niente. E, a ogni minuto passato laggi, altri pesci delle forze speciali gli scappavano dalla rete.
Annu. - Va bene, sergente. Andr a farmi dare questa autorizzazione a cui tiene tanto.
Si volt verso il maggiore Yi. - Lei resti qui con gli uomini. Vi mander a chiamare.
Yi gli rivolse un inchino e scese dalla vettura. Le sentinelle si spostarono per lasciar passare la macchina, e Hahn disse all'autista: - Andiamo.
L'auto entr in un grande cortile, illuminato da potenti riflettori e pieno di camion e di soldati in corsa. Hahn vide che gli uomini riempivano gli autocarri di armi pesanti, compresi i lanciarazzi Dragon. Questo gli spieg tutto. I berretti neri sapevano della colonna di Chang. Nessuno si porta dietro i missili anticarro per sedare una rivolta di studenti.
L'autista parcheggi di fronte all'ingresso della piccola costruzione e scese ad aprirgli la portiera. Hahn scese, si aggiust il berretto dell'uniforme ed entr nel quartier generale delle forze speciali.
All'interno, c'era un pandemonio di telefoni che squillavano e di soldati che correvano. Molti non erano neppure in uniforme, e dai vestiti stropicciati si capiva che erano stati gettati gi dalle cuccette pochi minuti prima. Hahn cominci a ritrovare un po' della sua sicurezza. A quanto pareva, il governo doveva essere stato avvertito solo all'ultimo minuto. Questo significava che non disponeva di una spia all'interno della cospirazione. Forse era ancora possibile trovare un rimedio.
Hahn afferr per il braccio un soldato. - Ehi! Dov' l'ufficiale di giornata?
L'uomo indic una porta, in fondo a un corridoio. Hahn lo lasci e si avvi da quella parte. Apr la porta ed entr.
Si trov in un piccolo ufficio con una sola persona, un tenente. Il giovane spalanc gli occhi nel vedere le mostrine di Hahn e pos immediatamente il telefono. Aveva le borse sotto gli occhi e si era sbagliato bottone, nell'abbottonarsi la camicia.
- Dov' il tuo ufficiale comandante? - chiese seccamente Hahn, posando la cartella sulla scrivania del tenente.
-  con la colonna, signore. Posso chiamarlo con la radio, se lo desidera. - Gli mostr il telefono che aveva appena abbassato.
Hahn scosse la testa. - Non mi serve. Devo parlare con l'ufficiale di grado pi alto presente in caserma.
Il tenente sembr ancor pi preoccupato. - Allora, temo di essere io, generale. Tutti gli altri sono per strada.
Maledizione. Hahn non poteva svolgere la sua parte del piano. Che cosa sapeva, esattamente, il governo?
- Va bene, allora, tenente. Forse lei potr spiegarmi che cosa succede.
Il giovane fece una faccia sorpresa. - Pensavo che lei ne sapesse pi di me, signore. So solo che il generale Park ha chiamato il mio colonnello, circa mezz'ora fa, e gli ha detto di portare sulla strada del nord tutti i nostri uomini e le armi pesanti.
Hahn riprese la cartella che aveva posato sulla scrivania. Inutile fermarsi laggi. L'arresto di quell'ufficialetto non avrebbe minimamente cambiato la risposta del governo. Nella caserma, lui non faceva che esporsi a un inutile rischio. Doveva ritornare al quartier generale del Comando sicurezza e avvertire Chang che i berretti neri lo stavano aspettando. Forse avrebbe potuto far cambiare strada alla colonna.
- Bene, parler al suo comandante in un'altra occasione. Lasci stare, tenente. - Gli restitu il saluto e si allontan dall'ufficio, chiudendo la porta dietro di s.
Il tenente fiss per un istante la porta chiusa. Che cos'era successo? Perch un alto ufficiale del Comando sicurezza si presentava nella caserma con un camion di soldati?
Be', c'era un solo modo per scoprirlo. Sollev di nuovo il telefono. - Caporale, mi passi l'aiutante di campo del generale Park.
8 dicembre. Ministero della Difesa nazionale, Seul
All'altro capo della citt, il ministero della Difesa nazionale si preparava in fretta per sostenere un assedio. Le guardie in alta uniforme che stazionavano abitualmente davanti all'edificio tozzo, di cemento armato, erano sparite ed erano state sostituite da soldati in pieno assetto di guerra. Stavano allestendo postazioni di mitragliatrici nelle strade attorno all'edificio e sul tetto. L'ingresso principale era adesso bloccato da trasporti truppe corazzati.
Il generale di brigata Kim Tong-Ki pos il telefono. Guard il suo superiore, generale Park. - Signore, ho appena ricevuto una strana comunicazione dall'ufficiale di giornata della caserma delle forze speciali.
Park sollev gli occhi. Era occupato a esaminare una mappa. Pochi istanti prima, i camion delle forze speciali avevano comunicato di avere raggiunto la posizione. Park cercava di decidere fino a che punto potesse fidarsi delle altre unit dei presidi cittadini. La risposta pi ovvia era: poco. Non si poteva sapere fino a che punto fosse penetrata la cospirazione di Chang.
- S, mi dica. - Kim sent la profonda preoccupazione del suo comandante.
- Pare che un certo generale Hahn, un uomo del Comando sicurezza, si sia presentato laggi con un camion pieno di soldati. Cercava gli ufficiali di grado pi alto, e se n' andato quando ha saputo che si erano gi allontanati. Questo le richiama alle mente qualcosa, generale?
- Proprio niente. Ma possiamo chiarirlo subito. - Park chiam uno dei suoi aiutanti. - Cerca il generale Lew in sala operativa e digli che devo vederlo.
Kim annu. Lew era il capo del Comando sicurezza. Se qualcuno conosceva le intenzioni del generale Hahn, quell'uomo era lui.
Il capo del Comando sicurezza era un uomo di bassa statura, muscoloso. La notizia datagli da Kim lo lasci perplesso come gi aveva lasciato perplesso il generale Park. Scosse la testa. - No. Non l'ho mandato laggi. Anzi, nell'ultima ora l'ho cercato varie volte.  uno dei miei migliori uomini, e volevo dargli l'allarme.
Park rimase in silenzio per alcuni istanti, strofinandosi il mento. Guard Kim. - Qual  l'ultima posizione della colonna ribelle?
- Dieci chilometri a nord degli ultimi distretti. Circa dieci minuti fa ha oltrepassato uno dei nostri posti di blocco.
Park e il suo stato maggiore avevano deciso di non dare l'allarme ai posti di controllo lungo la Grande strada dei rifornimenti. Nessuno di essi era in grado di difendersi dai tremila soldati d'assalto di Chang. Tutt'al pi avrebbero potuto ritardare di qualche minuto la sua avanzata, ma c'era il rischio di non poter poi far scattare la trappola che attendeva nei pressi di Seul il generale ribelle.
Park riflett attentamente sui tempi. Se non fosse arrivato l'avviso di McLaren, Hahn e i suoi uomini sarebbero entrati nella caserma delle forze speciali mezz'ora prima che Chang raggiungesse la capitale. Nessuno si sarebbe aspettato una loro visita e nessuno si sarebbe sognato di impedire loro di fare quello che progettavano. Poteva essere una coincidenza. Ma lui poteva correre un simile rischio?
No. Meglio fare offendere un possibile innocente che rischiare un governo. Disse a Kim: - Ordini alle forze di sicurezza di arrestare il generale Hahn.
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8 dicembre. Grande strada dei rifornimenti, Seul.
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Avevano rispettato esattamente i tempi, erano avanzati a una regolare andatura di venti chilometri all'ora lungo l'autostrada a pi corsie. I campi coperti di brina e le taglienti catene di monti della campagna lasciavano ormai il posto ad alti e lunghi edifici residenziali, a basse fabbriche ed enormi magazzini dal tetto piatto. Era ancora buio e Chang vedeva le stelle scintillare nel cielo notturno, gelido e nero. Ma la falce lunare era gi bassa sull'orizzonte, ed entro tre ore sarebbe sorto il sole. Se fosse stato un poeta, quello scenario gli avrebbe dato una profonda emozione.
Invece, fece scattare la leva del microfono. - A tutte le unit. A tutte le unit. Qui Tango Uno Cinque. Cinque chilometri al punto Alpha.
Chiuse la comunicazione e pass il microfono al suo addetto radio. Punto Alpha" era il nome in codice che aveva dato all'incrocio dove la colonna di trasporti truppe, camion e carri armati si sarebbe divisa in varie unit, ciascuna delle quali aveva un proprio obiettivo. Lui avrebbe guidato personalmente il battaglione diretto alla Casa Azzurra per arrestare il presidente.
Sentendosi toccare la gamba, abbass lo sguardo. Era il suo aiutante di campo, che faticava a mantenere l'equilibrio mentre il veicolo correva sull'autostrada.
Siamo quasi arrivati all'ultimo posto di blocco, signore. C' qualche cambiamento nelle istruzioni?
Chang scosse la testa. - No. Me ne occuper io personalmente. Ma di' al capitano Sung di tenere pronto il suo migliore plotone, in caso di incidenti. Ancora per qualche tempo, i grassi burocrati del ministero devono ignorare la nostra presenza.
L'uomo annu e ritorn nella cabina di guida. Chang riprese a godersi il viaggio. Tutto procedeva come nei suoi piani.
L'ultimo posto di blocco si stagli all'improvviso nell'oscurit: una fila di barricate, con in cima un riflettore. Dietro le barricate si scorgevano alcune figure con in testa il berretto nero e in spalla il fucile. La luce proveniva dal corpo di guardia che sorgeva a lato della strada. Il trasporto di Chang si arrest a pochi metri dal blocco; Chang scese a terra. Si stir, controll di avere con s i documenti e si avvi verso il basso edificio.
Tutta un tratto si trov nel cono di luce di un potente faro. Istintivamente chiuse le palpebre e sollev una mano per proteggersi gli occhi dalla luce violenta. Qualche bastardo aveva puntato un proiettore contro di lui.
Generale Chang. Il megafono privava di ogni individualit la voce che aveva cos parlato, e non permetteva di riconoscerla. Sono il colonnello Lee del Primo gruppo delle forze speciali. La dichiaro in arresto per cospirazione contro la sicurezza dello stato.
Maledizione. Erano stati traditi. Non c'erano altre spiegazioni. Che fosse stato quel bastardo di Hahn? Per un istante, Chang non riusc a pensare ad altro, tanta era la sua sorpresa.
Lei adesso verr avanti con le mani alzate al di sopra della testa. E ordiner ai suoi soldati di scendere dai veicoli, lasciando a bordo le armi. Ogni uomo che impugner un'arma sar abbattuto senza ulteriore avviso.
Dalla zona davanti a lui, Chang sent giungere un suono di stivali in corsa, un rumore metallico di armi pronte a sparare. Con gli occhi ancora semichiusi, vide le barricate riempirsi di berretti neri, in tenuta da combattimento. Gran parte delle armi era puntata contro di lui.
Serr le labbra. Un vero onore. Il governo lo considerava cos pericoloso da doverlo tenere sotto il tiro di pi di cento fucili e mitragliatrici? E, in mezzo allo choc, un altro pensiero si fece strada nella sua mente. Forse il governo aveva ragione di temerlo. Dopotutto, anche quegli uomini erano soldati. Non potevano essere soddisfatti del caos che regnava intorno a loro. Perch dovevano essere suoi nemici, perch dovevano essere gli artefici della sua disfatta?
Drizz la schiena e abbass lentamente le mani. Gir la faccia in modo da sottrarsi al raggio del proiettore e cerc di vedere la fila di soldati davanti a lui.
- Soldati coreani! - La voce di Chang era perfettamente udibile nel silenzio della notte. - Commilitoni. - S'interruppe per trovare le parole giuste. - Non lasciatevi trasformare negli schiavi, incapaci di pensare, di questi politici corrotti! Non permettete a questi burocrati dalle dita sporche d'inchiostro di usarvi come scudo, mentre distruggono la nostra nazione!
Fece un passo verso la barricata. Nessuno spar. Avrebbe voluto vedere in faccia quei soldati, constatare l'effetto delle sue parole.
- Unitevi a noi! - Chang indic la colonna di veicoli fermi dietro di lui. Con la coda dell'occhio, scorse un movimento. Anche lungo la strada erano schierate truppe governative. Un'imboscata concepita davvero bene. - Unitevi a noi per cacciare via questi grassi mercanti di voti, che siedono in ozio mentre i ribelli comunisti vi colpiscono. Unitevi a noi per ridare ordine alle piazze, prosperit al nostro paese. - Ormai era a pochi metri dalle barricate. Il suo discorso pareva funzionare. Vedeva che i fucili cominciavano ad abbassarsi, che qualcuno degli uomini cominciava a mormorare.
Chang fece un altro passo avanti e cominci a sorridere. Ce l'aveva fatta. Aveva convinto quegli uomini a passare dalla sua parte. Bastava qualche altra parola accuratamente scelta. Apr la bocca per parlare.
A duecento metri di distanza, il colonnello Lee abbass lentamente il binocolo a raggi infrarossi. Aveva collocato il suo posto di comando sul tetto piatto di un magazzino, per godere di una migliore visuale. Ma era stato un errore. Adesso era troppo lontano per contrastare le doti oratorie di quell'uomo. L'ufficiale delle forze speciali scosse la testa. Chang era abile. Aveva toccato la giusta nota, e Lee vedeva che i suoi uomini tentennavano, cominciavano a pensare alla ribellione.
Ormai c'era un solo mezzo per fermarlo. Si rivolse al sergente steso sul tetto accanto a lui. - Spara.
Il sergente annu e si port alla spalla il fucile di precisione. Prese per un attimo la mira con il cannocchiale, poi schiacci il grilletto.
Il proiettile colp Chang alla gola, gliel'attravers e gli esplose nella nuca.
Chang non prov dolore, ma si accorse di cadere all'indietro. Non sentiva pi le braccia e le gambe, e quando apr la bocca per gridare non riusc a trovare aria nei polmoni.
Oh. Chang cap di essere stato colpito, di essere vicino alla morte. Gli parve che il tempo rallentasse; vide le stelle scendere sulla terra con una larga spirale. Che figli di puttana. Non gli avevano dato nessuna possibilit. Tutto era finito.
Chang mor prima che il mitragliere del suo APC si riprendesse dallo choc quanto bastava per schiacciare i pulsanti della sua .50. Ma vendic venti volte il suo generale, quando la raffica colp gli uomini della barricata e li fece volare all'indietro, tra schizzi di sangue e di frammenti d'osso.
Una squadra delle forze speciali, posta sul fianco sinistro della carreggiata e fornita di armi pesanti, vide la carneficina e scagli contro l'APC un missile Dragon. Il razzo esplose e lacer la sottile corazza di alluminio del trasporto truppe, lo rovesci su un fianco e gli appicc fuoco.
Poi anche gli altri berretti neri cominciarono a sparare, attaccando dai fianchi la colonna immobilizzata e colpendola con missili anticarro, granate e colpi di mitragliatrice. Fu una carneficina. Gli uomini di Chang erano in formazione compatta di marcia, e tra un veicolo e l'altro c'era solo una piccola distanza di sicurezza. Una simile formazione non era assolutamente in grado di resistere a un attacco.
I guidatori che cercarono di uscire dalla colonna per sfuggire al fuoco incrociato dei berretti neri finirono per incastrarsi tra i veicoli vicini o per essere uccisi a colpi di fucile. I camion coperti dai teloni vennero fatti a pezzi dalle mitragliatrici, e tutti coloro che vi erano intrappolati furono massacrati. Gli uomini che si gettarono a terra vennero abbattuti prima di poter imbracciare il fucile. In mezzo al rumore degli spari si innalzavano le grida dei feriti. Un carro armato che cercava di fuggire sal su un autocarro carico di uomini e lo ridusse a una massa sanguinolenta di rottami. Qualche istante pi tardi, un Dragon colp il carro armato: la torretta vol via, la carcassa venne avvolta da un mare di fiamme che si alzarono nella notte. Camion e APC esplosero, tra grandi fiammate di benzina. Il fumo dei veicoli incendiati si accumul sull'autostrada, coprendo la falce della luna.
Quando il colonnello Lee riusc finalmente a dare ai suoi uomini il cessate il fuoco, la colonna di Chang era ridotta a una massa di rottami incendiati e di uomini morti o morenti.
Il colpo di stato di Chang era fallito. Ma la vendetta era appena iniziata.
...
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...
18
 Reazioni
10 dicembre. Nei pressi della ZS, Corea del Sud
Attenti! Il grido del sergente maggiore echeggi sulla piazza d'armi coperta di neve. Mille uomini scattarono a eseguire il comando, petto in fuori e schiena diritta come un manico di scopa. Per un attimo il sergente maggiore li studi, socchiudendo gli occhi per cercare una minima traccia di debolezza o d'imperfezione.
Soddisfatto, gir sui tacchi e salut il gruppo di ufficiali fermo dinanzi alla truppa schierata. - Battaglione presente e pronto per l'ispezione, signore!
Il generale Bae gli restitu con indifferenza il saluto. - Benissimo, maggiore. Ora inizieremo.
Il sergente abbass il braccio e segu Bae, che, passando fra i ranghi, controllava a caso l'uniforme e le armi dei soldati. Di tanto in tanto si fermava per chiedere un nome, in vista di una punizione o di un encomio. Ma solo di tanto in tanto.
Bae sorrise lievemente. Il battaglione era in buone condizioni di combattimento. Pronto a tutto. La frase gli echeggi nella mente. Pronto a tutto. Era l'unit che avrebbe portato a Seul per dare rinforzo al colpo di stato di Chang, se fosse stato necessario.
Il generale continu la sua ispezione, ma aveva la mente lontano, su un problema pi urgente. Che cos'era successo a Chang?
Chang era morto. Questo era certo. Bae lo aveva saputo da un amico del ministero della Difesa. Ma quel che era successo sull'autostrada a nord di Seul era un segreto, gelosamente custodito dalle forze di sicurezza. Bae sapeva soltanto che l'autostrada era ancora chiusa per un tratto di cinque chilometri e che i convogli dei rifornimenti dovevano passare da una circonvallazione. E il campo della Quarta divisione era in isolamento, circondato da uno spesso cordone di berretti neri in tenuta da battaglia.
Il generale aveva accuratamente evitato ogni contatto con i compagni di cospirazione fin dal giorno del tentativo di putsch, perch era certo che adesso le spie del Comando sicurezza militare controllassero ancor pi attentamente i reggimenti di prima linea. Nei giorni successivi, forse, si sarebbe potuto organizzare un incontro per rimettere insieme i pezzi della congiura. Bae scosse lentamente la testa. Chang era stato il loro ispiratore. Non sapeva quanti avrebbero avuto il coraggio di riprovarci, ora che l'Uomo d'Acciaio era scomparso.
Dietro di lui, il sergente maggiore aggrott la fronte nel vedere che Bae superava senza parlare un soldato con tracce di olio per fucili sulla divisa. Si ferm, rivolse all'uomo un'occhiata feroce e si affrett a raggiungere il generale. Il Vecchio doveva avere qualche preoccupazione.
Bae fin l'ispezione e si avvi verso il gruppo di ufficiali che attendeva nervosamente il suo verdetto sui soldati. Poi s'immobilizz.
Due nere auto di rappresentanza erano entrate dalla porta principale del campo. Erano seguite da tre camion chiusi. La prima auto lasci la pista e si diresse verso la piazza d'armi. Le altre la seguirono, spezzando con i pneumatici la crosta di ghiaccio.
Bae riprese il cammino, ma la mano, involontariamente, gli corse alla fondina che portava alla cintola. Il sergente maggiore lo segu.
Raggiunse il gruppo dei suoi ufficiali mentre la prima auto si fermava con uno schizzo di neve mista a ghiaia. I camion si fermarono dietro di essa e ne balz a terra una squadra di berretti neri armati di fucile mitragliatore, che si allarg attorno al piccolo gruppo di ufficiali.
Quando i berretti neri furono in posizione, le portiere dell'auto si spalancarono. Bae aggrott la fronte. Il motivo del loro arrivo poteva essere uno solo, ma certo facevano un mucchio di scena, per quella che sostanzialmente era una cosa semplice. Perch non avevano aspettato che lui finisse l'ispezione?
Un uomo minuto, nervoso, che indossava un pesante cappotto e che teneva in mano un frustino, scese dal sedile posteriore. Rabbrivid al contatto con l'aria gelida e si strinse ancor di pi nel cappotto. Poi apr un dossier e lo studi per un momento. Gli ufficiali di Bae si affollarono attorno al loro generale, attesero le sue mosse.
Alla fine, il nuovo venuto si diresse verso il gruppetto, seguito da due guardie con la mitraglietta in pugno e con le mostrine del Comando sicurezza. Si ferm davanti a Bae. - Generale Bae?
Lui rimase in silenzio per un istante, poi fece un cenno d'assenso con la testa.
L'uomo fece una smorfia e prese dalla tasca un foglio piegato in quattro. Lo porse a Bae. - Sono il generale Kim del Comando sicurezza militare. Questi ordini vengono dal generale Park, e mi autorizzano a prendere il comando della sua divisione.
Bae li esamin e poi alz di scatto la testa. - Per quale motivo il generale Park ha fatto questo?
Kim sorrise. - Per un ottimo motivo, generale Bae. - Il sorriso scomparve. - Lei  in arresto per tradimento.
Anche se, dopo il fallimento del colpo di Chang, gi si aspettava l'arresto, Bae rimase scosso da quelle parole e indietreggi involontariamente.
Uno dei soldati del Comando sicurezza fece un passo avanti e gli tolse la pistola dalla fondina. L'altro continu a puntare la mitraglietta contro gli ufficiali del campo.
Bae rest immobile mentre la guardia lo frugava alla ricerca di altre armi. Kim torn a sorridere. - Come? Non proclama la sua innocenza e non protesta perch il suo onore  stato offeso? Lei mi delude, generale.
Bae non disse niente. Come l'avevano saputo? Chang non aveva mai tenuto appunti scritti, e perci qualcuno doveva avere parlato. Ma chi? Chang era morto. Chi li aveva traditi?
Kim rivolse un cenno alla guardia, che ora punt l'arma su Bae. - Porta questo traditore alla macchina.
Bae deglut, cercando di schiarirsi la gola. - Posso informare la mia famiglia dell'accaduto? Le do la mia parola di ufficiale che non tenter di fuggire.
Il generale del Comando sicurezza rise seccamente. - Non si preoccupi, la sua famiglia sar informata. E la sua parola di traditore non vale nulla, per me. - Rivolse un cenno alle guardie. - Portate via questo cane. A solo vederlo, mi d il voltastomaco.
Le guardie spogliarono Bae del cappotto e lo spinsero verso l'auto. Quando la vettura si fu allontanata, Kim si gir verso gli ufficiali, che erano ancora sotto choc. - Benissimo, signori. Ora che questo sgradevole episodio si  concluso, posso passare al mio secondo compito.
Guard il comandante. - Inizieremo con il suo battaglione. Ordini alle compagnie di riportare i fucili nell'armeria. L'intera divisione  confinata nei propri quartieri finch non avr messo in ordine questo pasticcio, con mia completa soddisfazione. Chiaro?
Il comandante si affrett ad annuire. Kim not con piacere che gli tremavano le mani. Bene, era tempo di mettere un po' di paura a quei soldati. La paura li avrebbe tenuti a posto finch lui non fosse riuscito a purgare di ogni traditore e di ogni insoddisfatto quell'unit.
Fece un passo indietro mentre il suo lavoro iniziava.
11 dicembre. Ministero della Difesa nazionale, Seul
McLaren attese che l'aiutante di campo portasse via il t e poi guard duramente il generale Park. - Comprende quanto sia idiota, ora come ora, il comportamento del suo governo?
Park allarg le braccia. - Non so a che cosa voglia esattamente riferirsi, generale.
- La pianti, Park. Mi riferisco agli arresti in massa eseguiti dalle vostre forze di sicurezza. Mi riferisco ai vostri gorilla del Comando sicurezza, che stanno massacrando la struttura di comando dell'esercito sudcoreano.
- Ci sono stati degli arresti, vero. - Park intrecci le dita e si appoggi allo schienale. - Ma certo si tratta di una questione interna, generale McLaren. Non la riguarda, e non rientra sotto la sua autorit.
- Cristo! - McLaren picchi il pugno sul tavolino. - Avete mandato nei campi di prigionia met dei migliori ufficiali dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, e l'altra met  troppo occupata a guardarsi dietro le spalle per poter addestrare gli uomini.
- So che le necessarie misure prese dal mio governo per spegnere la ribellione del generale Chang possono avere colpito alcuni elementi del nostro corpo ufficiali... - Park distolse lo sguardo dalla taccia di McLaren, poi torn a fissarlo. - Ma sono necessarie, generale. Il male era molto diffuso, e dobbiamo estirparlo.
- Maledizione, avete tolto il nerbo al vostro esercito. - McLaren abbass il tono di voce. - Si  recato nella ZS, recentemente? Ha visto che cosa succede lass?
Park scosse la testa e disse rigidamente: - Gravi questioni di stato hanno richiesto la mia presenza qui.
- Allora, generale Park, glielo dico io. Le vostre "necessarie misure" sono un maledetto disastro, per quanto riguarda la preparazione delle truppe. Non ho mai visto un morale cos basso. Cristo, come si aspetta che reagiscano i soldati, quando si vedono portare via sotto scorta gli ufficiali?
- Il comando  passato a ufficiali fedeli. Questo dovrebbe essere sufficiente.
McLaren scosse la testa. - No. Non lo  affatto. Lei crede che i vostri soldati siano disposti a correre in battaglia dietro un branco di leccaculi imboscati del quartier generale?
- Se sar necessario, certo.
McLaren trasse un profondo respiro. "Cerca di calmarti" si disse. "Altrimenti finirai per strangolare questo figlio di puttana." - Generale, come comandante delle forze combinate ho il compito di accertarmi della preparazione di tutte le truppe sotto la mia autorit. Perci le chiedo, nella mia veste ufficiale, di sospendere gli arresti e di liberare tutti gli ufficiali che non hanno preso parte al tentativo di putsch del generale Chang.
Park strinse le labbra. - Lei sceglie uno strano momento per... come dite, voi?... per gettare sulla bilancia il suo peso, generale. Lei e i suoi uomini se ne andranno dal mio paese nel giro di pochi mesi, e la sua autorit terminer al momento della sua partenza. Perch dovremmo ascoltare i consigli di coloro che ci abbandonano?
A questa domanda, McLaren non poteva rispondere. La risposta sarebbe dovuta giungere da Washington.
12 dicembre. Campo Howze, Corea del Sud
Kevin Little buss alla porta di Rhee e attese.
Non rispose nessuno, ma dall'interno giungeva odore di tabacco. Il tenente sudcoreano non si era presentato quella mattina alla riunione dei comandanti, nell'ufficio di Matuchek. E la sera prima non era venuto alla mensa ufficiali. Gli uomini di guardia al cancello del campo non l'avevano visto uscire. Dunque, rimaneva un solo posto dove cercarlo.
Kevin buss di nuovo. Questa volta la porta si apr.
- Tenente Little? - Rhee pareva sorpreso. La sua pronuncia, che di solito era perfetta, adesso era leggermente blesa. - Che cosa posso fare per lei?
Kevin spalanc la porta. - Per prima cosa, tenente Rhee, potrebbe farmi entrare.
Il sudcoreano annu lentamente e fece un passo di lato. Kevin chiuse la porta e osserv attentamente il collega e la sua stanza. La scena, anche se a tutti sarebbe parsa perfettamente in ordine, era da giudicare un disastro, se la si valutava in base all'elevatissimo standard che Rhee imponeva a se stesso.
Rhee era malfermo sui piedi, aveva gli occhi cerchiati, e si era sbottonato il colletto della camicia. La coperta della sua branda era leggermente increspata, come se si fosse seduto su di essa e poi si fosse alzato senza lisciarla. Nel portacenere c'erano una sigaretta accesa e una decina di mozziconi. Accanto, una bottiglia senza tappo e un bicchiere pieno a met di un liquido trasparente.
La stanza puzzava come per una diabolica miscela di rum e di solvente per vernice. Kevin riconobbe l'odore: l'aveva gi sentito in occasione di visite a ristoranti e a bar coreani che poi, il giorno dopo, gli avevano lasciato dei mal di testa tremendi. Era soju, un liquore da pochi soldi, distillato dai cereali. Pass lo sguardo dal bicchiere a Rhee. - Non  un po' presto per bere?
Rhee abbass gli occhi. - Pu darsi. - Non aggiunse altro.
- Questa mattina non  venuto alla riunione dal capitano. Rhee sollev di scatto la testa. - Ha chiesto dove ero...
Kevin lo interruppe: - L'ho giustificata io, dicendo che stava cercando taluni rifornimenti che non sono mai arrivati al plotone.
Il coreano abbass di nuovo gli occhi e si sedette sulla branda. - Non avrebbe dovuto mentire per salvarmi, tenente. Ho mancato al mio dovere. Ubriacarmi in un momento in cui sarei dovuto essere di servizio ... imperdonabile. - La sua voce si ridusse a un mormorio.
Nel vedere come Rhee abbassava le spalle, Kevin sent svanire l'irritazione. Si sedette di fronte al suo ufficiale di collegamento. - Senta, Rhee, deve cercare di resistere. Cos' che non va?
- Il tentativo di colpo di stato del generale Chang...
Kevin rabbrivid. Tutti avevano sentito parlare della carneficina alla periferia di Seul e degli arresti in massa a cui stava procedendo il Comando sicurezza militare. - Cristo, Rhee, lei non c'entra, vero?
- No. - Rhee scosse lentamente la testa. - Il mio grado era troppo basso per essere coinvolto. Io non c'entro.
- Be', allora non ha niente da temere. - Kevin cerc di darsi un tono spigliato. - Vedr che tutto si sgonfier in pochi giorni e che le cose ritorneranno normali. - Fece una smorfia. Non ci credeva neppure lui.
Rhee congiunse le mani e abbass lo sguardo. - Non credo, tenente. Il mio paese si sta distruggendo dall'interno, sotto i miei occhi, e non posso fare nulla. I miei parenti e amici sono cacciati via dal posto di lavoro in pieno inverno. E non posso aiutarli. Ora anche l'esercito, l'ultimo baluardo contro il nemico, viene spezzato sulla ruota di tortura. - Sollev gli occhi verso Kevin, in un muto appello. - E cosa posso fare per impedirlo? Niente. - Pos lo sguardo sulla bottiglia di soju.
Kevin lo guard per alcuni istanti, riflettendo con attenzione sulle parole da dirgli. Doveva aiutare Rhee a uscire dalla depressione. Se Matuchek avesse trovato il coreano in quelle condizioni, gli avrebbe fatto vedere i sorci verdi... a Rhee e anche a Kevin. E se qualcuno del Comando sicurezza avesse saputo di questa reazione del tenente al putsch di Chang, Rhee sarebbe finito a lungo in prigione, colpevole o innocente che fosse. Kevin scosse la testa: non aveva scelta. Doveva rimettere Rhee in sesto, e farlo in fretta.
Parl lentamente, sottolineando ogni parola. - Tenente, mi guardi. - Rhee torn a osservarlo. - Nessuno di noi pu mettere a posto le grandi cose che adesso vanno male in questo paese. Io non sono il presidente e non posso cancellare la stupida legge delle sanzioni. E lei non  un generale, e non pu fermare questa caccia alle streghe. Giusto?
Il sudcoreano cominciava a prestargli attenzione. Incoraggiato, Kevin continu: - Ma non  questo il nostro lavoro. Noi dobbiamo fare i soldati. E lei  un soldato maledettamente buono, tenente Rhee. Come soldato, lei  molto migliore di me. - Aggrott la fronte e fiss con severit il coreano. - Almeno, quando non si ubriaca.
Rhee abbass di nuovo la testa per la vergogna.
Kevin addolc il tono di voce. - Via, Rhee. Tutti attraversiamo questi momenti di disperazione, di tanto in tanto. Ma non bisogna lasciarsi abbattere.
Il sudcoreano alz lentamente la testa. Fiss Kevin per un momento e infine rispose: - Ha ragione, tenente Little, devo concentrare le mie energie sulle cose che sono alla mia portata. Devo pensare ai soldati e a essere pronto. - Scosse la testa, disgustato. - Mi sono lasciato andare alla debolezza dell'autocommiserazione.  stata una sciocchezza e un errore.
All'improvviso, Rhee si alz.
Kevin si affrett a imitarlo.
- Se mi concede qualche minuto, metto a posto qui e vengo con lei a svolgere il resto del lavoro di oggi. - Rhee gli rivolse un leggero inchino. - Devo scusarmi del mio comportamento di questa mattina, tenente. E devo ringraziarla della sua gentilezza.
Adesso, Kevin era in imbarazzo. Accenn a sua volta un inchino. - Oh, diavolo, Rhee, non ce n' bisogno. - Fece per avviarsi verso la porta, ma all'ultimo istante si volt e sorrise. - E poi, non vorrei dover affrontare da solo il sergente Pierce e il capitano Matuchek.
Lentamente, Rhee gli restitu il sorriso. - Capisco. Be',  comprensibile. Sono davvero una coppia formidabile. Ma forse noi due riusciremo a tenergli testa. - Prese il tappo e chiuse la bottiglia.
Il tenente sudcoreano era di nuovo un soldato.
13 dicembre. La Casa Bianca, Washington
Blake Fowler porse al presidente l'ultimo telex giunto da McLaren e torn a sedere. Attese, mentre il presidente lo leggeva.
- Lei  sicuro che questo generale parli seriamente?
L'ammiraglio Simpson rispose: - Conosco Jack McLaren da un mucchio di tempo, signor presidente. Non  un genio nel fiutare l'aria politica che spira, ma  un ottimo soldato. E se dice che i sudcoreani stanno distruggendo il loro esercito... be', io gli credo. Il presidente si volt verso Fowler. - E tu cosa ne pensi, Blake?
- Sono d'accordo con il generale. I rapporti indicano che la reazione del governo a questo tentativo di putsch  stata sproporzionata. Hanno gi arrestato tutti coloro che sono stati indicati da un capo della sicurezza militare che ha partecipato al colpo, e ora sembra che arrestino ogni ufficiale che d segno di competenza... a semplice titolo precauzionale.
"L'effetto di tutto questo - prosegu - non contribuisce certamente a tenere alto il morale. In alcuni reparti, anzi, non  mai stato cos basso. Si dice che alcuni battaglioni si siano rifiutati di obbedire agli ordini dei loro nuovi ufficiali. Pare che le forze speciali del governo li avessero trattati con eccessiva durezza."
Il presidente scosse la testa. - Perch si comporta cos? Il governo sudcoreano non ha gi abbastanza problemi nelle piazze, per cercare di complicarli ancor di pi distruggendo le sue forze armate?
-  proprio questa la ragione, signor presidente. Ecco perch reagisce in modo cos esagerato. Il governo ha sempre confidato sull'esercito per difendersi dalle sommosse civili. Ora ha perso la fiducia nelle forze armate. Secondo me, i capi sudcoreani si sentono isolati e hanno paura di tutto e di tutti... non senza i loro buoni motivi, naturalmente, perch c' diversa gente che vorrebbe eliminarli.
Simpson annu. - Per questo concordo con il suggerimento del generale McLaren di tranquillizzare il governo sudcoreano. Forse  il momento di informarli che non intendiamo lasciare subito il paese.
- Maledizione. - Il presidente prese una lettera dal ripiano della scrivania e la mostr a Blake e all'ammiraglio, per far loro vedere lo stemma del parlamento, stampigliato in alto. - L'ho ricevuta dal nostro caro amico, lo Speaker, questa mattina stessa. - Dal tono si capiva che considerava lo Speaker della Camera dei rappresentanti tutt'altro che un amico. - Mi scrive che i leader del Congresso sono gravemente preoccupati per i crescenti disordini in Corea del Sud". E prosegue affermando che i soldati americani ancora presenti sul territorio sudcoreano potrebbero essere coinvolti nella presente "spirale di violenza". Chiede un immediato ritiro delle truppe, in modo che entro la fine di gennaio non resti alcun soldato americano nel paese.
- Impossibile - protest Blake, voltandosi verso l'ammiraglio per averne la conferma.
- Blake ha ragione, signor presidente. Anche se non avessimo rallentato le cose, non avremmo modo di rispettare una scadenza cos ravvicinata. Il solo trasferimento del materiale pesante richiede molti mesi.
Il presidente annu. - Lo sanno anche loro. La lettera prosegue suggerendo di lasciare laggi in magazzino il materiale pesante, in attesa di poterlo trasferire. Ma mi chiedono di riportare indietro il personale al pi presto possibile. - Gett la lettera sulla scrivania. - Naturalmente, questa comunicazione "privata"  gi pervenuta alla stampa.
Maledetti congressisti. Blake sapeva che, con molta probabilit, la lettera dello Speaker era stata escogitata da qualche assistente che intendeva sfruttare i guai della Corea del Sud per assicurare qualche minuto del telegiornale allo Speaker e ai suoi amici. I parlamentari erano eternamente alla caccia dell'attenzione del pubblico, quando Camera e Senato non erano in sessione. La cosa era comprensibile. Ma la loro trovata pubblicitaria aveva drasticamente limitato le possibilit del presidente.
Blake sollev gli occhi. - Perci non possiamo correre il rischio che le nostre rassicurazioni al governo sudcoreano raggiungano qualche orecchio indiscreto.
Il presidente annu. - Esatto, Blake. Se i leader del Congresso avessero sentore che continuo a ritardare il trasferimento dopo che mi hanno pubblicamente chiesto di accelerarlo, mi imporrebbero con una legge un termine ben preciso. E non possiamo rischiarlo, vero?
- No. - Blake non poteva dire altro.
- Dobbiamo solo augurarci che il governo sudcoreano torni presto alla ragione. Forse i nordcoreani ci verranno in aiuto con qualche incursione di guastatori... qualcosa che riporti sulla cresta dell'onda i militari.
L'ammiraglio Simpson alz le spalle. - Da parte di quei bastardi, signor presidente, tutto  possibile. So che Jack tiene costantemente all'erta i suoi uomini, nel caso succeda qualcosa di simile.
- Bene. - Il presidente tir indietro la poltroncina e apr un cassetto. Ne trasse il libro firma, lo spalanc e firm con uno svolazzo la prima delle lettere che vi erano contenute. - Ecco. Questo  quel che posso fare, signori.
Nel vedere la loro aria perplessa, sorrise. - Ho accolto uno dei suoi vecchi suggerimenti, Phil. - Porse all'ammiraglio la lettera. -  l'ordine di mettere in stato di all'erta il MAC. Naturalmente, lo faccio per disporre di una maggiore potenzialit di trasporto nel caso la situazione sudcoreana dovesse deteriorarsi ancor di pi. Naturalmente. - Scand questa parola.
Blake e l'ammiraglio non avevano bisogno di chiarimenti. Mettendo in stato d'allarme i pesanti C-5 e C-141 del Comando aerotrasporti militari, sarebbe aumentata anche la loro capacit di trasferire rinforzi in Corea in caso di crisi. Non era molto, ma era il massimo che si potesse fare, data la situazione politica del momento.
Blake si augur che quei segnali non venissero interpretati da qualcuno nel modo sbagliato.
14 dicembre. Pyongyang, Corea del Nord
La perplessit del tenente generale Cho Hyun-Jae era sempre pi grande.
Nel corso dell'ultimo incontro tra Kim Jong-Il e il comandante delle forze avanzate, il precedente novembre, i servizi d'informazione avevano riferito che gli americani non davano segno di volersi allontanare dal Sud fino alla primavera. Perci Kim aveva stabilito di rimandare all'anno seguente il piano Fenice Rossa. Era stato dato l'ordine di rallentare i trasferimenti di truppe, l'accumulo di munizioni, le esercitazioni collegate al piano. Tutto sarebbe proseguito come prima, ma pi lentamente, per non allarmare il governo-fantoccio del Sud.
E adesso, dopo sole due settimane, da Kim Jong-Il gli era giunta una convocazione urgente a Pyongyang, e Cho si era dovuto sobbarcare un viaggio da far rizzare i capelli, sempre sul punto di finire contro qualche montagna, legato sul sedile posteriore di un MiG-19UTI da addestramento.
All'aeroporto militare di Pyongyang Est era stato accolto da una squadra di uomini della sicurezza vestiti in borghese, che gli aveva fatto attraversare la citt su una berlina nera scortata da staffette di motociclisti. Le strade vuote non avevano fatto particolare impressione su Cho. Anche di giorno c'erano pochi veicoli nelle grandi arterie a quattro corsie di Pyongyang.
Ma, diversamente dal solito, l'auto non si era diretta all'ufficio di Kim Jong-Il, al quartier generale del partito. Invece era entrata nel garage sotterraneo del palazzo presidenziale, un edificio riservato prevalentemente alle cerimonie ufficiali. Le perplessit di Cho erano aumentate nel vedere le altre auto parcheggiate nel garage, che portavano le insegne dei principali comandi dell'esercito popolare coreano. Si era chiesto che diavolo stesse succedendo. Forse una riunione collegata al tentativo di putsch del Sud?
Ora, seduto nell'ampia sala marmorea, e osservando il volto deciso degli uomini accanto a lui, cominci a ricredersi. La sala era piena di ufficiali dei gradi pi alti di tutti i servizi: c'erano l'intero stato maggiore, la Commissione per la difesa nazionale e perfino i membri vestiti di grigio del Comitato centrale del partito e dalla sua Commissione difesa. Era alquanto improbabile che i vertici dell'apparato politico-militare fossero stati riuniti laggi, senza preavviso, per un semplice incontro informativo.
Guard il suo pari grado del Quinto corpo d'armata e gli rivolse un'occhiata interrogativa. L'uomo lo guard a sua volta e sollev le spalle: il suo volto - segnato dalla cicatrice di una granata americana di quarant'anni prima - era accuratamente privo di espressione.
All'improvviso, da alcuni altoparlanti nascosti, giunse una musica marziale, e Cho torn a guardare il piccolo palco fiancheggiato dai due giganteschi ritratti di Kim Il-Sung e di suo figlio. Gli ufficiali e i funzionari di partito scattarono sull'attenti quando si aprirono le porte della sala ed entr Kim Jong-Il, che si port davanti al palco. Chin leggermente la testa per restituire il saluto e si volt verso la porta, in attesa.
La musica marziale prosegu, e dalla porta fece il suo ingresso la Grande Guida stessa, che camminava lentamente, fermandosi ogni pochi passi. Cho fece fatica a non rimanere a bocca aperta. Il vecchio Kim era tremendamente invecchiato, dalla sua ultima comparsa in pubblico, in occasione del congresso del partito. Le foto apparse sui giornali nei mesi precedenti dovevano essere state fortemente ritoccate per nascondere le nuove rughe comparse sulla faccia della Guida, i capelli sempre pi radi, le occhiaie scure. Kim si fece avanti lungo il corridoio, fermandosi a salutare qualcuno dei presenti. Come sempre, solo i pi anziani, not Cho.
Quando il vecchio giunse accanto al palco, Kim Jong-Il prese il padre per il braccio e lo aiut a salire gli scalini che portavano al microfono: la perfetta immagine del figlio devoto. Prima di prendere la parola, il vecchio Kim indic ai generali e ai colleghi di partito di sedersi.
- Compagni! - La Grande Guida parlava piano, con voce roca, e leggeva un discorso preparato, senza guardare gli ascoltatori. - Compagni! Le forze della storia hanno creato un'occasione di grandezza. Un'occasione per la liberazione. Un'occasione che non possiamo permetterci di perdere.
Liberazione? Cho guard attentamente Kim Jong-Il. Gli occhi gelidi dell'Amata Guida erano nascosti dietro gli spessi occhiali, ma il generale riusciva benissimo a cogliere il senso di trionfo del giovane Kim.
- Il regime corrotto del Sud inizia a crollare e il suo banditesco esercito si sfalda con lui. Il popolo del Sud  pronto a insorgere contro gli oppressori. Pertanto, dopo un'attenta consultazione con la Commissione militare del Comitato centrale, ho deciso di affidare alla potenza delle armi della Repubblica democratico-popolare una nuova lotta rivoluzionaria per liberare la parte meridionale della nostra amata terra.
Gli ufficiali e funzionari si mossero a disagio sulla sedia, sorpresi dalle parole della Grande Guida.
- Per assicurare l'unit di intenti e di direzione richiesta da questa decisione storica, nomino l'Amata Guida, Kim Jong-Il, capo temporaneo della Commissione militare. La sua autorit  la mia autorit. La sua voce  la mia voce... - Giunto alla fine del discorso, il vecchio Kim fece un passo indietro e rivolse un'occhiata perplessa al figlio, che gli fece un inchino e si port di fronte al microfono.
- Compagni! - Kim Jong-Il parlava con voce vibrante, sicura. - Vi assicuro che la fiducia che la nostra Grande Guida nutre in me non  mal riposta. Abbiamo a portata di mano la vittoria finale. Non ci resta che coglierla. - Il giovane Kim s'interruppe ad arte, lasciando che l'attesa divenisse sempre pi intensa. Poi riprese: - Le operazioni militari contro il Sud avranno inizio alle ore due del 25 dicembre. Il piano sar quello della Fenice Rossa.
Dopo l'emozione provata nell'udire le parole di Kim Jong-Il, Cho sent come una pugnalata allo stomaco. Un attacco troppo affrettato? Undici soli giorni per completare i preparativi di un'operazione che poco prima era stata rimandata di un anno intero? Fiss costernato il giovane Kim. Era impossibile.
Lo sguardo di Kim si incroci per un attimo con il suo, e poi si spost sugli altri generali. - Compagni! E il momento di colpire duro, e di colpire in fretta. Un indugio potrebbe essere fatale. Gli eserciti del Sud sono in disordine... divisi tra il settarismo e la ribellione. I loro padroni degli Stati Uniti li abbandonano. Gli stessi trasporti aerei americani sono stati mobilitati per accelerare il ritiro. - Kim s'interruppe di nuovo. Dietro le lenti, gli brillavano gli occhi. - Compagni! Il Sud aspetta solo di essere preso!
O cos sembrava, si disse.
Dapprima, l'occasione fornita dal generale ribelle e dal suo tentativo di putsch gli era parsa fin troppo bella per essere vera. L'aveva ignorata, per attendere che l'evacuazione americana fosse completa. Poi, quando il servizio informazioni aveva cominciato a segnalargli che nell'esercito del Sud aumentavano la confusione e lo sgomento, Kim Jong-Il aveva cambiato idea. Una simile possibilit non si sarebbe mai pi presentata. L'esercito nemico avrebbe ripreso la sua bellicosit entro pochi mesi, e, anche senza il sostegno degli americani, sarebbe stato un nemico temibile. Meglio colpire adesso, finch c'era un'apertura, anzich attendere una nuova possibilit che forse non sarebbe giunta mai.
Kim sapeva che il tempo non era suo alleato. Suo padre invecchiava rapidamente, e pi si avvicinava al declino, pi Kim Jong-Il era esposto ai nemici politici. Ogni istinto gli gridava a gran voce di agire subito. La situazione militare non sarebbe mai pi stata cos favorevole. Il governo fantoccio del Sud barcollava sotto i colpi dei suoi pretesi amici. E, soprattutto, la sopravvivenza dello stesso Kim dipendeva da una vittoria militare che gli avrebbe dato il prestigio per divenire il capo indiscusso della Corea del Nord. Per lui, questo era sufficiente. Era sempre stato un giocatore d'azzardo.
Si port sul bordo del palco. - Compagni! La riunificazione con i nostri fratelli del Sud  imminente. Baster una forte spinta perch gli eserciti dei nostri nemici siano ridotti in frammenti... frammenti inermi, incapaci di fermare le forze della storia. Le nostre forze!
Cho vide che Kim tornava a guardarlo. Sent che la forza della sua personalit, il potere della sua oratoria, entravano in lui e allontanavano ogni dubbio. Kim aveva ragione. Si era davvero spalancata un'apertura, che attendeva di essere messa a frutto. E l'armata poteva essere pronta in tempo. Oh, non che la cosa fosse facile. Ne era certo. Occorreva ridurre i tempi, correre dei rischi, rinunciare alla perfezione. Ma si poteva fare. Fenice Rossa poteva essere varata il 25. Lentamente, sulla labbra di Cho torn il sorriso: un sorriso che presto comparve anche sul volto di molti altri, tra i presenti nella sala. Il giusto dono di Natale per gli imperialisti.
...
FINE Parte 1.